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20 marzo 2023

Il romanzo di Thelma Jordon (R. Siodmak, 1950)

Il romanzo di Thelma Jordon (The file on Thelma Jordon)
di Robert Siodmak – USA 1950
con Wendell Corey, Barbara Stanwyck
**1/2

Visto in divx.

L'assistente procuratore distrettuale – maldestramente tradotto come "giudice istruttore" nella versione italiana – Cleve Marshall (Corey), insoddisfatto del suo matrimonio, viene sedotto dalla femme fatale Thelma Jordon (Stanwyck), che lo convince di essere innocente dell'accusa di aver ucciso la vecchia zia per ereditarne il patrimonio, lasciando intendere che si sia trattato invece di un furto di gioielli. E così l'uomo, incaricato di rappresentare la pubblica accusa al processo contro di lei, farà di tutto per farla assolvere. Noir giudiziario con tutte le carte in regola, a partire da una protagonista ambigua e malvagia che però, man mano che procede la vicenda, finisce per innamorarsi davvero dell'uomo che avrebbe dovuto soltanto circuire. Lei stessa esplicita questa ambiguità nel finale, quando durante la sua confessione dichiara "Forse io sono due persone". Il personaggio maschile, dal suo canto, è la tipica vittima dei raggiri della donna, un po' come il Walter Neff de "La fiamma del peccato" (altro seminale noir con la Stanwyck), anche se è decisamente più integro (resta convinto fino in fondo che Thelma sia davvero innocente). Peccato però che tutto sia molto prevedibile: anche se non è mostrata esplicitamente sullo schermo, per lo spettatore non c'è mai il minimo dubbio sulla colpevolezza di Thelma. Inadeguato il titolo italiano (che c'entra un "romanzo"?). Paul Kelly è il capo procuratore, Stanley Ridges l'avvocato difensore, Joan Tetzel la moglie di Marshall (chiamata Pamela in originale e Patrizia nella versione italiana).

26 luglio 2019

Katia, regina senza corona (R. Siodmak, 1959)

Katia, regina senza corona (Katia)
di Robert Siodmak – Francia 1959
con Romy Schneider, Curd Jürgens
*1/2

Visto in TV, con Sabrina.

Innamorata dello zar Alessandro II (Jürgens), la giovane principessa decaduta Ekaterina "Katia" Dolgorukova (Schneider) ne diventa la protetta e l'amante, restando al suo fianco durante i suoi tentativi di riformare l'impero (abolendo il servaggio e concedendo una costituzione al popolo), ma dovrà assistere impotente al suo assassinio per mano di rivoluzionari fomentati dai suoi stessi ministri. Remake di un film del 1938 con Danielle Darrieux, la pellicola si ispira alla biografia di Katia scritta dalla principessa rumena Martha Bibescu e romanza diversi dettagli della vicenda reale, mantenendo però intatti i principali eventi storici. Come risultato, il film soffre per una certa mancanza di equilibrio, essendo quasi diviso in due: una prima parte più romantica e sentimentale, incentrata sul rapporto fra i due protagonisti, e una seconda più storica e politica, con lo zar che deve far fronte alle rivolte popolari e ai complotti di corte, in particolare quelli del ministro della polizia Koubaroff (Pierre Blanchar). Poco ispirato, ma si salvano la regia competente di Siodmak (al secondo film francese dopo essere tornato in Europa) e gli interpreti. La Schneider, all'epoca solo ventunenne, era già celebre per le pellicole in cui aveva vestito i panni di un'altra "sovrana", l'imperatrice Sissi (Elisabetta d'Austria). Monique Mélinand è la zarina Maria, Françoise Brion la rivoluzionaria Sofia Perovskaya.

9 aprile 2019

Il grande gioco (Robert Siodmak, 1954)

Il grande giuoco (Le grand jeu)
di Robert Siodmak – Francia/Italia 1954
con Jean-Claude Pascal, Gina Lollobrigida
**

Visto in TV.

Disposto a tutto pur di compiacere Silvia (Lollobrigida), la donna che ama, il ricco avvocato Pierre Martel (Pascal) dilapida per lei i propri averi. Finito in disgrazia, è costretto a fuggire da Parigi e a rifugiarsi in Algeria, dove attende inutilmente che Silvia lo raggiunga. Deluso, si arruola nella legione straniera. Ma quattro anni più tardi gli sembra di riconoscere le sembianze della donna in Elena, una prostituta incontrata per le strade di una città nel deserto... Remake di uno dei più celebri film di Jacques Feyder ("La donna dai due volti", 1934), fra i capostipiti del realismo poetico, con la Lollo in una doppia parte nel ruolo che nell'originale fu di Marie Bell. Ma vent'anni non sono trascorsi invano: e se i temi della pellicola tutto sommato valgono ancora la visione (l'amour fou, con Pierre innamorato più di un ideale che di una donna vera; anime perdute che si ritrovano in capo al mondo, ovvero in mezzo al deserto; il senso di fatalità, che porta i personaggi a lasciarsi trasportare dal destino, esemplificato dal gioco con le carte – il "grande gioco" del titolo, appunto – con cui Blanche (Arletty), la proprietaria del locale dove si radunano i soldati, prevede loro il futuro), tutto ora è più blando e sembra avere meno spessore e significato. Siodmak, dopo una serie di ottimi film noir, aveva lasciato Hollywood per tornare in Europa nel 1952: girò questo film in Francia, prima di ristabilirsi definitivamente in Germania.

