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10 dicembre 2022

The Batman (Matt Reeves, 2022)

The Batman (id.)
di Matt Reeves – USA 2022
con Robert Pattinson, Zoë Kravitz
**

Visto in TV (Now Tv).

Un misterioso killer, l'Enigmista (Paul Dano), sta uccidendo i più importanti funzionari (giudici e poliziotti) di Gotham City, accusandoli di essere corrotti e lasciando sul posto criptici messaggi destinati a Batman (Robert Pattinson). Questi indaga, aiutato dal commissario Gordon (Jeffrey Wright), l'unico fra la polizia a tollerare la presenza del vigilante, e dall'acrobatica ladra Selina Kyle, alias Catwoman (Zoë Kravitz): ma scoprirà suo malgrado torbide ombre nel passato del suo stesso padre, Thomas Wayne, fino ad allora ritenuto integerrimo... L'ennesimo rilancio cinematografico di Batman (la pellicola non ha nessun legame, almeno esplicito, con le incarnazioni più recenti, quelle in cui a interpretare l'uomo pipistrello c'erano Christian Bale e Ben Affleck, né con altri film del DC Extended Universe) è un lungometraggio cupo, pesante, con toni da noir (c'è anche la voce narrante fuori campo, che ricorda quella del Rorschach di "Watchmen") e inutilmente lungo: quasi tre ore per raccontare una storia dall'intreccio farraginoso, con dialoghi artefatti ed espositivi, scene d'azione noiose e un finale anticlimatico. Sotto il cielo di una Gotham oscura e piovosa c'è poco di fresco o di originale: gli stilemi e i riferimenti sono quelli anni ottanta (i fumetti di Frank Miller) e novanta ("Seven" di David Fincher), a partire da un Batman grosso, corazzato, violento e tormentato, che solo nel finale abbandonerà le sue ossessioni ("Io sono vendetta" è il modo in cui si presenta all'inizio, salvo cambiare prospettiva quando si troverà di fronte alla follia dei suoi avversari) e da una Selina Kyle che sembra uscire direttamente dal "Batman: Year One" di Miller/Mazzucchelli (che apparentemente è l'unico riferimento fumettistico per il personaggio al cinema). Pattinson convince quando è in maschera, nei panni dell'uomo pipistrello, molto meno come Bruce Wayne, troppo cupo e tormentato: i due personaggi dovrebbero essere più antitetici (ma forse lo diventeranno). In un certo senso il film rappresenta un'origin story per Batman, anche se in maniera obliqua: secondo i piani, dovrebbe essere il primo di una nuova trilogia. Insolito il casting, che rende irriconoscibili Andy Serkis (il maggiordomo Alfred) e Colin Farrell (il Pinguino), mentre John Turturro è il boss mafioso Carmine Falcone, legato a doppio filo alle origini sia di Batman che di Catwoman. La colonna sonora di Michael Giacchino gira a più riprese attorno all'Ave Maria di Schubert. Nel finale, comparsata per il Joker ad Arkham. Mediocre l'adattamento italiano, in grande difficoltà nel rendere i giochi di parole contenuti negli indovinelli dell'Enigmista.

26 novembre 2021

The Lego Movie 2 (Mike Mitchell, 2019)

The Lego Movie 2 - Una nuova avventura
(The Lego Movie 2: The Second Part)
di Mike Mitchell [e Trisha Gum] – USA/Danimarca 2019
animazione digitale
***

Visto in TV (Netflix).

Era difficile fare un seguito all'altezza di "The Lego Movie", uno dei più brillanti film di animazione degli ultimi anni, ma Phil Lord e Christopher Miller (che stavolta lasciano la regia nelle competenti mani di Mike Mitchell, limitandosi ai ruoli di sceneggiatori e produttori) ci sono riusciti. E visto che il finale del lungometraggio precedente ne svelava la reale natura (si trattava soltanto del gioco di un bambino con i pezzi del suo Lego), è proprio da lì che si riparte. Stavolta il piccolo Finn deve vedersela con sua sorella minore Bianca, che vuole giocare con lui. E così gli alieni fatti di Duplo invadono il suo mondo e ne "rapiscono" alcuni personaggi, portandoli con sé nel Sistema Sorellare. Naturalmente Emmet parte al loro salvataggio, aiutato dall'avventuriero spaziale Rex (una parodia di tutti i personaggi interpretati dal doppiatore Chris Pratt), mentre Wyldstyle, Batman, Unikitty e gli altri amici si trovano ad affrontare creature bizzarre e glitterate, cercando al contempo di evitare che si verifichi il catastrofico Armammageddon (ovvero la rabbia della mamma che metterà fine al gioco se i due figli litigheranno troppo)... Anche se le carte sono più scoperte, con numerose scene girate in live action che punteggiano la pellicola (Maya Rudolph è la madre, mentre del padre – Will Ferrell – si sente solo la voce fuori campo), l'avventura e il divertimento continuano a non mancare, soprattutto perché le dinamiche del gioco (e quelle fra fratelli) non smettono di guidare una narrazione che non si prende mai sul serio e che stavolta viene creata da due immaginazioni che si scontrano fra loro – cambiando continuamente la prospettiva e le carte in tavola – anziché da una sola. Anzi, è interessante notare le differenze fra il modo di giocare di Finn, che vorrebbe essere duro, adulto e post-apocalittico, e quello "femminile" della sorella (che essendo più piccola, non si fa problemi a contaminare l'universo Lego con altri giocattoli o materiali, come adesivi e brillantini). I temi a questo giro sono quelli della crescita, della cooperazione, dell'accettare una parte diversa di sé (non sempre essere cupi e cool a oltranza è la scelta giusta), e che "non tutto è meraviglioso" (ribaltando, o aggiornando, il messaggio-tormentone del primo film). A tratti ci si commuove persino (come quando la frase "Avete cominciato voi" acquista improvvisamente un nuovo significato). Quanto al lato citazionistico, da segnalare la comparsata di Bruce Willis, i riferimenti ai film sui viaggi nel tempo e quelli a tutti gli attori che hanno interpretato Batman. Orecchiabili (e spassosissime) le canzoni, come "La canzone che ti resta in testa" e, soprattutto, quella della Regina "Non cattiva". All'inizio del film, una frase ("Batman è partito per un'avventura per conto suo") fa riferimento allo spin-off ("Lego Batman - Il film") uscito nel frattempo.

28 giugno 2021

Lego Batman - Il film (Chris McKay, 2017)

Lego Batman - Il film (The Lego Batman Movie)
di Chris McKay – USA/Danimarca 2017
animazione digitale
**

Visto in TV (Netflix).

