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21 agosto 2023

Vampires (John Carpenter, 1998)

Vampires (John Carpenter's Vampires)
di John Carpenter – USA 1998
con James Woods, Daniel Baldwin
**1/2

Rivisto in TV (Sky Cinema).

Il rude Jack Crow (James Woods) è a capo di un gruppo di cacciatori di vampiri che, finanziati dal Vaticano, hanno l'incarico di rintracciare ed eliminare i succhiasangue nel sud-ovest americano. Ma dopo che la loro intera squadra è stata sterminata da Valek, un "maestro" particolarmente duro a morire, Jack e il fido Montoya (Daniel Baldwin) si ritroveranno ad affrontarlo con il solo aiuto di un giovane prete inesperto (Tim Guinee) e di una prostituta morsa dal mostro (Sheryl Lee). Un film di vampiri diretto da John Carpenter? Non poteva che essere tamarro al 100%. Per cominciare, si smonta il mito dei vampiri "romantici" che in quegli anni era tornato in auge grazie a pellicole come il "Dracula" di Coppola (1992) e "Intervista col vampiro" (1994): per usare le parole di Jack, i vampiri "non assomigliano affatto a un branco di transessuali che se ne vanno in giro in abito da sera a tentare di rimorchiare tutti quelli che incontrano, con un falso accento europeo". E anche i cacciatori sono canaglie, brutti, sporchi e cattivi, che dicono parolacce e volgarità assortite, bevono, vanno a puttane e picchiano i preti (!). L'ambientazione, poi, è quanto di più distante dagli scenari urbani tipici del genere: siamo nel Nuovo Messico, fra deserti e missioni spagnole abbandonate, più adatta a un film western che dell'orrore. Il film stesso è girato come un western alla Peckinpah, con un'atmosfera polverosa e piena di stile cui contribuiscono anche la colonna sonora (dello stesso Carpenter, come al solito) e la fotografia crepuscolare (di Gary B. Kibbe). Il divertimento non manca, e il gore nemmeno, anche se nella parte centrale la pellicola si trascina un po' stancamente. Ma il regista sa tenere desta l'attenzione dello spettatore anche con pochi mezzi (la pellicola è evidentemente girata al risparmio) e sa creare un "mondo" con le sue regole (che i cacciatori citano in continuazione) e la sua coerenza interna. Nel cast anche Maximilian Schell (il cardinale).

20 settembre 2021

Body bags (J. Carpenter, T. Hooper, 1993)

Body bags - Corpi estranei (Body Bags)
di John Carpenter, Tobe Hooper [e Larry Sulkis] – USA 1993
con Alex Datcher, Stacy Keach, Mark Hamill
**

Visto in TV (Prime Video).

Antologia di tre episodi horror, nello stile de "I racconti della cripta" o "Ai confini della realtà". L'intenzione era proprio quella di farne una serie televisiva come le suddette, ma durante le riprese il canale tv che le aveva commissionate si tirò indietro, e allora il girato fu trasformato in un film per le sale. Curiosità: due episodi su tre hanno a che fare con trapianti (rispettivamente di capelli e di un occhio). In "La stazione di rifornimento" (diretto da John Carpenter), durante il turno di notte alla cassa di una stazione di servizio, una ragazza (Alex Datcher) deve vedersela con un maniaco omicida (Robert Carradine). In "Hair" (accreditato sempre a Carpenter, ma in realtà diretto anche da Larry Sulkis), un uomo ossessionato dalla perdita dei capelli (Stacy Keach) si sottopone a un trapianto sperimentale: ma le cose non andranno come avrebbe voluto... In "Eye" (diretto da Tobe Hooper), un promettente giocatore di baseball (Mark Hamill) perde l'occhio in un incidente stradale. Gli verrà trapiantato quello di un efferato assassino, che gli provocherà strane allucinazioni... Sono tre storie horror oneste ma in fondo prevedibili (anche con i finali a sorpresa), accompagnate da sceneggiature di stampo (e di livello) televisivo. La cosa più interessante sono forse le sequenze introduttive e di raccordo, dai toni comico-grotteschi e ambientate in un obitorio, dove lo stesso Carpenter, nei panni di un inquietante medico legale, funge da cicerone (una sorta di zio Tibia), presentandoci i cadaveri rinchiusi nei sacchi (da cui il titolo del film) e raccontandone le storie: nel finale a lui si aggiungono anche Tom Arnold e Tobe Hooper. Sparsi per gli altri episodi ci sono camei anche per David Naughton, Sam Raimi, Wes Craven, Roger Corman e Greg Nicotero. David Warner è il dottore nel secondo segmento, Twiggy la moglie di Mark Hamill nel terzo.

29 gennaio 2021

Avventure di un uomo invisibile (J. Carpenter, 1992)

Avventure di un uomo invisibile (Memoirs of an invisible man)
di John Carpenter – USA 1992
con Chevy Chase, Daryl Hannah
**1/2

Visto in TV (Prime Video).

