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16 gennaio 2023

Le avventure di Ichabod e Mr. Toad (aavv, 1949)

Le avventure di Ichabod e Mr. Toad
(The Adventures of Ichabod and Mr. Toad)
di Jack Kinney, Clyde Geronimi, James Algar – USA 1949
animazione tradizionale
**1/2

Visto in TV (Disney+).

L'undicesimo "classico Disney" (l'unico di due – l'altro è "Le avventure di Winnie the Pooh" del 1977 – a non essere mai stato distribuito al cinema in Italia, essendo uscito solo in home video) è anche il sesto e ultimo della serie di "film a episodi" prodotti fra il 1942 e il 1949, ovvero nel periodo in cui lo studio dovette fare a meno di gran parte del proprio personale a causa della seconda guerra mondiale. Con "Cenerentola", nel 1950, si tornerà ai lungometraggi completi. Questo invece, come il precedente "Bongo e i tre avventurieri", fonde insieme due mediometraggi, ciascuno dei quali era stato immaginato inizialmente come una pellicola a sé stante. E tutto considerato, è forse il migliore dei sei film in questione. Il primo segmento è tratto dal classico romanzo per bambini "Il vento tra i salici" di Kenneth Grahame, con protagonisti animali antropomorfi che vivono avventure di vario genere nella campagna britannica. Il title character (Taddeo Rospo, anche se il titolo del film mantiene il suo nome inglese, Mr. Toad), dal carattere giocoso ma scriteriato, è il facoltoso proprietario di Villa Rospo, che finisce nei guai quando le sue molte passioni (tutte improvvise e... di breve durata) lo portano in prigione, accusato di aver rubato un'automobile, e gli fanno perdere la sua agiata dimora. Lo aiuteranno tre amici fidati, ovvero un topo, una talpa e un tasso. Un'avventura divertente e movimentata, con personaggi simpatici, che soffre forse soltanto per un'animazione povera e piuttosto semplice se confrontata con le pellicole Disney dei primordi.

Il vero pezzo forte del film è però senza dubbio il secondo segmento, "La leggenda della valle addormentata", tratto dal racconto gotico "La leggenda di Sleepy Hollow" di Washington Irving. Il protagonista stavolta è Ichabod Crane, un bizzarro maestro di scuola che si trasferisce in un villaggio sperduto in una colonia americana. Qui corteggia la giovane e bella Katrina, figlia di un ricco proprietario terriero, suscitando la rivalità di Brom Bones, il "bullo" locale. Che per spaventarlo, essendo Ichabod fortemente superstizioso, la sera di Halloween gli racconta la leggenda del "cavaliere senza testa" che bazzica le campagne circostanti... Fascinoso per atmosfera e assai fedele al materiale di partenza (che non viene travisato né banalizzato, pur essendo la pellicola rivolta a un pubblico infantile: da confrontare invece con la versione dal vivo di Tim Burton del 1999, "Il mistero di Sleepy Hollow", che rivisita e cambia molte cose), l'episodio è senza dubbio un unicum all'intero della produzione Disney, anche per il finale aperto. Nella versione originale, i narratori delle due storie sono rispettivamente l'attore Basil Rathbone e il cantante Bing Crosby (il secondo segmento non ha dialoghi, ma solo la voce narrante e qualche canzone). In televisione i due episodi (che non hanno alcun legame fra loro, a parte il fatto di essere tratti da classici racconti della letteratura angloamericana) sono stati spesso trasmessi separatamente.

2 ottobre 2022

Bongo e i tre avventurieri (aavv, 1947)

Bongo e i tre avventurieri (Fun and fancy free)
di Jack Kinney, Bill Roberts, Ham Luske, William Morgan – USA 1947
animazione tradizionale e mista
**

Visto in TV (Disney+).

Quarto dei sei film d'animazione prodotti dalla Disney fra il 1942 e il 1949 che, anziché proporre una storia unica, consistevano in "compilation" di cortometraggi realizzati negli anni in cui lo studio aveva dovuto ridurre il personale e mettere da parte i progetti più ambiziosi per via della seconda guerra mondiale. Questa volta si tratta di due segmenti, del tutto slegati fra loro, uniti da una cornice che vede protagonista Jiminy Cricket, il grillo parlante di "Pinocchio" (film da cui tornano brevemente anche il gatto Figaro e il pesciolino Cleo), che introduce la pellicola all'insegna del binomio "divertimento e spensieratezza" ("Fun and fancy free", appunto, come recita il titolo originale). Cantando "Non ci si deve mai crucciar" (mentre dialoghi e immagini – le pagine di un quotidiano – citano i problemi che preoccupano l'opinione pubblica in quegli anni, l'angoscia per la bomba atomica in primis!), il grillo si aggira per una grande casa fino a incappare in una bambola e un orsetto di pezza, inanimati (a differenza di Pinocchio!) ma tristi, ai quali tira su il morale grazie a un disco dove la voce dell'attrice Dinah Shore (doppiata in italiano da Gemma Griarotti, mentre le canzoni rimangono in inglese) racconta la storia di Bongo, orsetto circense che trova la libertà tra i boschi e le montagne, in mezzo alla natura, e l'amore di Lulubel, orsetta per conquistare la quale (a suon di... schiaffoni!) deve competere con il massiccio Bullo. Nonostante l'animazione morbida e la buona qualità di disegni e sfondi, si tratta di un episodio poco ispirato e piuttosto insignificante (non stupisce in effetti come il personaggio di Bongo non sia mai stato ripreso).

Più memorabile il secondo episodio, una rilettura della classica favola di Jack e la pianta di fagioli (assai popolare nel mondo anglosassone) con Topolino, Pippo e Paperino come protagonisti, nei panni di tre poveri contadini alle prese con un gigante. La storia ci viene raccontata dal celebre ventriloquo Edgar Bergen, in una cornice girata in live action, che la narra – insieme ai suoi pupazzi Charlie McCarthy e Mortimer Snerd – all'attrice bambina Luana Patten. Ma anche se più movimentato e divertente (anche per via della suddetta cornice, con i commenti sarcastici dei due pupazzi), questo secondo segmento (che inizialmente avrebbe dovuto essere un lungometraggio a sé stante, ma il progetto venne ridimensionato) è da ricordare soprattutto perché si tratta dell'ultima volta che Walt Disney in persona fornisce la voce a Topolino al cinema (riprenderà il ruolo, brevemente, negli anni cinquanta in televisione), nonché per la tendenza in quegli anni di usare personaggi già introdotti in precedenza (è anche il caso del grillo) come "attori" in storie ambientate al di fuori del loro solito contesto (in una scena tagliata, in cui Topolino barattava la propria mucca con i fagioli magici, si sarebbero dovuti vedere anche il Gatto e la Volpe, sempre da "Pinocchio"). Di fatto, è come se si trattasse di una "grande parodia" come quelle dei fumetti Disney realizzati in Italia. Il gigante Willie tornerà nel 1983 nel "Canto di Natale di Topolino". La regia delle sequenze animate è di Jack Kinney, Bill Roberts e Hamilton Luske, mentre William Morgan ha diretto le scene dal vivo.

4 settembre 2022

Fritz il gatto (Ralph Bakshi, 1972)

Fritz il gatto, aka Il ritorno del pornogatto (Fritz the cat)
di Ralph Bakshi – USA 1972
animazione tradizionale
**1/2

Visto su YouTube, in lingua originale.

