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29 settembre 2020

Ritual (Hideaki Anno, 2000)

Ritual (Shiki-jitsu)
di Hideaki Anno – Giappone 2000
con Shunji Iwai, Ayako Fujitani
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Di ritorno nella sua città natale, un regista (Iwai) incontra una bizzarra ragazza (Fujitani) con il volto dipinto e un ombrello rosso, che si sdraia sui binari dismessi della stazione ferroviaria. Incuriosito dal suo strano comportamento, comincia a frequentarla, poi a filmarla nella sua routine e nelle sue idiosincrasie, per trasferirsi infine da lei, in un grande edificio disabitato, dove vive circondata da oggetti di colore rosso e trascorre giornate sempre uguali, come a seguire una sorta di "rituale", oltre a confondere la fantasia con la realtà. Alienata e sciroccata, con un passato probabilmente tragico (che fine hanno fatto il padre, la madre e la sorella, che cita in continuazione?), la ragazza è sola e prigioniera di un loop. Ogni giorno afferma "Domani è il mio compleanno", posticipando di fatto il domani e trasformando l'oggi in ieri per ritardare la sua inevitabile morte. In effetti il suo desiderio, almeno all'inizio, è quello di sparire completamente: ma proprio l'incontro con il regista le dona una compagnia di cui non riesce più a fare a meno. Ambientato a Ube (città mineraria e industriale nel sud del Giappone) nell'arco di un mese esatto (con cartelli che scandiscono i giorni trascorsi e contano quelli che mancano), e interpretato dal regista di quel piccolo capolavoro che è "All about Lily Chou-Chou" (ma il personaggio sembra una proiezione dello stesso Anno, visto che si tratta di un regista d'animazione che aspira a dirigere anche film dal vivo), il secondo lungometraggio in live action dell'autore di "Evangelion" è tratto da un romanzo della stessa Ayako Fujitani (figlia, incredibile a dirsi, di Steven Seagal!), che l'attrice e il regista hanno adattato insieme: un racconto che parla della paura dell'abbandono (o del cambiamento) e di due solitudini che si incontrano e si consolano a vicenda, con l'assurdo e il folle che fanno capolino nella disperazione e nella tristezza, colorandole di rosso (o esaltando quello – colore del sangue, dopotutto! – già presente). Purtroppo la profondità dei temi, le belle immagini (la fotografia è di Yuichi Nagata) e l'ottima prova di Fujitani non riescono a compensare i dialoghi pesanti e filosofici e una trama esile e ripetitiva. E la pellicola, ahimè, può risultare soporifera, senza la crudezza di un Sion Sono, la folle violenza di un Miike o (solo in parte) l'astratta poesia di un Kitano. Nel cast anche Jun Murakami e Shinobu Otake. Il film è stato il primo a essere prodotto dallo Studio Kajino, la succursale dello Studio Ghibli che si occupa di pellicole dal vivo.

13 novembre 2014

Cutie Honey (Hideaki Anno, 2004)

Cutie Honey (id.)
di Hideaki Anno – Giappone 2004
con Eriko Sato, Mikako Ichikawa
**

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli.