Spin-off di "The Lego Movie" dedicato a uno dei personaggi che più aveva suscitato simpatia in quella pellicola, ovvero la versione "mattoncino" di Batman, che rispetto alla sua controparte fumettistica è particolarmente sborone. Con un'elevata opinione di sé, e abituato a lavorare da solo, scoprirà di aver bisogno anche lui di un gruppo di amici, o di una "famiglia" (composta dal maggiordomo Alfred, dal "figlio adottivo" Dick alias Robin, e dalla nuova commissaria Barbara Gordon alias Batgirl), per sconfiggere il Joker e il nutrito gruppo di "supercattivi" (provenienti da differenti franchise: abbiamo fra gli altri Sauron, Voldemort, King Kong e i Dalek) che questi ha portato a Gotham dalla Zona Fantasma. Colorato, infantile e campy come il telefilm degli anni sessanta (che infatti è citato a più riprese: dal "bat-repellente per squali" alle onomatopee che appaiono durante le scazzottate), il film è divertente e non privo di gag e battute indovinate, anche se un po' troppo citazioniste; peccato però che il messaggio (l'importanza di una famiglia, appunto, e il fatto che l'unione faccia la forza) sia insistito eccessivamente, ripetuto in continuazione ed esplicitato allo sfinimento, dal primo all'ultimo fotogramma. Persino il rapporto fra Batman e Joker è rappresentato all'insegna della dipendenza dell'uno dall'altro (la loro è una vera e propria "relazione", che Batman all'inizio vuole negare e poi finisce per riconoscere). Come nel prototipo, l'animazione è tutta digitale (niente stop motion), il che a mio parere ne diminuisce il valore.

10 ottobre 2019

Joker (Todd Phillips, 2019)

Joker (id.)
di Todd Phillips – USA 2019
con Joaquin Phoenix, Robert De Niro
***1/2

Visto al cinema Colosseo.

Aspirante comico e cabarettista dalla salute mentale cagionevole, Arthur Fleck (Phoenix) lavora come clown per negozi e ospedali e ha ricevuto soltanto calci dalla vita. In un mondo senza empatia, sottoposto a frustrazioni e pressioni sociali di ogni tipo, finirà con l'esplodere, trovando nella violenza una valvola di sfogo e trasformando ogni tragedia in una ragione di riso. Origin story per lo psicopatico e acerrimo nemico di Batman: ma chi pensasse di trovarsi di fronte a un cinecomic come tanti altri, tutto azione, battutine ed effetti speciali, si sbaglia di grosso. Pur ambientato a Gotham City, e con apparizioni di personaggi quali Thomas Wayne (il padre di Bruce) nonché – fugacemente – del suo figlioletto e del maggiordomo Alfred, non c'è quasi nulla che rimandi al colorato universo dei supereroi in calzamaglia. Siamo più dalle parti di pellicole scorsesiane come "Taxi driver", con la sua analisi del disagio sociale e dei meccanismi della violenza, e di "Re per una notte", fonti di ispirazione talmente evidenti da essere esplicitate con la presenza di Robert De Niro nel ruolo di un anchorman televisivo che ricorda moltissimo proprio il secondo dei film citati. Frase cult: "Quando ero un bambino e dicevo alle persone che volevo fare il comico, tutti ridevano. Adesso invece nessuno ride". Qualche (ottusa) polemica in patria, con l'accusa di aver voluto far empatizzare il pubblico con un criminale e giustificare le ragioni delle sue azioni, che peraltro si dipanano in un contesto dai toni esasperati ma realistici, in una città sconvolta dalle tensioni sociali: tanto che le imprese del Joker hanno una forte risonanza fra le classi più disagiate, fomentando un movimento di rabbia e di protesta i cui membri indossano maschere da pagliaccio che sembrano alludere a quelle di Guy Fawkes dei vari Anonymous od Occupy Wall Street. Il classico accostamento fra l'apparente leggerezza e ilarità della figura del clown con la tristezza e la violenza è, ancora una volta, quanto mai efficace. E accettando la propria identità di Joker (quello di Arthur Fleck, come scopre il protagonista, in fondo non è mai stato il suo vero nome), il personaggio rinasce a una nuova vita che saprà sollevarlo dalle umiliazioni, sia pure provocando morte e violenza, in cui sguazza ridendo e ballando. In mezzo al caos e alla distruzione, assistiamo fugacemente anche alle origini di Batman (con l'assassinio dei genitori di Bruce Wayne). Phillips, anche sceneggiatore (insieme a Scott Silver), si è forse ispirato a storie a fumetti come "The killing joke" di Alan Moore: prima di questa pellicola, la sua carriera di regista era stata assolutamente mediocre (i suoi lavori più famosi sono le commedie come "Una notte da leoni" e similari). Stratosferica la prova di Phoenix, che per interpretare la parte è dimagrito di 24 chili (un tour de force che ricorda quello di De Niro in un'altra pellicola di Scorsese, "Toro scatenato"): forse quest'anno l'Oscar per il miglior attore è già prenotato. Nel frattempo il film, che potrebbe diventare il primo di una serie di lungometraggi dark e a sé stanti sui personaggi più tenebrosi dell'Universo DC, ha vinto a sorpresa il Leone d'Oro a Venezia. E pur essendo stato girato a basso budget (relativamente parlando, s'intende), ha riscosso un ottimo successo di pubblico. Dopo le delusioni al botteghino e le stroncature della critica per molte pellicole che scimmiottavano quelle della concorrente Marvel, la Warner sembra aver compreso che è meglio ridimensionare la natura interconnessa del DC Extended Universe e realizzare invece film che abbiano una propria identità autonoma: anche per questo motivo si è scelto di non ricorrere a Jared Leto, che aveva interpretato il Joker in "Suicide Squad" (il personaggio, in passato, ha avuto naturalmente anche i volti – fra gli altri – di Jack Nicholson e di Heath Ledger). Da notare come la copia vista al cinema avesse molte scene "localizzate" in italiano (lettere, giornali e biglietti da visita).

10 settembre 2018

Justice League (Zack Snyder, 2017)

Justice League (id.)
di Zack Snyder [e Joss Whedon] – USA 2017
con Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot
*1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Dopo la morte di Superman (raccontata in "Batman v Superman: Dawn of Justice", di cui questo film è letteramente il sequel), il mondo è piombato nell'incertezza e nel caos, e di questo approfitta il malvagio alieno Steppenwolf (Ciarán Hinds), che attacca la Terra con l'intenzione di distruggerla. Per opporsi a lui, Bruce Wayne/Batman (Ben Affleck) raduna una squadra di supereroi di cui fanno parte Diana Prince/Wonder Woman (Gal Gadot), l'atlantideo Arthur Curry/Aquaman (Jason Momoa), il giovane velocista Barry Allen/Flash (Ezra Miller) e l'ingegnerizzato Victor Stone/Cyborg (Ray Fisher). Dopo aver imparato a fare squadra, i cinque riusciranno anche a resuscitare Clark Kent/Superman (Henry Cavill), che li aiuterà a sconfiggere il nemico. Il supergruppo per eccellenza dei fumetti della DC Comics (che, analogamente agli Avengers della Marvel, raduna tutti gli eroi più importanti del proprio universo: mancano ancora Green Lantern, Martian Manhunter e pochi altri, ma sicuramente nei prossimi film ci sarà spazio anche per loro) viene introdotto al cinema in una pellicola formulaica e priva della minima originalità, a partire da un antagonista quanto mai generico, le cui noiosissime scene sullo schermo grondano talmente tanta computer grafica che sembra di assistere a un videogioco anziché a un film. Già sconfitto in un'era remota da un'alleanza di tutti i popoli della Terra (comprese le Amazzoni e gli Atlantidei), stavolta per fermare Steppenwolf e il suo esercito bastano sei eroi, alcuni dei quali senza poteri (Batman) o alle prime armi (Flash). Se Affleck continua a interpretare un Batman vecchio, massiccio e milleriano, per gli altri personaggi abbiamo caratterizzazioni semplicissime (Wonder Woman e Superman fanno molti passi indietro rispetto ai film precedenti) o stereotipate (Aquaman è sborone, Cyborg è antagonista, Flash è socialmente inetto). Quanto alla resurrezione di Superman, questa avviene come se nulla fosse, a parte un primo e breve disorientamento. Fra le poche battute memorabili, la risposta di Bruce Wayne a Flash: "Quali hai detto che sono i tuoi superpoteri?" "Sono ricco". Piccole parti per il cast di contorno dell'uomo d'acciaio (Amy Adams è Lois Lane, Diane Lane è Ma' Kent), del cavaliere oscuro (Jeremy Irons è Alfred, J. K. Simmons è il commissario Gordon) e di Wonder Woman (Connie Nielsen è Ippolita). Dopo il flop di critica di "Batman v Superman", giudicato troppo cupo, il film è stato alleggerito nei toni rispetto allo script iniziale (grazie all'intervento di Joss Whedon, che si è occupato anche della post-produzione e della regia delle scene aggiuntive al posto di Snyder) nella speranza di imitare la Marvel, con il risultato però di una notevole perdita di spessore (si salvano in parte le interazioni fra i vari personaggi). A questo punto, sarebbe stato forse meglio imboccare direttamente la via della commedia, magari sulla falsariga della "Justice League International" di Keith Giffen e J.M. De Matteis, che alla fine degli anni ottanta realizzarono una sequenza di albi a fumetti fortemente autoironica. Belli i titoli di testa, con una versione acustica (di Sigrid) di "Everybody knows" di Leonard Cohen. Costato uno sproposito (ben 300 milioni di dollari), il film ha deluso al botteghino facendo meno sfracelli del previsto. Nel 2021 è stata resa disponibile in TV la "director's cut" (4 ore!) di Snyder.

