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19 gennaio 2022

Chi ucciderà Charley Varrick? (Don Siegel, 1973)

Chi ucciderà Charley Varrick? (Charley Varrick)
di Don Siegel – USA 1973
con Walter Matthau, Joe Don Baker
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Dopo una sanguinosa rapina in una piccola banca del New Mexico, nel corso della quale perde la moglie che gli faceva da autista (Jacqueline Scott), l'ex pilota d'aereo Charley Varrick (Walter Matthau) si rende conto di aver messo le mani su un bottino molto più grande del previsto, una somma di denaro troppo alta per non appartenere alla malavita. E infatti l'organizzazione cui li ha sottratti sguinzaglia subito un sicario (Joe Don Baker) sulle tracce di Charley e del suo complice, la giovane testa calda Harman (Andrew Robinson)... Un solido film d'azione vecchio stile, con personaggi interessanti (almeno gli uomini: la caratterizzazione delle donne è un po' disinvolta) e non privo di colpi di scena. Memorabile soprattuto il protagonista, criminale dilettante ma pieno di assi da giocare, che ben si districa anche quando è in fuga o preso di mira da più parti (i gangster, i poliziotti...). John Vernon è il banchiere che traffica con la mafia, Felicia Farr la sua segretaria, Woodrow Parfrey il direttore della filiale rapinata, Sheree North la falsificatrice di documenti. Don Siegel avrebbe voluto intitolare il film "L'ultimo degli indipendenti", il motto della compagnia di disinfestazione aerea di Charley Varrick, e aveva pensato a Clint Eastwood come protagonista.

28 maggio 2021

Army of the dead (Zack Snyder, 2021)

Army of the dead (id.)
di Zack Snyder – USA 2021
con Dave Bautista, Ella Purnell
**

Visto in TV (Netflix).

In una Las Vegas invasa dagli zombie e isolata dal resto della nazione, un gruppo di superstiti e mercenari che era riuscito a fuggire dalla città progetta di introdurvisi di nuovo per raggiungere il caveau sotterraneo di un casinò e impadronirsi dei milioni di dollari in esso contenuti. Snyder fonde insieme due generi ben distinti e codificati del cinema action/horror/thriller americano, vale a dire lo zombie movie alla Romero (con alcune varianti che ricordano "Resident Evil") e l'heist movie (il "cinema di rapine", meglio se tecnologiche alla "Mission: Impossibile"), per produrre uno spettacolone che possa soddisfare un'ampia fetta di pubblico. E nonostante i suoi limiti, in fondo ci riesce: a parte le goffe battutine nei dialoghi e i personaggi stereotipati (su tutti la figlia del protagonista), la tensione e l'azione si mantengono alte per tutta la durata, forse eccessiva (due ore e mezza), della pellicola, e i colpi di scena non mancano (anche se non giungono certo inattesi, come in ogni film da "totomorti" che si rispetti). Peccato che l'ambientazione, Las Vegas appunto, sia solo un pretesto per scenari e situazioni più da videogioco che da film, e non sfruttata fino in fondo (almeno non quanto aveva fatto John Carpenter in una pellicola per certi versi analoga a questa, "1997: Fuga da New York": c'è anche il conto alla rovescia per portare a termine la missione, in questo caso perché una bomba nucleare sta per arrivare a distruggere la città). Il roster dei personaggi è ricco, ma si tratta di figure fumettistiche o costruite a tavolino, da dividere fra buoni e cattivi, e fra comici e drammatici, in pochi però capaci di lasciare qualcosa allo spettatore, a partire dall'anonimo protagonista interpretato da un Dave Bautista col pilota automatico. Da segnalare invece in positivo il tedesco Matthias Schweighöfer (Dieter, lo scassinatore, che lavora sulle note del "Crepuscolo degli dei" di Wagner), Nora Arnezeder (Lily "Coyote", la guida, uno dei personaggi più ambigui) e Raúl Castillo (Guzman, la testa calda caciarona e amante dei social media). Memorabile anche la tigre zombie. Molto belli i titoli di testa, quasi un film nel film, che raccontano gli antefatti della storia (e in questo ricordano il "Watchmen" sempre di Snyder). Curiosità: Tig Notaro, che interpreta il pilota dell'elicottero, è stata sostituita digitalmente all'attore inizialmente scritturato per la parte, Chris D'Elia, dopo che questi aveva già girato le sue scene.

15 maggio 2021

Mission: Impossible (B. De Palma, 1996)

Mission: Impossible (id.)
di Brian De Palma – USA 1996
con Tom Cruise, Jon Voight
**

Rivisto in TV (Prime Video).