Nella New York dei tardi anni sessanta, in preda ai fermenti della contestazione giovanile, lo studente universitario Fritz si mostra più interessato alle ragazze e alle droghe leggere che non alle questioni sociali. Il che non gli impedisce – sotto gli effetti di un allucinogeno – di scatenare una rivolta a Harlem, sobillando la folla a ribellarsi contro le autorità e le classi agiate. Quando la sommossa sarà soffocata nel sangue, Fritz è costretto a fuggire dalla città per recarsi verso la costa ovest, dove finirà comunque nei guai, lasciandosi coinvolgere in un attentato progettato da una cellula di neonazisti... Dal fumetto underground di Robert Crumb, ambientato in un mondo popolato da animali antropomorfi (Fritz ovviamente è un gatto, gli afroamericani sono corvi, i poliziotti sono maiali), il primo lungometraggio di Ralph Bakshi è una feroce satira del movimento della controcultura, degli hippy e dei diritti civili, di cui mette in luce gli aspetti più paradossali e ipocriti, non risparmiando comunque frecciatine a ogni strato della società (dalle forze dell'ordine alle diverse confessioni religiose), e portando per la prima volta ad ampio raggio nel mondo dell'animazione il sesso, la nudità, le droghe, la violenza, i conflitti razziali, e persino la satira politica (le silhouette di Topolino, Paperino e Paperina esultano, sventolando una bandiera americana, al passaggio degli aerei dell'esercito che vanno a bombardare Harlem). Peccato che gran parte di tutto questo si perda nella sconcertante versione italiana, che adatta (o meglio, stravolge) i contenuti ricorrendo a dialoghi in dialetto (tutti i personaggi diventano immigrati italiani, di questa o quella regione) – in maniera simile a "Monty Python e il sacro Graal": d'altronde c'è sempre lo zampino di Oreste Lionello – e soprattutto a un profluvio di battute pecorecce di bassissima qualità. Ogni scena è stravolta in chiave sessuale, con dialoghi o monologhi completamente inventati (presenti anche quando nella versione inglese i protagonisti non parlavano!) che modificano personaggi e situazioni senza alcun rispetto per l'originale. Di Fritz, per dirne una, si dice che è nientemeno che "Romeo, il gatto del Colosseo" (sì, quello degli Aristogatti!, che già di suo era stato trasformato dalla versione italiana di quel film da irlandese in romano) trasferitosi negli Stati Uniti; la rivolta da lui sobillata non è più legata al razzismo negli USA, al socialismo o ai diritti civili, ma è una protesta contro le tariffe troppo alte delle prostitute; e nei dialoghi si citano con nonchalance Mike Bongiorno, Iva Zanicchi, Ornella Vanoni, Sofia Loren (con la tremenda battuta "Carletto, abbiamo rotto i... ponti!", in riferimento a Carlo Ponti), l'IVA (all'epoca appena introdotta, e quindi argomento di attualità) e gli scioperi alla Fiat. La cosa curiosa è che del film, alla sua uscita nelle sale italiane, esisteva anche una versione tradotta in modo fedele all'originale, pare con la voce di Giancarlo Giannini (anziché quella di Lionello) sul protagonista, che però è andata perduta. Ne parla, con dovizia di particolari, il buon Evit in un articolo del suo blog Doppiaggi italioti. La stessa trovata (due doppiaggi, uno serio e uno "cafone") era stata fatta anche per "La pacifista" di Miklós Jancsó. Anche se non è certo un capolavoro (la storia si trascina in maniera noiosa, e l'animazione è di bassa qualità: non mancano però alcune ottime scene, come quella della morte del corvo Duke, con le palle da biliardo che simulano il battito del cuore) e non piacque nemmeno a Crumb, il film ebbe un discreto successo, forse per via dell'effetto shock (si tratta pur sempre di uno dei primi esempi di lungometraggio animato per adulti), tanto che due anni dopo uscì un sequel, "Le nove vite di Fritz il gatto", senza però coinvolgere Bakshi o Crumb.

6 febbraio 2022

The house (aavv, 2022)

The House (id.)
di Emma de Swaef, Marc James Roels, Niki Lindroth von Bahr, Paloma Baeza – Gran Bretagna 2022
animazione a passo uno
**1/2

Visto in TV (Netflix).

Tre episodi (di mezz'ora ciascuno) in animazione stop motion, surreali e inquietanti, ambientati nella stessa casa ma in contesti ed epoche diverse. Cambiano anche i protagonisti: umani nel primo segmento, topi e gatti antropomorfi negli altri due. La produzione è degli studi londinesi di Nexus, che ha affidato ciascuno dei tre episodi a un team di animatori differente, mentre la sceneggiatura dell'intera pellicola è di Enda Walsh. I temi sono kafkiani (soprattutto nei primi due capitoli), mentre l'atmosfera ricorda a tratti il cinema di Jan Švankmajer, con tocchi persino di Lynch e Cronenberg. Il primo episodio, "E dentro di me, si tessero menzogne" (diretto da Emma de Swaef e Marc James Roels), è una favola cupa e dark, horror e angosciante, che ci racconta l'origine della casa. Siamo in epoca vittoriana: un misterioso ed eccentrico architetto si offre di costruire una nuova dimora per una famiglia povera che vive in campagna. Ma i suoi abitanti si ritroveranno trasformati in parte del mobilio. Il secondo episodio, "È smarrita la verità che non si può vincere" (diretto da Niki Lindroth von Bahr), si svolge in epoca contemporanea. Un topo ristruttura la casa in stile moderno, con l'intenzione di venderla. Ma dopo un disastroso party per presentarla ai potenziali acquirenti, scopre che due di questi si sono stabiliti nella dimora e non intendono andarsene, proprio come scarafaggi o parassiti. È decisamente l'episodio più kafkiano e surreale. Il terzo, "Ascolta bene e cerca la luce del sole" (diretto da Paloma Baeza), si svolge in un imprecisato futuro post-apocalittico, dove un'inondazione ha ricoperto quasi tutto il territorio circostante. La casa, circondata dalle acque, ospita adesso la gatta Rosa, che sogna di riammodernarla per farne una pensione. Ma gli unici due ospiti, il pigro Elias e la sciroccata Jen, non hanno il denaro per pagarla... È l'unico dei tre episodi che si conclude in qualche modo con un messaggio positivo, invitando a prendere in mano il controllo della propria vita e a non rimanere attaccati alle fondamenta (della casa, ovvio!), al contrario dei primi due segmenti dove l'attaccamento ai beni materiali finiva col far perdere ai personaggi la propria identità. Un tema dunque esistenziale ma al tempo stesso concreto e di notevole interesse, per un film che merita di certo una visione.

31 maggio 2021

Fantasia (aavv, 1940)

Fantasia (id.)
di Samuel Armstrong, James Algar, Bill Roberts, Hamilton Luske, Norman Ferguson, Wilfred Jackson, et al. – USA 1940
animazione tradizionale
***1/2

Rivisto in DVD.

Sin dall'avvento del sonoro, il legame fra musica classica e cinema d'animazione è sempre stato molto stretto. Proprio Walt Disney si era reso rapidamente conto del grande potenziale artistico insito nell'abbinare perfettamente la musica e i disegni animati (si dice che il grande successo di "Steamboat Willie", il primo cortometraggio di Topolino, fosse dovuto anche a questo aspetto). E contemporaneamente alla serie dedicata al topo, aveva messo in cantiere un ciclo di corti a tema musicale, le "Silly Symphonies" ("Sinfonie allegre" in italiano), dove proprio la colonna sonora (e il suo abbinamento con l'animazione, perfettamente sincronizzato) giocava un ruolo fondamentale, scandendo i tempi dell'azione e accompagnando i movimenti dei personaggi. Apprezzata dal pubblico e dalla critica, la serie non aveva un personaggio o un tema fisso, e spaziava in generi, ambientazioni e stili molto diversi, inaugurando fra l'altro (con "Flowers and trees", nel 1932) l'uso del colore in casa Disney. Anche il primo cortometraggio a colori di Mickey Mouse, "The band concert" ("Fanfara") del 1935, era a tema musicale, con Topolino nei panni del direttore di una banda di paese e Paperino in quelli del disturbatore. Nel 1937, infine, in collaborazione con il direttore d'orchestra Leopold Stokowski fu messo in cantiere "L'apprendista stregone", basato sul poema sinfonico di Paul Dukas (a sua volta ispirato all'omonima ballata di Goethe), che venne realizzato l'anno successivo. Resosi però conto che il cortometraggio era troppo bello (e costoso!) per uscire da solo nelle sale, Disney pensò di costruirvi attorno un intero film. Insieme a Stokowski e al critico musicale Deems Taylor, la cui voce narrante introdurrà i singoli pezzi, selezionò così altri sette brani di musica classica da trasformare in altrettante sequenze animate: nacque così il suo progetto culturalmente più ambizioso, una pellicola con cui avrebbe tentato di coniugare l'arte "popolare" e quella "colta", desiderio che aveva sempre covato nel profondo. E il risultato è effettivamente affascinante, un film bello e multiforme, che per molti bambini può costituire forse il primo incontro con l'incanto della musica classica. A questo proposito è da apprezzare la varietà: si va dal barocco (Bach) al contemporaneo (Stravinsky). Oltre a quelli presenti nel film, fra i brani presi in considerazione c'era inizialmente anche il "Clair de lune" dalla Suite bergamasque di Claude Debussy: ma la sequenza, già completamente animata, venne poi tagliata all'ultimo momento e riutilizzata con una nuova colonna sonora nell'antologia "Musica maestro" del 1946.

