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8 dicembre 2022

Sangue sulla luna (Robert Wise, 1948)

Sangue sulla luna (Blood on the Moon)
di Robert Wise – USA 1948
con Robert Mitchum, Barbara Bel Geddes
***

Rivisto in TV (RaiPlay).

Richiamato dall'amico Riling (Robert Preston), che ha bisogno del suo aiuto nella faida con l'allevatore Lufton (Tom Tully), il mandriano vagabondo Jim Garry (Robert Mitchum) scende dalle montagne per unirsi a lui, ma si rende presto conto che è l'amico a essere dalla parte del torto. Fingendo di battersi per i diritti dei contadini, infatti, Riling sta usando metodi criminali per costringere il rivale a cedergli il suo bestiame. In preda agli scrupoli di coscienza, e innamoratosi della figlia di Lufton, Emma (Barbara Bel Geddes), Jim cambia perciò campo... Tratto da un romanzo di Luke Short, un western archetipico e passato alla storia per le evidenti commistioni con il genere noir, da cui prende numerosi aspetti: sia visivi (la fotografia di Nicholas Musuraca, molto cupa e scura, spesso in controluce, che si esalta nelle numerose scene notturne) sia contenutistici (l'ambiguità dei personaggi, a partire da un protagonista anti-eroe e perdente, passando per comprimari come la femme fatale – la sorella di Emma, Carol (Phyllis Thaxter), segretamente alleata coi banditi – e il criminale carismatico, il tutto al servizio di dilemmi morali e riflessioni sull'amicizia e l'integrità personale). Ne risulta un mondo sporco, "fangoso", complicato e realistico (vedi anche la rissa nel locale fra Jim e Riling, che lascia anche il primo, pur vincitore, malconcio e sanguinante: richiese tre giorni di riprese). Il complesso intreccio è ricco di momenti e personaggi interessanti – come il vecchio agricoltore Kris (Walter Brennan), che perde il proprio figlio nella faida, o l'infido agente indiano Morgan (Frank Faylen), in combutta con Riling – ed è sostenuto dalla solida regia di Wise, al debutto nel western. L'espressione indiana "c'è sangue sulla luna" indica aria di tempesta. In Italia il film è noto anche con il titolo "Vento di terre selvagge".

25 settembre 2022

Il giardino delle streghe (Fritsch, Wise, 1944)

Il giardino delle streghe (The curse of the Cat People)
di Gunther von Fritsch, Robert Wise – USA 1944
con Ann Carter, Simone Simon
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Rivisto in DVD.

Dopo gli eventi de "Il bacio della pantera", Oliver (Kent Smith) si è risposato con la collega Alice (Jane Randolph), ma il ricordo della prima moglie defunta, Irina (Simone Simon), lo tormenta ancora. La famiglia si è trasferita fuori città, nel villaggio di Tarrytown, dove Amy (Ann Carter), la figlia della coppia, frequenta la scuola. Solitaria, introversa e "sognatrice", la bambina ha molta fantasia e pochi amici ("c'è come un muro fra lei e la realtà", dice il padre, preoccupato perché "l'immaginazione uccide"): non stupisce, dunque, che si faccia una "amica" immaginaria, un fantasma che ha proprio le fattezze di Irina, con la quale trascorre gran parte del suo tempo... Insolito horror dalle sfumature famigliari e sospese, incentrato più sulle insicurezze e le angosce infantili, in particolare le sofferenze della solitudine, che non su un pericolo esterno e concreto. Il film può essere visto e valutato a sé stante: le correlazioni con il precedente sono deboli e spurie, quasi un'imposizione dello studio per sfruttare il cast identico a quello del successo di due anni prima, mentre il produttore Val Lewton, che vi ha riversato ricordi autobiografici, avrebbe preferito differenziare le due pellicole (e lanciare questa con il titolo "Amy and her friend"). Non ci sono uomini gatto, infatti, e nemmeno streghe, se è per questo: il giardino del titolo è quello della vecchia villa che i bambini del villaggio dicono essere maledetta e abitata da spiriti. A risiederci c'è invece una vecchia e svampita attrice di teatro, Julia Farren (Julia Dean), convinta che la propria figlia sia morta e che la donna che si prende cura di lei, Barbara (Elizabeth Russell), non sia che un'impostora. Le due vicende si incrociano più volte, quando Amy fa visita a Julia e ne diventa amica, suscitando l'invidia e il rancore di Barbara. Il risultato è un insieme di temi psicoanalitici e suggestioni inquietanti (c'è di mezzo anche la leggenda di Sleepy Hollow, visto che il racconto di Washington Irving si svolge proprio a Tarrytown), favorite dalla bella fotografia – come nel film precedente – di Nicholas Musuraca, e da una colonna sonora che nella versione italiana saccheggia ampiamente la sinfonia "Patetica" di Ciajkovskij. La pellicola era stata iniziata da Gunther von Fritsch, al suo debutto nel lungometraggio: ma non avendo rispettando le tempistiche (dopo i 18 giorni di riprese previsti aveva terminato solo metà film), venne sostituito dal montatore Robert Wise, che esordì così a sua volta nella regia. Alla sua uscita passò quasi inosservato, ma la rivalutazione successiva da parte della critica l'ha portato a diventare un piccolo cult movie.