Membro di una squadra speciale di agenti segreti – l'IMF ("Reparto missione impossibile") – specializzati in azioni ad alta pericolosità, l'esperto in camuffamenti Ethan Hunt (Cruise) viene sospettato di essere un traditore, dopo che il suo intero team è stato eliminato nel corso di una missione a Praga. Per discolparsi dovrà identificare la vera talpa, rubando per proprio conto la lista degli agenti sotto copertura che questi intendeva vendere a un trafficante internazionale. Pellicola ispirata a una classica serie televisiva degli anni sessanta, che aveva già avuto un revival (sempre sotto forma di serie tv) alla fine degli anni ottanta: pur tradendone in parte lo spirito (il focus si sposta da un gruppo a un singolo eroe) e i personaggi originali (basti pensare a Jim Phelps, fra i protagonisti del serial tv e qui – interpretato da Jon Voight, dopo il rifiuto di Peter Graves – trasformato in cattivo), ha fatto registrare uno straordinario successo al botteghino, tanto da dare vita a una fortunata saga cinematografica (a oggi composta da sei capitoli, tutti con Tom Cruise come protagonista; ma altri sono in arrivo). A colpire l'immaginario del pubblico sono state soprattutto le sequenze delle effrazioni iper-tecnologiche, come quella al quartier generale della CIA, in seguito scimmiottate e imitate da numerose altre pellicole (anche in estremo oriente, come in Giappone o a Hong Kong, dove il film ha fatto particolare furore). E se per il resto la sceneggiatura è scadente (la trama ha poco senso o sembra improvvisata, e i personaggi mancano di personalità, a partire dal protagonista: ma anche la bella Emmanuelle Béart è sprecata), poco importa: lo spettacolo è tutto a livello di tensione, atmosfere, scene d'azione, con reminiscenze hitchcockiane e sequenze come l'inseguimento finale fra l'elicottero e il treno in corsa che bastano e avanzano a tenere desta l'attenzione di uno spettatore in cerca di intrattenimento facile sì ma di qualità. Tom Cruise, anche co-produttore, ha effettuato personalmente gran parte dei propri stunt. Nel cast anche Kristin Scott Thomas, Vanessa Redgrave, Jean Reno e Ving Rhames. La colonna sonora di Danny Elfman comprende anche una rielaborazione (di Larry Mullen e Adam Clayton) del tema classico della serie tv (di cui all'inizio è proposta una vera e propria sigla).

10 marzo 2021

Time to hunt (Yoon Sung-hyun, 2020)

Time to hunt (Sanyangui sigan)
di Yoon Sung-hyun – Corea del Sud 2020
con Lee Je-hoon, Choi Woo-shik
**1/2

Visto in TV (Netflix).

In una Corea economicamente in bancarotta, in preda al caos sociale e funestata da povertà e criminalità, il giovane ladruncolo Jun-seok (Lee Je-hoon), appena uscito di prigione, sogna di fuggire verso un paradiso tropicale e a questo scopo organizza una rapina a una casa da gioco clandestina insieme agli amici Ki-hoon (Choi Woo-shik), Jang-ho (Ahn Jae-hong) e Sang-soo (Park Jung-min). Ma i gangster che gestivano il locale scatenano sulle loro tracce un killer solitario e implacabile, l'ex poliziotto Han (Park Hae-soo), che darà la caccia ai ragazzi giocando con loro come il gatto con i topi... Solido crime movie che ha nelle scene di tensione e nell'umanità dei personaggi il suo punto di forza. Senza velleità autoriali (anche se il contesto sociale semi-distopico è un ingrediente inatteso e che arricchisce la vicenda) ma comunque ben diretto e interpretato, il film si lascia seguire con interesse fino a un finale, a dire il vero, un po' deludente nella sua incapacità di essere del tutto risolutivo. Nonostante alcune svolte improbabili (come i due mercanti d'armi gemelli interpretati da Jo Sung-ha), il tono di fondo è piuttosto realistico: i personaggi commettono errori o cedono all'emozione, tutti ovviamente tranne l'inarrestabile e misterioso killer, una sorta di "uomo nero" o di Babau, sempre pronto a uscire dall'ombra (o dai sogni) per avventarsi sui protagonisti, la cui fuga diventa una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

23 gennaio 2021

L'incredibile avventura di Mr. Holland (C. Crichton, 1951)

L'incredibile avventura di Mr. Holland (The Lavender Hill Mob)
di Charles Crichton – GB 1951
con Alec Guinness, Stanley Holloway
**1/2

Visto in TV (Prime Video).

Il modesto signor Holland (Guinness), impiegato pignolo e apparentemente integerrimo, progetta di rubare un milione di sterline in lingotti d'oro durante il loro trasporto dalla fonderia alla banca. E per far uscire il bottino dal paese stringe un sodalizio con Pendlebury (Holloway), aspirante artista e proprietario di un'azienda che produce oggetti ricordo: il metallo verrà fuso per realizzare modellini della Torre Eiffel da spedire in Francia come souvenir. Ma se il colpo va a buon fine come previsto, una serie di coincidenze faranno tornare parte della refurtiva a Londra, attraverso un gruppo di scolarette in gita... Una spigliata commedia criminale, realizzata dallo stesso regista che, trentacinque anni più tardi, tornerà su temi simili con "Un pesce di nome Wanda". Da ricordare l'insolito metodo con cui Holland e Pendlebury si procurano due complici esperti di rapine (Sid James e Alfie Bass), gridando parte dei loro piani in pubblico (in metropolitana o alle corse) e sperando che qualcuno si mostri interessato, nonché l'inseguimento "pasticciato" con le auto della polizia. L'intera storia è raccontata da Holland in flashback, mentre si trova a Rio de Janeiro: in una breve scena all'inizio compare Audrey Hepburn, allora ancora sconosciuta, che pronuncia una sola battuta. Premio Oscar per la miglior sceneggiatura (a T. E. B. Clarke) e nomination per Guinness come miglior attore. Inadatto (e molto stupido) il titolo italiano.

7 dicembre 2020

American animals (Bart Layton, 2018)

American animals (id.)
di Bart Layton – USA 2018
con Barry Keoghan, Evan Peters
**1/2

Visto in TV.

