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21 agosto 2023

Vampires (John Carpenter, 1998)

Vampires (John Carpenter's Vampires)
di John Carpenter – USA 1998
con James Woods, Daniel Baldwin
**1/2

Rivisto in TV (Sky Cinema).

Il rude Jack Crow (James Woods) è a capo di un gruppo di cacciatori di vampiri che, finanziati dal Vaticano, hanno l'incarico di rintracciare ed eliminare i succhiasangue nel sud-ovest americano. Ma dopo che la loro intera squadra è stata sterminata da Valek, un "maestro" particolarmente duro a morire, Jack e il fido Montoya (Daniel Baldwin) si ritroveranno ad affrontarlo con il solo aiuto di un giovane prete inesperto (Tim Guinee) e di una prostituta morsa dal mostro (Sheryl Lee). Un film di vampiri diretto da John Carpenter? Non poteva che essere tamarro al 100%. Per cominciare, si smonta il mito dei vampiri "romantici" che in quegli anni era tornato in auge grazie a pellicole come il "Dracula" di Coppola (1992) e "Intervista col vampiro" (1994): per usare le parole di Jack, i vampiri "non assomigliano affatto a un branco di transessuali che se ne vanno in giro in abito da sera a tentare di rimorchiare tutti quelli che incontrano, con un falso accento europeo". E anche i cacciatori sono canaglie, brutti, sporchi e cattivi, che dicono parolacce e volgarità assortite, bevono, vanno a puttane e picchiano i preti (!). L'ambientazione, poi, è quanto di più distante dagli scenari urbani tipici del genere: siamo nel Nuovo Messico, fra deserti e missioni spagnole abbandonate, più adatta a un film western che dell'orrore. Il film stesso è girato come un western alla Peckinpah, con un'atmosfera polverosa e piena di stile cui contribuiscono anche la colonna sonora (dello stesso Carpenter, come al solito) e la fotografia crepuscolare (di Gary B. Kibbe). Il divertimento non manca, e il gore nemmeno, anche se nella parte centrale la pellicola si trascina un po' stancamente. Ma il regista sa tenere desta l'attenzione dello spettatore anche con pochi mezzi (la pellicola è evidentemente girata al risparmio) e sa creare un "mondo" con le sue regole (che i cacciatori citano in continuazione) e la sua coerenza interna. Nel cast anche Maximilian Schell (il cardinale).

11 ottobre 2022

Morbius (Daniel Espinosa, 2022)

Morbius (id.)
di Daniel Espinosa – USA 2022
con Jared Leto, Matt Smith
*1/2

Visto in TV (Netflix).

In cerca di una cura per la malattia ematica che lo tormenta dalla nascita, il medico Michael Morbius (Jared Leto) si inietta il DNA di un pipistrello e diventa così un vampiro, assetato di sangue ma dotato di forza e agilità sovrumane, oltre che di capacità sensoriali accresciute. Dovrà vedersela con Milo (Matt Smith), suo fratello adottivo, che ha subito la stessa trasformazione ma ha molti meno scrupoli nel nutrirsi di sangue umano. Ispirato a un personaggio Marvel decisamente minore (nato sui fumetti come nemico dell'Uomo Ragno: è il secondo, dopo Venom, a ricevere l'onore di un film tutto suo), un horror d'azione noioso e senza molte qualità, strano incrocio fra il Dottor Jekyll e Mister Hyde e un Dracula in salsa supereroistica. Gli attori si impegnano (meglio Smith di Leto, comunque; un dimesso Jared Harris è il padre adottivo di Michael e Milo, mentre la comprimaria femminile, Adria Arjona, è insignificante) e gli effetti speciali fanno il loro lavoro (nelle scene di combattimento impazza il "bullet time", ma c'è anche un interessante uso del colore durante il movimento dei personaggi): il problema è una sceneggiatura senza idee originali, con una trama costruita su mille cliché e personaggi dalle caratterizzazioni piatte, semplicistiche o ballerine. La nave dove Morbius si trasforma per la prima volta si chiama Murnau, evidente omaggio al regista di "Nosferatu" (uscito esattamente 100 anni prima!). Pochi gli accenni (a Venom e a Spider-Man) che fanno capire di trovarci in un universo condiviso: ma nelle scene in mezzo ai titoli di coda compare l'Avvoltoio (Michael Keaton) già visto in "Spider-Man: Homecoming".

21 agosto 2022

Rabid (David Cronenberg, 1977)

Rabid - Sete di sangue (Rabid)
di David Cronenberg – Canada/USA 1977
con Marilyn Chambers, Frank Moore
**1/2

Visto in divx.