L'agente di cambio Nick Halloway (Chevy Chase) diventa invisibile quando per errore rimane vittima di un esperimento scientifico andato male. Braccato da Jenkins (Sam Neill), scheggia impazzita della CIA che intende usarlo a scopi illegali, cercherà di sfuggirgli (e di ricostruirsi una vita) grazie anche alla bella Alice (Daryl Hannah), di cui si è innamorato. Ispirato a un romanzo di Harry F. Saint sceneggiato da William Goldman, un remake – in chiave di commedia romantica e avventurosa, più che horror – del classico "L'uomo invisibile" di James Whale (tratto dal libro di H.G. Wells), di cui "attualizza" temi e personaggi. Il nome dell'attore protagonista (nonché quello del regista inizialmente previsto, Ivan Reitman) suggeriscono in realtà toni più comici di quelli che effettivamente si riscontrano: non siamo di fronte a una parodia ma a una pellicola fantastica con tutti i crismi, che si dipana con coerenza a partire da una premessa assurda (un uomo davvero invisibile dovrebbe essere anche cieco, per esempio) e ricorre persino a sfumature noir. Gran parte della storia è raccontata in flashback dal protagonista, lasciando intendere che stia per morire: ma nel finale si ribaltano le attese. Per "mostrare" l'invisibilità di Nick sullo schermo, la regia ricorre alternativamente ad effetti speciali (compresa una sequenza in cui si toglie le bende rivelando che sotto non si vede nulla, proprio come Claude Rains nel classico del 1933) e alla trovata di lasciare che l'attore sia visibile agli spettatori ma non a sé stesso o agli altri personaggi. Flop di critica e di pubblico, e talvolta indicato come il peggior lavoro di John Carpenter (sicuramente uno dei meno personali), in realtà non è poi così male e può contare, al di là di alcuni luoghi comuni, su una caratterizzazione che scava nella dimensione più intima del personaggio: di Nick, abulico, privo di interessi e di veri affetti, si dice per esempio che "era già invisibile anche prima di diventarlo", e la sua solitudine e malinconia sono palpabili. La scelta di Chase come protagonista, all'apparenza discutibile, si rivela dunque indovinata, con l'attore capace di recitare anche fuori dalla sua routine comica. Meno azzeccati i comprimari, ovvero Neill e la Hannah, scontati e prevedibili come i loro personaggi. Nel cast anche Michael McKean (l'amico George), Stephen Tobolowsky e Patricia Heaton. Il titolo originale del film ha forse ispirato quello della più bella storia di Dylan Dog, "Memorie dall'invisibile". Altri adattamenti moderni del romanzo di Wells usciranno nel 2000 ("L'uomo senza ombra" di Paul Verhoeven) e nel 2020 ("L'uomo invisibile" di Leigh Whannell).

26 novembre 2019

Elvis il re del rock (John Carpenter, 1979)

Elvis il re del rock (Elvis)
di John Carpenter – USA 1979
con Kurt Russell, Shelley Winters
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Film per la tv che ripercorre la vita e la carriera di Elvis Presley, dall'infanzia al college, dai primi concerti al successo globale. Il tutto è raccontato attraverso un lunghissimo flashback, mentre il cantante si prepara a tornare in scena a Las Vegas, nel 1969, nove anni dopo la sua ultima apparizione in pubblico (e pertanto la pellicola non prende in considerazione gli ultimi controversi anni di vita). Girato su commissione da un Carpenter che, reduce dal successo di "Halloween", stava cercando di non rimanere imprigionato nel genere horror, si tratta di un biopic piuttosto convenzionale ma comunque decisamente godibile e ben fatto, che a soli due anni dalla sua scomparsa (Elvis era morto nel 1977) riesce a realizzare un buon ritratto di una vera e propria icona del rock e dello spettacolo americano, senza limitarsi ai soli dati biografici ma indagando anche nella sua personalità, nei legami famigliari (in particolare il forte amore verso la madre, ma anche i "dialoghi" con il fratello gemello Jesse Garon, nato morto), nei difetti caratteriali (la timidezza, l'insicurezza), nel difficile rapporto con il successo, nell'infelicità e nel progressivo isolamento. E come bonus offre tantissime canzoni, fra cui tutte le più celebri dell'artista (da "Heartbreak Hotel" a "Blue Suede Shoes", da "Can't Help Falling In Love" a "Suspicious Mind", per citarne solo alcune). Assai lungo (quasi tre ore: ma esiste una versione "accorciata"), alla sua uscita nel nostro paese è stato distribuito anche in sala: il doppiaggio italiano d'epoca è però andato perduto (come ci rivela Evit nel suo bel blog "Doppiaggi italioti"). Dopo una carriera da attore bambino per la Disney e diverse comparsate in televisione, con questo film Kurt Russell comincia un fortunato sodalizio con Carpenter, per il quale interpreterà tanti titoli di culto negli anni '80. Nel cast anche Shelley Winters (la madre Gladys), Robert Gray (l'amico Red West), Season Hubley (la moglie Priscilla), Pat Hingle (il "colonnello" Tom Parker, suo manager). Il padre Vernon è interpretato da Bing Russell, padre di Kurt. Una curiosità: nell'ultimo film in cui ha recitato, "Change of habit" del 1969, il personaggio interpretato da Elvis Presley si chiamava... John Carpenter!

17 febbraio 2018

Grosso guaio a Chinatown (J. Carpenter, 1986)

Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China)
di John Carpenter – USA 1986
con Kurt Russell, Dennis Dun
***

Rivisto in divx.