Per il suo secondo lungometraggio, Layton ricorre ancora una volta a una storia vera (come nel precedente "L'impostore"), raccontando del furto di alcuni libri rari (fra cui una copia de "L'origine della specie" di Darwin, da cui proviene la frase che apre il film e gli dà il titolo) da una biblioteca universitaria nel Kentucky da parte di quattro studenti, più o meno sbandati. Interviste ai veri protagonisti del furto (nonché ai loro genitori e a un professore) inframmezzano le sequenze girate con attori che li impersonano (Barry Keoghan, Evan Peters, Jared Abrahamson e Blake Jenner), rendendo la pellicola qualcosa a metà fra il film di finzione e il documentario. E tanti piccoli dettagli cambiano a seconda di chi li racconta, come a voler comunicare che siamo di fronte a una ricostruzione che può non essere del tutto attendibile. Questa struttura, nonché l'ottima regia e le buone interpretazioni, si abbinano però a una storia non eccessivamente originale e forse meno interessante della precedente. Per lo meno i personaggi sono ben costruiti: i quattro studenti che si improvvisano rapinatori, preparando in anticipo ogni dettaglio – anche attraverso la visione di film celebri basati su furti e rapine (guardano "Rapina a mano armata" di Kubrick, si affibbiano soprannomi basati sui colori come ne "Le iene" di Tarantino) – ma poi pasticciando e commettendo innumerevoli errori, e che esibiscono paure, perplessità, incertezze e ripensamenti, fino ai sensi di colpa che conducono al loro inevitabile arresto, sono ragazzi anche brillanti che soffrono nel sentirsi ingranaggi di un sistema, che sognano la libertà e vogliono distinguersi in un'impresa fuori dal comune: lo specchio di una gioventù che, guidata dal sogno americano, aspira ad elevarsi al di sopra degli altri e di raggiungere il successo a tutti i costi, anche con scorciatoie illegali. Il regista ce li mostra in chiave simpatetica, anche se il suo sguardo è, appunto, quasi zoologico o entomologico. Piccola parte per Udo Kier nel ruolo del ricettatore olandese.

6 novembre 2020

Downtown torpedoes (Teddy Chan, 1997)

Downtown torpedoes (San tau dip ying)
di Teddy Chan – Hong Kong 1997
con Jordan Chan, Takeshi Kaneshiro
**

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Una banda di ladri acrobatici e ipertecnologici, specializzati nel furto di segreti industriali, viene convinta da Stanley Wong (Alex Fong), capo dei servizi segreti di Hong Kong, a collaborare al recupero di due preziose lastre per la stampa di banconote false, cadute nelle mani di un agente inglese traditore. Ma il gruppo, di cui fanno parte gli abili Cash (Jordan Chan) e Jackal (Takeshi Kaneshiro), la coordinatrice Sam (Charlie Yeung), l'inaffidabile Titan (Ken Wong) e la giovane hacker Phoenix (Theresa Lee), scoprirà di essere stato ingannato: a volersi impadronire delle lastre era proprio colui che li ha ingaggiati. Solido action movie, ben fatto anche se non particolarmente originale, che si lascia seguire fino alla fine grazie alle diverse sequenze (ispirate a "Mission: Impossible") che vedono i protagonisti all'opera, e un discreto numero di capovolgimenti e di colpi di scena. Gli interpreti sono adeguati, la regia è senza fronzoli, la fotografia fredda come in gran parte delle pellicole del genere. Se il grosso dell'azione è ambientato nella (ex) colonia inglese, l'incipit si svolge in Germania e il finale a Budapest. "Skyline cruisers" di Wilson Yip, uscito tre anni più tardi, avrebbe dovuto esserne un sequel ma è diventato poi un film indipendente.

16 ottobre 2020

Le regole della truffa (Rob Minkoff, 2011)

Le regole della truffa (Flypaper)
di Rob Minkoff – USA 2011
con Patrick Dempsey, Ashley Judd
***

Visto in TV, con Sabrina.

Una banca viene rapinata contemporaneamente da due bande diverse: la prima è composta da tre criminali professionisti e high-tech (Mekhi Phifer, Matt Ryan e John Ventimiglia), la seconda da una coppia di balordi (Tim Blake Nelson e Pruitt Taylor Vince). Fra i clienti, presi in ostaggio insieme al personale dell'istituto, c'è il nevrotico e semi-autistico Tripp (Patrick Dempsey), che non può mettere a tacere le proprie straordinarie capacità osservative, in grado di catturare ogni dettaglio. Grazie a queste, si rende subito conto che c'è qualcosa di strano: forse qualcuno trama nell'ombra, ha manipolato entrambe le bande di rapinatori e ha un secondo (o un terzo) fine... Scritto da Jon Lucas e Scott Moore (gli sceneggiatori di "Una notte da leoni") e diretto dal co-regista de "Il re leone", un heist movie comico e vivacissimo, caratterizzato da un ritmo senza sosta, ricco di false tracce e di colpi di scena: da un lato guarda al cinema corale e umoristico alla Guy Ritchie (alcuni personaggi sembrano usciti da "Snatch"), dall'altro al classico giallo deduttivo alla Agatha Christie (quando tutti i presenti, rapinatori od ostaggi che siano, si sospettano a vicenda, sembra quasi di essere in un remake di "Dieci piccoli indiani" o in una partita di "Cluedo"), con echi da "I soliti sospetti" e "Quel pomeriggio di un giorno da cani", il tutto senza risultare pretenzioso, senza strizzatine d'occhio post-moderne allo spettatore e senza traccia di messaggio morale (è puro intrattenimento!). Merito anche di un protagonista unico nel suo genere, osservatore come Sherlock Holmes ma disinibito e impulsivo per via di una sorta di ADHD (la sindrome di deficit di attenzione e iperattività). Gli altri personaggi sono più stereotipati o macchiettistici, ma comunque adeguatamente funzionali al loro ruolo. Ashley Judd è la cassiera di cui Tripp si innamora, i dipendenti della banca sono interpretati da Jeffrey Tambor (il direttore), Curtis Armstrong, Rob Huebel, Adrian Martinez e Octavia Spencer, e gli altri clienti da Natalia Safran ed Eddie Matthews. Passato quasi inosservato in sala e bistrattato dalla critica, il film meriterebbe una rivalutazione.

19 luglio 2020

Prendi i soldi e scappa (W. Allen, 1969)

Prendi i soldi e scappa (Take the money and run)
di Woody Allen – USA 1969
con Woody Allen, Janet Margolin
**1/2

Rivisto in divx alla Fogona, con Sabrina e Marisa.