Il titolo "Fantasia" (in italiano, in quanto facente parte della terminologia musicale: quello di lavorazione era semplicemente "The concert feature") è programmatico: l'obiettivo era infatti di lasciare che "la fantasia si liberasse (...), che l'azione controllata dalla musica producesse fascino nel reame dell'irrealtà". A questo scopo, la pellicola nei suoi vari segmenti esplora stili molto diversi, passando da sequenze astratte (la "Toccata e fuga") ad altre più espressive ("Lo schiaccianoci", "La sagra della primavera"), da episodi comici e slapstick ("L'apprendista stregone", "La danza delle ore", la "Pastorale") a momenti ad alta intensità drammatica ("Una notte sul Monte Calvo") e persino religiosa (l'"Ave Maria"). In tutto questo, la ricerca sul rapporto fra musica e immagine non viene mai meno, e la grande cura nella sincronizzazione della colonna sonora con i disegni è evidente. Distribuito inizialmente in forma limitata fra il 1940 e il 1942, in una serie di roadshow in giro per l'America (il che ne fa cronologicamente il terzo lungometraggio classico della Disney, dopo "Biancaneve" e "Pinocchio"), il film venne infine distribuito dalla RKO nelle sale di tutta la nazione soltanto nel 1942 ma in una versione tagliata che eliminava la "Toccata e fuga" (troppo sperimentale) e le sequenze di raccordo, che vennero poi reintegrate a partire dal 1946. Nonostante i primi commenti positivi, però, il successo non arrise: i critici musicali lamentarono i rimaneggiamenti nelle partiture, quelli cinematografici l'arbitrarietà di alcune interpretazioni (su tutte la "Pastorale" e "La sagra della primavera"), mentre il pubblico trovò il film troppo lungo e i bambini si annoiarono durante le sequenze meno narrative. Per la delusione (sia per il flop commerciale che per il rifiuto da parte del mondo accademico), Disney accantonò ogni ulteriore proposito di accostarsi al mondo della cultura "alta". Il progetto iniziale era quello di riproporre "Fantasia" al cinema a intervalli regolari, sostituendo di volta in volta alcuni brani con altri nuovi, in modo che il pubblico potesse assistere sempre a qualcosa di diverso. Di fatto, questo avverrà soltanto sessant'anni più tardi, quando uscirà il sequel "Fantasia 2000" con sette nuovi segmenti al fianco dell'"Apprendista stregone". Il film originale, come quasi tutti i lungometraggi disneyani, sarà invece riedito nelle sale a più riprese, nel 1956, 1963, 1969 (quando finalmente rientrò nei costi!), 1977, 1982 (con una nuova colonna sonora diretta da Irwin Kostal al posto di quella di Stokowski, ormai deteriorata), 1985 e 1990 (con la musica originale digitalmente restaurata).

- "Toccata e fuga in re minore" di Johann Sebastian Bach.
Dopo l'introduzione di Taylor nei panni del maestro di cerimonie, e l'ingresso di Stokowski e dell'orchestra che accorda i suoi strumenti, proprio come in un concerto, si comincia con il primo brano. E non poteva trattarsi di un inizio più ardito e ostico. Non tanto per la musica, una versione sinfonica del celebre pezzo per organo di Bach, quanto per l'accompagnamento visivo, forse la sequenza più astratta mai prodotta dalla Disney (secondo alcuni critici, la sua fantasia psichedelica e caleidoscopica di colori e forme geometriche anticiperebbe addirittura il "2001" di Kubrick). La regia è di Samuel Armstrong, mentre l'animatore tedesco Oskar Fischinger è accreditato come responsabile dello sviluppo visivo (anche se le sue idee non piacquero a Disney, che inizialmente pensava addirittura di proiettare la sequenza in 3D, con tanto di occhialini distribuiti al pubblico).

- "Suite dello Schiaccianoci" di Pyotr Ilyich Ciajkovskij.
Il secondo brano è costituito da un pot-pourri di danze tratte dal balletto "Lo schiaccianoci", fra cui il celebre "Valzer dei fiori", interpretate visivamente da varie creature della natura durante l'alternanza delle stagioni (fatine che irrorano di rugiada i fiori, fanno appassire le foglie o pattinano sui ruscelli ghiacciati; funghi dalle fattezze "cinesi", pesci "arabi" dalle pinne seducenti, foglie e semi portati dal vento, fiocchi di neve o i fiori stessi – come campanule e tulipani "cosacchi" – che ballano vorticosamente le differenti danze). Le coreografie, che seguono il ritmo e le note della musica con mirabile sincronizzazione, sono opera di Jules Engel e (nel caso dei funghi) dell'animatore Art Babbitt. Anche questa sequenza, forse la più lodevole tecnicamente ma anche la più "innocua" e meno originale della pellicola, è diretta da Samuel Armstrong, con la direzione artistica di Sylvia Holland.

- "L'apprendista stregone" di Paul Dukas.
Il segmento più famoso, nonché il vero "manifesto" del film. Il brano sinfonico di Dukas, con la sua melodia assai orecchiabile, è ispirato a un poema di Goethe che racconta essenzialmente la stessa storia che possiamo vedere nel cartone animato, in cui Topolino interpreta il giovane apprendista di uno stregone che, approfittando dell'assenza del suo padrone, prova a usare la magia per animare una scopa affinché questa porti l'acqua dal pozzo al suo posto. Seguiranno sogni di gloria, ma anche inevitabili disastri. Comico e con morale annessa, il cortometraggio segna l'esordio del restyling di Mickey Mouse pensato da Fred Moore (movenze più morbide, corpo più flessibile, occhi più espressivi al posto delle enormi iridi precedenti). Per il ruolo del protagonista ingenuo e combinaguai, a dire il vero, in un primo momento si era pensato al Cucciolo (Dopey) di "Biancaneve", che perse così l'occasione di diventare una star autonoma: forse sarebbe stato più adatto, visto che la caratterizzazione di Topolino (anche nei fumetti) aveva ormai preso strade diverse, perdendo la trasgressività giovanile che qui recupera almeno in parte. In ogni caso, visivamente questa è una delle sue raffigurazioni più iconiche. Il nome (non ufficiale) dello stregone è Yen Sid, ovvero Disney letto al contrario: il suo rapporto autoritario e paternalistico con Mickey sarebbe simile a quello di Walt con gli animatori e i disegnatori al suo servizio. Un critico paragonò il segmento, e i suoi temi dell'abuso di potere e del "perverso tradimento delle migliori intenzioni", a una rappresentazione del nazismo che in quegli anni dominava l'Europa. La regia è di James Algar. Al termine del brano, Topolino – smessi i panni di "attore" – raggiunge il palco per stringere la mano a Stokowski (in silhouette).

- "La sagra della primavera" di Igor Stravinsky.
La storia della Terra, dalle origini geologiche alle violente eruzioni vulcaniche con la formazione della crosta, fino alla comparsa delle prime creature viventi, all'epoca dei grandi dinosauri e infine alla loro estinzione. Insieme alla "Pastorale", è l'episodio più controverso: non per la sua qualità (disegni, animazione e atmosfera sono di alto livello), ma per l'interpretazione data da Disney a quello che era un balletto su temi antropologici e tribali (peraltro pesantemente "tagliato" da Stokowski: in un primo momento gli animatori avevano pensato di adattare "L'uccello di fuoco"). Per evitare di indispettire i creazionisti, si preferì evitare di mostrare sullo schermo uomini preistorici, il che non impedì l'insorgere di polemiche legate a una concezione "materialistica" dell'origine della vita. Venne comunque richiesta la consulenza di celebri paleontologi, biologi e astronomi. John Hubley è il direttore artistico, Bill Roberts e Paul Satterfield i registi. È il brano musicalmente più "recente" del film: Stravinsky, unico compositore ancora in vita al momento della sua uscita, non apprezzò l'arrangiamento e la semplificazione della partitura. Bruno Bozzetto, quando realizzerà il suo spoof "Allegro non troppo", si ricorderà forse di questo segmento per il "Bolero".

Segue un breve intermezzo, come a spezzare il concerto in due parti, nel quale i musicisti si dilettano in improvvisazioni di stampo jazzistico. Viene poi introdotta la "colonna sonora", rappresentata in maniera stilizzata, che timidamente emette suoni per dimostrare al pubblico come i diversi strumenti possono apparire visivamente sotto forma di linee e onde sullo schermo.

- "Sinfonia n. 6, Pastorale" di Ludwig van Beethoven.
Un'ambientazione mitologica (il monte Olimpo, residenza degli dèi) fa da sfondo alle vicende quotidiane di unicorni, pegasi, satiri, amorini e centauri (maschi e femmine, che amoreggiano). L'arrivo di Dioniso (o meglio, Bacco) e del suo corteo segna il momento della vendemmia, ma la festa è interrotta dai fulmini di Zeus e dalla tempesta che scuote ogni cosa. Però poi torna il sereno e tutti salutano il carro del sole trainato da Apollo, prima del sopraggiungere della notte. Il mondo del mito greco-romano, rappresentato in modo colorato e simpatico, ha fatto storcere il naso a gran parte dei critici, anche per l'arbitrarietà con cui è stato abbinato a una sinfonia così celebre e importante (per quanto si tratti di una delle composizioni di Beethoven più "descrittive", ovvero che più si presta a essere legata a immagini narrative e di natura bucolica, "pastorale" appunto, come un poema sinfonico). Da notare che nel programma iniziale si pensava a tutt'altro brano, "Cydalise et le Chèvre-pied" di Gabriel Pierné, con la sua marcia di apertura, "L'entrata dei piccoli fauni": ma gli animatori ebbero problemi nello sviluppare la storia e si decise di cambiare la musica. I registi sono Hamilton Luske, Jim Handley e Ford Beebe. Questo segmento è famigerato anche per la presenza delle stereotipate centaurine "nere" al servizio di quelle "bianche": furono rimosse a partire dagli anni sessanta, uno dei più celebri di casi di censura in un lungometraggio della Disney.