Dal manga di Go Nagai, un film in live action comico e scatenato, diretto dal regista di "Evangelion", che esaspera all'ennesima potenza l'estetica da fumetto (o meglio, in questo caso, da anime) e, non prendendosi assolutamente sul serio, si tuffa a pieni polmoni in un mondo irreale fatto di combattimenti fra incredibili creature, magiche trasformazioni, personaggi stupidi, trame implausibili e siparietti infantili o comico-erotici (prima e dopo ogni trasformazione, Honey si ritrova sempre in biancheria intima). Per una volta Anno mette da parte le riflessioni esistenziali e i toni pessimisti che scorrono spesso sotterranei nelle altre sue opere (siamo lontano anni luce dal suo lungometraggio d'esordio, "Love & Pop") e sforna un film da incasellare nella categoria dei guilty pleasure: se non fosse per la presenza di attori in carne ed ossa, sembrerebbe davvero di guardare un cartone animato degli anni '60 o '70, colmo com'è di colori forti, inquadrature ardite e prospettive improbabili. D'altronde, realizzare un film "serio" sul personaggio nagaiano sarebbe stato un grave errore: Anno ne alleggerisce ulteriormente i toni (spingendo più sulla comicità ingenua o demenziale e meno sulla violenza) ma ne mantiene fedelmente molti elementi (le origini sono raccontate ma non mostrate). Honey (Eriko Sato) è la figlia di uno scienziato che questi, dopo un incidente stradale, ha riportato in vita trasformandola in un androide in grado di cambiare aspetto a proprio piacere. Nei panni di Cutie Honey, la "guerriera dell'amore", e con l'aiuto della poliziotta Natsuko (Mikako Ichikawa) e del giornalista/agente segreto Seiji (Jun Murakami), la ragazza affronta i variopinti membri di Panther Claw, un'organizzazione segreta guidata da una creatura soprannaturale e dalla vita eterna, Sister Jill. Fra i molti momenti eccentrici della pellicola, da ricordare la canzone di Black Claw, uno dei quattro sottoposti di Jill, prima dello scontro con Honey (durante il quale i suoi sgherri suonano al violino "Eine kleine Nachtmusik"). Difficile valutare la prova degli interpreti: sembra pessima, ma con ogni probabilità si sono adeguati allo stile kitsch richiesto dal film. Anche gli effetti speciali sono volutamente grezzi, per dare ai combattimenti un'aura da tokusatsu (i serial in costume tipo "Ultraman" o "Power Rangers"). Apprezzabili i titoli di testa in animazione, che ripropongono il tema della classica sigla d'apertura del cartone animato (la cover è interpretata dalla cantante Kumi Koda). Cameo di Go Nagai stesso nella scena in cui Honey, cadendo di sedere, gli incrina il parabrezza dell'auto.

11 aprile 2014

Love & Pop (Hideaki Anno, 1998)

Love & Pop (id.)
di Hideaki Anno – Giappone 1998
con Asumi Miwa, Yukie Nakama
***

Rivisto in divx, con Sabrina, in originale con sottotitoli.

Il regista di "Evangelion" esordisce nel lungometraggio dal vivo con un adattamento del romanzo "Topaz II" di Ryu Murakami (da "Topaz I", ricordo, Murakami stesso trasse il famigerato "Tokyo decadence"). Il film tratta del fenomeno dell'enjo kōsai, ovvero gli "appuntamenti a pagamento" con cui le studentesse giapponesi accettano di uscire con uomini adulti in cambio di denaro o di regali (il sesso non sempre è previsto: a volte si tratta solo di fare compagnia, di cenare insieme o di andare al karaoke). Ambientata a Tokyo nel luglio del 1997, appena prima delle vacanze scolastiche estive, la pellicola segue per una giornata intera il personaggio di Hiromi, liceale sedicenne che decide improvvisamente di dedicarsi all'enjo kōsai per poter acquistare un anello adocchiato in un centro commerciale. Dapprima insieme alle tre amiche del cuore Nao (Hirono Kudo), Chie (Yukie Nakama) e Chisa (Kirari), e poi avventurandosi da sola, entra così in contatto con una serie di personaggi via via più bizzarri, e le cui richieste si fanno da stravaganti a sempre più "spinte". La crudezza degli eventi è accompagnata da uno sguardo empatico, a tratti delicato e onirico, da riflessioni esistenziali (tutto parte da un sogno e dai progetti sul futuro delle ragazze), che il regista "filtra" con un approccio vivivo particolare: girato interamente in digitale, spesso con microcamere che consentono inquadrature in soggettiva o da posizioni inusuali (sotto i tavoli, a bordo del modellino di un treno che corre sulle rotaie), il film fa un ampio uso di lenti e filtri (grandangolo, distorsioni...) e sfrutta il continuo cambio di formato (per la maggior parte del tempo lo schermo è in 4:3, ma non mancano sequenze widescreen oppure, al contrario, incredibilmente ristrette) per veicolare le emozioni confuse del personaggio, una ragazzina che ancora non sa cosa fare del proprio corpo e della propria sessualità, e che alla fine avrà imparato una lezione. Buono il cast: oltre alle quattro attrici, giovani e spontanee, si riconoscono, fra i "clienti" di Hiromi, Mitsuru Fukikoshi e Tadanobu Asano. Da rimarcare la colonna sonora, che utilizza in maniera insolita e con effetti stranianti tutta una serie di brani classici della musica romantica (il "Sogno d'amore" di Liszt, il notturno n. 2 di Chopin, il "Chiaro di luna" di Debussy... ma anche Satie, Mozart, Vivaldi), mentre sui bei titoli di coda è la protagonista stessa a intonare, come al karaoke, la cover di una canzone nostalgica nipponica degli anni '70 ("Ano subarashii ai wo mouichido").