Sottoposta a un trapianto di pelle sperimentale dopo un incidente in moto, Rose (Marilyn Chambers) diventa "portatrice sana" di un'epidemia che rende lei assetata di sangue e trasforma la gente che morde (attraverso una protuberanza sotto l'ascella) in una sorta di mostri idrofobi. Il secondo lungometraggio "mainstream" di David Cronenberg è un horror seminale che fonde insieme le tematiche dei vampiri e degli zombie, con tanto di finale apocalittico in cui l'infezione si è ormai sparsa in tutto il mondo. Se infatti la prima parte del film è ambientata nella clinica di chirurgia plastica del dottor Keloid (Howard Ryshpan), isolata in campagna, i cui esperimenti danno origine alla mutazione, nel prosieguo la vicenda si sposta in città: memorabile la scena in cui Rose "adesca" una delle sue vittime in un cinema a luci rosse. Il diffondersi dell'epidemia, con i tentativi delle autorità di contenerla (attraverso vaccini, lockdown e controlli sanitari) sembra anticipare a modo sua la recente pandemia di Covid. Ma naturalmente la pellicola si iscrive di buon diritto nel filone dell'horror (anzi, del body horror, di cui Cronenberg è un maestro) alla Romero. All'epoca fece impressione per la violenza grafica, e in effetti era in anticipo sui tempi. La protagonista (scelta dal produttore esecutivo Ivan Reitman: Cronenberg avrebbe voluto Sissy Spacek) era nota per i suoi film pornografici, come "Dietro la porta verde". Un remake nel 2019.

28 luglio 2022

L'avventura del ragazzo del palo elettrico (S. Tsukamoto, 1987)

L'avventura del ragazzo del palo elettrico (Denchu kozo no boken)
di Shinya Tsukamoto – Giappone 1987
con Nuriaki Senba, Shinya Tsukamoto, Tomorowo Taguchi
**1/2

Rivisto su YouTube, in originale con sottotitoli.

Hikari (Nuriaki Senba), liceale con un palo della luce che gli fuoriesce dalla schiena (!), cosa per cui viene bullizzato dai compagni di scuola, si ritrova trasportato di 25 anni nel futuro e scopre che la Terra è stata invasa dai vampiri Shinsengumi. Questi (fra cui Tomorowo Taguchi e lo stesso regista) tramano per oscurare per sempre il cielo (sono vulnerabili alla luce del sole) e dare vita a un vero e proprio regno delle tenebre, grazie a una speciale macchina che trae la sua energia dal corpo umano, segnatamente da quello della virginea Eva (Kei Fujiwara). Hikari li affronterà con l'aiuto di un'insegnante (Nobu Kanaoka) e di un altro "ragazzo del palo elettrico" proveniente da un'epoca precedente... Mediometraggio (dura 45 minuti) con cui uno Tsukamoto alle prime armi, dopo il corto "Phantom of regular size", continua a fare le prove generali per "Tetsuo". È girato (in Super8) in modo quasi ridicolmente amatoriale, ma l'inventiva è tale da superare i difetti: strane ibridazioni fisiche, suggestioni manga e cyberpunk, musica rock e commistioni horror, il tutto raccontato con un linguaggio che sfrutta fino in fondo gli strumenti della settima arte, dalla fotografia (iperfiltrata) al montaggio (ultraframmentato), passando per l'animazione stop motion e, naturalmente, effetti speciali artigianali. Non manca nemmeno una certa consapevolezza di quanto il risultato finale sia surreale e (in)volontariamente ridicolo, nella caratterizzazione dei personaggi e nelle allusioni sessuali ("Hikari, mostrami la forza del tuo palo elettrico!"). E naturalmente, l'assurda premessa (il palo della luce) va letta in chiave metaforica: la luce che spazza via le tenebre e, con esse, i vampiri. Non per tutti i gusti, ovviamente, ma accattivante nella sua assurdità e interessante per riscoprire i primi passi del regista. Una curiosità: il nome dei vampiri Shinsengumi deriva da un corpo speciale di samurai nato alla fine dello shogunato Tokugawa, a metà Ottocento. I sottotitoli della versione passata a "Fuori orario" danno il titolo al singolare ("L'avventura del ragazzo del palo elettrico"): quello al plurale ("Le avventure...") proviene invece dal DVD.

13 gennaio 2022

Vampyr - Il vampiro (Carl T. Dreyer, 1932)

Vampyr - Il vampiro (Vampyr - Der Traum des Allan Grey)
di Carl Theodor Dreyer – Germania/Francia 1932
con Julian West, Sybille Schmitz
***

Visto in DVD.