Cresciuto in un quartiere disagiato di San Francisco, Virgil Starkwell diventa – senza troppa fortuna – un criminale che alterna fallimentari tentativi di rapine in banca a brevi soggiorni in penitenziari dai quali, in un modo o nell'altro, riesce sempre ad evadere. Al suo primo vero film da autore completo (attore, sceneggiatore e regista) dopo l'esperimento "Che fai, rubi?", Woody Allen sceglie la strada del mockumentary (il "finto documentario"), con tanto di voce narrante e di interviste ai vari personaggi che il protagonista ha incontrato nel corso della sua vita (a partire dai genitori, che appaiono sullo schermo con nasi e baffi finti). Lo sfortunato Virgil è una specie di Clyde, la cui Bonnie è rappresentata dalla tenera e virginea Louise (Janet Margolin), incontrata per caso (“Era così tenera, così dolce mentre camminava accanto a me nel parco, che dopo quindici minuti avevo già deciso di sposarla. Dopo mezz'ora avevo rinunziato del tutto all'idea di rubarle la borsetta”). La comicità è soprattutto situazionista, praticamente slapstick (esilaranti le scene in cui il protagonista è incatenato ad altri cinque evasi con cui forma una chain gang), lontana dalla verbosità e dalle ossessioni intellettuali che diventeranno il marchio di fabbrica del comico dal decennio successivo. La tecnica del documentario anticipa naturalmente "Zelig" (e c'è anche una scena in cui Virgil, per breve tempo, si trasforma in un rabbino). Prima di decidere di fare lui stesso il regista, Allen aveva chiesto che a dirigere la pellicola fosse Jerry Lewis. Il film è stato scritto insieme all'amico Mickey Rose, che Woody aveva conosciuto al liceo e che collaborerà con lui anche nel suo secondo film, "Il dittatore dello stato libero di Bananas".

7 aprile 2020

Lock & Stock (Guy Ritchie, 1998)

Lock & Stock - Pazzi scatenati (Lock, stock and two smoking barrels)
di Guy Ritchie – GB 1998
con Nick Moran, Jason Statham
***

Rivisto in TV.

Per ripagare il boss del crimine con cui si sono indebitati, dopo aver perso alle carte una forte somma di denaro, quattro amici dell'East End londinese – Eddie (Nick Moran), Bacon (Jason Statham), Tom (Jason Flemyng) e Soap (Dexter Fletcher) – decidono di derubare una gang di rapinatori, subito dopo che questa ha a sua volta derubato un gruppo di coltivatori di marijuana, scatenando l'ira degli spacciatori che venivano da loro riforniti. Ne seguirà un marasma di vendette e rese dei conti incrociate. L'opera prima di Guy Ritchie, che segna anche l'esordio cinematografico di molti dei suoi attori (in particolare di Jason Statham, in precedenza modello e tuffatore, e di Vinnie Jones, ex calciatore), è una scatenata commedia ambientata in un sottobosco di piccoli e grandi criminali, fra professionisti e balordi, che guarda a Tarantino (senza farne mistero: uno dei personaggi, a un certo punto, commenta: "Ma che è, Pulp Fiction questo?") e alla sua commistione di anti-eroi, trame noir e pulp, stile pop, dialoghi scoppiettanti e citazioni cinematografiche (nella colonna sonora si echeggia Morricone), ma che riesce ad essere a suo modo originale per via dell'ambientazione londinese e della ricchezza con cui gli innumerevoli personaggi vengono caratterizzati. Inoltre, nonostante tutto (e non è una cosa scontata), fra sanguinose sparatorie e scommesse clandestine, i multipli fili della vicenda si lasciano seguire fino in fondo, consentendo allo spettatore di avere sempre ben chiara la situazione e di comprendere quali sono i legami fra i personaggi, grazie a una serie di MacGuffin che questi si contendono (il denaro, la droga, i due moschetti d'antiquariato). La successione di eventi tragicomici e senza un attimo di respiro (dalla sequenza della rapina fino al finale sospeso) segue proprie regole di coerenza e non una semplice casualità postmodernista (nulla a che spartire con i fratelli Coen, per fortuna!). Nel cast corale, oltre ai quattro protagonisti citati, spiccano P. H. Moriarty (il boss Harry "l'accetta"), Lenny McLean (il suo violento braccio destro Barry "il battista"), Vinnie Jones (Big Chris, l'esattore di Harry, che va sempre in giro con il figlioletto Little Chris), Stephen Marcus (l'intrallazzatore Nico il greco), Frank Harper (il capo dei rapinatori), Vas Blackwood (il capo degli spacciatori), Nicholas Rowe e Steven Mackintosh (due dei coltivatori di marijuana), Victor McGuire e Jake Abraham (i due ladruncoli assoldati da Barry). Sting interpreta il padre di Eddie, Vera Day il giudice della partita di carte sul ring (che si rifà a "The hard case", un precedente cortometraggio di Ritchie), Alan Ford è il narratore nella versione inglese. Il produttore Matthew Vaughn resterà al fianco di Ritchie anche nei successivi "Snatch" e "Travolti dal destino". La colonna sonora comprende anche musica da "Zorba il greco". Il titolo originale (quello italiano non ha alcun senso, sembra quasi che il film abbia come protagonisti due personaggi chiamati Lock e Stock!) si riferisce letteralmente alle parti di un'arma da fuoco ("Otturatore, impugnatura e due canne fumanti") ma è anche un modo di dire che significa "tutto quanto", analogo ai nostri "armi e bagagli" o "baracca e burattini".