- "La danza delle ore" di Amilcare Ponchielli.
Il popolare balletto tratto dall'opera "La gioconda" è interpretato da una serie di animali, scelti fra quelli esteticamente più improbabili e apparentemente meno adatti alla danza classica: struzzi, ippopotami, elefanti (femmine) e alligatori (maschi). È l'episodio più buffo, divertente, comicamente contagioso, e probabilmente quello che meglio interpreta la natura giocosa della musica di partenza. I quattro gruppi di animali rappresentano i quattro momenti della giornata che si succedono (mattina, pomeriggio, sera e notte: le "ore", appunto), prima dello scatenato finale in cui tutti interagiscono fra di loro, fino al rovinoso crollo del palazzo neoclassico che li ospita. L'espressività degli animali antropomorfi è sempre stata uno dei punti di forza dei disegnatori della Disney, e qui dimostrano il perché. La regia è di T. (Thornton) Hee e Norman Ferguson. Gli animatori studiarono i movimenti di veri ballerini per realizzare una danza che, pur caricaturale, apparisse legittima.

- "Una notte sul Monte Calvo" di Modest Mussorgsky.
Si conclude con il botto. Da sempre i "cattivi" sono uno dei segreti del successo dei lungometraggi disneyani, e Chernabog, il gigantesco diavolo che emerge dalla montagna e ricopre di oscurità il sottostante villaggio con il suo sabba infernale di spiriti maligni e anime risvegliate dal cimitero, non fa eccezione. Evidenti le reminiscenze della prima "Silly Simphony", "La danza degli scheletri" del 1929 (a sua volta forse ispirata a un altro celebre brano musicale, la "Danse macabre" di Camille Saint-Saëns). Al culmine del sabba degli spiriti, che danzano e si contorcono, il suono di una campana segna il sopraggiungere dell'alba che li spazza via, mentre il demone ripiega le sue ali e si riaddormenta. Il terribile Chernabog venne animato da Vladimir Tytla ispirandosi a un disegno dell'artista svizzero Albert Hurter e ai bozzetti dell'illustratore Kay Nielsen. Il regista è Wilfred Jackson.

- "Ave Maria" di Franz Schubert.
Senza soluzione di continuità, come se si trattasse di un unico brano, dal pezzo di Mussorsgky si passa a una versione corale dell'Ave Maria di Schubert che accompagna una processione di monaci verso una cattedrale, attraversando un ponte e un bosco, ciascuno recante una fiaccola in mano che si riflette nel fiume sottostante. Evidente il desiderio di Disney di contrapporre subito una forza del bene, religiosa e celeste, alle potenze del male evocate sullo schermo in precedenza (il conflitto fra bene e male è sempre al centro dei suoi lavori), per terminare la pellicola su toni di quiete e speranza. La voce solista è di Julietta Novis, su un testo scritto appositamente da Rachel Field. Quasi statica, la sequenza fa ampio uso della cosiddetta multiplane camera, un dispositivo che permetteva di filmare, animare e fondere insieme diversi livelli di profondità (da quelli in primo piano fino ai fondali). Come nel segmento precedente, la regia è di Wilfred Jackson e i bozzetti di Kay Nielsen.

9 febbraio 2021

Mr. Peabody e Sherman (Rob Minkoff, 2014)

Mr. Peabody e Sherman (Mr. Peabody & Sherman)
di Rob Minkoff – USA 2014
animazione digitale
**

Visto in TV (Now Tv).

Mr. Peabody, cane super-intelligente, e Sherman, il bambino da lui adottato, viaggiano nel tempo grazie alla macchina inventata dal primo, il Tornindietro (Wayback Machine, nell'originale). Ma quando Sherman, contravvenendo agli ordini del "genitore", la mostra a una compagna di scuola, Penny, cominciano i guai... Il film, primo lavoro interamente in animazione di Rob Minkoff dai tempi de "Il re leone", è ispirato a un segmento contenuto nella serie cult degli anni '60 "Le avventure di Rocky & Bullwinkle" (da cui in precedenza erano già stati tratti tre film parzialmente o completamente in live action). I personaggi sono simpatici e la storia è vivace, ma la trama avventurosa tradisce un po' lo spirito libero, quando non anarchico e assurdo, dell'originale, che lo rendeva stranamente accattivante anche per gli spettatori adulti: qui tutto è a misura di bambino, dal ritratto delle epoche passate alle caratterizzazioni dei personaggi (che, a parte i protagonisti, lasciano a desiderare: stereotipatissima per esempio la "cattiva" Mrs. Grunion, assistente sociale che vuole sottrarre Sherman al genitore adottivo), senza parlare degli scontati (per un prodotto hollywoodiano) messaggi edificanti sui rapporti di amicizia e di genitorialità. Fra le epoche che i nostri eroi visitano ci sono la rivoluzione francese (con Maria Antonietta e Robespierre), l'antico Egitto (con il faraone bambino Tutankhamon), la Firenze del Rinascimento (con Leonardo Da Vinci e una Monna Lisa bizzosa che fa le linguacce) e la guerra di Troia (con Agamennone). Inevitabili anche i paradossi temporali, peraltro risolti un po' troppo facilmente. In seguito al buon riscontro critico è stata realizzata una serie tv, "Mr. Peabody & Sherman Show".

30 ottobre 2020

La famosa invasione degli orsi in Sicilia (L. Mattotti, 2019)

La famosa invasione degli orsi in Sicilia
(La fameuse invasion des ours en Sicile)
di Lorenzo Mattotti – Francia/Italia 2019
animazione tradizionale
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Dal romanzo di Dino Buzzati (che ho letto e apprezzato da bambino), affascinante fiaba a sfondo morale ambientata in una Sicilia arcaica, immaginaria e fantastica, quando l'isola era piena di montagne e vi coesistevano uomini e animali parlanti, un film d'animazione diretto e illustrato dal grande disegnatore Lorenzo Mattotti, alla sua prima regia in un lungometraggio (dopo aver collaborato con un segmento nel 2007 al film collettivo "Peur(s) du noir"). La vicenda degli orsi che scendono dalle montagne in cerca di cibo e soprattutto di Tonio, il figlio del re Leonzio che è stato rapito dagli esseri umani per farlo esibire in un circo, comincia come una fiaba classica (ed è narrata infatti da un cantastorie), piena di animali antropomorfi ed elementi fantastici (il mago, i fantasmi, l'orco, il gigantesco gatto mammone...). Ma è la seconda parte, che giunge dopo l'apparente lieto fine, a dare alla vicenda il suo maggior peso, un ammonimento contro il vizio e la corruzione che può fare presa anche sulle creature più innocenti: dopo la vittoria, e vivendo a contatto con gli esseri umani, anche gli orsi si lasciano infatti contaminare dai loro difetti, a partire dalla sete di potere e di ricchezza. Ed ecco che l'utopia di pace e prosperità che sembrava regnare si corrompe attraverso delitti e tradimenti. Il film ha richiesto sei anni di lavoro: l'animazione è morbida, ma sono soprattutto i disegni – che si ispirano peraltro alle illustrazioni dello stesso Buzzati – a colpire per l'eleganza, l'astrattezza, la ricchezza cromatica e l'uso delle ombre, tutte caratteristiche del tratto di Mattotti anche nelle pagine dei suoi libri e fumetti, con alcuni riferimenti pittorici (Paolo Uccello, Giorgio De Chirico...) in aggiunta. Il cast vocale può contare su diverse star (quali Toni Servillo, Andrea Camilleri, Antonio Albanese e Corrado Guzzanti nella versione italiana; Jean-Claude Carrière, Leïla Bekhti e lo stesso Mattotti in quella francese).

16 maggio 2020

Fievel conquista il west (Nibbelink, Wells, 1991)

Fievel conquista il west (An American Tail: Fievel Goes West)
di Phil Nibbelink, Simon Wells – USA 1991
animazione tradizionale
*1/2

Rivisto in TV.

