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24 marzo 2012

Tarzan, l'uomo scimmia (John Derek, 1981)

Tarzan, l'uomo scimmia (Tarzan, the ape man)
di John Derek – USA 1981
con Bo Derek, Richard Harris
*

Visto in TV.

La storia di Tarzan vista attraverso gli occhi di Jane: la bella ragazza giunge in Africa occidentale per unirsi a una delle spedizioni del padre, nel corso della quale incontrerà il misterioso uomo-scimmia che la salverà dal rapimento da parte di una tribù di selvaggi. Affascinata dalla sua prestanza, sceglierà di rimanere con lui nella giungla. Girato in Sri Lanka e alle Seychelles (il che spiega l'abbondanza di acqua, spiagge e fiumi) e "spacciato" come un fedele remake della pellicola del 1932 (la prima con Johnny Weissmuller) di cui ha lo stesso titolo, il film è in realtà soltanto un'occasione per il regista John Derek di mettere al centro dell'attenzione la sua quarta moglie Bo, ritraendola seminuda in ridicole scene ai limiti del softcore o permeate da un esotismo alla "Harmony". Tarzan (interpretato dallo statuario Miles O'Keeffe, al suo esordio: avrebbe dovuto essere soltanto la controfigura, ma l'attore principale venne licenziato appena prima delle riprese) rimane muto – a parte il celebre urlo – e costantemente oggetto del desiderio di Jane, che di fatto è la vera protagonista. Privo di ritmo o di sense of wonder, il film è disastroso sotto ogni aspetto: la regia svagata, il montaggio goffo, la sceneggiatura banale, la recitazione inadeguata (l'unico che si salva è Richard Harris nei panni del padre di Jane, ma il personaggio è scritto talmente male da risultare indisponente), la fotografia patinata (dello stesso John Derek). Alcune scene sono davvero imbarazzanti, come il ralenti della lotta con il serpente nel fango e la sequenza dei "giochi a tre" fra Tarzan, Jane e la scimmia sui titoli di coda. Alla fine, l'unico motivo per vederlo sono proprio le forme di Bo Derek, spesso a seno scoperto e, a un certo punto, con il corpo pitturato completamente di bianco (chissà perché) dai selvaggi che l'hanno rapita.

5 giugno 2008

Greystoke (Hugh Hudson, 1984)

Greystoke - La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie (Greystoke: The Legend of Tarzan, Lord of the Apes)
di Hugh Hudson – GB 1984
con Christopher Lambert, Ian Holm
***

Visto in TV, con Hiromi.

Dimenticando tutte le versioni cinematografiche precedenti, e in particolare i film con Johnny Weissmuller, Hudson realizza un adattamento del primo romanzo di Edgar Rice Burroughs, "Tarzan of the Apes", all'insegna del naturalismo e della verosimiglianza. Il nome Tarzan non viene nemmeno pronunciato in tutta la pellicola, e la prima parte del film – quella che vede il bambino allevato nella giungla dalle scimme (ad animali veri si alternano attori in costume: per fortuna a quei tempi la CGI era fuori discussione) – risulta affascinante e convincente. Meno bella mi è parsa la seconda metà, quella in cui il "ragazzo selvaggio" (il cui vero nome è John Clayton, visconte di Greystoke) viene condotto in Gran Bretagna e cerca inutilmente di adattarsi alla vita civile. Alla fine, più che una sconfitta (come la leggono scienziati e colonialisti), la sua decisione di tornare nella giungla rappresenta una serena accettazione della propria "metà selvatica". E il fatto che Jane non possa seguirlo ("non sopravviverebbe") aggiunge un tocco di realismo antiromantico alla pellicola. Hudson eccelle come al solito nella descrizione degli ambienti (paesaggi e fotografia sono eccellenti) e nella direzione degli attori. Lambert, che ha il giusto physique du rôle, sforna una delle sue migliori interpretazioni: era la prima volta che recitava in inglese, e il suo accento francese viene giustificato con il fatto che a insegnargli la lingua è un esploratore belga, interpretato da Ian Holm (che con Hudson aveva già lavorato in "Momenti di gloria"). Il film è contemporaneamente l'ultimo di Ralph Richardson (il nonno di Tarzan, morto pochi giorni dopo la fine delle riprese) e il primo di Andie McDowell (Jane, nella versione originale doppiata da Glenn Close perché il suo accento del sud degli Stati Uniti era troppo marcato, nonostante il personaggio sia comunque americano e non inglese).

Alcune curiosità che ho letto su Wikipedia:
-Il film utilizza alcune delle idee esposte da Philip José Farmer (uno dei miei scrittori preferiti) nel suo saggio biografico "Tarzan Alive". Per esempio, spiega l'abilità di Tarzan nell'imparare rapidamente i linguaggi degli animali (e anche la lingua inglese, pur avendo vissuto in isolamento nella foresta) suggerendo che si tratti di un formidabile imitatore.
-Dopo aver lavorato allo script per anni, lo sceneggiatore Robert Towne aveva sperato di dirigere il film lui stesso. Quando la produzione assegnò l'incarico a Hudson, Towne chiese per ripicca di accreditare la sceneggiatura al suo cane, P.H. Vazak. Ironicamente, il film ottenne una nomination all'Oscar proprio per la sceneggiatura non originale: la prima mai ricevuta da un cane (anche se su questo ci sarebbe forse da discutere... ^^). In ogni caso, il premio andò a Peter Schaffer per "Amadeus".

12 novembre 2006

Tarzan (C. Buck, K. Lima, 1999)

Tarzan (id.)
di Chris Buck, Kevin Lima – USA 1999
animazione tradizionale
**1/2

Rivisto in DVD, con la mia nipotina Elena.

Poteva forse sembrare che la versione disneyana del celebre personaggio di Edgar Rice Burroughs giungesse fuori tempo massimo: Tarzan e il suo mondo erano già stati rappresentati in innumerevoli versioni nei fumetti, nei cartoni animati e al cinema, ne erano state fatte parodie di ogni tipo e il personaggio era ormai entrato a tal punto nell'immaginario collettivo da rendere difficile credere che se ne potesse trarre qualcosa di nuovo e interessante. Invece il film è gradevole e ben riuscito, grazie anche agli ottimi disegni, ai suggestivi fondali alla Frazetta o alla Hogarth, al character design morbido e originale e a una tecnica di animazione bidimensionale che probabilmente rappresenta lo zenit per quanto riguarda la Disney: i prodotti successivi, infatti, anche se simpatici come "Lilo & Stitch" o "Le follie dell'imperatore", non sono all'altezza di questo dal punto di vista tecnico. E ora che la casa ha deciso di puntare tutte le sue cartucce sull'animazione al computer (riservando quella tradizionale alle pellicole a basso budget o ai seguiti dei vecchi classici da far uscire direttamente in home video), dubito che rivedremo nel breve termine altre opere di questo livello. Particolarmente d'impatto sono le scene dei movimenti di Tarzan sulle liane e sui rami, ma anche quelle degli animali, soprattutto dei gorilla e del leopardo. Per quanto riguarda la storia, mi è piaciuta molto la prima parte con Tarzan ancora neonato e bambino. Con l'arrivo di Jane, di suo padre e del cacciatore, invece, la sceneggiatura si fa più prevedibile e meno interessante. Proprio lo stereotipato cattivo mi è sembrato il punto debole del film: una brutta copia del Gaston de "La bella e la bestia". Non male, invece, i personaggi di contorno (le altre scimmie e l'elefante) e tutto sommato anche Jane, svampita e simpatica. Ah, persino le canzoni di Phil Collins sono belle!