15 marzo 2020

Skyline cruisers (Wilson Yip, 2000)

Skyline cruisers (San tau chi saidoi)
di Wilson Yip – Hong Kong 2000
con Leon Lai, Jordan Chan, Shu Qi
*1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli.

Tre anni dopo un colpo andato male e in cui ha perso la sua fidanzata, il ladro iper-tecnologico Mac (Leon Lai) si è trasferito in Australia e ha messo insieme una nuova squadra, formata dall'amico Bird (Jordan Chan) e dai giovani Sam (Sam Lee) e Michelle (Michelle Saram). Tormentato dal passato e roso dai sensi di colpa, accetta l'incarico di recuperare il prototipo di un nuovo farmaco contro il cancro, sottratto dal perfido dottor Kam al suo legittimo scopritore. Ma dopo essersi introdotto nel laboratorio segreto di Kam in Malesia, anche con l'aiuto di una bella e misteriosa spia (Shu Qi) incontrata sul posto, scoprirà di essere stato ingannato... Concepito inizialmente come seguito di un film di tre anni prima, "Downtown torpedoes" di Teddy Chan, questa pellicola realizzata da Yip dopo i successi di critica "Bullets over summer" e "Juliet in love" si iscrive nel filone delle rapine sofisticate e tecnologiche di certi film hollywoodiani dell'epoca (in una delle prime scene, il direttore di una banca afferma che i loro sistemi di sicurezza "fanno impallidire quelli di Mission: Impossible I e II"). E dal punto di vista tecnico non sarebbe neanche male, pur con una regia un po' derivativa. Peccato che sia anche estremamente noiosa, senza appigli emotivi, con una trama inutilmente confusa e pretenziosa, e colpi di scena di cui non importa niente a nessuno. D'altronde, come capita spesso in questo genere di film, l'oggetto del contendere (il farmaco) è solo un MacGuffin, una scusa per inscenare lunghissime sequenze prive di tensione (ma fotografate benissimo!), all'insegna di gadget high-tech il cui funzionamento non viene nemmeno spiegato: insomma, un elaborato (e vuoto) esercizio di stile. Sprecato il cast, a partire da una Shu Qi imbrigliata in un personaggio mai approfondito. Jordan Chan e Sam Lee avevano già recitato per Yip in "Bio-zombie". Accattivante il look di Michelle Saram, con i capelli corti e arancioni.

3 ottobre 2019

Baby driver (Edgar Wright, 2017)

Baby Driver - Il genio della fuga (Baby Driver)
di Edgar Wright – GB/USA 2017
con Ansel Elgort, Lily James
**1/2

Visto in TV.

Il giovane Baby (Ansel Elgort) è un abilissimo pilota che lavora come autista per bande di rapinatori di banche. Lo fa per ripagare un debito al gangster Doc (Kevin Spacey), organizzatore di queste rapine. Ma quando il debito è finalmente saldato e il ragazzo vorrebbe rifarsi una vita onesta con Debora (Lily James), cameriera di un diner della quale si è innamorato, viene costretto a partecipare a un ultimo colpo... La trama è già vista e risaputa (da "Driver l'imprendibile" di Walter Hill a "Drive" di Nicolas Winding Refn, passando per "Transporter" e mille altri film del genere), ma la confezione è accattivante e ricca di stile, grazie a una regia che fa un uso variegato e consapevole del montaggio e dei piani sequenza (rendendo spettacolari le scene d'azione), rinunciando per quanto è possibile agli effetti speciali digitali, ma soprattutto al modo con cui la ricca colonna sonora è integrata diegeticamente nel racconto. Baby, infatti, soffre di acufene per via di un incidente stradale in cui è rimasto coinvolto da piccolo, e per coprire il suono ascolta continuamente musica con le cuffie nelle orecchie: le varie canzoni fanno così da sottofondo a tutti i suoi spostamenti e, naturalmente, alle fughe e agli inseguimenti in auto. Quasi ogni sequenza è perciò coreografata a ritmo di musica (tanto le scene d'azione quanto i momenti più tranquilli, come i bei titoli di testa), come se fossimo in un musical. In più, Baby ha l'abitudine di registrare i dialoghi delle persone attorno a sé, per poi campionarli, mixarli e produrre dei brani personalizzati: assai interessante. Nel complesso, un buon film d'intrattenimento con un fascino al contempo retrò e post-moderno, che ricama sul binomio romantico di "strada e musica", con diverse citazioni pop (da "Monsters & Co." ad "Austin Powers"), che scade un po' nella sezione centrale ma con un incipit e una parte conclusiva adrenalinica e soddisfacente. Peccato per un attore protagonista non sempre all'altezza e poco espressivo, un giovane cantante e DJ cui è difficile prevedere un futuro da star. Meglio, decisamente, i comprimari: non solo Spacey e la Evans, ma anche i numerosi complici delle rapine (Doc ama cambiare uomini a ogni colpo), tutti caratterizzati con qualche tratto curioso – il "pazzo" Jamie Foxx, la coppia sexy formata da Jon Hamm e Eiza González, il rude Jon Bernthal – e giostrati a rotazione in modo da rendere difficile allo spettatore prevedere in anticipo chi sarà il "boss finale", ovvero l'avversario da sconfiggere per ultimo (che infatti non è quello atteso). C.J. Jones interpreta il padre adottivo di Baby, sordo e paralitico, un personaggio francamente superfluo. La vicenda è ambientata ad Atlanta. Fra le ispirazioni evidenti (e ammesse da Wright), anche "Punto zero", "Point break" e "Le iene". Il successo della pellicola ha spinto il regista a progettare un possibile sequel (che deve ancora essere girato).

29 giugno 2019

La città si difende (Pietro Germi, 1951)

La città si difende
di Pietro Germi – Italia 1951
con Renato Baldini, Paul Müller
**

Visto in TV.

