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11 febbraio 2022

A proposito dei Ricardo (A. Sorkin, 2021)

A proposito dei Ricardo (Being the Ricardos)
di Aaron Sorkin – USA 2021
con Nicole Kidman, Javier Bardem
**

Visto in TV (Prime Video).

America, anni cinquanta: Lucille Ball (Nicole Kidman) e Desi Arnaz (Javier Bardem), coppia nel lavoro e nella vita, interpretano i coniugi Ricardo, protagonisti di "I love Lucy" ("Lucy ed io", in italiano), la più popolare sitcom della televisione americana. Ma mentre si apprestano a registrare la puntata settimanale, la loro vita privata e pubblica è messa a repentaglio da più parti. Da un lato, infatti, sulla stampa filtra la voce che Lucille possa aver simpatizzato in passato per il partito comunista (siamo in piena epoca Maccartista!), il che preoccupa non poco i responsabili del canale televisivo e quelli dell'azienda del tabacco che sponsorizza lo show; dall'altro, la stessa relazione coniugale fra Lucille e Desi è scossa dai sospetti di tradimento che la donna ha nei confronti dell'uomo, proprio nel momento in cui scopre di stare aspettando un bambino... E così gelosie e tensioni si riversano nel lavoro quotidiano, fra frecciatine e litigi con i collaboratori. Il terzo film di Sorkin è, ancora una volta, ispirato a una storia vera e a personaggi reali, e si iscrive nel filone nostalgico e autocelebrativo con cui l'industria dell'intrattenimento americana ama rivisitare e ritrarre sé stessa. "I love Lucy" è stata infatti una pietra miliare della tv a stelle e strisce, tuttora considerata una delle sitcom più influenti e popolari di sempre. Attrice cinematografica di secondo piano (la ricordiamo per piccole particine in alcuni film di Astaire e Rogers), la Ball trovò infatti la fama dapprima in radio e poi in tv, come ci mostrano una serie di flashback che interrompono il flusso degli eventi (la storia vera e propria si svolge nell'arco di una settimana, quella che precede la messa in scena della puntata del programma) e che raccontano anche l'incontro e il matrimonio con Arnaz, esule cubano e una delle prime stelle "latine" della tv americana. Ma nel complesso i personaggi (la perfezionista Ball e l'istrionico Arnaz) qui sono molto meno interessanti della storia e dell'ambiente di contorno. J. K. Simmons e Nina Arianda sono William Frawley e Vivian Vance, i comprimari della sitcom. Tony Hale è il produttore esecutivo Jess Oppenheimer, Alia Shawkat la sceneggiatrice Madelyn Pugh: questi ultimi due personaggi, insieme all'altro sceneggiatore Bob Carroll Jr., appaiono anche da "anziani" in una serie di finte interviste che incorniciano la pellicola come se si trattasse di un documentario. Curiosamente è del tutto assente, invece, il direttore della fotografia Karl Freund, figura chiave per il successo dello show originale. Tre nomination agli Oscar, tutte per gli interpreti (Bardem, Kidman e Simmons). Il progetto originale, che risale al 2015, prevedeva Cate Blanchett come protagonista e Sorkin soltanto alla sceneggiatura.

19 novembre 2020

Il processo ai Chicago 7 (Aaron Sorkin, 2020)

Il processo ai Chicago 7 (The trial of the Chicago 7)
di Aaron Sorkin – USA 2020
con Mark Rylance, Eddie Redmayne, Frank Langella
**1/2

Visto in TV (Netflix), con Sabrina.