Lo studente Allan Gray, ospite in un'inquietante locanda nel villaggio di Courtempierre, scopre che il villaggio stesso è oppresso dalla malvagia influenza di un vampiro, un essere soprannaturale e maligno. Fra le sue vittime, in particolare, c'è Léone (Sybille Schmitz), una delle figlie del castellano locale (Maurice Schutz), che giace fra la vita e la morte. Il padre chiede l'aiuto di Gray, inviandogli un libro che spiega i segreti dei vampiri: e il giovane, insieme alla sorella di Léone, Gisèle (Rena Mandel), e a un vecchio domestico (Albert Bras), riuscirà a sgominare la minaccia. Ispirato a "Carmilla" e altri racconti di Sheridan Le Fanu, un seminale film horror che – insieme al "Nosferatu" di Friedrich Wilhelm Murnau e al quasi contemporaneo "Dracula" di Tod Browning – ha contribuito a codificare il genere cinematografico dei vampiri. Qui il pericolo e le presenze maligne sono più soprannaturali e meno concrete rispetto alle altre pellicole citate: i veri vampiri non si vedono mai (la malvagia Marguerite Chopin controlla tutto dalla sua bara, sepolta nel cimitero locale) ed è soprattutto il loro influsso ad agire come una morsa di terrore sui personaggi, grazie anche all'aiuto di alcuni "succubi" umani, come il dottore del villaggio (Jan Hieronimko). Il ritmo lento e la costante sensazione di oppressione e irrequietezza, condita da immagini di vecchiaia e di morte, ai limiti dell'allucinato, fa collocare la pellicola a metà strada fra il cinema espressionista tedesco e quello surrealista (è stato descritto dalla critica "una meditazione surreale sul tema della paura"). Da notare soprattutto le ombre che si muovono da sole, ma anche la sequenza in soggettiva dalla bara, che fa parte del "sogno" di Gray, dopo che si è addormentato e "sdoppiato", con il suo alter ego onirico che osserva il mondo "in trasparenza". Accreditato come Julian West, l'attore protagonista era in realtà il barone Nicolas de Gunzburg, nobile francese di origine russo-ebraica, alla sua unica esperienza cinematografica prima di trasferirsi negli Stati Uniti dove lavorerà nel campo della moda e dell'editoria. La sua recitazione può sembrare monocorde, ma fu il regista a volere che si muovesse appunto come in un sogno, senza espressione e con i movimenti rallentati. La fotografia è di Rudolph Maté. Il film è il primo lavoro sonoro di Dreyer, anche se i dialoghi sono ridotti al minimo (furono girati in tre versioni: in tedesco, in francese e in inglese) e gran parte del linguaggio è quello del muto, compresi lunghi intertitoli. L'insuccesso commerciale e di critica fece sì che il regista non diresse un altro lungometraggio per oltre dieci anni, fino a "Dies irae" nel 1943, girato in Danimarca durante l'occupazione nazista.

8 luglio 2021

Vita da vampiro (T. Waititi, J. Clement, 2014)

Vita da vampiro (What we do in the shadows)
di Taika Waititi, Jemaine Clement – Nuova Zelanda 2014
con Taika Waititi, Jemaine Clement
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Una troupe cinematografica (che non vediamo mai sullo schermo) riprende la vita quotidiana di un gruppo di vampiri che abitano insieme a Wellington, in Nuova Zelanda: si tratta di Viago (Taika Waititi), dandy del diciassettesimo secolo; di Vladislav (Jemaine Clement) detto "L'impalatore" (ovvero Dracula); di Deacon (Jonathan Brugh), "giovane ribelle"; e di Petyr (Ben Fransham), simil-Nosferatu, il più anziano e recluso di tutti. L'idea alla base di questo divertente mockumentary è la stessa del film belga "Il cameraman e l'assassino" (dove la troupe di documentaristi seguiva un serial killer durante il suo lavoro e nell'esistenza di tutti i giorni), anche se virata maggiormente verso la commedia. Assistiamo così alle "normali" interazioni fra i quattro vampiri, che proprio come ogni gruppo di coinquilini devono imparare a convivere con le differenti personalità; alle loro attività (ovviamente notturne), agli incontri con altre creature fantastiche (streghe, zombie, e soprattutto licantropi) e al rapporto con i succubi, come Jackie (Jackie van Beek), "serva" di Deacon che gli procura vittime da cui succhiare il sangue; fra queste c'è Nick (Cori Gonzalez-Macuer), che diventerà il nuovo vampiro del gruppo, e il suo amico Stu (Stuart Rutherford), umano che li introdurrà alla vita moderna. Ispirato da un precedente cortometraggio (realizzato da Waititi e Clement nel 2005), di cui riprende alcuni personaggi e amplia le situazioni, il film ha riscosso un successo tale da portare alla nascita di una serie televisiva. Era anche in programma un sequel dedicato alla banda di lupi mannari che i vampiri incrociano a più riprese, ma poi non è stato realizzato (almeno per ora). Nel complesso un film semplice, carino e divertente per come gioca con i luoghi comuni e gli stereotipi sui vampiri (riuscendo comunque a rispettarli), mescolandoli con le dinamiche della vita moderna (le uscite con gli amici, i rapporti con i propri ex).