In cerca di nuove opportunità, la famiglia Toposkovich si trasferisce ulteriormente, lasciando New York per raggiungere il selvaggio west. Ancora una volta il piccolo Fievel viene separato dai suoi parenti durante il viaggio (stavolta in treno), e ancora una volta salverà tutti dal complotto dei gatti che stanno mettendo a punto una trappola per catturare i topi nella polverosa cittadina di frontiera dove si sono insediati, Green River. Messo in cantiere sull'onda del successo del primo film ("Fievel sbarca in America"), ma senza il coinvolgimento del suo creatore Don Bluth che aveva interrotto la collaborazione con il produttore Steven Spielberg, questo sequel appare semplice e derivativo, e vive di luce riflessa del prototipo, di cui ripropone la struttura senza aggiungervi molto di nuovo (stavolta, anziché di immigrati, si parla di coloni). Dei tanti comprimari che gravitavano attorno a Fievel, a parte la sua famiglia (con un ruolo maggiore per la sorella Tanya, aspirante cantante), ne ritorna solo uno, il gatto "buono" Tigre, spalla comica eletta quasi a co-protagonista. Per il resto, da segnalare il gatto latifondista Mr. Crudelio (che in originale ha la voce di John Cleese), la soubrette Miss Kitty e lo sceriffo canino Wylie Burp (doppiato in inglese da James Stewart, al suo ultimo lavoro per il cinema). La trama, oltre che poco originale, è sfilacciata, non ha senso (perché i gatti non si mangiano subito i topi?), e punta troppo sulla parodia dei luoghi comuni del western. Anche le poche canzoni sono bruttarelle, ma in una sequenza c'è "Rawhide" nella versione dei Blues Brothers. Assai dinamica invece l'animazione, mentre il mood, forse per l'assenza di Bluth, ricorda più i corti della Warner Bros, ricchi di azione e capitomboli, che non i film classici della Disney, caratteristica del lungometraggio originale. D'altronde nel frattempo era esploso il fenomeno "Chi ha incastrato Roger Rabbit", molti dei cui animatori furono messi al lavoro qui (si tratta del primo titolo prodotto dalla spielberghiana Amblimation). Uscita al cinema nello stesso giorno del disneyano "La bella e la bestia", la pellicola ebbe comunque un discreto riscontro, anche se non pari al capitolo precedente: negli anni a venire la franchise genererà una serie tv e altri due film ("Il tesoro dell'isola di Manhattan" e "Il mistero del mostro della notte"), collocati cronologicamente fra il primo e il secondo episodio, e distribuiti direttamente in home video.

Fievel sbarca in America (Don Bluth, 1986)

Fievel sbarca in America (An American Tail)
di Don Bluth – USA/Irlanda 1986
animazione tradizionale
**

Rivisto in TV.

Per sfuggire alle continue persecuzioni da parte dei gatti cosacchi, una famiglia di topolini ebrei (i Toposkovich, Mousekewitz in originale) lascia la natìa Russia per trasferirsi negli Stati Uniti (perché sono convinti che "non ci sono gatti in America"). Durante il viaggio per mare, il piccolo Fievel è separato dal resto della sua famiglia, ma riesce comunque ad approdare a New York. Qui, sempre cercando di ritrovare i propri genitori, contribuirà alla lotta dei topi contro i gatti della città (ebbene sì, ce ne sono anche in America!). Prodotto da Steven Spielberg, il secondo lungometraggio di Don Bluth dopo "Brisby e il segreto di NIMH" è ambientato alla fine dell'Ottocento (si sta completando la costruzione della Statua della Libertà) e affronta il tema dell'immigrazione dal punto di vista di animali antropomorfi. Il parallelo con le vicende degli esseri umani – con i quali vivono fianco a fianco – è evidente, anche se a differenza per esempio del "Maus" di Art Spiegelman gli aspetti storici, sociali e politici tendono a rimanere sullo sfondo, mentre in superficie ci sono le peripezie avventurose e dickensiane del piccolo protagonista, rese più accattivanti al pubblico infantile dal consueto utilizzo di canzoni e spalle comiche. Il dinamismo e lo stile morbido dei disegni, ben diverso da quello più spigoloso e stilizzato in voga negli anni settanta o in televisione, guarda senza farne segreto ai cartoni animati della vecchia scuola: Bluth e Spielberg vollero infatti recuperare l'atmosfera vintage dei film Disney degli anni quaranta, anticipando in questo il rinascimento della casa di Burbank che sarebbe stato avviato a fine decennio. Non a caso proprio Bluth è considerato colui che seppe "riempire" con i suoi lavori il gap lasciato dalla Disney negli anni ottanta, dimostrando che nel settore dell'animazione cinematografica c'era posto anche per altri produttori (la Universal, che distribuì il film al cinema, non si occupava di cartoon da vent'anni!). Il soggetto è di David Kirschner, la sceneggiatura è degli scrittori per bambini Judy Freudberg e Tony Geiss: molte scene furono però eliminate per motivi di budget, rendendo certi passaggi affrettati e togliendo spessore ad alcuni personaggi minori. Musiche e canzoni (fra cui "Somewhere Out There", che vinse il Grammy e fu nominata agli Oscar) sono firmate da James Horner. Il successo del film (all'epoca fu la pellicola a cartoni animati non Disney con il maggior incasso al botteghino) e del successivo "Alla ricerca della Valle Incantata", oltre a dare vita a sequel ("Fievel conquista il west") e serie televisive, senza però la partecipazione di Bluth, spinse lo stesso Spielberg a creare una propria casa di produzione dedicata all'animazione, la Amblimation.

21 febbraio 2020

Paddington (Paul King, 2014)

Paddington (id.)
di Paul King – GB 2014
con Hugh Bonneville, Nicole Kidman
**

Visto in TV, con Sabrina.

Giunto a Londra dal misterioso Perù in cerca di una nuova casa, l'orsacchiotto Paddington (così chiamato perché viene trovato nella stazione ferroviaria con questo nome) è accolto e ospitato dalla famiglia Brown, che lo aiuterà a rintracciare l'esploratore della Società Geografica che quarant'anni prima aveva visitato il suo paese, e a sfuggire alla perfida tassidermista (Nicole Kidman) che intende impagliarlo per esporlo nel Museo di Storia Naturale. Da una popolare serie di libri per bambini, un gradevole film per famiglie che fonde (in maniera eccellente) l'animazione in CGI con la live action. Oltre a essere tecnicamente ben fatto, presenta diverse gag indovinate (alcune talmente sottili da passare quasi inosservate) e un leggero accenno a temi complessi (come l'immigrazione). Peccato che, di contro, la trama e l'intreccio siano davvero poco originali e ricordino moltissimi altri film di questo tipo (a partire dal recalcitrante capofamiglia che, pian piano, si affeziona a sua volta all'orsetto): è in tutto e per tutto un film per bambini. Nel cast "umano" anche Sally Hawkins e Jim Broadbent. Nella versione originale la voce di Paddington è di Ben Whishaw. Grande successo di pubblico e di critica, che ha portato alla realizzazione di un sequel nel 2017 (sempre scritto e diretto da King), mentre un terzo capitolo sarebbe in cantiere.

Nota: anche se il protagonista è graficamente generato al computer, non metto il tag "Animazione" perché altrimenti dovrei inserirlo anche per film come "Star Wars" o "Il Signore degli Anelli". Intendo riservarlo ai film completamente in animazione (tradizionale, stop motion o digitale che sia), oppure a quelli che fondono live action e animazione tradizionale (cioè disegnata a mano).

28 gennaio 2019

Charlie - Anche i cani vanno in paradiso (Don Bluth, 1989)

Charlie - Anche i cani vanno in paradiso (All Dogs Go to Heaven)
di Don Bluth – Irlanda/GB/USA 1989
animazione tradizionale
**1/2

Rivisto in divx alla Fogona, con Marisa, Monica e Roberto.

Louisiana, 1939: il pastore tedesco Charlie, avanzo di galera che gestisce insieme al subdolo pitbull Carface una bisca clandestina per cani, viene ucciso a tradimento dal socio. Ma saprà fuggire dal paradiso e tornare in vita per vendicarsi, trovando la propria redenzione e sacrificandosi nuovamente per salvare una povera bambina orfana, Anne Marie, che ha la capacità di parlare con gli animali. Commistione fra gangster story e cinema fantastico alla Frank Capra, il tutto in chiave animalesca, è il quarto e ultimo dei titoli "di successo" di Don Bluth degli anni ottanta (dopo "Brisby e il segreto di NIHM", "Fievel sbarca in America" e "Alla ricerca della Valle Incantata"), con cui il regista cercò di affrancarsi dalla Disney e recuperare il fascino e le atmosfere (anche dark) delle pellicole dei primordi della Casa di Burbank: titoli che ebbero un certo riscontro soprattutto nel campo dell'home video, generando fra l'altro sequel e spin-off a ripetizione, non sempre con il coinvolgimento dello stesso Bluth ("Charlie", per esempio, darà vita a un seguito cinematografico e a una serie televisiva). Nonostante il budget limitato rispetto ai tre lavori precedenti (ma la qualità dell'animazione non ne risente più di tanto), il film ha un suo fascino particolare per come gioca con temi (la morte, il crimine, il gioco d'azzardo, un anti-eroe come protagonista) poco frequentati dal cinema d'animazione per bambini. Anche altre caratteristiche tipiche dei film Disney, come le canzoni, sono presenti in chiave trasfigurata, quasi parodistiche o comunque espressionistiche (interessante l'uso dei colori). La voce di Charlie in inglese è di Burt Reynolds, quella del suo amico Itchy è di Dom DeLuise. Il titolo italiano traduce in maniera imprecisa quello originale, che sarebbe "Tutti i cani vanno in paradiso" (ovvero, a differenza degli uomini, anche quelli cattivi).