Il camionista Jack Burton (Kurt Russell), di passaggio a San Francisco, rimane coinvolto in una faida tra bande rivali di Chinatown quando la ragazza del suo amico cinese Wang Chi (Dennis Dun) viene rapita e il suo camion, il "Pork-Chop Express", viene trafugato. Dietro a tutto ci sono però misteriose forze soprannaturali: lo stregone Lo Pan (James Hong), infatti, intende sposare la fanciulla (che ha gli occhi verdi, una rarità in Cina) per riacquistare la forma corporea che gli era stata sottratta da un demone due millenni prima. Per sconfiggerlo, Jack e Wang ricorreranno all'aiuto del santone locale Egg Shen (Victor Wong), nonché a quello dell'avvocatessa Gracie Law (Kim Cattrall). Divertente pastiche di azione, avventura esotica e ironia, che occhieggia alla narrativa pulp (Fu Manchu) e alle coeve pellicole di Spielberg e Lucas (come la saga di Indiana Jones). Fra arti marziali e mistiche creature del folklore cinese (si pensi alle "tre bufere", gli sgherri di Lo Pan che controllano gli elementi atmosferici), con copiose ispirazioni da fumetti, film e serie tv di ambientazione orientale ("Zu" di Tsui Hark, "Samurai"), il protagonista Jack Burton si trova come un pesce fuor d'acqua, non capisce molto di quello che accade e fa la figura del personaggio imbranato e maldestro, oltre che sarcastico e vanaglorioso. A tutti gli effetti è una "spalla", mentre il vero eroe è l'amico Wang (per la cui parte Carpenter aveva inizialmente pensato a Jackie Chan). Memorabili molte delle sue uscite ("Sei pronto? – Sono nato pronto!", "L'uomo coraggioso ama sentire la natura sulla pelle. – E l'uomo saggio ama usare l'ombrello quando piove", "Calma, ho la situazione in pugno. Ho bevuto un filtro. Vedo quello che gli altri non vedono", "In casi come questi, il vecchio Jack dice sempre: basta adesso"). Un film con uno spirito da B-movie, decisamente leggero e autoironico, che garantisce un divertimento senza tempo. Nonostante la coppia Carpenter-Russell fosse reduce da successi come "1997: Fuga da New York" e "La cosa", la pellicola fu maltrattata dalla distribuzione con conseguente flop al botteghino, salvo essere rivalutata in seguito come cult movie. Per la delusione, il regista abbandonò le major di Hollywood e per i suoi progetti successivi si rivolse al cinema indipendente. La colonna sonora, come sempre, è dello stesso Carpenter (ma è meno memorabile di altre). Curiosità: la prima versione della sceneggiatura (poi completamente riscritta da W.D. Richter) era ambientata nel vecchio West.

14 gennaio 2017

Pericolo in agguato (John Carpenter, 1978)

Pericolo in agguato, aka Procedura ossessiva (Someone's watching me!)
di John Carpenter – USA 1978
con Lauren Hutton, David Birney
**

Visto in divx.

Tv movie girato da Carpenter a inizio carriera: si tratta di un thriller non troppo originale, che come in “Halloween” – uscito lo stesso anno – presenta una ragazza in lotta contro un misterioso maniaco (siamo però lontani dal puro horror). Leigh, giovane giornalista, si trasferisce da New York a Los Angeles dopo una delusione sentimentale. Qui trova casa (in un modernissimo grattacielo con appartamenti "domotici") e lavoro (come regista in un network televisivo). Ma comincia a ricevere misteriosi regali e inquietanti telefonate da uno stalker sconosciuto, che intende portarla verso l'esaurimento nervoso e istigarne il suicidio... Il personaggio è ben costruito, l'antagonista rimane invisibile e impalbabile fino alla fine (proprio come in un altro celebre tv movie di quegli anni, “Duel” di Spielberg), ma la tensione non raggiunge mai il livello di guardia, anche perché la sceneggiatura – che si ispira in parte al voyeurismo de “La finestra sul cortile” o “La conversazione” – non osa più di tanto. La regia di Carpenter è solida e funzionale al racconto, ma la matrice televisiva impedisce anche esteticamente ogni salto di qualità. Piccola parte per Adrienne Barbeau (futura moglie del regista, nonché attrice in vari suoi film) nel ruolo dell'amica lesbica.

4 dicembre 2016

Starman (John Carpenter, 1984)

Starman (id.)
di John Carpenter – USA 1984
con Jeff Bridges, Karen Allen
**

Visto in divx.

Rispondendo all'invito della sonda Voyager 2 (che recava con sé un disco con immagini e suoni del nostro pianeta), un extraterrestre raggiunge la Terra e assume l'aspetto di Scott Hayden (Jeff Bridges), un uomo morto da poco, ispirandosi alle fotografie (e a una ciocca di capelli, da cui estrae il DNA) custodite dalla sua giovane moglie Jenny (Karen Allen). In compagnia della donna, lo "Starman" intraprende un viaggio verso un cratere in Arizona, dove ha un appuntamento con altri membri della sua specie per tornare sulla sua stella. E nel frattempo, mentre cerca di evitare i tentativi di cattura da parte dell'esercito e dell'FBI, imparerà le usanze dei terrestri e soprattutto – grazie a Jenny – cos'è l'amore. Forse originale (e persino toccante) come film romantico, ma decisamente banale come pellicola di fantascienza (siamo a metà strada fra "Incontri ravvicinati", "E.T." e "Un poliziotto extraterrestre... poco extra e molto terrestre"), il film più ambizioso della carriera di Carpenter è per molti versi una delusione. Prodotto da Michael Douglas a partire da una sceneggiatura in lavorazione da cinque anni, il lungometraggio appare stiracchiato e noioso, poco accattivante ma soprattutto poco sorprendente, anche perché le suggestioni fantascientifiche sembrano rimaste agli anni Cinquanta e lasciano per lo più confusi (a partire dai misteriosi poteri dell'alieno, che tramite le sue "sferette" sembra in grado di fare un po' di tutto: dall'emanare energia e calore a resuscitare gli animali morti, passando per il curare la sterilità di Jenny, alla quale darà un figlio che si preannuncia fuori dall'ordinario, e che sarà protagonista nel 1986 di una breve serie tv). Nonostante tutto, Jeff Bridges ottenne una nomination all'Oscar (l'unica mai ricevuta da un film di Carpenter). Charles Martin Smith è lo scienziato del SETI che dapprima contribuisce alla ricerca dei nostri eroi ma poi li aiuta a sfuggire ai militari cattivi. Nella colonna sonora figurano alcune canzoni che "Scott" impara dal disco del Voyager ("Satisfaction") o dalla radio sulla Terra ("New York, New York").

3 ottobre 2016

Distretto 13 - Le brigate della morte (J. Carpenter, 1976)

Distretto 13 - Le brigate della morte (Assault on Precinct 13)
di John Carpenter – USA 1976
con Austin Stoker, Darwin Joston
***

Rivisto in DVD.