29 maggio 2021

Il buio si avvicina (Kathryn Bigelow, 1987)

Il buio si avvicina (Near Dark)
di Kathryn Bigelow – USA 1987
con Adrian Pasdar, Jenny Wright
**1/2

Visto in divx.

In una notte stellata, il giovane cowboy Caleb (Pasdar) incontra la bella Mae (Wright), ragazza misteriosa ed enigmatica che lo morde sul collo e lo trasforma in un vampiro. Vagherà per le strade dell'America insieme a lei e al gruppo di cui fa parte, nascondendosi di giorno e andando a caccia di notte, rifiutandosi sempre però di uccidere per placare la propria sete, prima di riuscire a trovare una cura... Realizzato sulla scia di "Ragazzi perduti" e di altre pellicole che avevano riportato in auge il tema dei vampiri in modo non convenzionale (ma è da notare che la parola "vampiro" non viene mai pronunciata) e co-sceneggiato con Eric Red, il secondo film della Bigelow (ma il primo in cui firma la regia da sola) può vantare una bella atmosfera che mescola horror esistenziale, thriller, western moderno on the road e l'ambientazione nel sud degli Stati Uniti (Texas e dintorni), senza contare l'attrazione romantica fra Caleb e Mae, ma soffre per le tante ingenuità nella trama e per un'evidente povertà di budget. Da sottolineare la presenza di molti attori "cameroniani" nei ruoli di contorno (James Cameron e la Bigelow si sposeranno nel 1989, ma in questo film lui non è coinvolto in alcun modo): i membri del gruppo a cui Caleb si aggrega sono infatti interpretati da Lance Henriksen (il leader Jesse), Jenette Goldstein (la sua compagna Diamondback) e Bill Paxton (il tamarro e psicopatico Severen, che con il suo comportamento antagonista e sopra le righe è probabilmente il personaggio più memorabile del film, vedi per esempio la scena del massacro nel bar, che sembra anticipare Tarantino), cui si aggiunge il "piccolo" Joshua John Miller (Homer). Tim Thomerson è il padre di Caleb, che parte alla sua ricerca (evidente il contrasto fra la famiglia originale e quella di adozione, formata dai vampiri). Musica dei Tangerine Dream.

26 novembre 2020

L'ultimo uomo della Terra (U. Ragona, 1964)

L'ultimo uomo della Terra (The last man on Earth)
di Ubaldo B. Ragona, Sidney Salkow – Italia/USA 1964
con Vincent Price, Franca Bettoja
***

Visto in TV.