30 luglio 2019

Stasera ho vinto anch'io (R. Wise, 1949)

Stasera ho vinto anch'io (The Set-Up)
di Robert Wise – USA 1949
con Robert Ryan, Audrey Totter
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Rivisto in TV.

Stoker Thompson (Robert Ryan), anziano pugile la cui carriera non è mai decollata e che da tempo è sulla via del tramonto, attende di salire sul ring di Paradise City per battersi da sfavorito con il più giovane "Tiger" Nelson. A sua insaputa, il suo manager Tiny (George Tobias) si è accordato con il gangster Sullivan affinché perda dopo la seconda ripresa: e convinto che il vecchio atleta non abbia alcuna possibilità di vittoria (e per tenere per sé il denaro ricevuto), non si è nemmeno premurato di dirglielo. Contemporaneamente la moglie Julia (Audrey Totter), disillusa e stufa di vederlo perdere sul ring, medita di lasciarlo. Ma contro ogni pronostico, il veterano Stoker saprà ritrovare dentro di sé la forza e l'orgoglio per dare sfogo al proprio desiderio di rivalsa, a costo di pagarne le conseguenze. Assai conciso (dura poco più di un'ora) e girato interamente in tempo reale (i minuti che scorrono per lo spettatore sono gli stessi che scorrono per i personaggi, come sottolineato dai numerosi orologi che vengono inquadrati durante la vicenda), un piccolo gioiellino che va annoverato fra le migliori pellicole sul tema del pugilato, "sport cinematografico" per eccellenza, di cui mostra tutto il sordido sottobosco che lo circonda e che ne determina il fascino: ring e stadi di periferia, scommettitori incalliti o semplici appassionati, pugili professionisti e dilettanti allo sbaraglio, campioni e falliti, vecchie volpi e giovani novellini con la paura del primo incontro, abitudini e scaramanzie, le chiacchiere e i riti nello spogliatoio mentre si attende che giunga il proprio turno di salire sul ring. Grazie alla trovata del tempo reale abbiamo la possibilità di prepararci e trepidare insieme al protagonista prima dell'incontro, di assistere agli sguardi degli spettatori (molti dei quali ben caratterizzati con pochi tratti) durante il combattimento, di vivere quest'ultimo round dopo round e colpo dopo colpo, mentre all'esterno Julia cammina per le strade della città e del parco dei divertimenti adiacenti, chiusa nei suoi pensieri, fino alla stazione degli autobus da cui vorrebbe partire. E per questi motivi la semplicità dell'intreccio non va a detrimento della tensione, anzi contribuisce ad accrescerne l'intensità e il coinvolgimento emotivo. La sceneggiatura di Art Cohn è ispirata a un poema narrativo di Joseph Moncure March del 1928 (dove però il pugile protagonista era nero e appena uscito di prigione: l'elemento razziale viene qui a mancare). Ryan venne scelto perché prima di diventare attore era stato campione dei pesi massimi al college. Il titolo italiano si riferisce all'ultima frase pronunciata dalla moglie Julia.

12 ottobre 2011

West Side Story (Robert Wise, 1961)

West Side Story (id.)
di Robert Wise, Jerome Robbins – USA 1961
con Natalie Wood, Richard Beymer
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Rivisto in DVD, con Giovanni, Rachele, Paola, Eleonora e Ginevra, in originale con sottotitoli.