10 dicembre 2017

Suicide Squad (David Ayer, 2016)

Suicide Squad (id.)
di David Ayer – USA 2016
con Will Smith, Margot Robbie
*1/2

Visto in divx.

Dopo la morte di Superman in "Dawn of Justice", il governo statunitense è rimasto senza supereroi al proprio servizio (la nascita della Justice League è ancora di là da venire). E allora la funzionaria Amanda Waller (Viola Davis) ha la pensata di reclutare un pugno di supercriminali, ricattandoli per costringerli a far parte di una "Task Force X" in caso di necessità contro minacce metaumane (termine che indica chi è dotato di superpoteri nell'universo della DC Comics). Ne fanno parte il cecchino infallibile Deadshot (Will Smith), la folle Harley Quinn (Margot Robbie), ex psicologa innamorata del Joker, il rapinatore australiano Capitan Boomerang (Jai Courtney), il piromane represso El Diablo (Jay Hernandez) e il mostruoso uomo-coccodrillo Killer Croc (Adewale Akinnuoye-Agbaje), a cui si unisce in seguito la guerriera giapponese Katana (Karen Fukuhara). Guidati dal colonnello Rick Flag (Joel Kinnaman), membro delle forze speciali, il gruppo viene inviato a Midway City, città messa a ferro e fuoco dal potere mistico dell'Incantatrice (Cara Delevingne), con lo scopo di portare in salvo un misterioso ostaggio... In attesa del debutto cinematografico del gruppo dei buoni (la Justice League, appunto, che giungerà nelle sale l'anno successivo), la DC scalda i motori con quello dei cattivi, ispirandosi da un lato al concept di "Quella sporca dozzina" e dall'altro alla trama di "Fuga da New York" (c'è persino la capsula esplosiva iniettata nel corpo dei prigionieri per costringerli a collaborare!). Nonostante il buon successo di pubblico, i risultati non sono eclatanti: la sceneggiatura è contorta ma anche infantile e prevedibile, la regia anonima, il montaggio poco equilibrato (c'è la sensazione che manchino diverse scene di raccordo). E se i personaggi (introdotti quasi tutti all'inizio, con veloci presentazioni/origini) sono sicuramente più interessanti della storia stessa, il continuo cambio di focus impedisce di approfondire ognuno di loro al di là di una caratterizzazione superficiale (lo stesso vale per l'antagonista, quanto mai generico per motivazioni e obiettivi). Con una sola eccezione, Harley Quinn: se l'insieme sembra a tratti superiore alla somma delle parti e la pellicola offre comunque una sorta di scanzonato e anarchico divertimento, il merito è esclusivamente suo. In effetti, nel cast il nome di richiamo doveva essere quello di Will Smith, ma la vera star si rivela appunto Margot Robbie, che dà vita a un personaggio punk, folle, esuberante. E il suo rapporto con il Joker (qui all'esordio nella versione di Jared Leto, otto anni dopo la morte di Heath Ledger), psicopatico arcinemico di Batman (che – interpretato da Ben Affleck – fa un paio di veloci comparsate, al pari di Flash) è forse la cosa più interessante della pellicola (lo era anche nei fumetti, in particolare in quelli di Paul Dini e Bruce Timm ispirati alla serie animata di Batman, dove è nato originariamente il personaggio di "Arlecchina"). Harley lo chiama con il vezzeggiativo "puddin'", lasciato insopportabilmente in inglese nell'adattamento italiano.

2 aprile 2016

Batman v Superman: Dawn of Justice (Z. Snyder, 2016)

Batman v Superman: Dawn of Justice (id.)
di Zack Snyder – USA 2016
con Ben Affleck, Henry Cavill
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

Nell'ambito del popolare filone supereroistico, il 2016 sarà ricordato come l'anno in cui i due principali universi fumettistici e cinematografici hanno offerto per la prima volta al pubblico pellicole crossover, incentrate su uno dei più diffusi cliché del genere: quello degli scontri fra eroi (anziché fra un eroe e un criminale), vere e proprie battaglie fra differenti filosofie o modus operandi, situazione che nei comics sembra spesso imprescindibile – anche se magari dovuta a un fraintendimento o a un'incomprensione – prima della formazione di un'alleanza contro un nemico comune. Fra qualche mese toccherà alla Marvel, con la "Civil War" che vedrà i Vendicatori dividersi in due fazioni rivali (guidate rispettivamente da Captain America e Iron Man); nel frattempo, però, è il turno della DC, che mette di fronte i suoi due personaggi più celebri, ovvero Batman contro Superman. Formalmente il film è un sequel de "L'uomo d'acciaio", la pellicola dello stesso Zack Snyder che raccontava le origini di Superman, alla quale si ricollega la scena iniziale della battaglia fra l'eroe e l'astronave kryptoniana del generale Zod e da cui eredita tutto il cast relativo a Metropolis (Henry Cavill come Clark Kent/Superman, Amy Adams come Lois Lane, Laurence Fishburne come Perry White, Diane Lane e Kevin Costner – in un cameo – come i genitori di Clark). Quello di Gotham City, invece, è del tutto inedito, visto che il film rappresenta un nuovo inizio per l'uomo pipistrello e non è direttamente legato alla trilogia del cavaliere oscuro di Christopher Nolan: in particolare abbiamo Ben Affleck (che sostituisce Christian Bale) nei panni di Bruce Wayne/Batman e Jeremy Irons (al posto di Michael Caine) in quelli di Alfred. Le origini di Batman (ambientate nel 1981: il cinema davanti al quale passano il piccolo Bruce e i suoi genitori annuncia l'uscita dell'"Excalibur" di John Boorman) sono rapidamente riproposte nella sequenza dei titoli di testa.