Quattro uomini – il pittore Guido (Paul Müller), l'ex calciatore Paolo (Renato Baldini), il disoccupato Luigi (Fausto Tozzi) e il giovane studente Alberto (Enzo Maggio jr.) – rapinano l'incasso di una partita di calcio allo stadio: non si tratta di delinquenti di professione, ma di disperati che, in una città che mostra ancora le ferite aperte della guerra, sperano in questo modo di rifarsi una vita. Il destino, però, vorrà diversamente. Con un titolo che sembra anticipare la stagione dei poliziotteschi, Germi filma una storia che ricorda invece capisaldi come "Giungla d'asfalto" di Huston o "Rapina a mano armata" di Kubrick, ovvero quella di una rapina portata a termine con successo, ma i cui autori non riescono a goderne i frutti per una serie di circostanze avverse. Quasi diviso in episodi, il film segue le vicende dei quattro protagonisti separatamente: Paolo, che era stato costretto ad abbandonare la carriera agonistica per un infortunio, sarà tradito proprio dall'amante (Gina Lollobrigida) che sperava di riconquistare con il denaro; Luigi, pentito delle sue azioni, cercherà di lasciare la città insieme alla moglie (Cosetta Greco) e alla figlioletta, ma finirà col cedere alla pressione; Guido, braccato dalla polizia, contatterà una banda di contrabbandieri per farsi portare fuori dal paese, ma ci lascerà la pelle; e infine Alberto minaccerà il suicidio saltando giù da un cornicione ma sarà convinto a costituirsi da un accorato discorso della madre (Emma Baron). La sceneggiatura (di Federico Fellini, Tullio Pinelli e Luigi Comencini) risulta purtroppo di maniera, schematica e a tratti anche retorica (vedi il discorso finale della madre di Alberto), più sbilanciata sul versante del neorealismo che del noir, in particolare nell'episodio di Luigi, dai toni fin troppo melodrammatici. La parte migliore è invece quella relativa a Guido, il pittore che insegue un amore impossibile per una donna vista una volta sola (Tamara Lees). Premiato come miglior film italiano alla Mostra di Venezia.

27 aprile 2019

Brutti e cattivi (Cosimo Gomez, 2017)

Brutti e cattivi
di Cosimo Gomez – Italia 2017
con Claudio Santamaria, Sara Serraiocco
*1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Il "Papero" (Santamaria), mendicante senza gambe, organizza una rapina in banca insieme a un gruppo di altri freaks: la moglie priva di braccia, detta la "Ballerina" (Sara Serraiocco), un nano scassinatore (Simoncino Martucci), e un tossicodipendente (Marco D'Amore). Ma una volta fatto il colpo, fra i membri del gruppo scattano tradimenti incrociati per tenersi il bottino, che fa gola anche a un falso prete nigeriano (Narcisse Mame), a una prostituta (Aline Belibi) e alla mafia cinese. Ambientato fra Roma e Ostia, un bizzarro mix fra commedia politicamente scorretta (all'insegna di un cattivo gusto soltanto però di facciata) e action gangsteristico, forse ispirato ai primi film di Guy Ritchie: ma i troppi colpi di scena, molti dei quali nemmeno giustificati dalle premesse, rovinano l'impasto, e il mood scivola spesso nell'innocua parodia o nella farsa fine a sé stessa, impedendo che personaggi e situazioni comunichino davvero qualcosa allo spettatore. Il regista, all'esordio, è uno scenografo che lavora da vent'anni in tv e al cinema.

13 aprile 2019

Tutte le ore feriscono... l'ultima uccide! (J.P. Melville, 1966)

Tutte le ore feriscono... l'ultima uccide! (Le deuxième souffle)
di Jean-Pierre Melville – Francia 1966
con Lino Ventura, Paul Meurisse
***1/2

Visto in divx alla Fogona, con Marisa, in originale con sottotitoli.

Evaso di prigione dopo dieci anni, l'esperto rapinatore Gustave "Gu" Minda (Lino Ventura) accetta di partecipare a un ultimo colpo per procurarsi il denaro necessario ad espatriare in Italia. Braccato dallo scaltro commissario Blot (Paul Meurisse), tradirà senza volerlo i propri complici e cercherà disperatamente di porvi rimedio... Da un romanzo di José Giovanni (co-sceneggiatore insieme al regista), uno dei più avvincenti polar di Melville (che lo considerava il suo film più personale), quello che segna il suo definitivo distacco dalle forme cinematografiche classiche, in favore di uno stile più asciutto e originale. Ambientato in un sottobosco criminale dove la reputazione e la lealtà contano quasi più della propria vita, è girato in un avvolgente bianco e nero che dona un'aura di universalità alle vicende (collocate fra Parigi e Marsiglia). I temi dell'onore, del tradimento e del riscatto dominano l'intera pellicola, assai lunga ma scorrevole, incalzante e ricca di sequenze memorabili: dall'evasione iniziale, quasi muta (che ricorda "Un condannato a morte è fuggito" di Robert Bresson), alle scene ad alta tensione della sanguinosa rapina al furgone portavalori sulle strade di montagna dell'entroterra, dalle dinamiche fra i vari gangster (amici e nemici, alleati e rivali, vecchi affidabili e giovani rampanti), al gioco di trappole e trabocchetti incrociati fra il poliziotto e il bandito, animati comunque da un rispetto reciproco. E proprio la costruzione dei molti personaggi (tutti hanno evidentemente un passato che ci è lasciato soltanto immaginare) è uno dei punti di forza della sceneggiatura, insieme alla stilizzazione e alla naturalezza con cui si dipana l'intricata vicenda. Pare che per molti di loro, Giovanni si sia ispirato a persone realmente conosciute durante l'occupazione tedesca o subito dopo la guerra. Ventura giganteggia (anche travestito con baffi e occhiali scuri), Meurisse è un avversario simpatetico, arguto e gigione, mentre nel cast ci sono anche Christine Fabréga (Manouche, l'ex amante – o "sorella", come viene detto ambiguamente in gergo – di Gu), Michel Constantin (il fido Alban), Pierre Zimmer (l'imperturbabile Orloff), Paul Frankeur e Raymond Pellegrin. L'elaborato titolo italiano (sulla scia di molte pellicole di genere – western o poliziotteschi – dell'epoca) tradisce un po' la sobrietà di quello originale, che significa "Il secondo respiro" (ovvero "La seconda possibilità"). Nel 2007 è uscito un remake di Alain Corneau con Daniel Auteuil, Michel Blanc e Monica Bellucci.