Tratto dal celebre musical di Leonard Bernstein e Stephen Sondheim, è una versione moderna del “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare, ambientata nell’Upper West Side di New York. Qui è in corso una vera e propria guerra fra due bande di ragazzi di strada: i Jets, composti da americani bianchi (anche se poi, a ben vedere, sono tutti di origine più o meno varia: chi svedese, chi polacca, eccetera), e gli Sharks, immigrati portoricani. I primi sono guidati da Riff, fondatore del gruppo insieme all’amico Tony, che ora ha messo la testa a posto e si è anche trovato un lavoro; i secondi da Bernardo, che ha appena fatto arrivare da Porto Rico la sorella minore Maria. Naturalmente fra Tony e Maria sarà amore a prima vista, ma il loro idillio sarà contrastato dall’odio che scorre fra le due fazioni e che finirà con l’insanguinare il quartiere. Il film vede l’eclettico regista Robert Wise (scelto dai produttori per via della sua “familiarità con i drammi urbani newyorkesi”) collaborare con il coreografo della versione teatrale, Jerome Robbins. Quest’ultimo, a dire il vero, abbandonò il set a metà lavorazione, ma Wise volle che venisse comunque accreditato al suo fianco come co-regista. La pellicola ebbe un successo enorme, tanto da vincere ben 10 statuette (su 11 nomination) agli Oscar, comprese quelle per il miglior film, la regia, la fotografia, la colonna sonora e gli attori non protagonisti (George Chakiris e Rita Moreno, che interpretano Bernardo e la sua ragazza Anita). Diverse le curiosità legate al cast: la parte di Tony venne proposta a Elvis Presley, il quale rifiutò su suggerimento del suo manager, mentre per il ruolo di Maria si pensò ad Audrey Hepburn, che rinunciò perché incinta. Molti degli attori che si vedono sullo schermo avevano recitato anche nella versione teatrale, ma in ruoli differenti (George Chakiris, per esempio, era stato Riff nell’allestimento londinese). Quasi tutti gli attori cantano anche i propri brani, ma questo non vale per i due protagonisti, che durante i numeri musicali sono doppiati: la voce di Natalie Wood è di Marni Nixon, quella di Richard Beymer è di Jimmy Bryant. Quattro anni dopo Wise ripeterà l’esperienza musicale con un altro titolo leggendario, “Tutti insieme appassionatamente”.

Ai tempi considerato assai innovativo e acclamato, oltre che per i temi sociali, soprattutto per le scenografie, i colori, le coreografie dei balletti e la messa in scena molto stilizzata, oggi il film può forse apparire un po’ datato (soprattutto perché, purtroppo, da allora il fenomeno della violenza nelle strade e in generale la cultura della trasgressione giovanile hanno fatto passi da gigante, evolvendosi in più direzioni): ma la bellezza delle canzoni e l’universalità degli argomenti trattati lo rendono ancora una visione di forte impatto. Quasi ogni scena e ogni numero musicale meriterebbe di essere ricordato: dai titoli di testa disegnati (come la locandina) da Saul Bass, dove i tratteggi vanno a formare la coastline dell’isola di Manhattan, alla sequenza iniziale con gli inseguimenti e i dispetti reciproci fra i Jets e gli Sharks al campo da basket e per le strade del quartiere; dall’introduzione di Tony, che canta “Something’s coming”, al ballo in palestra in cui il ragazzo incontra per la prima volta Maria (che sfocia in uno dei brani più noti dell’opera, “Maria”, appunto); dalla vivace “America” con cui Anita e gli Sharks mettono a confronto la vita a Porto Rico e quella negli Stati Uniti, non risparmiando strali e frecciate a sfondo sociale (da notare che il testo venne notevolmente cambiato rispetto alla versione teatrale originale), al duetto d’amore “Tonight” fra Tony e Maria, più tardi ripreso in versione ensemble e cantato da tutto il cast al culmine della tensione del secondo atto; dalla divertente “Gee, Officer Krupke”, in cui i ragazzi prendono in giro le autorità che vorrebbero “correggere” il loro comportamento senza minimamente comprendere le reali ragioni del loro disagio, alla graziosa “I feel pretty”, che illustra magnificamente la felicità di Maria; dal toccante duetto “One Hand, One Heart”, che accompagna il matrimonio immaginario fra Tony e Maria, alla sublime melodia di “Somewhere”, un inno alla speranza e contro la cattiveria del mondo; dal ritmico brano “Cool”, con cui i Jets meditano vendetta contro i rivali, al ruvido “A Boy Like That”, con cui Anita cerca inutilmente di convincere l’amica Maria a rinunciare all’amore impossibile per Tony. Un remake, inferiore sotto ogni aspetto, firmato da Spielberg nel 2021.

26 giugno 2009

Perfido inganno (Robert Wise, 1947)

Perfido inganno (Born to kill)
di Robert Wise – USA 1947
con Claire Trevor, Lawrence Tierney
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Visto in divx, con Marisa, in originale con sottotitoli.