Entrambi creati negli anni trenta, e legati in seguito da una forte amicizia e da un reciproco rispetto sulle pagine delle loro storie a fumetti, Superman e Batman rappresentano in realtà due concetti estremamente diversi di supereroe: stupisce come solo negli anni ottanta, in particolare nella seminale miniserie di Frank Miller "Il ritorno del cavaliere oscuro", i due personaggi siano stati messi per la prima volta in forte contrapposizione, impegnati in una lotta senza esclusione di colpi le cui sequenze hanno notevolmente ispirato anche i realizzatori di questo film (le scene in cui Batman indossa l'armatura corazzata per poter fronteggiare la potenza di Superman, non prima di essersi equipaggiato con armi e proiettili alla kryptonite per indebolire il suo avversario, provengono direttamente dalle tavole di Miller). Qui le loro differenze sono evidenziate dal concetto di dio (Superman) contro uomo (Batman). Il primo, "venuto dal cielo" (essendo un alieno) e dai poteri immensi e quasi senza limiti, è visto e percepito dall'umanità come un salvatore, una figura quasi religiosa; e le analogie teologiche permeano gran parte della trama (il "cattivo" del film, un giovane e megalomane Lex Luthor, le cavalca a spron battuto), tanto che le autorità si interrogano persino sul proprio diritto a ingabbiare e limitare una forza tanto grande e superiore. L'uomo pipistrello, privo di veri superpoteri e mosso dagli istinti umani più viscerali e innati (il desiderio di vendetta e di giustizia), invece, incarna l'umanità nei suoi tratti migliori e peggiori, in un delicato equilibrio fra bene e male che lui stesso a volte mette in discussione. Il conflitto fra i due personaggi si gioca dunque sul piano morale e filosofico prima ancora che su quello fisico (anche su questo, comunque, ci sono sottigliezze che li mettono in contrapposizione: Batman, per esempio, ha spesso la barba incolta, mentre l'aspetto di Superman è impeccabile). L'ottimismo, la fiducia, l'illusione e la speranza sono le armi che li dovrebbero unire: e quando vengono a mancare (tanto all'uno quanto all'altro, a seconda dei momenti) li pongono in guerra diretta fra loro.

Naturalmente, pur essendo personaggi iconici di un medesimo genere narrativo, Batman e Superman hanno anche un differente "raggio d'azione": fronteggiano minacce diverse e vivono in setting assai distanti. I poteri di Superman gli permettono di affrontare nemici altrettanto potenti, minacce cosmiche ed extraterrestri, pericoli di natura globale (alle quali non sempre presta la sufficiente attenzione: le sue debolezze umane – come l'amore per Lois Lane – lo portano a trascurare a volte le conseguenze delle proprie azioni e a non prendere in considerazione le responsabilità che un tale potere gli dona; d'altro canto, proprio il suo retaggio umano – simboleggiato per esempio dai genitori adottivi – contribuisce a farne l'eroe che è). Batman, invece, si muove fra le strade e i vicoli bui di Gotham City, affronta un sottobosco criminale di piccolo calibro o al limite, quando si tratta dei suoi nemici più noti e pittoreschi, di psicopatici. La scena introduttiva, quella in cui Bruce Wayne assiste quasi impotente alla distruzione provocata dallo scontro fra Superman e l'astronave del generale Zod, lo mette bene in evidenza. Il contrasto fra questi due mondi, che avrebbe potuto essere illustrato in chiave ingenua e camp (come, in un certo senso, avviene nel film della Marvel), è trattato in maniera quanto mai realistica, sfociando in una pellicola che ha sì i suoi momenti d'azione, le sue lunghe scazzottate fra esseri dotati di poteri fantastici, i tanti momenti di sospensione dell'incredulità, ma è anche complessivamente cupa, oscura e pessimista, con l'umanità che si interroga sulla reale natura e pericolosità di questi eroi (a volte percepiti anch'essi come criminali, temuti o anche solo semplicemente contestati dal pubblico, guardati con sospetto e diffidenza dalle autorità), sulle orme di un'altra classica serie degli anni ottanta, quel "Watchmen" di Alan Moore cui il film reca un omaggio esplicito (sulle mura di un edificio abbandonato si intravede la frase "Quis custodiet ipsos custodes?" di Giovenale).

Cupo, "realistico", filosofico, dicevamo (i critici, che l'hanno stroncato, l'hanno accusato di essere "poco divertente"). Tuttavia resta un film d'azione, dinamico, fracassone e ad alto impatto visivo. La sceneggiatura (di Chris Terrio e David S. Goyer) ha certo le sue pecche: buchi logici o passaggi un po' precipitosi, cose che avvengono soltanto perché fanno comodo allo script per procedere da un punto a un altro. D'altro canto, ci sono anche piccoli colpi di genio (come mettere in relazione il fatto che la madre di Batman e quella adottiva di Superman hanno lo stesso nome: Martha). La regia di Zack Snyder non è niente di che, ma almeno per una volta non fa danni. Altalenante il comparto attoriale, dove Affleck in particolare non mi è dispiaciuto (nel cast di supporto, fra gli altri, c'è pure Holly Hunter nei panni della senatrice June Finch). A un certo punto, quasi a sorpresa e fuori contesto, appare anche Wonder Woman (interpretata da Gal Gadot), che si allea agli altri due eroi nella lotta finale contro Doomsday, scatenato da Luthor per sconfiggere definitivamente Superman (e chi ha letto i fumetti, segnatamente quelli di Dan Jurgens, a quel punto si immagina facilmente il finale: il sacrificio e la morte di Superman, fra l'altro, si ricollegano alla lettura cristologica del personaggio; e gli ultimi fotogrammi svelano già la sua inevitabile resurrezione). Si intravedono, inoltre, Flash, Aquaman e Cyborg. Ed ecco che il sottotitolo del film ("Dawn of Justice") acquista un nuovo significato: la pellicola funge da buildup per la nascita della Justice League, protagonista di film futuri. In effetti, insieme a "L'uomo d'acciaio", essa dà vita al cosiddetto "DC Extended Universe", franchise che nelle intenzioni dovrebbe rivaleggiare con il "Marvel Cinematic Universe" e di cui sono già in lavorazione numerosi capitoli in uscita nei prossimi anni (e chissà che la bizzarra sequenza onirica/futuristica non preannunci qualcosa: "Crisis", magari?). Ultime note: Lex Luthor (Jesse Eisenberg), come detto, è giovane, rampante, considerevolmente folle; e perde i capelli non perché diventa calvo, ma perché glieli rasano a zero quando finisce in prigione! Nei titoli di coda, fra i tanti fumettisti ringraziati, spiccano i citati Frank Miller e Dan Jurgens. Infine, per chi si chiedesse chi ha la meglio fra Batman e Superman senza volersi sciroppare due ore e mezza di film: beh, a tutti gli effetti vince Batman.