22 dicembre 2018

Howard e il destino del mondo (W. Huyck, 1986)

Howard e il destino del mondo (Howard the Duck)
di Willard Huyck – USA 1986
con Lea Thompson, Jeffrey Jones
*1/2

Rivisto in TV.

Proveniente da un mondo parallelo popolato da paperi antropomorfi, Howard viene trasportato da un misterioso raggio di energia fino al nostro pianeta, dove farà amicizia con la giovane rocker Beverly (Lea Thompson) e dovrà vedersela con uno scienziato (Jeffrey Jones) trasformatosi in mostro. Dal fumetto Marvel ideato da Steve Gerber, che aveva furoreggiato negli anni '70 prima di essere interrotto per dispute legali fra l'editore e l'autore, una delle più famigerate e imbarazzanti pellicole associate alla Casa delle Idee (anche se vanta il primato di essere il primo film uscito al cinema basato su un personaggio Marvel). Prodotta dalla Lucasfilm e stroncata da critica e pubblico, la sua lavorazione ha attraversato varie fasi: inizialmente avrebbe dovuto essere un film a cartoni animati, per poi passare alla live action (con il personaggio modificato nell'aspetto per non assomigliare troppo ai pennuti della Disney). Nei fumetti, Howard il papero era cinico e sarcastico, e l'umorismo assurdo e surreale nascondeva una feroce satira allo stile di vita di noi "scimmie senza pelo", nonché all'industria dell'entertainment. Nulla di tutto questo si ritrova nel film, che a parte poche scene e un certo fascino camp dovuto all'understatement di situazioni tipiche della fantascienza, non è altro che un'avventura fracassona e infantile contro un nemico generico (uno degli "occulti supersovrani dell'universo") che vuole distruggere il mondo. A parte la sceneggiatura e i dialoghi, però, il vero problema è il protagonista stesso, privo di espressioni e per nulla credibile: in assenza di CGI, è evidente che siamo di fronte a un pupazzo animato (in alcune scene) oppure a un mascherone come quelli di Disneyland (indossato da Ed Gale e da altri cinque "attori"). Difficile anche comprendere il target della pellicola: tutto lascia pensare che sia diretta a spettatori minorenni o adolescenti, ma non mancano riferimenti e accenni a situazioni "adulte" (Howard ha un preservativo nel portafoglio e trova momentaneamente lavoro in una spa erotica). Nel cast anche un giovane Tim Robbins. Willard Huyck (anche sceneggiatore insieme alla moglie Gloria Katz) era stato un compagno di Lucas alla scuola di cinema, e aveva collaborato con lui al copione di "American Graffiti": questo è il suo quarto e ultimo film come regista.

24 agosto 2018

Basil l'investigatopo (aavv, 1986)

Basil l'investigatopo (The Great Mouse Detective)
di Ron Clements, Burny Mattinson, David Michener,
John Musker – USA 1986
animazione tradizionale
**

Rivisto in TV.

Parodia "topesca" di Sherlock Holmes, ispirata a una serie di libri per bambini di Eve Titus e ambientata nella Londra vittoriana. Basil (il nome è un omaggio all'attore Basil Rathbone, che interpretò proprio il personaggio di Conan Doyle in una serie di film degli anni trenta e quaranta) è un topo detective, la cui tana è situata proprio sotto l'appartamento del "vero" Sherlock in Baker Street. A lui si rivolge la piccola Olivia, il cui padre – un giocattolaio – è stato rapito da un misterioso pipistrello. Insieme al dottor Topson, Basil scoprirà che dietro il rapimento c'è il malvagio Professor Rattigan, che intende costringere il padre di Olivia a costruire un robot con le fattezze della Regina per trasferire a sé tutti i suoi poteri. Cartone animato senza infamia e senza lode, ma con alcuni meriti: nella sua semplicità (e poca originalità: qualche anno prima c'era stato lo Sherlock Holmes "canino" di Hayao Miyazaki, e la stessa Disney aveva realizzato una parodia a fumetti del personaggio con le storie di Ser Lock) è comunque gradevole e accattivante, e contribuì a rimettere in carreggiata il reparto animazione della Disney che negli anni precedenti aveva vissuto tempi grigi, toccando il fondo con il colossale flop di "Taron e la pentola magica". Tanto che il nuovo management dell'epoca, proprio in virtù del moderato successo di "Basil" (e del contemporaneo "Fievel" di Don Bluth), si convinse a dare il via libera a nuovi progetti, e questo portò al Rinascimento Disney a partire dal 1989 con "La sirenetta". Fra i quattro registi, oltre al veterano Mattinson e al misconosciuto Michener, figurano proprio i due nomi che più di altri saranno legati al periodo successivo, ovvero la coppia Clements-Musker (che dirigeranno, oltre alla "Sirenetta", anche "Aladdin" ed "Hercules"). Musiche di Henry Mancini, con alcune canzoni non proprio eccezionali. I personaggi, naturalmente, sono tutti corrispettivi di quelli delle reali storie di Holmes. Fra i doppiatori originali, spicca Vincent Price nel ruolo del cattivo. Nella scena del duello all'interno del Big Ben, gli ingranaggi in movimento sono stati disegnati al computer in wireframe.

11 giugno 2018

Chi ha incastrato Roger Rabbit (R. Zemeckis, 1988)

Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who framed Roger Rabbit)
di Robert Zemeckis – USA 1988
con Bob Hoskins, Christopher Lloyd
***1/2

Rivisto in DVD.

In un mondo in cui i personaggi dei cartoni animati convivono fisicamente con gli esseri umani (e recitano, in qualità di attori, nei film o nei corti a loro dedicati), il detective privato Eddie Valiant viene incaricato di indagare su una possibile tresca di Jessica Rabbit, la formosa moglie del coniglio Roger, star di punta della Maroon Cartoon. Siamo nella Hollywood del 1947 (e dunque i cartoni che si vedono sullo schermo sono quelli americani classici: i Disney dell'epoca d'oro, i Looney Tunes e i personaggi degli esordi). E quando l'industriale Marvin Acme, con cui Eddie aveva sorpreso Jessica in "atteggiamenti intimi" (diciamo così), viene trovato assassinato, i sospetti ricadono naturalmente su Roger... Da un romanzo di Gary K. Wolf, una strepitosa pellicola a tecnica mista – co-prodotta dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg insieme alla Walt Disney (che scelse di distribuirla con l'etichetta Touchstone Pictures perché preoccupata dei contenuti adulti e delle allusioni sessuali nella prima parte del film: in ogni caso il successo fu enorme) – che mescola una trama hard boiled (senza varcare i confini della parodia) con un'infinità di omaggi all'epoca d'oro dell'animazione americana (contribuendo di fatto a riportarla in auge: ne conseguì il Rinascimento Disneyano, a partire dalla "Sirenetta" del 1989, ma anche serie televisive come gli "Animaniacs" e in generale una rinnovata attenzione per autori come Tex Avery o Chuck Jones e personaggi del passato che erano finiti nel dimenticatoio, come Betty Boop). Man mano che la vicenda prosegue, gli elementi noir e torbidi (con notevoli allusioni sessuali quando è in scena Jessica Rabbit) lasciano spazio alla comicità da cartoon: il culmine si raggiunge nel segmento in cui Eddie si reca a Cartoonia (Toontown), la città dei cartoni, e si scopre soggetto alle loro stesse leggi fisiche (occhi in fuori, corpi di gomma, buchi nelle pareti, capitomboli...). E verso il finale si cambia decisamente tono, anche perché lo stesso Eddie – in precedenza ritratto come alcolista e disilluso – si rende conto che per sconfiggere il cattivo è necessario recuperare quel senso dell'umorismo che aveva messo da parte, sostituendolo con la depressione da noir. A insegnargli la filosofia della comicità come arma per superare ogni ostacolo è proprio Roger. A Eddie, che gli dice "Ma allora ti saresti potuto sfilare la mano dalle manette in qualsiasi momento?", risponde "No, non in qualsiasi momento, solo quando faceva ridere". Da segnalare anche la gag del motivetto "Ammazza la vecchia... col flit" (in originale: "Shave and a haircut... two bits").