Proprio la sera del suo definitivo smantellamento, la stazione di polizia di Anderson – un sobborgo di Los Angeles isolato e in preda alla delinquenza – viene presa d'assalto da una banda di criminali, che intendono vendicarsi dell'uomo che ha ucciso uno di loro e che si è rifugiato nell'edificio. A sostenere l'assedio, senza alcuna possibilità di chiamare aiuto o rinforzi (i telefoni sono stati staccati e la luce tagliata), ci sono soltanto il tenente Bishop (Austin Stoker), fresco di nomina e al primo incarico, la coraggiosa segretaria Leigh (Laurie Zimmer) e due prigionieri in fase di trasferimento che si trovavano momentaneamente nelle celle, uno dei quali è il condannato a morte Napoleone Wilson (Darwin Joston). Il secondo lavoro di un Carpenter già maturo e padrone del mezzo cinematografico, nonostante il bassissimo budget a disposizione, è esplicitamente debitore al film "d'assedio" per eccellenza, il classico "Un dollaro d'onore" (nei titoli di testa, come montatore, è accreditato "John T. Chance", ovvero il nome del personaggio interpretato da John Wayne nel western di Hawks: il montaggio fu in realtà realizzato dallo stesso Carpenter, pure sceneggiatore, regista e autore delle musiche!) ma rievoca anche "La notte dei morti viventi" di Romero (gli assalitori sono come gli zombie, mostri soprannaturali e assetati di sangue). Che comunque si tratti di un vero e proprio western urbano lo rivela anche il titolo originale dello script: "The Anderson Alamo". Realizzato come pellicola di exploitation (il che spiega l'alto tasso di violenza, la presenza di un protagonista di colore e... il maglioncino di Laurie Zimmer), colpisce più volte allo stomaco (la scena della morte della bambina presso il carretto dei gelati suscitò parecchie controversie, ma non è affatto gratuita e anzi è fondamentale nel mettere in moto l'azione) e tiene con il fiato sospeso fino alla fine, senza disdegnare analisi sociali (il ruolo della polizia nella società) e costruendo caratteri indimenticabili con pochissime pennellate (su tutti Napoleone Wilson, con il tormentone sul significato del suo nome, la cui spiegazione viene continuamente rinviata, e quello della continua richiesta di una sigaretta). I "difensori" del distretto, nonostante le diverse origini (poliziotti o criminali) sono tutti accumunati dal coraggio e della volontà di lottare non soltanto per difendere sé stessi ma anche per proteggere gli altri ("E tutto per un uomo che non conosciamo neanche, che non sappiamo cos'ha fatto e che non ci dirà neanche grazie"). Alcuni elementi (la delinquenza irrazionale e fuori controllo, la "Banda del Voodoo" che fa giuramenti di sangue e intende portare a termine la propria vendetta senza alcuna pietà e a costo anche della vita) anticipano film come "Fuga da New York" (sempre di Carpenter) e "I guerrieri della notte". Tony Burton è Wells, il secondo prigioniero; Martin West è il padre della bambina uccisa; Charles Cyphers è Starker, l'agente incaricato di trasferire Wilson. Nel 2005 è stato fatto un remake con Laurence Fishburne ed Ethan Hawke, ma già nel 2001 lo stesso Carpenter ne aveva realizzato una rivisitazione in chiave fantascientifica ("Fantasmi da Marte").

24 giugno 2016

Dark star (John Carpenter, 1974)

Dark Star (id.)
di John Carpenter – USA 1974
con Dan O'Bannon, Brian Narelle
**1/2

Rivisto in DVD.

Scritto e realizzato insieme al suo compagno di studi Dan O'Bannon, il film d'esordio di John Carpenter è una pellicola di fantascienza a bassissimo costo, che non fa nulla per nascondere la povertà del budget e anzi la sfrutta a suo favore: che l'astronave nella quale viaggiano i protagonisti sia una vecchia carretta, in preda a continui guasti e malfunzionamenti, è uno dei punti cardine della storia. I quattro membri dell'equipaggio hanno il compito di individuare e distruggere "pianeti instabili" (a rischio cioè di uscire dalle proprie orbite, mettendo a repentaglio interi sistemi solari) per mezzo di sofisticate bombe termonucleari. Queste bombe sono senzienti, in grado di comunicare sia con il computer di bordo che con gli astronauti stessi. Ne consegue una delle scene più memorabili del film, quella in cui gli uomini cercano di convincere a disinnescarsi una bomba che vuole esplodere pur non essendosi sganciata, attraverso un dialogo filosofico che tocca temi esistenzialisti come la percezione della realtà. Pur trattandosi di un film povero per regia, effetti speciali e scenografie (particolarmente debole è la sequenza dell'alieno che uno degli astronauti ha portato a bordo come mascotte, un vero e proprio "pallone gonfiato"), e che non si prende assolutamente sul serio, risuonano dunque echi kubrickiani: impossibile non pensare a "2001: Odissea nello spazio" (i computer senzienti, lo scenario spaziale, le comunicazioni) e al "Dottor Stranamore" (le bombe, la satira militare, il finale in cui uno degli astronauti cavalca il portellone della nave come una tavola da surf). Il tono dismesso è enfatizzato dalle scenografie, ma anche dall'aspetto dei membri dell'equipaggio, barboni e capelloni, oltre che dalla loro natura di sociopatici e solitari (uno di essi risiede perennemente nella torretta di guardia, senza mai unirsi agli altri), che trascorrono il tempo litigando, leggendo fumetti o suonando bizzarri strumenti musicali. Uno, addirittura, non è nemmeno un vero astronauta ma un operaio finito lì per caso. Commentando sull'assurdità delle situazioni e dei dialoghi, Carpenter ha descritto la pellicola come "Aspettando Godot nello spazio". Costato solo 60.000 dollari, il film è stato in pratica realizzato interamente da Carpenter e O'Bannon. Il primo, oltre a dirigerlo, ha anche curato le scenografie e scritto la colonna sonora (a base di musica elettronica, oltre alla canzone country "Benson, Arizona"), mentre il secondo recita nei panni di uno degli astronauti e si occupa anche degli effetti speciali (molto artigianali ma rozzamente efficaci, tanto che Lucas lo assolderà per collaborare al primo "Guerre stellari": a lui è dovuta l'idea grafica di mostrare le stelle in rapido movimento quando la nave viaggia nell'iperspazio, vista per la prima volta proprio in questa occasione). O'Bannon scriverà in seguito la sceneggiatura di "Alien", nella quale trasferirà diversi elementi qui presenti, virandoli però dalla commedia all'horror: l'astronave vecchia e sporca, l'alieno che si nasconde nei corridoi, il gioco del coltello fra le dita delle mani. Nato come progetto studentesco, il film ha finito col diventare un oggetto di culto, più però per la carriera futura dei nomi coinvolti che non per i suoi reali pregi.