6 aprile 2015

The Lego Movie (P. Lord, C. Miller, 2014)

The Lego Movie (id.)
di Phil Lord, Christopher Miller – USA/Danimarca 2014
animazione digitale
***1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Il malvagio Lord Business è entrato in possesso del Kragle, l'arma segreta che gli consentirà di governare e distruggere tutti i regni che compongono il multiverso. A contrapporsi a lui, secondo una profezia, può essere solo lo "speciale", ovvero colui che troverà il "pezzo forte" ("piece of resistance" nella versione originale), l'unico oggetto capace di fermare i piani del cattivo. A sorpresa, l'eletto risulta essere Emmet, un semplice operaio della città di Bricksburg, "uomo medio" ordinario in tutto e per tutto e apparentemente privo di spirito di iniziativa e intraprendenza: è infatti del tutto integrato nella società creata da Business, che si regge sull'omologazione e sulla soppressione di qualsiasi forma di creatività (e dove anche l'intrattenimento popolare concesso alle masse segue schemi fissi e imposti dall'alto, come si nota nei tormentoni della canzone "È meraviglioso" e dello show televisivo "Dove sono i miei pantaloni?"). Business è infatti ossessionato dall'ordine, dal rispetto delle regole e dalla ricerca della "perfezione": anche per questo motivo ha separato i mondi l'uno dall'altro, per impedire a cose e personaggi diversi di interagire fra loro. Emmet si unirà a un gruppo di ribelli di diversa provenienza che si oppongono al dittatore: ma per avere la meglio su di lui, dovrà uscire dalla propria dimensione e incontrare, metafisicamente, il proprio demiurgo, "l'uomo che sta in alto"... Originale pellicola (che segna il ritorno della Warner Bros al cinema di animazione a oltre dieci anni di distanza dall'ultimo tentativo) ispirata ai celebri mattoncini da costruzione, "The Lego Movie" è un film che funziona su molteplici livelli, di cui la storia è soltanto il primo e il più superficiale (anche perché, a ben vedere, è una trama inventata sul momento da un ragazzino che gioca con i suoi Lego: si spiegano così i crossover e la comparsata di personaggi di franchise differenti – i supereroi della DC Comics, Star Wars, il Signore degli Anelli, Harry Potter, i giocatori della NBA... – o i tanti luoghi comuni dei film di avventura; il bambino gioca con i pezzi a sua disposizione e non si fa scrupolo di mescolare personaggi che non hanno nulla a che fare gli uni con gli altri, o di sovracaratterizzarli in maniera ridicola, come nel caso di Batman). C'è poi il gioco delle citazioni cinematografiche: la profezia su Emmet ne fa una sorta di eletto come il Neo di "Matrix" (con Vitruvius nei panni di Morpheus e Wyldstyle in quelli di Trinity); la fuga dalla città di Bricksburg ricorda quella di "The Truman Show"; il poliziotto Poliduro, dal doppio volto, fa venire in mente il sindaco di "Nightmare before Christmas"; in generale, il concetto dei vari mondi (il west, il medioevo, i pirati...) riecheggia "Il mondo dei robot" di Michael Crichton; e così via. L'ironia e le battute tongue in cheek (Batman che usa solo pezzi neri...) fanno parte del concetto di divertimento infantile, sregolato, che dà libero spazio alla fantasia e all'immaginazione.

Ma dove il film sale davvero di livello è con la scena in live action, che da un lato ammanta di toni metafisici, appunto, la storia "interna" (Emmet incontra Dio padre e figlio, e ha una sorta di "illuminazione" buddista, tanto che diventa finalmente un "maestro costruttore", ossia un individuo capace di "vedere" i codici numerici dei vari pezzi di Lego e dunque di usarli per costruire qualcosa di nuovo), e dall'altro esplicita il vero significato del lungometraggio stesso: nel mondo reale il cattivo è il padre, che si è impossessato dei giochi destinati al figlio, gli impedisce di toccare quello che ha costruito e addirittura utilizza la colla (il "Kragle" non è altro che un tubetto di "Krazy Glue", con il quale l'uomo è solito fissare irrimediabilmente i mattoncini affinché non vengano più staccati, mentre il "pezzo forte" è il tappo del tubetto) per andare contro quella che è l'autentica filosofia del Lego: la creatività senza regole, con la libertà di ignorare – se si vuole – le istruzioni di montaggio fornite insieme alle scatole per costruire invece tutto ciò che la fantasia suggerisce, utilizzando i pezzi a disposizione (e spesso "riciclandoli" da altre cose: mitica la scena in cui Batman ruba un pezzo dal Millenium Falcon di "Guerre stellari", o il pirata che ha sostituito il proprio corpo con un robot formato da mattoncini presi qua e là), anche se provengono da set diversi e distanti nel tempo e nello spazio (il bambino usa come personaggio anche un astronauta di un vecchia confezione degli anni ottanta). Il film diventa dunque anche una sorta di critica sociale (agli adulti che giocano con i giochi dei bambini, impedendo ai figli di divertirsi, anche perché – a differenza di loro – intendono seguire sempre alla lettera le istruzioni accluse) e supera, anzi decostruisce con una certa irriverenza, i limiti intrinseci di tante pellicole di animazione recenti, avvicinandosi semmai a vette metanarrative come quelle della serie di "Toy Story" della Pixar, dove però giocattoli e bambini convivevano nello stesso mondo e non in due piani diversi. Ecco perché il finale a sorpresa è forse apprezzato più dagli spettatori adulti che non dai bambini, dal cui punto di vista, invece, la scena nel mondo reale in un certo senso può distruggere la "magia" del film. A tratti, nella descrizione di Bricksburg e della società voluta da Lord Business, ci si avvicina alla parodia del fascismo o del totalitarismo (con echi dell'orwelliano "1984", oltre che dei già citati "The Truman Show" e "Matrix"), ma anche della società dei consumi. Chi l'avrebbe detto che un film sul Lego avrebbe parlato in questo modo dei "mattoncini integrati nel sistema"? I registi, anche sceneggiatori, sono quelli di "Piovono polpette". Gli attori del segmento dal vivo sono Will Ferrell (il padre, che in originale dà anche la voce a Lord Business) e Jadon Sand (il figlio). L'animazione è digitale, e non in stop motion (lo sforzo richiesto sarebbe stato immane!), ma il risultato è di tutto rispetto. Visto il grande successo, sia di critica che di pubblico, sono stati messi in cantiere sequel e spin-off.