Ricostruzione (in versione un po' romanzata e con un cast corale) di uno dei più celebri processi della storia americana nel ventesimo secolo, quello contro sette dimostranti accusati di aver fomentato disordini di piazza durante la convention del partito democratico a Chicago nell'agosto del 1968. I sette, che protestavano contro la guerra nel Vietnam, appartenevano a gruppi eterogenei: studenti, hippies, organizzazioni anti-sistema e "Pantere nere". E quando Nixon divenne presidente, il nuovo procuratore generale John N. Mitchell (John Doman) chiese la loro condanna come atto di forza politico, nonostante gran parte della responsabilità degli scontri fosse dovuta al comportamento delle forze dell'ordine. Il lungo processo, che assunse pertanto caratteristiche simboliche legate alla libertà di espressione e di contestazione, calamitò l'attenzione dell'intera nazione, anche per l'atteggiamento beffardo e sopra le righe di imputati e avvocati, in aperta polemica contro un giudice, Julius Hoffman (Frank Langella), pieno di pregiudizi e ben lungi dal mostrarsi imparziale (arrivò persino a far legare e imbavagliare uno degli accusati). Fra i momenti chiave, la lettura in aula dei nomi di tutti i soldati americani morti in Vietnam mentre si svolgeva il dibattimento. Forse un po' troppo brillante e cabarettistico, retoricamente enfatico ed esagerato nelle caratterizzazioni, il film sa coinvolgere e interessare lo spettatore come le migliori pellicole del genere, facendolo al contempo indignare per gli abusi del sistema (la violenza dei poliziotti, la mancata equità del giudice) e parteggiare per gli imputati, grazie anche alle ottime prove attoriali: fra gli accusati spiccano Eddie Redmayne (Tom Hayden), Alex Sharp (Rennie Davis), un sorprendente Sacha Baron Cohen (Abbie Hoffman), Jeremy Strong (Jerry Rubin) e John Carroll Lynch (David Dellinger), mentre Mark Rylance è l'avvocato difensore William Kunstler, Joseph Gordon-Levitt il giovane e simpatetico prosecutore federale Richard Schultz, Yahya Abdul-Mateen la pantera Bobby Seale e Michael Keaton l'ex procuratore generale Ramsey Clark. Sorkin aveva scritto inizialmente la sceneggiatura per Steven Spielberg oltre dieci anni prima, ma poi ha deciso di dirigere la pellicola lui stesso (è il suo secondo film da regista dopo "Molly's game"). Il titolo italiano, così anglofilo, suona male: sarebbe stato meglio "Il processo ai sette di Chicago".

19 giugno 2020

Molly's game (Aaron Sorkin, 2017)

Molly's Game (id.)
di Aaron Sorkin – USA 2017
con Jessica Chastain, Idris Elba
***

Visto in TV, con Sabrina.

Molly Bloom (Chastain), ex sciatrice freestyle ritiratasi dalle competizioni per un grave infortunio, si "reinventa" gestendo un giro clandestino di partite di poker (nella variante "Texas hold 'em") riservato a ricche celebrità e uomini potenti. Anche se la sua unica colpa è quella di aver intascato delle commissioni sulle vincite, l'FBI l'accusa di essere complice della mafia russa nel riciclaggio di denaro, per cercare di convincerla a svelare i nomi e i segreti di tutti i partecipanti alle sue serate. Difesa da un agguerrito avvocato (Idris Elba), Molly resterà però fedele a sé stessa, e nel frattempo recupererà il rapporto con il padre (Kevin Costner), psicologo e allenatore, figura autoritaria che è all'origine (inconscia) di tutti i suoi guai. Da una storia vera (la pellicola è tratta dal libro di memorie della stessa Bloom), un film girato in maniera spigliata e accattivante dallo sceneggiatore Aaron Sorkin (all'esordio dietro la macchina da presa), che vivacizza la vicenda con una struttura a flashback, dialoghi arguti, riflessioni – a volte controcorrente – sui temi del potere e del denaro (da sempre al centro dei lavori di Sorkin, dalla serie tv "West Wing" al film "The social network"), e interessanti analisi sulla psicologia dei giocatori d'azzardo. Protagonista assoluta (non c'è praticamente una sequenza che non la veda in scena) nel ruolo di una donna sola che si destreggia con spirito d'iniziativa e nonchalance in un mondo popolato da uomini ricchi e potenti senza sacrificare la propria integrità, Jessica Chastain compie un autentico tour de force che le è valso un ampio riscontro critico (per molti si tratta della sua prova migliore). Nomination ai Golden Globe (per Chastain) e agli Oscar (per la sceneggiatura). Michael Cera è il "giocatore X", ispirato a varie celebrità di Hollywood amanti del gioco d'azzardo (come Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire e Ben Affleck). Nel cast anche Jeremy Strong, Chris O'Dowd e Brian d'Arcy James.