27 marzo 2016

Christine (John Carpenter, 1983)

Christine - La macchina infernale (Christine)
di John Carpenter – USA 1983
con Keith Gordon, John Stockwell
**1/2

Visto in divx.

Il giovane meccanico Arnie acquista una Plymouth Fury del 1957, ormai ridotta a un rottame, per ripararla e rimetterla in strada. Di pari passo alla "rigenerazione" dell'auto, anche il ragazzo cambia personalità: se prima era imbranato e costantemente vittima dei bulli della scuola, ora diventa più sicuro di sé (tanto da riuscire a conquistare la bella Leigh) ma anche aggressivo e paranoico. Ben presto sia Leigh che Dennis, il miglior amico di Arnie, cominciano a chiedersi se l'auto non abbia qualche tipo di influenza nefasta su di lui. E in effetti la macchina è una creatura senziente e malvagia, in grado di autorigenerarsi e di causare incidenti e strane morti. Da un romanzo di Stephen King (che in qualche modo tornerà sull'argomento con il successivo "Brivido", l'unico film da lui diretto), un horror inquietante nella sua semplicità (i motivi della natura "infernale" di Christine non vengono spiegati: se nel libro di King si chiariva che l'auto era posseduta dallo spirito malvagio di un precedente proprietario, qui essa è "maledetta" sin da quando esce dalla catena di montaggio), che gioca con uno dei miti della cultura giovanile americana, l'automobile, e con certi tratti feticistici del consumismo, ovvero il trasferimento degli affetti su un oggetto inanimato. Favorito dal fatto che l'auto ha un nome femminile, Arnie sviluppa con lei una vera e propria relazione sentimentale, che comprende complicità e gelosia (l'auto diventa per lui più importante della sua ragazza, e proprio Leigh rischia di diventare una delle sue vittime). Da segnalare i rimandi a "Il ritratto di Dorian Gray" e "Duel". Carpenter, che pure non sentiva il film come un progetto personale e scelse di realizzarlo solo per voltare pagina dopo l'insuccesso commerciale de "La cosa", è abile nel fondere i temi orrorifici e soprannaturali con un'ambientazione quotidiana e familiare. Fra le scene più inquietanti, quella in cui Christine – avvolta dalle fiamme, come Ghost Rider – insegue i teppisti che l'hanno danneggiata, e in generale tutte quelle che mostrano la macchina comunicare attraverso la propria autoradio, che trasmette canzoni rock'n'roll degli anni cinquanta. Notevoli, per l'epoca, gli effetti speciali che mostrano l'automobile ripararsi da sola (realizzati mediante pompe idrauliche). Roberts Blossom è l'uomo che vende la macchina ad Arnie, Harry Dean Stanton è il poliziotto che indaga sugli incidenti causati da Christine.

27 luglio 2014

Fog (John Carpenter, 1980)

Fog (The Fog)
di John Carpenter – USA 1980
con Adrienne Barbeau, Tom Atkins
**1/2

Visto in TV.

Nel centenario della sua fondazione, la cittadina costiera di Antonio Bay è sconvolta dall'arrivo di una "nebbia assassina" e irreale, dentro la quale si nascondono i fantasmi dell'equipaggio di una nave naufragata cento anni prima, intenzionati a vendicarsi dei discendenti di coloro che provocarono la loro morte. Ispirato in parte dal film inglese "I mostri delle rocce atomiche", un classico dell'horror a basso costo (ma girato in cinemascope per dare l'impressione che il budget fosse più elevato: ne risultano ottimi scorci paesaggistici e una tensione palpabile nelle scene notturne) che innesta gli stilemi dello slasher e del gore sulla struttura della ghost story di impostazione gotica. Col tempo è diventato un piccolo classico, forse anche al di là dei suoi meriti, benché Carpenter ci sappia fare e le scene ad effetto non manchino. Da segnalare la presenza contemporanea nel cast di Jamie Lee Curtis (alla sua seconda collaborazione con il regista dopo il successo di "Halloween") e di sua madre Janet Leigh (che nel campo dell'horror aveva già dato con "Psyco"), rispettivamente nei ruoli di una giovane autostoppista e dell'organizzatrice delle celebrazioni per il centenario della città. Il roster di personaggi alle prese con la nebbia e i fantasmi si completa con Adrienne Barbeau, all'epoca moglie di Carpenter (la speaker della locale stazione radiofonica), Tom Atkins (il marinaio che dà il passaggio alla Curtis) e Hal Holbrook (padre Malone, il prete). Ci sono piccoli ruoli anche per lo stesso regista (il sacrestano, nella sequenza iniziale) e l'addetto ai trucchi Rob Bottin (Blake, il capitano fantasma), mentre alcuni personaggi hanno i nomi di collaboratori storici di Carpenter (Dan O'Bannon, Nick Castle e Tommy Lee Wallace). Abbondano inoltre citazioni e riferimenti a scrittori e film dell'orrore (Lovecraft, Machen, Price). Nel 2005 è uscito un remake.