4 settembre 2012

Il cavaliere oscuro - Il ritorno (C. Nolan, 2012)

Il cavaliere oscuro - Il ritorno (The Dark Knight Rises)
di Christopher Nolan – USA 2012
con Christian Bale, Joseph Gordon-Levitt
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

Sono passati otto anni dalla conclusione del precedente film di Batman: Gotham City è ormai in pace e libera dalla criminalità, l'uomo pipistrello ha cessato di apparire in pubblico e Bruce Wayne – ferito nel fisico e nello spirito – vive come un recluso nella sua lussuosissima villa. Ma la minaccia di Bane, mercenario-terrorista dalle forza sovrumana e dalle misteriose origini che si impadronisce della città, instaurando una dittatura e scatenando una rivoluzione anarchica e "proletaria", costringerà l'eroe a tornare in azione, aiutato da un giovane poliziotto orfano (un'inedita e originale rivisitazione del personaggio di Robin), da un'affascinante gatta ladra (ovvero Catwoman: ma com'è consuetudine nella franchise di Nolan, i nomi dei fumetti vengono usati raramente) e dai soliti alleati (il commissario Gordon, l'inventore Fox, il maggiordomo Alfred). La conclusione della trilogia si trascina un po' troppo a lungo e tradisce qualche momento di stanca, ma sfocia in un finale ad alta tensione e impatto emotivo (che per un attimo lascia anche incerti sulla sorte di Batman stesso), tanto che gli si può perdonare qualche cliché (per esempio la bomba termonucleare con il timer, la cui minaccia viene sventata solo all'ultimo secondo). Come sempre il punto di forza sta nella caratterizzazione dei personaggi, che non tradisce quella originale dei comics ma è arricchita da una dimensione a più ampio raggio e parecchio sofferta (la figura di Bruce Wayne, in particolare, è qui ancora più interessante di quella del suo alter ego mascherato). I temi del sacrificio, della vendetta, della libertà e della necessità del male sono riproposti in maniera non banale. Non mancano scene puramente spettacolari e ad alto impatto visivo – siamo pur sempre di fronte a un blockbuster hollywoodiano, per quanto d'autore – come la distruzione dello stadio da football o quelle che coinvolgono il Batwing, così come è buona la sequenza dell'evasione di Bruce dalla prigione (fisica e mistica) dove Bane lo ha rinchiuso dopo il loro primo scontro. Certo però che questa volta Nolan non riesce a superare sé stesso: si tratta probabilmente del film meno interessante della trilogia, cupo e monolitico come i precedenti ma assai meno originale e intrigante, soprattutto per colpa di una sceneggiatura che avrebbe forse meritato qualche ulteriore revisione (il modo in cui Bane esce di scena, per esempio, è decisamente anticlimatico). A fianco dei reduci delle prime due pellicole (Christian Bale, Gary Oldman, Morgan Freeman, Michael Caine, più una breve comparsata di Cillian Murphy) compaiono diversi volti nuovi: il Bane di Tom Hardy punta tutto sulla fisicità (e su una voce cavernosa, affossata dal mediocre doppiaggio italiano), mentre la Selina Kyle di Anne Hathaway non è nulla di trascendentale, e l'ambigua Miranda Tate di Marion Cotillard fatica a comunicare qualcosa allo spettatore. Meglio il Blake/Robin interpretato da Joseph Gordon-Levitt, a tratti coprotagonista (ma mai in costume). Ma alla fine la vera protagonista risulta essere la città di Gotham, con la sua anima apocalittica, violenta e anarchica, isolata dal mondo e scenario ideale delle avventure di un supereroe che con essa si identifica alla perfezione.

27 ottobre 2008

Batman – Il film (L. Martinson, 1966)

Batman - Il film (Batman: The Movie)
di Leslie H. Martinson – USA 1966
con Adam West, Burt Ward
**1/2

Visto in DVD.

Da bambino non ero particolarmente appassionato ai telefilm di Batman degli anni sessanta, caratterizzati da un inconfondibile stile camp e responsabili di aver appiccicato al personaggio un'immagine kitsch che si sarebbe scrollato di dosso soltanto negli anni ottanta grazie a Frank Miller (ma il cinema se ne sarebbe accorto vent'anni più tardi, con le pellicole di Christopher Nolan: basti vedere come Joel Schumacher, e in parte anche Tim Burton, abbiano continuato ad avere come riferimento il pipistrello della tv e soprattutto i suoi villain). Solo adesso mi rendo conto di come quei telefilm, lungi dall'essere semplicemente stupidi, fossero invece una satira del genere supereroistico piena di autoironia e di sprezzo del ridicolo. Anche questo film, realizzato nell'intervallo fra la prima e la seconda stagione del serial televisivo allo scopo di lanciarlo all'estero (non a caso il piano criminale che Batman e Robin sono chiamati a sventare ha come obiettivo nientemeno che l'Organizzazione delle Nazioni Unite), è piuttosto divertente, grazie al fatto di non prendersi assolutamente sul serio. L'ingenuità e l'infantilismo sono così scoperti da non dare fastidio: al contrario, si intravede sempre la volontà del regista, dello sceneggiatore (Lorenzo Semple jr.) e degli attori di creare situazioni volutamente irrealistiche (e lo dichiara già la didascalia di apertura, un inno all'escapismo, al disimpegno e al puro intrattenimento). Agli elementi tipici della serie tv (gli assurdi bat-gadget con relativo cartellino con il nome, le pittoresche esclamazioni di Robin, i dialoghi pomposi, le immancabili scalate ai muri, le deliranti trappole dei criminali, le onomatopee disegnate sullo schermo, le inquadrature sghembe) si aggiungono scene di una comicità così demenziale da risultare irresistibili (lo squalo esplosivo, i sicari disidratati, e soprattutto la sequenza in cui Batman deve sbarazzarsi della bomba sulla banchina del molo). Come nella miglior tradizione degli episodi speciali, il Dinamico Duo deve affrontare un'insolita alleanza di supervillain: il Joker (Cesar Romero, che aveva rifiutato di radersi i suoi famosi baffi, chiaramente visibili attraverso il trucco), il Pinguino (un Burgess Meredith sopra le righe e vero leader del gruppo), l'Enigmista (Frank Gorshin, i cui indovinelli e le relative soluzioni, "le uniche possibili", sono di un'idiozia unica) e la Donna Gatto (Lee Meriwether, che sostituisce la Julie Newmar del telefilm, impegnata su un altro set). E quest'ultima, nei falsi panni della giornalista sovietica Kitka, riesce persino a sedurre Bruce Wayne, mostrando un lato vulnerabile della personalità dell'eroe e dando a West la possibilità di recitare in diverse scene anche senza la maschera.

29 agosto 2008

Il cavaliere oscuro (C. Nolan, 2008)

Il cavaliere oscuro (The Dark Knight)
di Christopher Nolan – USA 2008
con Christian Bale, Heath Ledger
***

Visto al cinema Colosseo, con Marisa.