A livello tecnico (grazie all'animatore Richard Williams), la commistione fra animazione e live action è fenomenale, superiore a ogni altro esempio visto in precedenza, con particolare attenzione all'illuminazione, alle ombre e all'interazione con gli oggetti reali (il tutto in assenza di CGI o di motion capture!). Oltre ai personaggi animati inventati per l'occasione (Roger e Jessica Rabbit, Baby Herman, Benny il taxi, le faine), quelli del passato che appaiono sullo schermo sono innumerevoli: disneyani (Topolino, Minni, Pippo, Paperino, i tre porcellini, Dumbo, il cast di "Fantasia", e molti altri), della Warner Bros (Bugs Bunny, Daffy Duck, Yosemite Sam, Titti e Silvestro, Porky Pig che conclude il film con il classico "That's all, folks"), di Tex Avery (Droopy), di Walter Lantz (Picchiarello), ecc. Alcuni che Spielberg e Zemeckis avrebbero voluto, però, sono assenti per problemi di diritti (come Popeye o Tom & Jerry). Fra i crossover più interessanti: il "duello" al pianoforte fra Paperino e Daffy Duck, e la scena che mostra insieme Topolino e Bugs Bunny. Fra gli attori in carne e ossa, oltre al protagonista Bob Hoskins, spiccano Christopher Lloyd (il giudice Morton, Judge Doom in originale, inventore della "salamoia" con cui è possibile uccidere persino i personaggi animati: Lloyd aveva già lavorato con Zemeckis in "Ritorno al futuro") e Joanna Cassidy (la barista Dolores, vecchia fiamma di Eddie). Mel Blanc, per l'ultima volta nella sua carriera (morirà l'anno seguente), doppia molti characters Warner. Ma il personaggio più celebre della pellicola non è né Roger né Eddie, bensì la "femme fatale" Jessica Rabbit (che, nonostante il cognome, è del tutto umana): le forme esagerate alla Rita Hayworth, la capigliatura alla Veronica Lake, l'espressione alla Lauren Bacall, la voce suadente alla Marilyn Monroe (di Kathleen Turner in originale), l'abito rosso e il numero musicale con cui si presenta (sulle note di "Why Don't You Do Right?", cantata da Amy Irving, allora moglie di Spielberg) la rendono un autentico sex symbol, forse il personaggio animato mainstream più sexy di sempre. Memorabile la sua frase "Non sono cattiva, è che mi disegnano così". Molte anche le citazioni e i rimandi al cinema classico (non solo d'animazione: si pensi alla celebre battuta di Mae West, storpiata in "Hai un coniglio in tasca o sei contento di vedermi?", o al riferimento al coniglio immaginario Harvey). Il titolo del film si scrive senza il punto di domanda finale. Negli anni a seguire, oltre a parlare di un sequel che non sarà mai fatto, vennero realizzati altri corti "Maroon Cartoon" interpretati da Roger e Baby Herman (simili a quello che apre la pellicola).

4 giugno 2018

Brisby e il segreto di NIMH (Don Bluth, 1982)

Brisby e il segreto di NIMH (The secret of NIMH)
di Don Bluth – USA 1982
animazione tradizionale
***

Rivisto in divx.

La signora Brisby, topolina di campagna rimasta vedova di recente, abita con i quattro figlioletti in una tana in mezzo al prato. Preoccupata perché a breve il contadino della vicina fattoria verrà ad arare la terra, ma impossibilitata a traslocare per via del figlio minore che soffre di polmonite, troverà aiuto in una banda di ratti che vive nei paraggi, debitori nei suoi confronti perché fu proprio suo marito Jonathan ad aiutarli a fuggire dal NIMH, l'istituto di igiene mentale (National Institute of Mental Health) dove sono stati sottoposti a crudeli esperimenti che hanno donato loro l'intelligenza e la capacità di leggere e comprendere il linguaggio umano. Dal romanzo "Mrs. Frisby and the Rats of NIMH" di Robert C. O'Brien, il primo lungometraggio diretto da Don Bluth dopo aver lasciato la Walt Disney per fondare una propria casa di produzione (divenuta famosa negli anni ottanta, oltre che per film come "Fievel sbarca in America", "Alla ricerca della Valle Incantata" e "Charlie - Anche i cani vanno in paradiso", anche per le animazioni per videogiochi come "Dragon's Lair" e "Space Ace"). Solo superficialmente simile a pellicole Disney di quel periodo (segnatamente "Le avventure di Bianca e Bernie" e "Red & Toby nemiciamici", alle quali proprio Bluth aveva collaborato), il film presenta in realtà parecchi spunti innovativi, a cominciare dalla trovata di spiegare – all'interno della storia stessa – il motivo per il quale i topi e i ratti hanno caratteristiche antropomorfe (cioè parlano, indossano abiti, vivono in tane arredate e danno vita a società simili a quella umana): sono stati trasformati dagli esperimenti cui sono stati soggetti in laboratorio. Per il resto, la storia fonde le preoccupazioni "quotidiane", materne e realistiche della signora Brisby (la salute del figlio malato, il rimpianto per la morte del marito) con le vicende, su più larga scala, della colonia dei ratti intelligenti del NIMH, caratterizzate da lotte di potere, atmosfere ed elementi fantasy (il ratto Nicodemus è un vero e proprio stregone: il ciondolo che dona alla signora Brisby le consentirà di usare la magia per salvare la propria casa). Nonostante gli animaletti parlanti, le spalle comiche (la zia bisbetica, il corvo Geremia), lo stile di disegno e di animazione tradizionale (ma di grande qualità artigianale e con discrete velleità artistiche), il film è decisamente più complesso e più cupo di una pellicola media Disney (Bluth volle recuperare l'aspetto gotico e horror presente nei film degli esordi, come "Biancaneve e i sette nani"), tanto che non edulcora e non banalizza temi come quello della morte. La colonna sonora (con la canzone "Flying Dreams") è di Jerry Goldsmith. Nel 1998 è uscito un sequel in home video, senza il coinvolgimento di Bluth, mentre da anni si parla di un remake in live action e computer grafica.

3 giugno 2018

Fantastic Mr. Fox (Wes Anderson, 2009)

Fantastic Mr. Fox (id.)
di Wes Anderson – USA 2009
animazione a passo uno
**

Visto in TV.

Non potendo sfuggire alla propria natura di animale selvatico, una volpe antropomorfa va a rubare nei pollai dei tre fattori che vivono di fronte alla collina dove ha la tana. I tre, furibondi, daranno la caccia a lui e alla sua famiglia, costringendoli a rifugiarsi sotto terra e a studiare un piano per rendere agli uomini pan per focaccia... Da un libro per bambini di Roald Dahl (pubblicato in Italia con il titolo "Furbo, il signor Volpe"), la prima incursione di Wes Anderson nel campo dell'animazione in stop motion (inizialmente avrebbe dovuto essere una collaborazione con Henry Selick) è una fiaba senza particolari livelli di lettura, fra lezioni di crescita stereotipate e cattivi a una sola dimensione. Gli animali (ai quali, nella versione originale, prestano la voce fior di doppiatori, da George Clooney a Bill Murray, da Meryl Streep a Willem Dafoe) sono simpatici con la loro caratterizzazione semi-umana (fanno tutti lavori "rispettabili", come giornalisti, avvocati, ecc.) e le dinamiche di gruppo, ma nonostante l'umorismo surreale (e alcune scene occasionalmente azzeccate, come l'incontro con il lupo), siamo lontani dalle vette esistenziali dei funny animals alla "Pogo". Nel complesso, un film sopravvalutato (come tutto il cinema di Anderson), che può risultare noioso per i bambini e superficiale (o stupido) per gli adulti. L'animazione è nervosa e rigida. Bella invece la colonna sonora di Alexandre Desplat.

29 febbraio 2016

Zootropolis (B. Howard, R. Moore, 2016)

Zootropolis (Zootopia)
di Byron Howard, Rich Moore [e Jared Bush] – USA 2016
animazione digitale
**1/2

Visto al cinema Colosseo, con Sabrina.

In un mondo dove tutte le specie di mammiferi (e non solo gli esseri umani, che anzi brillano per la loro assenza) si sono evolute oltre lo stadio selvatico e hanno imparato a convivere pacificamente, la coniglietta Judy Hopps aspira sin da bambina a diventare poliziotta. Nonostante tutti cerchino di dissuaderla (i conigli sono considerati buoni soltanto a fare i contadini), Judy riesce a realizzare il proprio sogno e viene assegnata al distretto centrale di Zootropolis (Zootopia in originale), gigantesca città popolata da milioni di animali antropomorfi, simbolo di integrazione e di convivenza, ogni distretto della quale rappresenta un differente habitat naturale (la foresta pluviale, il deserto, i ghiacci artici, ecc.). Inizialmente preposta all'incarico più umile (l'ausiliaria del traffico), ben presto rimane coinvolta in un caso spinoso, quando scopre che alcuni predatori sono "regrediti" al loro stadio naturale, feroce e selvaggio, mettendo così in pericolo la comunità. E con l'aiuto della cinica volpe Nick Wilde, truffatore di piccolo calibro, scoprirà che è in atto un complotto per rivoltare la popolazione (il 90% della quale è costituita da "prede") contro di essi. Impostato come un classico buddy movie poliziesco, un film vivace e ricco di personaggi simpatici (scena cult: quella dei bradipi impiegati alla motorizzazione civile), ma soprattutto che veicola messaggi importanti: al fianco del classico tema della forza di volontà e di autodeterminazione (tanto Judy quanto Nick devono superare difficoltà e pregiudizi per realizzare i propri sogni: la prima, in quanto "tenera" coniglietta, non è presa sul serio come poliziotta; il secondo, in quanto volpe, è bollato da tutti come infido e pericoloso), e naturalmente a quello dell'amicizia, ci sono quelli del razzismo e dell'ostilità all'integrazione, quanto mai attuali in tempi di migranti e di terroristi (per via di pochi casi, tutti i predatori vengono guardati con sospetto: come non pensare ai musulmani oggi?), con alcuni scambi di battute che mettono anche in luce l'ignoranza degli xenofobi ("Tornatene nella foresta!", "Ma io vengo dalla savana!"). Certo, non tutto brilla per originalità: già l'idea di realizzare un cartoon in stile poliziesco non è nuovissima (era già stata usata, per esempio, nel sottovalutato "Osmosis Jones"). Inoltre parecchi sviluppi della trama sono francamente prevedibili, e alcune citazioni sono un po' inflazionate (c'era davvero bisogno dell'ennesima parodia de "Il padrino"?). La scena dell'addestramento di Judy all'accademia di polizia ricorda quella analoga, che però era migliore e più efficace, di "Mulan". Da notare il personaggio della popstar Gazelle, la cui voce e le cui canzoni sono di Shakira. Alla regia, nominalmente di Byron Howard ("Rapunzel") e Rich Moore ("Ralph Spaccatutto"), ha collaborato anche l'esordiente Jared Bush.