La bella Helen, appena divorziata e in procinto di risposarsi, si scopre morbosamente attratta dal turpe Sam, che introduce nella propria casa e vede fidanzarsi, non senza una punta di gelosia, con la ricca sorellastra Georgia (Audrey Long). Pur sapendo che è responsabile di diversi efferati omicidi, non esita a proteggerlo e ad ostacolare le indagini su di lui: pagherà con la vita. Il primo noir di Wise, tratto da un romanzo di James Gunn, è una pellicola a tinte forti sul fascino per il male: notevole l'ambiguità delle gran parte dei personaggi (compreso il detective privato, interpretato da Walter Slezak, che si dimostra facilmente corruttibile), anche se non manca una punta di moralismo nella descrizione della protagonista (la scena iniziale del divorzio, secondo i dettami del codice Hays, serve a lasciar subito intendere che la donna non è del tutto "buona"). In ogni caso resta un bel thriller, efficace nel descrivere un'atmosfera malata e inquietante (su tutte, spicca la scena in cui Helen minaccia di morte l'anziana Esther Howard, che stava indagando per conto proprio su Sam). Nel cast c'è anche Elisha Cook jr., complice che tenta inutilmente di tenere a freno l'amico nevrotico e paranoico.

11 gennaio 2009

Un giorno... di prima mattina (R. Wise, 1968)

Un giorno... di prima mattina (Star!)
di Robert Wise – USA 1968
con Julie Andrews, Richard Crenna
**1/2

Visto in DVD, con Martin.

Biografia romanzata di Gertrude Lawrence, un'attrice di teatro, cantante e ballerina di varietà realmente esistita – molto popolare nella sua patria Inghilterra e negli Stati Uniti, ma che io francamente non avevo mai sentito nominare – dai ruggenti anni '20 attraverso la Grande Depressione fino alla vigilia della seconda guerra mondiale. Film strabordante (quasi tre ore) e variopinto, sostenuto dalla brillante interpretazione della Andrews (che cambia oltre un centinaio di costumi!) e soprattutto dagli innumerevoli numeri di canto e di ballo (fra i quali spiccano la bella sequenza del bordello cinese, quasi un film nel film, e la stravagante e onirica canzone finale, "Jenny"). Districandosi fra i suoi numerosi ammiratori, sostenuta dall'amicizia del compositore e commediografo Noël Coward (un brioso Daniel Massey), e cercando per tutta la vita di essere amata e di sfuggire alla solitudine, la figura della Lawrence, donna volitiva e insicura, materialista e ingenua, riempie costantemente lo schermo senza lasciare spazio agli altri personaggi: un film lungo e smisurato, ma mai noioso. Ottime le musiche (con canzoni, fra gli altri, dello stesso Noël Coward e di George Gershwin, Kurt Weill e Cole Porter) e le coreografie di Michael Kidd. La pellicola – che venne candidata a sette Oscar senza vincerne nessuno – fu però un insuccesso commerciale. La Andrews aveva già interpretato per Wise "Tutti insieme appassionatamente".

5 aprile 2007

Gli invasati (Robert Wise, 1963)

Gli invasati (The haunting)
di Robert Wise – USA 1963
con Julie Harris, Claire Bloom
***

Rivisto in DVD, con Martin.

In una casa "maledetta" nel New England, dove nel corso degli anni si sono succedute morti inspiegabili, giunge un gruppo di indagatori del paranormale. Fra loro c'è Eleanor, ragazza dalla psiche instabile che si convince che la dimora la stia chiamando a sé per non lasciarla più andar via. Un capolavoro del thriller sovrannaturale, capostipite di un intero filone di "case stregate", cui moltissime opere successive (dagli horror italiani anni '70 al Kubrick di "Shining", ma anche alcuni episodi di Dylan Dog) sono debitori. Wise, praticamente senza effetti speciali ma usando solo le ombre, il sonoro e la recitazione degli attori, costruisce abilmente una tensione e una suspense di altissimo livello. La lezione di Val Lewton, il produttore che lo aveva fatto esordire ai tempi della RKO, non era evidentemente passata invano. Ottima anche la fotografia in bianco e nero, che rende paurose porte, scale e corridoi. Da ricordare comunque che già il film d'esordio del regista, "La casa sulla scogliera", parlava di una casa stregata.

6 luglio 2006

Tutti insieme appassionatamente (R. Wise, 1965)

Tutti insieme appassionatamente (The Sound of Music)
di Robert Wise – USA 1965
con Julie Andrews, Christopher Plummer
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Visto in DVD, in originale con sottotitoli.