9 giugno 2013

La cosa (John Carpenter, 1982)

La cosa (The Thing)
di John Carpenter – USA 1982
con Kurt Russell, Wilford Brimley
***

Rivisto in TV.

In una stazione di ricerca fra i ghiacci dell'Antartide, alcuni scienziati americani si ritrovano ad affrontare un mostro extraterrestre, precipitato con la sua astronave sulla Terra centomila anni prima e rimasto fino a ora congelato. Le cellule dell'alieno hanno la capacità di assimilare e imitare quelle di altri organismi viventi, e così il mostro può trasformarsi perfettamente, fino nei minimi dettagli, in cani o addirittura esseri umani, prendendone il posto. In un clima di tensione e di paranoia (chiunque di loro potrebbe essere "la cosa", e dunque non ci si può più fidare di nessuno), gli scienziati cercheranno di impedire al parassita – che può essere distrutto solo con il fuoco – di abbandonare la base e di raggiungere un centro abitato, da dove potrebbe "contagiare" il resto del mondo. John Carpenter (al primo film girato per una major, la Universal) e lo sceneggiatore Bill Lancaster (figlio di Burt) rifanno il classico di Howard Hawks del 1951 "La cosa da un altro mondo" (tratto dal racconto "Who goes there?" di John W. Campbell Jr.: alla resa dei conti si tratta di un adattamento assai più fedele del prototipo) dopo aver assimilato la lezione degli Zombi di Romero (non sempre i buoni possono sopravvivere) e dell'Alien di Ridley Scott (di cui di fatto è quasi una copia, con la base nell'Antartide al posto dell'astronave nello spazio), e realizzano un caposaldo del cinema di fantascienza/horror dei primi anni ottanta, anche se permane tutta l'inquietudine tipica dei b-movie di SF degli anni cinquanta (spesso metafora della Guerra Fredda: i vari "baccelloni" omologatori, così come l'alieno imitatore di questo film, non rappresentavano altro che il pericolo comunista!). Per una volta privo della consueta ironia e degli sberleffi tipici di altri lavori del regista, è un film solido, rigoroso e coerente con la propria ambientazione, senza personaggi fuori dalle righe (come avrebbero potuto essere ragazzini o donne: l'unica presenza femminile è la voce del computer che batte Kurt a scacchi, in originale la voce di Adrienne Barbeau, allora moglie del regista) o inutilmente caratterizzati per svettare sugli altri: tanto che l'unico che resta impresso è quello interpretato da Kurt Russell, indiscusso protagonista: gli altri attori potrebbero anche non essere nemmeno citati, sono solo carne da macello buona per il "totomorti". Curiosamente, il film di Hawks (e Nyby) si svolgeva nell'Artico, mentre questo (come il racconto di Campbell) è ambientato agli antipodi. Ottimi, per l'epoca, gli effetti speciali e le sequenze che mostrano la creatura aliena durante le sue trasformazioni (opera degli esperti Rob Bottin e Stan Winston), un ammasso di carne fusa e mutante. Colonna sonora, anch'essa fredda e inquietante, di Ennio Morricone: è uno dei rari casi in cui Carpenter non ha scritto la musica di un suo film. Nel 2011 è uscito un prequel, sempre intitolato "La cosa" (di Matthijs van Heijningen Jr.), che racconta gli eventi accaduti alla base dei norvegesi che per primi avevano scoperto e "scongelato" il mostro.

7 dicembre 2010

The ward (John Carpenter, 2010)

The ward - Il reparto (John Carpenter's The Ward)
di John Carpenter – USA 2010
con Amber Heard, Lyndsy Fonseca
**1/2

Visto al cinema Massimo di Torino, con Giovanni e Rachele, in originale con sottotitoli (Torino Film Festival).

Kristen, una ragazza ribelle e dal passato misterioso, viene rinchiusa nel reparto speciale di un ospedale psichiatrico (siamo negli anni sessanta), quasi una sorta di prigione, insieme ad altre quattro giovani donne. Ma qui, oltre a progettare la fuga e a difendersi dalle crudeltà di medici e sorveglianti, dovrà vedersela con il fantasma di una delle precedenti ospiti che intende vendicarsi di tutte le ragazze ricoverate, uccidendole una a una. E scoprirà che la cosa la riguarda più da vicino di quanto avesse immaginato. Nove anni dopo "Fantasmi da marte", Carpenter torna al cinema con un horror di impostazione classica, forse non molto originale per temi e contenuti ma sicuramente efficace nel mantenere costantemente alta la tensione per l'intera durata della pellicola e nel mettere paura nei momenti giusti, grazie al sapiente uso di tutti i "trucchi del mestiere" per far sobbalzare gli spettatori nelle poltrone. I colpi di scena nel finale, benché preannunciati da numerosi indizi, sorprendono e riescono a spiegare in maniera coerente tutta la vicenda. Nulla di nuovo, ma girato benissimo e con un interessante cast di giovani attrici semisconosciute (oltre alla protagonista Amber Heard, le altre ragazze sono Danielle Panabaker, Lyndsy Fonseca, Mamie Gummer, Laura-Leigh e Mika Boreem). L'unico ruolo maschile di rilievo, oltre al sorvegliante D. R. Anderson, è quello di Jared Harris nei panni del medico.

8 gennaio 2010

Essi vivono (John Carpenter, 1988)

Essi vivono (They live)
di John Carpenter – USA 1988
con Roddy Piper, Keith David
***1/2

Rivisto in DVD, con Giovanni e Ilaria.