Il secondo film del ciclo del Batman di Nolan punta, sin dal titolo, su atmosfere cupe e notturne, sicuramente le più tragiche e disperate mai viste prima in una pellicola dell'uomo pipistrello. Si lega direttamente al lungometraggio precedente (concedendo anche una comparsata allo Spaventapasseri interpretato da Cillian Murphy) e ne riprende l'intero cast, fatta eccezione per la mediocre Katie Holmes, sostituita da Maggie Gyllenhall (e il personaggio femminile, pur restando il più debole del film, acquista importanza e peso nell'economia della vicenda). Restando in tema di attori, non si può non sottolineare come la prematura morte di Heath Ledger abbia ulteriormente catalizzato interesse intorno alla pellicola, dandogli la fama di "maledetta" (vedi anche l'incidente stradale di Morgan Freeman e i guai giudiziari di Bale) e contribuendo forse al suo spropositato successo al botteghino: per di più l'interpretazione di Ledger non è banale e rende il Joker un personaggio ancor più imprevedibile e folle di quanto non fosse nelle precedenti incarnazioni cinematografiche, televisive o fumettistiche, uscendo dai confini della macchietta in cui talvolta viene rinchiuso e trasformandosi in una variabile volatile e inafferrabile, priva di qualsivoglia empatia con il mondo che lo circonda, che attraversa l'intero film come una scheggia impazzita e del quale noi spettatori – ma anche gli altri personaggi – non arriviamo a saper nulla: né le origini, né le motivazioni, né il vero significato della sua anarchica voglia di distruzione. Ampio spazio è riservato invece al background del secondo supervillain del film, Harvey Dent alias Due Facce, interpretato con dinamismo dal bravo Aaron Eckhart e le cui origini, nel primo film di Schumacher, erano colpevolmente sbrigative: anche questo è un indice dell'estremo realismo al quale Nolan ha improntato il suo ciclo, che comprende una costruzione lenta e verosimile dei personaggi principali e di tutti quegli aspetti che fanno parte della "mitologia" del fumetto. Lo stesso realismo si trova nella rappresentazione della violenza, nella relativa mancanza di teatralità e di scenografie fumettistiche, nel rigetto del post-moderno (vivaddio!) e soprattutto nella descrizione della città di Gotham, a tratti – insieme ai suoi abitanti – vera protagonista della pellicola, quasi più di Batman stesso: una Gotham assai lontana da quel "parco dei divertimenti" che faceva da sfondo ai film di Burton e Schumacher e più simile a una città reale, quasi indistinguibile da New York o dalla Hong Kong che si vede nella breve trasferta asiatica di Batman. Ciò che più mi è piaciuto del film, comunque, è la sceneggiatura (anche perché sto attraversando una fase in cui dò meno importanza agli aspetti puramente tecnici di un film: forse anche per questo le lunghe scene d'azione – per quanto ben fatte e spettacolari – non mi hanno impressionato più di tanto). In particolar modo ho trovato davvero intriganti le tecniche di social engineering messe in atto dal Joker: dapprima elementari, come il ricatto a Batman affinché si smascheri o la richiesta alla popolazione di Gotham di ammazzare l'avvocato che stava per rivelare l'identità del pipistrello (due azioni, fra l'altro, in contraddizione fra loro, a dimostrare la schizofrenia anarcoide del villain), poi più sofisticate, come la possibilità offerta ai passeggeri di ciascuno dei due traghetti di salvarsi facendo affondare l'altro (una variante del "dilemma del prigioniero" usato nella teoria dei giochi). Nonostante il titolo, la storia non è tratta dal capolavoro di Miller "Il ritorno del cavaliere oscuro", anche se qua e là ne affiorano alcuni suggestioni: per esempio il proliferare di imitatori di Batman che ergono l'uomo-pipistrello suo malgrado a simbolo da imitare, proprio mentre Bruce Wayne vorrebbe invece cessare la sua crociata e favorire l'avvento di un eroe "legale" come Harvey Dent. Nel complesso, dunque, un ottimo film: anche se forse non superiore a "Batman begins".

13 maggio 2008

Batman begins (C. Nolan, 2005)

Batman begins (id.)
di Christopher Nolan – USA 2005
con Christian Bale, Liam Neeson
***

Rivisto in DVD, con Hiromi.

La nuova franchise cinematografica di Batman, che ha rinnovato il personaggio facendolo uscire dagli infantilismi barocchi del precedente ciclo di Burton e Schumacher, si apre con un cielo al tramonto sconvolto da stormi di pipistrelli. Dovendo ricominciare dalle origini, il talentuoso Nolan utilizza oltre un'ora di pellicola per narrare con uno stile lucido e cupo – e senza lesinare sorprese – come il giovane Bruce Wayne, sconvolto dalla morte dei genitori e dalla morsa di criminalità che avvolge Gotham, la sua città natale, abbia lentamente dato vita al suo terrificante alter ego. Il tema della paura è preponderante: è proprio il terrore che il protagonista vorrebbe incutere nel cuore dei suoi nemici a motivare la creazione del suo bizzarro travestimento. Tutti gli elementi caratteristici del personaggio vengono contestualizzati e presentati come tappe di un percorso che non può che sfociare nell'inevitabile risultato finale: la caverna sotterranea (scoperta sotto le fondamenta della villa di famiglia), la bat-mobile (un tank corazzato, non dissimile da quello descritto da Frank Miller ne "Il ritorno del Cavaliere Oscuro"), i molti gadget da battaglia (forniti da una sorta di "Q", interpretato da Morgan Freeman), le arti marziali e le tattiche da ninja (apprese dal mentore-rivale Ra's Al Ghul, un Liam Neeson che è anche il supercattivo dell'episodio). L'altro villain, tanto per insistere sul tema della paura, è lo Spaventapasseri, incarnato da un bravo Cillian Murphy che quando il film è uscito vedevo all'opera per la prima volta. Il ricco cast è completato da mostri sacri quali Michael Caine (il maggiordomo Alfred), Gary Oldman (un commissario Gordon che ha finalmente un ruolo di primo piano nelle avventure di Batman), Rutger Hauer (il direttore delle Wayne Enterprises) e Tom Wilkinson (il boss Carmine Falcone). Unico neo, invece, l'inadeguata Katie Holmes nei panni di una vecchia fiamma di Wayne, inutile presenza femminile in un film che non ne aveva certo bisogno. Rispetto alla Gotham di Tim Burton, la città di Nolan è più moderna e credibile, anche se forse meno fascinosa. Ma nel suo complesso il film è decisamente migliore di tutti quelli realizzati in precedenza sul personaggio, e Bale – pur non brillando particolarmente – surclassa ogni passata incarnazione dell'uomo pipistrello.

30 marzo 2008

Batman & Robin (J. Schumacher, 1997)

Batman & Robin (id.)
di Joel Schumacher – USA 1997
con George Clooney, Arnold Schwarzenegger
*1/2

Rivisto in DVD.

Ancora più infantile e fracassone del terzo episodio (e stavolta persino Burton si defila completamente, visto che risulta assente anche come producer), il quarto film di Batman si rifà a un concetto del personaggio (e di supereroe) rimasto fermo agli anni sessanta. La fotografia e le luci sono sempre più colorate, le inquadrature sghembe come nel telefilm, i personaggi ridicoli e dialoghi colmi di doppi sensi e battutine da scuola elementare. Nonostante il titolo (che forse sarebbe stato più adatto al film precedente), adesso gli eroi sono in tre: a Batman e Robin si aggiunge anche Batgirl, una Alicia Silverstone che eccede in smorfie. I cattivi, invece, sono sempre due: un improponibile Schwarzy nei panni di Mr. Freeze (personaggio davvero minore, non lo ricordo affatto nei fumetti) e un'affascinante Uma Thurman come Poison Ivy (l'unica davvero efficace del cast e l'unica a salvare parzialmente il film). Non mancano comunque comparsate di altri character che diranno qualcosa ai lettori dei comics: da Jason Woodrue ("l'uomo floronico" dello Swamp Thing di Alan Moore, qui completamente snaturato) al Flagello (Bane). Maggiore importanza rispetto ai film precedenti l'ha anche il maggiordomo Alfred, colpito da una strana malattia che naturalmente trova una rapida cura nel finale. Clooney, un Batman brizzolato, non fa molto meglio dei suoi due predecessori nel rendere giustizia all'uomo pipistrello e si esibisce in gag pietose (come quella della carta di credito), mentre Robin entra in conflitto con l'amico per l'amore della bella Ivy. Carine comunque alcune scenografie, come le statue colossali che reggono strade ed edifici di Gotham.