Per quanto possa sembrare strano non avevo mai visto questo celebre film per famiglie, uno dei maggiori successi cinematografici di tutti i tempi. Vinse l'Oscar, fu campione d'incassi e ancora oggi figura al terzo posto nella classifica dei film più visti al cinema negli Stati Uniti dopo "Via col vento" e "Guerre stellari". Magistralmente diretto da Robert Wise, è tratto dal musical di Rodgers & Hammerstein, a sua volta ispirato a una storia vera: Maria von Trapp e la sua numerosa famiglia fuggirono veramente dall'Austria alla vigilia della seconda guerra mondiale per trasferirsi negli Stati Uniti, dove si esibirono per anni come compagnia cantante. Visto il soggetto (una novizia irrequieta abbandona il convento per lavorare come governante in casa di un burbero vedovo con sette figli, conquistando prima l'affetto dei bambini e poi l'amore del padre), temevo fosse insopportabilmente sdolcinato ed eccessivamente pieno di buoni sentimenti. Invece, anche se alcuni numeri musicali sono in effetti un po' melensi, il film è gradevolissimo: il merito va in gran parte alla simpatia e alla freschezza di una Julie Andrews agli inizi della sua carriera cinematografica (aveva appena girato "Mary Poppins", curiosamente un'altra pellicola musicale dove interpreta una governante alle prese con dei bambini). L'ambientazione, Salisburgo e dintorni alla fine degli anni trenta, mi è piaciuta molto. Anni fa avevo trascorso tre settimane nella città di Mozart e mi ha fatto piacere rivederla sullo schermo. Molto belle anche le canzoni, non particolarmente sofisticate ma comunque piacevoli. La mia preferita è "My favorite things". Wise, che quattro anni prima aveva già realizzato la versione cinematografica di un altro celebre musical, "West Side Story", dirige con intelligenza ponendosi completamente al servizio della pellicola. Inizialmente il regista avrebbe dovuto essere William Wyler, che si era tirato indietro non trovandosi a proprio agio con lo spirito "leggero" del film. Probabilmente avrebbe dato più enfasi alla parte finale della storia, quella che descrive l'Anschluss dell'Austria e l'arrivo dei nazisti, rendendo il film troppo cupo. Meglio così.

29 maggio 2006

Ultimatum alla Terra (R. Wise, 1951)

Ultimatum alla Terra (The Day the Earth Stood Still)
di Robert Wise – USA 1951
con Michael Rennie, Patricia Neal
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Visto in DVD.

"Michael Rennie was ill
the day the Earth stood still
but he told us where we stand..."

Un disco volante atterra a Washington, in piena guerra fredda: ne escono un uomo in tuta spaziale accompagnato da un possente automa distruttore. L'alieno, Klaatu, è giunto per lanciare ai governi terrestri un ultimatum: se continueranno a sperimentare armi atomiche e porteranno la guerra al di fuori del proprio pianeta, la Terra verrà distrutta. Prima di compiere la sua missione, tuttavia, Klaatu decide di trascorrere alcuni giorni mimetizzato fra gli esseri umani allo scopo di comprenderli meglio: non troverà altro che paura, diffidenza e incapacità di accettare l'ignoto.
Una pietra miliare della fantascienza, un classico con i quali tutti, per una ventina d'anni e forse più, hanno dovuto fare i conti, e che ha influenzato fra gli altri Stan Lee, Jack Kirby, Gene Roddenberry e George Lucas. Un film così dichiaratamente pacifista che sorprende come possa essere stato prodotto in pieno maccartismo, per di più da un noto militarista come il produttore Darryl F. Zanuck. Ricco di spunti di ogni tipo, ottimo a livello cinematografico, con musiche ed effetti speciali realistici e sopra la media, l'ho trovato piacevolissimo da vedere ancora oggi, curato nei dettagli e nelle atmosfere. Incredibile a dirsi, Wise non si rese conto del parallelo fra Klaatu e Gesù Cristo se non quando il film era già nelle sale. La frase "Klaatu barada nikto", con la quale viene arrestata la follia distruttiva dell'automa, è entrata nella memoria collettiva e viene citata, fra gli altri, da Sam Raimi ne "L'armata delle tenebre".

Nota: il doppiaggio italiano dell'epoca, peraltro ben fatto, suona piuttosto buffo alle orecchie moderne. "Spaceship" è tradotto con "aereo astrale", "spaceman" con "uomo astrale", per non parlare di "robot" sempre tradotto con "automa".