30 dicembre 2016

L'urlo della città (Robert Siodmak, 1948)

L'urlo della città (Cry of the city)
di Robert Siodmak – USA 1948
con Richard Conte, Victor Mature
**1/2

Visto in divx.

Il tenente Vittorio Candella (Mature) e lo scapestrato Martin Rome (Conte) sono cresciuti insieme a Little Italy, ma hanno preso strade differenti: il primo è diventato un poliziotto integerrimo, il secondo un delinquente di piccolo calibro. Imprigionato per aver ucciso un agente, Martin decide di evadere per proteggere la ragazza che ama, Tina (Debra Paget), dalle accuse di essere stata sua complice in un sanguinoso furto di gioielli (di cui in realtà è innocente). Candella gli darà la caccia, anche per impedire che l'esempio di Martin finisca col traviarne il fratello minore Tony, che lo ammira come un idolo. Noir dalle marcate atmosfere urbane (tutto girato in esterni, pratica che all'epoca non era certo una consuetudine), con una coppia di protagonisti assolutamente complementari (e Siodmak ne approfitta, giocando a mischiare le carte: pur non essendoci mai il dubbio che Candella sia il buono e Martin il cattivo, il primo è sempre vestito di nero e il secondo di bianco, invertendo cioè i tradizionali colori di questo tipo di personaggi). La sceneggiatura (cui ha collaborato Ben Hecht, non accreditato) va dritta al punto, senza svolazzi o divagazioni, costruendo i personaggi in maniera semplice ma efficace e mostrandone tutte le luci e le ombre: il poliziotto intransigente, che non si ferma davanti a nulla pur di far rispettare la legge, e il criminale incallito che pure ha un cuore ed è accusato ingiustamente. Nel cast anche Shelley Winters (Brenda, una delle tante ragazze di Martin), Fred Clark (il collega di Candella), Berry Kroeger (l'avvocato corrotto) e Hope Emerson (la ladra di gioielli). Nella versione italiana, il nome di Martin Rome diventa "Martino Rosky". La colonna sonora di Alfred Newman, che richiama Gershwin, è riciclata dal film "Street scene" del 1931.

24 febbraio 2012

La scala a chiocciola (R. Siodmak, 1946)

La scala a chiocciola (The spiral staircase)
di Robert Siodmak – USA 1946
con Dorothy McGuire, George Brent
***

Rivisto in DVD.

A inizio secolo, una tranquilla cittadina del New England è scossa da una catena di delitti. Tutte le vittime sono giovani donne afflitte da un handicap o da un difetto fisico: e molte cose lasciano intendere che il prossimo bersaglio del serial killer sarà Helen (“Elena”, nel doppiaggio italiano d’epoca), una ragazza diventata muta in seguito a uno shock infantile, che lavora come domestica fuori città nella grande villa vittoriana della ricca famiglia Warren e che si sente in pericolo anche perché l’assassino potrebbe essere proprio uno degli abitanti di quella casa… Un piccolo gioiellino di suspense e inquietudine, vagamente hitchcockiano e capostipite di una lunga serie di thriller psicologici (nonché di horror/gialli all’italiana: evidenti sono infatti le influenze che il film ha avuto su Dario Argento e soci), che alterna sequenze da brivido ad altre oniriche e angoscianti, come l’immagine della protagonista che si riflette in un grande specchio senza la bocca, o l’inquadratura dell’occhio dell’assassino che scruta le sue vittime. Siodmak firma una regia elegante e precisa, che sfrutta alla perfezione gli spazi e gli ambienti della casa, aiutato anche dalla sontuosa fotografia in bianco e nero di Nicholas Musuraca. E pazienza se per uno spettatore moderno e smaliziato non è poi impossibile indovinare in anticipo l'identità del colpevole. La “scala a chiocciola” del titolo è quella che conduce alla cantina della villa, dove si verifica uno degli omicidi e dove avverrà la resa dei conti finale. Buona la prova della protagonista Dorothy McGuire, costretta a recitare e ad esprimere le proprie paure senza ricorrere alla parola (all’inizio del film la vediamo ironicamente assistere alla proiezione di un film muto), ma su tutti giganteggia Ethel Barrymore nei panni dell’anziana matrigna, malata ma lucida, che sembra sempre sapere qualcosa che gli altri ignorano. Il buon cast è completato da George Brent (il figlio maggiore), Gordon Oliver (il figlio minore), Kent Smith (il medico innamorato di Helen), Rhonda Fleming (la segretaria), Elsa Lanchester (la cuoca), Rhys Williams (il domestico) e Sara Allgood (l’infermiera).