28 luglio 2013

Ernest & Celestine (aavv, 2012)

Ernest & Celestine (id.)
di Stéphane Aubier, Vincent Patar, Benjamin Renner – Francia/Belgio 2012
animazione tradizionale
**1/2

Visto in divx, con Sabrina.

Sceneggiato da Daniel Pennac a partire da una serie di libri illustrati di Gabrielle Vincent, è un film d'animazione per bambini, delicato e divertente, che parla dell'improbabile amicizia fra una topolina e un orso, rappresentanti di due comunità che si guardano con terrore o sospetto e che vivono in due mondi separati: i topi nel sottosuolo, gli orsi in superficie. Come se non bastasse, Ernest e Celestine hanno velleità artistiche che sono ferocemente osteggiate dalla società: la topolina ha la passione per il disegno, ma tutti si attendono che diventi dentista (come i suoi coetanei ha infatti il compito di radunare i denti che i piccoli orsacchiotti, in superficie, mettono sotto il cuscino dopo che cadono: gli incisivi servono per sostituire quelli che i topi più anziani perdono, e senza i quali non possono rosicchiare né parlare); Ernest, che vive isolato in una baracca fuori città, è invece un aspirante attore e musicista che per la fame è costretto a mendicare o rubare. La pellicola ne mostra le rispettive persecuzioni, dapprima in parallelo e poi insieme (a un certo punto si ritrovano inseguiti da "poliziotti" sia orsi che topi, e nel finale vengono addirittura messi sotto processo), e ne descrive con tenerezza l'amicizia, che inizialmente si fonda sullo scambio di favori ma poi evolve in un sincero rapporto affettivo. Punto di forza, oltre ai simpatici dialoghi di Pennac, è comunque lo stile di disegno ad acquarello, tipico dei volumi illustrati per l'infanzia, valorizzato dai colori caldi e da un'animazione morbida e minimalista, a volte poco più che schizzi impressionisti di matita e di colore su una tavola.

6 luglio 2013

Rango (Gore Verbinski, 2011)

Rango (id.)
di Gore Verbinski – USA 2011
animazione digitale
**1/2

Visto in DVD, con Sabrina.

Un camaleonte da appartamento si ritrova sperduto in mezzo al deserto del Mojave. Spacciandosi per un pistolero, diventerà l'eroe della cittadina di Polvere (Dust): gli abitanti lo eleggeranno sceriffo e lo incaricheranno di scoprire chi sta sottraendo l'acqua dalla regione (rendendola un bene talmente prezioso da dover essere conservata in banca). Parodia del western con animali antropomorfi come protagonisti (al fianco di Rango troviamo lucertole, topi, talpe, tartarughe, serpenti, rospi, armadilli, conigli, volpi e così via, nella più pura tradizione dei "funny animal", qui vincolati naturalmente all'habitat desertico), il primo film d'animazione di Gore Verbinski è un divertente omaggio al genere, non esclusivamente per un pubblico infantile. A una generale scontatezza del plot (che accumula numerosi cliché – a partire dal protagonista solitario e mentitore in cerca di amici e di redenzione – e colpi di scena telefonati) si accompagnano dialoghi cinici e scoppiettanti e personaggi ben caratterizzati sia per scrittura che per disegno, per non parlare di alcuni momenti mistici/surreali. Sontuoso l'aspetto visivo: l'ottima animazione e gli effetti grafici donano alle immagini una patina estremamente realistica, come se si trattasse di un film dal vivo, pur mantenendo lo stile cartoonistico e caricaturale nel character design. Spettacolari le scene d'azione, su tutte l'inseguimento con la diligenza che trasporta la bottiglia d'acqua, con tanti riferimenti cinematografici, western e no – si pensi ad "Interceptor" – e con colonna sonora a base di Wagner (l'immancabile "cavalcata delle valchirie") e Strauss. Numerosi, comunque, i riferimenti e i rimandi a celebri spaghetti western, a partire dal titolo (che strizza l'occhio a "Django") per passare attraverso sequenze o dettagli anche minimi: il serpente Jake Sonagli è abbigliato come Lee Van Cleef, e ha pure i suoi baffetti; prima del duello fra Rango e Bandito Bill si ode lo stesso cigolio delle pale che si sentiva nella scena iniziale di "C'era una volta il west"; lo "spirito del west" incontrato da Rango ha le fattezze di Clint Eastwood, e lo stesso Rango nella scena seguente si presenta con il poncho che Eastwood indossava nella "trilogia del dollaro". Naturalmente, poi, c'è da considerare che Rango non è il vero nome del nostro protagonista: proprio come "l'uomo senza nome" dei film di Sergio Leone, ignoriamo – come gli abitanti del villaggio – la vera identità del nostro eroe. Il film ha vinto l'Oscar per il miglior film d'animazione: era la prima volta dal 2006 ("Happy Feet") che questo premio non andava a un film Pixar (la produzione è Nickelodeon, con grafica digitale della Industrial Light & Magic). In originale, la voce di Rango è di Johnny Depp (che torna così a collaborare con Verbinski dopo "I pirati dei Caraibi" e prima di "Lone Ranger"). Fra i doppiatori figurano anche Alfred Molina, Harry Dean Stanton, Isla Fisher, Bill Nighy e Ned Beatty. Buona l'edizione italiana.

1 dicembre 2011

Ortone e il mondo dei Chi (Hayward, Martino, 2008)

Ortone e il mondo dei Chi (Horton Hears a Who!)
di Jimmy Hayward, Steve Martino – USA 2008
animazione digitale
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Visto in divx.

Ortone, elefante curioso, anticonformista e pieno di immaginazione che vive nella felice giungla di Nullo, ode una flebile voce provenire da un granello di polvere che si è depositato su un fiore: si tratta dei Non-so-chi, gli abitanti della minuscola città di Chi-non-so: ma quando prova a spiegare agli altri animali della giungla che su quel granello c'è un'intero mondo (e che, di conseguenza, anche il loro mondo potrebbe trovarsi su un granello dal punto di vista di qualcun altro), non soltanto non viene creduto ma rischia di essere ostracizzato e persino imprigionato. Nel frattempo, anche il "sindachì" di Chi-non-so ha lo stesso problema, visto che i suoi concittadini non credono all'esistenza di un mondo più grande... Tratto da un libro per bambini scritto negli anni cinquanta dal Dr. Seuss (lo stesso autore de "Il grinch"), da cui eredita il narratore in rima, il film offre diversi spunti curiosi ma mi ha infastidito per il pronunciato moralismo, per il buonismo di fondo (vedi l'abusatissimo tema del rapporto padre/figlio fra il sindachì e il piccolo JoJo) ma soprattutto per il tentativo di mantenere il piede in due scarpe: da un lato la vicenda è un apologo fideistico e antirazionalistico (la cattiva Cangura, che afferma che "se una cosa non si può vedere, udire o toccare, allora non esiste", è chiaramente una propugnatrice dell'ateismo, e addirittura accusa Ortone di diffondere false credenze tra i bambini), dall'altro però caratterizza l'elefante e il sindachì come novelli Galileo che lottano contro l'establishment e le concezioni del mondo tramandate ottusamente di generazione in generazione e mai messe in discussione. Ma forse è meglio mettere da parte la contraddizione di queste letture teologiche/filosofiche/scientifiche e godersi il film come puro escapismo: e allora si apprezza la simpatia di alcuni personaggi (non di tutti, però), la buona fattura tecnica (con un character design e una resa dei personaggi assai "plastica": siamo quasi dalle parti dell'animazione in plastilina) e – in originale – il doppiaggio ricco di voci eccellenti (Jim Carrey, Steve Carell, Seth Rogen: in italiano, invece, Ortone parla in romanesco con la voce di Christian De Sica).