Attraverso un paio di "speciali" occhiali da sole, un operaio in cerca di lavoro – trasformato in senzatetto dalla crisi economica – scopre la vera realtà del mondo in cui vive: la Terra è stata invasa e colonizzata da una razza di alieni che si mimetizzano fra gli esseri umani; gli extraterrestri si sono infiltrati fra le élite, occupano tutti i posti di comando nella società e sottomettono il resto della popolazione tenendola a bada con messaggi subliminali nei mass media che invitano al conformismo e al consumismo ("Obbedite", "Consumate", "Non mettete in dubbio l'autorità", "Sposatevi e riproducetevi", "Guardate la TV", "Non pensate", per non parlare della scritta "Questo è il tuo dio" sulle banconote). Con questa insolita pellicola che fonde scenari fantastici e socio-politici, Carpenter ribalta le convenzioni della fantascienza degli anni '50 (della quale riprende alcuni stilemi grafici, come i piccoli dischi volanti da B-movie che si aggirano nei cieli), quando film come "L'invasione degli ultracorpi" suggerivano semmai un parallelo fra gli extraterrestri e la minaccia comunista. In epoca reaganiana, stretta fra la disoccupazione e l'omologazione culturale dettata dalla tv (ogni volta che nel film si intravede uno schermo, trasmette inevitabilmente programmi spazzatura), a minacciare l'umanità sono invece i "poteri forti", i leader economici e capitalisti che con le loro azioni puntano ad anestetizzare le masse e a garantirsi una forza lavoro sempre disponibile e da sfruttare. E la salvezza non può che provenire dalla rivolta delle classi sociali più basse. Anticipatore per certi versi di "Matrix" (molti elementi sono simili: la scoperta che la realtà in cui viviamo è un inganno e che l'umanità è schiava di qualcun altro, la necessità di un "eletto" che guidi i ribelli alla vittoria – all'inizio il predicatore cieco invoca l'arrivo di un uomo d'azione – e naturalmente gli occhiali neri ^^), il film ebbe poco successo e passò generalmente inosservato, forse proprio per la sua radicale presa di posizione anticapitalista e antisistema: eppure è una delle poche pellicole a rendere materialmente credibile e tangibile – nonostante l'approccio fantastico – un tema "popolare" come quello della cospirazione e del complotto dietro cui si reggerebbero l'economia e il "nuovo ordine mondiale". Il protagonista Roddy Piper è un wrestler canadese, occasionalmente prestato al cinema: questo spiega la lunga scena della scazzottata nel vicolo che, senza conoscere il background dell'interprete, potrebbe sembrare troppo prolungata (Carpenter dichiarò di essersi ispirato alla lotta fra John Wayne e Victor McLaglen ne "Un uomo tranquillo"). Curiosamente il personaggio principale del film non si presenta né viene mai chiamato per nome in tutta la pellicola: i titoli di coda gli attribuiscono l'appellativo di "Nada", che era il nome del protagonista del breve racconto di Ray Nelson al quale Carpenter si è ispirato per la sceneggiatura.

3 novembre 2009

Fuga da Los Angeles (J. Carpenter, 1996)

Fuga da Los Angeles (Escape from L.A.)
di John Carpenter – USA 1996
con Kurt Russell, Steve Buscemi
**1/2

Visto in DVD.

Dopo che un devastante terremoto ha separato la città di Los Angeles dal resto della California, il regime integralista instauratosi negli Stati Uniti ha trasformato la neonata "isola dei dannati" in una terra di nessuno, dove deportare gli indesiderati e tutti coloro che trasgrediscono le rigide leggi morali del paese. Ma Utopia, figlia ribelle del presidente americano (nel frattempo sull'orlo di una guerra mondiale contro i paesi oppressi del terzo mondo), ha portato laggiù un pericoloso dispositivo che consente di spegnere "a distanza", per mezzo di satelliti artificiali, ogni fonte di energia sulla Terra. L'inossidabile eroe anarchico "Jena" Plissken viene così incaricato di recuperare la preziosa arma, caduta nel frattempo nelle mani di Cuervo Jones, un guerrigliero sudamericano. Più che un sequel (è ambientato nel 2013), è quasi un remake – anzi, una copia 1:1, almeno all'inizio – del classico "1997: Fuga di New York", del quale riprende la maggior parte degli spunti e delle situazioni in un'operazione-nostalgia che oltre all'autocitazione sfiora il plagio. Ma è soprattutto un film autoironico, realizzato dichiaratamente per divertirsi e divertire: sarebbe un peccato mortale prenderlo sul serio o giudicarlo secondo canoni estranei al cinema carpenteriano, fumettistico e con le radici ancora ben salde negli anni '80. Come testimoniano il sottotesto politico e il finale nichilista, però, Carpenter pigia anche (e in maniera ben più radicale che nel prototipo) sul pedale della satira anti-imperialista, criticando la possibile deriva militare e teocratica degli Stati Uniti. Non che gli antagonisti rappresentino un'alternativa migliore: il "cattivo" è un improbabile clone di Che Guevara, mentre fra i comprimari spiccano i buffi personaggi interpretati da Steve Buscemi (il venditore di mappe delle abitazioni dei vip) e Bruce Campbell (il chirurgo folle). Nel cast ci sono anche Valeria Golino, Pam Grier, Peter Fonda e Cliff Robertson. L'ambientazione a Los Angeles consente al regista di presentare luoghi celebri (da Disneyland a Hollywood, passando per Beverly Hills) in versione devastata e apocalittica, e soprattutto di farsi beffe, come in un grottesco specchio deformante, delle ossessioni dei californiani (da quella per lo sport a quella per la bellezza, con la sequenza ambientata nella clinica di chirurgia estetica). Fra le scene clou, l'inseguimento a un'automobile a bordo di una tavola da surf e la sfida sul campo da basket (che si conclude, come l'incontro di lotta nel film precedente, con la folla – inizialmente ostile – che acclama il protagonista).

31 ottobre 2009

1997: Fuga da New York (J. Carpenter, 1981)

1997: Fuga da New York (Escape from New York)
di John Carpenter – USA 1981
con Kurt Russell, Lee Van Cleef
***1/2

Rivisto in DVD, con Monica, Marisa, Eleonora e Ginevra.