25 marzo 2008

Batman forever (J. Schumacher, 1995)

Batman forever (id.)
di Joel Schumacher – USA 1995
con Val Kilmer, Chris O'Donnell
*

Visto in DVD.

Dal terzo episodio Burton si limita a produrre e lascia la manovella al mediocre Schumacher. Anche Keaton si defila dal ruolo dell'uomo pipistrello, ma non è che le cose migliorino di molto con l'ingessatissimo Kilmer. Con il passaggio di consegne tra i registi si passa dall'estetica del cinema a quella del telefilm, dalle scenografie gotico-futuristiche a quelle di un parco dei divertimenti, da una Gotham City labirintica e oscura a una città finta, plasticosa e coloratissima, con neon e luci fluorescenti. Le psicologie (già semplici) si superficializzano, i cattivi si riducono a mostri ridacchianti. Due Facce, in particolare, è la delusione maggiore: si trattava probabilmente del più interessante fra tutti i nemici di Batman nel fumetto, eppure qui (lo interpreta Tommy Lee Jones) non lascia alcuna traccia di sé: le sue origini sono rivelate en passant, in una decina di secondi o forse meno, senza evidenziare alcun legame con l'Harvey Dent visto nel primo film della saga, mentre le riflessioni sulla sua doppia natura si limitano alla scena – carina – della dimora divisa in due, con tanto di doppia amante (quella "angelica" è Drew Barrymore!). A rubare la scena è invece Jim Carrey, alias l'Enigmista, ma solo perché la sua mimica facciale spicca rispetto alla mancanza di recitazione del resto del cast, compresa una Nicole Kidman che non si spreca certo negli inutilissimi panni di una psicologa innamorata di Batman. Come se non bastasse, ecco Robin: non se ne sentiva certo la mancanza, ma se non altro avrebbero potuto scegliere un attore più giovane del venticinquenne O'Donnell. Forse si voleva evitare ogni possibilità di lettura ambigua del rapporto fra i membri del Dinamico Duo? In ogni caso, il peggio del film è dato senza dubbio dalla sceneggiatura, puerile e noiosa, che tocca il punto più basso nei dialoghi fra la Kidman e Kilmer, fra allusioni, battute e frecciatine.

18 marzo 2008

Batman – Il ritorno (Tim Burton, 1992)

Batman – Il ritorno (Batman returns)
di Tim Burton – USA 1992
con Michael Keaton, Danny DeVito, Michelle Pfeiffer
**

Rivisto in DVD.

Per stile, contenuti, personaggi e ambientazione (una Gotham City fiabesca, invernale e imbiancata dalla neve), il sequel di Batman è un film decisamente più "burtoniano" del primo. Quello che si guadagna in atmosfera (grazie anche alle ottime musiche di Elfman) si perde però in realismo, e la pellicola a tratti sembra un film-giocattolo, forse a causa del setting natalizio, del personaggio di Max Schreck e della presenza della gang di criminali circensi: non a caso, questa volta, batmobile e batcaverna vengono chiamate per nome (e compare pure il batarang!). Dimenticati gran parte dei personaggi del primo film (c'è giusto un accenno a Vicky Vale), la sceneggiatura introduce subito i tre comprimari che, a dire il vero, a tratti assurgono al ruolo di protagonista molto più di Wayne/Batman: il deforme e crudele Pinguino (un ottimo DeVito), la patetica prima e sexy poi Catwoman (una Pfeiffer con frusta e costume in latex che dona al film inedite suggestioni sadomaso, peraltro mutuate dal fumetto di Frank Miller "Batman: Year One": ma lì Selina Kyle era una prostituta e non certo una segretaria!) e il malvagio magnate dei giocattoli Max Schreck (un deludente Christopher Walken, imparruccato e inespressivo). Le dinamiche fra i personaggi in costume e la descrizione della città stessa di Gotham (sempre più caotica, fredda e inospitale) costituiscono l'ossatura di una storia banalotta che nel finale procura anche qualche sbadiglio. Ottimo invece l'inizio, con l'abbandono del piccolo Oswald Cobblepot da parte dei terrorizzati genitori (il padre del Pinguino è Pee-Wee Herman, protagonista del primo lungometraggio di Burton), e a suo modo suggestiva anche l'origine, con morte e rinascita, della Donna Gatto: come al solito, i cattivi sono più interessanti dell'eroe. Il costume di Batman mi è sembrato più convincente rispetto a quello di tre anni prima.

13 marzo 2008

Batman (Tim Burton, 1989)

Batman (id.)
di Tim Burton – USA 1989
con Michael Keaton, Jack Nicholson
**

Rivisto in DVD.

Nel 1989, quando uscì questo film, avevo da poco riscoperto il personaggio di Batman. Non ero mai stato un fan dell'uomo pipistrello (da bambino leggevo i fumetti della Marvel, non quelli della DC), ma ero stato appena folgorato dal capolavoro di Frank Miller "Il ritorno del Cavaliere Oscuro". E dunque il film di Tim Burton, che pure rappresentava una pietra miliare nel genere supereroistico (fino ad allora spesso confinato nel ridicolo) e che si sforzava di dare un setting realistico al personaggio affrancandolo dal tono fumettoso della celebre serie televisiva (batmobile e batcaverna ci sono, ma non vengono mai chiamate per nome; Robin, per fortuna, è ancora assente), mi deluse profondamente. Costituiva infatti un passo indietro rispetto alla durezza e alla profondità delle storie di Miller (e di Alan Moore, con "The killing joke"). In più, Michael Keaton come protagonista è una vera e propria palla al piede: poco carismatico come Bruce Wayne e assolutamente privo di fascino come Batman (ma una parte di responsabilità ce l'ha anche il brutto costume di gomma). Alla prima visione, persino Jack Nicholson non mi aveva impressionato più di tanto nei panni del Joker, mentre stavolta lo ho apprezzato molto di più. Gradevole vedere Jack Palance nel breve ruolo del boss Carl Grissom. Fra le cose migliori della pellicola ci sono le scenografie, che fanno di Gotham una città fra il gotico e il futuristico alla "Metropolis", con un setting vagamente da anni trenta che è stato poi ripreso (in maniera anche più efficace) nella serie a cartoni animati "Batman Adventures". All'inizio vengono presentati fin troppi personaggi, alcuni dei quali (il giornalista Knox) inutili, e altri (il commissario Gordon, il procuratore distrettuale Harvey Dent) quasi dimenticati nella seconda metà del film, che si concentra esclusivamente sullo scontro fra Batman e Joker (lo sceneggiatore Sam Hamm introduce l'interessante idea – assente nei fumetti – che ciascuno dei due rivali abbia dato vita direttamente all'altro). Molto spazio ha invece la reporter Vicky Vale (Kim Basinger), inedita "fiamma" di Batman che offre l'occasione per una citazione dell'opera di Miller (il paese di Corto Maltese nel quale ha lavorato come fotografa di guerra, infatti, non è un omaggio a Pratt ma alla miniserie sopra citata). Burton, in ogni caso, non rinuncia ad alcuni tocchi "camp" (le prime pagine dei giornali che roteano, gli aggeggi del Joker, il vandalismo nel museo, gli anchormen televisivi che non si truccano più). Sedici anni dopo, Christopher Nolan gli mostrerà come si fa veramente un bel film su Batman.