2 marzo 2019

Un colpo da dilettanti (Wes Anderson, 1996)

Un colpo da dilettanti (Bottle Rocket)
di Wes Anderson – USA 1996
con Luke Wilson, Owen Wilson
**

Visto in divx.

Appena uscito – con una finta "fuga" a beneficio dell'amico Dignan (Owen Wilson) – da una clinica psichiatrica dove era stato ricoverato per un "esaurimento emotivo", il fragile e depresso Anthony (Luke Wilson) si lascia coinvolgere da questi, entusiasta e iperattivo, a organizzare una rapina insieme all'autista Bob (Robert Musgrave). Sprovveduti, stralunati e sognatori, i tre si riveleranno tutt'altro che tagliati per il ruolo. E mentre Anthony si innamorerà di Inez, ragazza delle pulizie (che parla solo spagnolo) nel motel in cui i tre soggiornano, il "colpo" pianificato da Dignan avrà esiti tragicomici... Una commedia indie leggera e svagata che segna l'esordio del regista Wes Anderson, nonché dei fratelli Owen e Luke Wilson (il primo anche co-sceneggiatore). Un terzo Wilson, Andrew, interpreta John, il fratello "bullo" di Bob. Più spontaneo e meno artificiale dei film successivi del regista, ne ha però già alcuni difetti, come l'intrinseco infantilismo dei personaggi, l'eccesso di forma sulla sostanza e la mancanza di senso ultimo. Alcune scene azzeccate, con momenti o dialoghi divertenti, sono sparse in un mare di esistenzialismo sconclusionato. Nel ruolo dell'ex boss di Dignan, gangster part time e titolare di un'impresa di giardinaggio, James Caan è solo il primo di una serie di attori affermati che accettano di rendersi strampalati o ridicoli in un film di questo regista. Il titolo originale è lo stesso di un cortometraggio girato quattro anni prima da Anderson e Owen Wilson quando erano compagni di università.

23 febbraio 2019

The longest summer (Fruit Chan, 1998)

The longest summer (Hui nin yin fa dak bit doh)
di Fruit Chan – Hong Kong 1998
con Tony Ho, Sam Lee
*1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Tre mesi prima dell'handover, il passaggio di Hong Kong dalla Gran Bretagna alla Cina (previsto per il primo luglio 1997), un gruppo di soldati cinesi dell'esercito britannico vengono congedati per lo smantellamento della loro guarnigione, e rimangono senza lavoro e senza prospettive. Fra questi c'è Ga Yin (Tony Ho, all'esordio), che viene assunto come autista di un gangster (Chan Sang) grazie all'intercessione del fratello minore Ga Suen (Sam Lee), che già lavora per la malavita. I due fratelli, insieme ad altri amici reduci, progettano di rapinare una banca con armi finte: ma il giorno del colpo, scoprono di essere stati anticipati da un'altra banda di rapinatori, di cui fa parte Jane (Jo Kuk), la figlia ribelle del loro stesso boss... Dopo "Made in Hong Kong", Fruit Chan continua a scegliere il delicato momento del cambiamento di Hong Kong come sfondo delle sue storie, raccontando le esistenze in bilico di personaggi di fronte all'incertezza per il futuro (il proprio e quello della loro città) e al declino dello stile di vita, dell'economia e dei valori. Senza mai prendersi sul serio, nemmeno nei momenti più melodrammatici (memorabile e originale Wing, il boss della triade, low profile e umanissimo nella sua impotenza di fronte alle novità), il film ha alcuni pregi nella descrizione della società e dell'ambiente, una lunga estate piena di dubbi e di incertezze che culmina nelle celebrazioni a base di fuochi d'artificio e di discorsi delle autorità (compreso il principe Carlo) sotto la pioggia, ma risulta troppo confuso e frammentario, perdendo diversi colpi quando cerca di imbastire una vera trama. Attorno a Tony Ho e a Sam Lee recitano – come consuetudine nei film di Chan – una serie di attori non professionisti o alle prime armi.

11 febbraio 2019

Good time (Josh e Benny Safdie, 2017)

Good time (id.)
di Josh e Benny Safdie – USA 2017
con Robert Pattinson, Buddy Duress
**1/2

Visto in TV.