Tratto da una sceneggiatura scritta da Carpenter nel 1974, è uno dei film che hanno maggiormente segnato l’immaginario fantascientifico e le modalità del cinema d’azione/avventura degli anni ottanta, persino al di là dei suoi effettivi meriti. Sulle note del celeberrimo tema musicale composto dallo stesso Carpenter, veniamo informati che l’aumento fuori controllo della criminalità(*) ha costretto gli Stati Uniti a trasformare l’intera isola di Manhattan in un’enorme prigione a cielo aperto, circondata da mura invalicabili e da ponti minati. Chi vi entra, non ne esce più: e al suo interno, i detenuti creano una propria società, governata da leggi e regole indipendenti. “Jena” Plissken (in originale “Snake”), ex eroe di guerra refrattario all’autorità e convertitosi in rapinatore di banche, viene convinto dal direttore del carcere Bob Hawk (un ritrovato Lee Van Cleef) a introdursi nella prigione per cercare di riportarne fuori il Presidente degli Stati Uniti (Donald Pleasence), il cui aereo è stato fatto precipitare a Manhattan da un gruppo di terroristi. Se ci riuscirà entro ventiquattr’ore, termine ultimo perché il Presidente possa partecipare a un fondamentale vertice con Cina e Unione Sovietica dal cui esito dipendono le sorti del mondo, “Jena” otterrà la grazia; in caso contrario, sarà ucciso dalle capsule di veleno che gli sono state iniettate nelle arterie. Gli ingredienti per un film teso e avvincente non mancano: una missione impossibile in un ambiente ostile e una corsa contro il tempo, comprimari e antagonisti indimenticabili (il tassista bonaccione interpretato da Ernest Borgnine; il subdolo “Mente”, nei cui panni c’è Harry Dean Stanton; la sua donna Maggie, la dura Adrienne Barbeau; il pittoresco “Duca” di New York, Isaac Hayes; e il suo inquietante braccio destro Romero, Frank Doubleday), scene e situazioni che da allora sono state imitate così tanto da sembrare ormai stereotipate (il combattimento sul ring fra i detenuti; la fuga sul ponte minato); tormentoni e gag sotterranee che riaffiorano di continuo (“Jena Plissken? Ti credevo morto!”); e una vena anarchica e sardonica che esplode nell’immancabile sberleffo finale (il nastro del presidente che viene sostituito). Ma il vero punto di forza della pellicola sta naturalmente nel personaggio protagonista, interpretato da un flemmatico Russell nel suo ruolo più celebre, capace di vivere di vita propria e le cui battute sono un fiorilegio di frasi a effetto (“Chiamami Jena”; “Presidente di che?”; “Fate un altro presidente”; “Nessuna umana pietà!”). Gran parte della pellicola, realizzata con un budget relativamente basso, è ambientata di notte, mentre gli effetti speciali sono ridotti al minimo e si limitano all’uso di un modellino della città di New York (il film è stato poi girato altrove, prevalentemente a Saint Louis) e ad alcune schermate di CGI vettoriale. Quindici anni dopo, Carpenter ne ha fatto un sequel/remake, “Fuga da Los Angeles”.

(*) “Nel 1988 l’indice di criminalità negli Stati Uniti raggiunge il quattrocento per cento”, recita il voice over in italiano (in originale era “rises”, “cresce” del 400%, ovviamente).

31 dicembre 2008

Halloween (John Carpenter, 1978)

Halloween - La notte delle streghe (Halloween)
di John Carpenter – USA 1978
con Jamie Lee Curtis, Donald Pleasance
***

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Durante la notte di Halloween ("la vigilia di Ognissanti" nel doppiaggio italiano dell'epoca), una tranquilla cittadina del midwest viene funestata dalla furia omicida di un assassino fuggito dal manicomio criminale e tornato sul luogo dove aveva ucciso per la prima volta quando era solo un bambino. Contro di lui dovranno vedersela una giovane babysitter (Jamie Lee Curtis, al suo esordio sul grande schermo) e lo psichiatra che lo aveva in cura (Donald Pleasance). Un film indipendente e a basso budget che ha definitivamente lanciato la carriera di Carpenter e che – nonostante le scene violente siano in realtà ben poche e non particolarmente truci – ha contribuito alla nascita del cosiddetto genere "slasher" che avrebbe caratterizzato gran parte del cinema horror degli anni ottanta e novanta, fino a essere codificato e satireggiato in "Scream" (a partire dalle famose "regole" del genere, come quella che vuole le ragazze più disinibite – in questo caso le amiche della protagonista – destinate a cadere vittima del mostro e quelle più caste – come Lori stessa – a salvarsi). Registicamente è molto interessante, a partire dalle numerosissime inquadrature che mostrano in soggettiva cosa vedono i vari personaggi quando scrutano in strada o fuori dalle finestre. La scena iniziale, tutta mostrata attraverso gli occhi dell'assassino, potrebbe aver ispirato le sequenze simili realizzate da Sam Raimi ne "La casa". Certo, vista oggi la pellicola si dipana in maniera un po' lenta e punta più sull'accumulo di suspense che sull'azione vera e propria: ma fra i suoi punti di forza ci sono la sonnolenta ambientazione di provincia, le protagoniste quasi tutte femminili e la scelta di non mostrare mai chiaramente l'assassino, Michael (sempre in penombra, fuori inquadratura o con una maschera sul volto, al punto da essere interpretato da attori diversi a seconda delle scene), che assume così una connotazione quasi soprannaturale. Tra i film d'epoca che i personaggi guardano in televisione spicca "La cosa da un altro mondo", di cui Carpenter stesso realizzerà un remake quattro anni più tardi. Il regista è anche l'autore delle musiche, ispirate a quelle dei film di Dario Argento e aggiunte dopo che i primi screen test avevano rivelato che al film mancava qualcosa per terrorizzare appieno il pubblico. Tantissimi i seguiti (e i remake).