10 aprile 2008

Doppio gioco (Robert Siodmak, 1949)

Doppio gioco (Criss cross)
di Robert Siodmak – USA 1949
con Burt Lancaster, Yvonne De Carlo
**

Visto in DVD.

Un uomo torna in città dopo una lunga assenza e cerca di riallacciare i rapporti con l'ex moglie, che nel frattempo si è sposata con un gangster (Dan Duryea). Per amor suo accetta di entrare nella banda e di partecipare come complice a una rapina al furgone portavalori di cui è l'autista, ma all'ultimo momento ci ripenserà e cercherà di fare il doppio gioco: troppo tardi. Sinceramente speravo che questo film mi piacesse di più, visto che gli altri noir di Siodmak li avevo graditi parecchio (soprattutto "La scala a chiocciola" e "I gangster"). Più che sull'azione e la suspense, la pellicola si concentra sulla costruzione psicologica del personaggio di Lancaster, un uomo disposto a perdersi completamente per amore e a rinunciare a ogni cosa, compresa la propria onestà, per una donna che sembra sfuggirgli e della quale si faticano a comprendere sentimenti e motivazioni. Non si tratta di una classica dark lady calcolatrice, infatti, ma di una semplice opportunista. Tutta la prima parte della vicenda viene raccontata in un lungo flashback, e la regia ha alcuni buoni momenti (l'incontro alla stazione, per esempio, permeato dal caso e dal destino), anche se le atmosfere non sono sempre memorabili e i colpi di scena sono poco efficaci. Il doppiaggio dell'epoca appioppa in maniera ridicola nomi italiani a tutti i personaggi.

16 maggio 2006

I gangsters (R. Siodmak, 1946)

I gangsters (The Killers)
di Robert Siodmak – USA 1946
con Burt Lancaster, Ava Gardner
***1/2

Visto in DVD.

Un classico del noir, un film quasi perfetto nel suo genere, sceneggiato fra l'altro da John Huston e Richard Brooks a partire da un breve racconto di Hemingway. Tutto inizia in una piccola e tranquilla cittadina del New Jersey, con l'arrivo di due misteriosi sicari giunti fin lì per assassinare lo "Svedese" (Lancaster), proprietario di una pompa di benzina che sembra quasi attenderli con rassegnazione. Un detective di una compagnia assicuratrice (Edmond O'Brien), incaricato di indagare sull'omicidio, scava con ostinazione e pervicacia nel passato della vittima, portando alla luce un'intricatissima vicenda di furti, tradimenti e doppi giochi. L'atmosfera è cupa e affascinante, al servizio di una sceneggiatura ad incastro che rivela poco a poco i dettagli della vicenda. Su tutto spicca il personaggio intrepretato da un Burt Lancaster alle prime armi, ex boxeur fallito, perdente e manipolato dalla femme fatale Ava Gardner. Ma anche Edmond O'Brien è bravo in un ruolo quasi "bogartiano". La regia è coerente e funzionale: oltre che sulla solida sceneggiatura, può contare su una fotografia (di Woody Bredell) che gioca con luci e ombre, metaforiche e non. Innumerevoli sono le scene in cui, più che gli stessi personaggi, spiccano le loro ombre proiettate sulle pareti o sul pavimento. Da notare la struttura in comune con film come "Quarto potere" o altri gialli come "Vertigine", che ho visto di recente: la pellicola mette in scena un'inchiesta su un personaggio che muore all'inizio del film e i cui misteri vengono svelati da una serie di flashback e testimonianze. Alla fine tutti i particolari vanno al posto giusto, ma c'è tempo per un ultimo sberleffo finale.

26 marzo 2006

Lo specchio scuro (R. Siodmak, 1946)

Lo specchio scuro (The dark mirror)
di Robert Siodmak – USA 1946
con Olivia de Havilland, Lew Ayres
**1/2

Visto in DVD alla Fogona.

Un bel giallo psicologico. Olivia de Havilland interpreta la parte di due sorelle gemelle, una delle quali viene sospettata di omicidio: poiché è impossibile distinguere una sorella dall'altra, e dunque individuare e incriminare la colpevole, la polizia incarica uno psichiatra di tracciare un profilo psicologico delle due per definirne le diverse personalità. Naturalmente lo psichiatra si innamora di una delle due. Fra i punti di forza, l'interpretazione della de Havilland, bravissima nel consentire allo spettatore di distinguere le due gemelle grazie a pochissimi dettagli della sua recitazione, senza mai calcare la mano. Fra i difetti, una certa ingenuità della narrazione, anche se immagino che si trattasse di uno dei primi film a mostrare al pubblico in modo realistico gli strumenti di un'indagine psichiatrica (macchie di Rorschach e cose del genere). Molto belli gli "effetti" che consentono alla protagonista di recitare con se stessa sullo schermo: le transizioni non sono quasi mai visibili, e il tutto appare molto realistico (la fotografia in bianco e nero aiuta).