Constantine "Connie" Nikas (un sorprendente Pattinson), delinquente di mezza tacca, tenta di rapinare una banca insieme al fratello Nickolas (Ben Safdie), ritardato mentale, il quale durante la fuga viene catturato dalla polizia. Connie cerca allora di farlo evadere dall'ospedale dove è stato ricoverato, ma per errore libera l'uomo sbagliato, il malcapitato Ray (Buddy Duress). Dopo essersi rifugiati nella casa di un'ignara famiglia di colore (dove Connie, ormai ricercato, si tinge i capelli), i due decidono di collaborare per recuperare una sacca piena di denaro che un altro rapinatore ha nascosto in un vicino parco dei divertimenti... Un'odissea psicotica e notturna (la pellicola si svolge nell'arco di 24 ore, ma essenzialmente tutta in una notte) in un'America violenta, nevrotica e sospettosa, popolata da piccoli criminali o in generale da persone senza alcuna empatia verso il prossimo (c'è chi l'ha definita un "crime story nell'era di Trump"). Acclamata dalla critica, che ci ha rivisto l'energia di Scorsese e di Friedkin e ha apprezzato la metafora della città che marginalizza e imprigiona i suoi personaggi, ma forse un po' sopravvalutata. Il ritmo è serrato, la fotografia iperrealista e avvolgente, la regia elegante e non priva di idee: quello che manca è una vera sceneggiatura, visto che tutto gira a vuoto, il caso e le coincidenze abbondano (quasi come in "Detour" di Ulmer) e soprattutto il finale giunge random e inconcludente. Jennifer Jason Leigh è la compagna di Connie, Taliah Webster la ragazzina che ingenuamente lo aiuta, Peter Verby il terapista che ha in cura Nick. I due registi (uno anche attore), cineasti underground al quinto film (il primo con ambizioni mainstream, sia pure d'autore), sono a loro volta fratelli.

21 novembre 2018

Widows (Steve McQueen, 2018)

Widows - Eredità criminale (Widows)
di Steve McQueen – USA/GB 2018
con Viola Davis, Michelle Rodriguez
*1/2

Visto al cinema Colosseo.

Quando una banda di rapinatori muore durante un colpo, le loro vedove si vedono costrette a prendere il loro posto e a progettare una pericolosa rapina per restituire il denaro che i mariti avevano sottratto a un gangster. Dopo l'esordio folgorante con due pellicole d'autore intense e sorprendenti ("Hunger" e "Shame"), McQueen – per la prima volta senza l'attore feticcio Michael Fassbender – prosegue purtroppo sulla strada della normalizzazione, o se vogliamo della "hollywoodizzazione": e al successo agli Oscar "12 anni schiavo" fa seguire questo thriller d'azione ispirato a una serie televisiva inglese del 1983, una versione sofisticata e psicologica di "Ocean's eleven" (o meglio, di "Ocean's eight", il cui cast era interamente femminile). Purtroppo abbondano cliché e stereotipi, a partire dalla composizione del gruppo di protagoniste, una banda multietnica come le peggiori gang dei fumetti Marvel degli anni ottanta: c'è la nera ricca (Viola Davis), la nera proletaria (Cynthia Erivo), l'ispanica tamarra (Michelle Rodriguez) e la bionda slavata (Elizabeth Debicki). D'altronde il film è tutto un tentativo di distribuire le etnie in maniera equilibrata fra buoni e cattivi, rispettando in questo modo le minoranze (e probabilmente ammiccando anche alle femministe). Se la regia è solida e la tensione a tratti non manca (la parte migliore, come in ogni heist movie che si rispetti, è la sequenza della rapina), molte situazioni sono però scontate, i dialoghi poco incisivi, i colpi di scena prevedibili (è evidente che un personaggio interpretato da un attore noto come Liam Neeson non possa morire dopo cinque minuti!), per non parlare di trovate abusatissime come lo sparo fuori campo. E il tentativo di complicare la vicenda, inserendo più parti in gioco (molteplici antagonisti, per esempio), non fa che rendere la trama più sfilacciata. Viola Davis con il cagnolino bianco ricorda un cattivo di 007. Nel cast anche Colin Farrell (il politico bianco) e Robert Duvall (suo padre).

31 marzo 2018

Operazione terrore (Blake Edwards, 1962)

Operazione terrore (Experiment in Terror)
di Blake Edwards – USA 1962
con Glenn Ford, Lee Remick
**1/2

Visto in divx.

Kelly Sherwood (Lee Remick), giovane cassiera in una banca di San Francisco, viene avvicinata da un misterioso individuo che minaccia di uccidere lei e la sorella minore Toby (Stefanie Powers) se non lo aiuterà a rapinare la banca dove lavora. Pur sorvegliata, la ragazza riesce ad avvisare l'FBI: e l'agente Ripley (Glenn Ford) inizia un'indagine che lo porterà a identificare il colpevole, fra i cui tratti caratterizzanti ci sono la voce asmatica e dal respiro affannoso (quasi un antesignano di Darth Vader!) e la straordinaria abilità di manipolare le donne... Da un romanzo di Gordon Gordon e Mildred Gordon ("The Gordons") da loro stessi sceneggiato, un thriller poliziesco il cui maggior pregio sta nella confezione: la regia di Edwards (che nei suoi primi anni non si dedicava ancora esclusivamente alle commedie), coadiuvato dalla fotografia ricca di ombre di Philip Lathrop e dalla colonna sonora d'atmosfera di Henri Mancini, evoca i noir degli anni quaranta e contribuisce all'inquietante atmosfera di paranoia e terrore che circonda la protagonista, vivacizzando così un intreccio senza troppe sorprese con la varietà delle inquadrature, gli intensi primi piani, un buon uso degli ambienti (memorabile il climax finale nello stadio da baseball) e una curata caratterizzazione dei personaggi minori (l'informatore Popcorn (Ned Glass), la ragazza cinese Lisa (Anita Loo), o Ashton (Patricia Huston), la donna uccisa nella casa dove fabbrica manichini). Il personaggio più affascinante è forse proprio il cattivo, Red Lynch, di cui per gran parte del film non sappiamo praticamente nulla (l'attore che lo interpreta, Ross Martin, a differenza del resto del cast, viene accreditato soltanto nei titoli di coda) ma di cui si intravedono tratti ambigui e contraddittori (è violento e minaccioso con Kelly, ma tenero e premuroso con Lisa e con il figlio adottivo). Domandandosi come faccia a manipolare le donne (tanto le sua vittime quanto le sue complici), Ripley commenta: "non si tratta solo di amore, come non si tratta solo di paura".