Il biochimico Robert Morgan (Price) è da tre anni "l'ultimo uomo sulla Terra": da quando cioè una misteriosa epidemia ha trasformato tutti gli altri abitanti del pianeta (compresi i suoi stessi familiari) in una sorta di vampiri-zombie. Di notte Morgan rimane barricato nella propria casa, protetto da specchi e da aglio, mentre di giorno va a caccia di vampiri per la città, uccidendoli con i paletti di legno che lui stesso si fabbrica, per poi bruciarne i corpi. Dal celebre racconto di Richard Matheson che ispirerà successivamente anche "1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra" e, nel 2007, "Io sono leggenda", un B-movie horror angosciante e influente (gli deve molto per esempio, e per sua stessa ammissione, George Romero, che ne replicherà le atmosfere quattro anni dopo ne "La notte dei morti viventi"). Rivisto oggi, in tempi di Covid-19, il film è ulteriormente inquietante: la sezione centrale della pellicola, riservata a un lungo flashback che racconta l'insorgere e lo sviluppo dell'epidemia, riecheggia in maniera impressionante gli eventi odierni (vampiri-zombie a parte, naturalmente!). Il progetto di adattare il racconto di Matheson era nato presso gli studi della Hammer, in Gran Bretagna, che poi lo cedettero a una casa di produzione americana. Questa, per risparmiare, girò il film a Roma (le scenografie e i palazzi della città disabitata sono quelli del quartiere EUR), con un cast e una troupe italiana (ad eccezione di Price). Quanto alla regia, anche se la versione italiana la attribuisce a tale Ubaldo Ragona (carneade che non ha diretto nient'altro di rilevante), essa in realtà sarebbe opera (in parte o totalmente) di Sidney Salkow, prolifico regista americano per il cinema e la tv. Lo stesso Matheson ha scritto la sceneggiatura, firmandola con lo pseudonimo Logan Swanson. Passato inosservato alla sua uscita, il film ha conquistato con gli anni la fama di cult movie. In effetti è un piccolo gioiellino di horror minimalista, con un solo personaggio (almeno all'inizio) che descrive il mondo intorno a lui attraverso la voce fuori campo, di cui seguiamo pensieri e azioni in uno scenario post-apocalittico suggestivo e inquietante. E nel finale, quando entrano in gioco alcuni dei "vampiri", assistiamo al capovolgimento di ruoli che ha reso particolare il racconto di Matheson: sono i mostri ad avere paura del cacciatore, ed è quest'ultimo che è destinato a diventare uno spauracchio e una leggenda nella "nuova società" a cui questi daranno vita. Come detto, il comportamento dei vampiri, con le loro movenze lente, sembra anticipare quello degli zombie di Romero, mentre le sequenze di Price alle prese con la moglie Virginia che ritorna dalla morte anche dopo essere stata sepolta non possono non ricordare le tante pellicole di Roger Corman ispirate ad Edgar Allan Poe in cui l'attore ha recitato.

14 novembre 2020

La leggenda del cacciatore di vampiri (T. Bekmambetov, 2012)

La leggenda del cacciatore di vampiri
(Abraham Lincoln: Vampire Hunter)
di Timur Bekmambetov – USA 2012
con Benjamin Walker, Dominic Cooper
*1/2

Visto in divx.

In gioventù, prima di diventare presidente degli Stati Uniti, Abramo Lincoln ha combattutto contro i vampiri a colpi di ascia d'argento per vendicare sua madre. E più tardi, durante la guerra civile, dovrà affrontarli nuovamente, anche perché si sono alleati con gli schiavisti e minacciano di scendere in campo al fianco dell'esercito sudista durante la battaglia di Gettysburg. Premessa assurda (che trasforma un eroe della nazione in un eroe d'azione) per un film sopra le righe, tratto da un romanzo di Seth Grahame-Smith (anche sceneggiatore) che gioca ad aggiungere elementi horror all'interno di storie o vicende classiche, sulla falsariga di "Orgoglio e pregiudizio e zombie" dello stesso autore, per il puro gusto di farlo. Il risultato è purtroppo molto meno divertente del previsto, dato che manca del tutto l'ironia (a meno di volerla trovare in frasi del tipo "Dobbiamo decidere se questa nazione appartiene ai vivi o ai morti"), forse per non correre il rischio di lesa maestà. Se il parallelo fra gli schiavisti e i vampiri permette di portare avanti la vicenda (la lotta contro entrambi è la fonte di motivazione per il protagonista), i dialoghi didascalici, la caratterizzazione dei personaggi e la concatenazione degli eventi sono a livello elementare, per non parlare della fusione fra temi fantastici e ambientazione storica (lontana anni luce dalle vette sofisticate, per esempio, de "Il labirinto del fauno" di Del Toro). E se passiamo sopra i riferimenti a personaggi ed eventi storici, siamo di fronte a una pellicola horror e fantastica non particolarmente coinvolgente, anche se va dato atto al regista russo (che ben conosciamo dai tempi de "I guardiani della notte", qui al secondo film hollywoodiano dopo "Wanted") di saper creare ottime atmosfere e sequenze d'azione originali e visivamente interessanti (su tutte l'incredibile lotta in mezzo alla mandria di cavalli selvaggi e il combattimento finale sul treno in corsa, nella nebbia, e poi su un ponte in fiamme). Dominic Cooper è il vampiro buono Henry Sturgess, che addestra Lincoln a diventare "cacciatore". Mary Elizabeth Winstead è la moglie Mary Todd. Nel cast anche Anthony Mackie, Jimmi Simpson e i "cattivi" Marton Csokas, Rufus Sewell ed Erin Wasson. La pellicola è prodotta, fra gli altri, da Tim Burton. Pessimo e pavido il titolo italiano, che sceglie di omettere proprio l'elemento più distintivo e interessante del film, ovvero l'identità del protagonista.

21 maggio 2018

Brivido di sangue (Po-Chih Leong, 1998)

Brivido di sangue (The Wisdom of Crocodiles, aka Immortality)
di Po-Chih Leong – GB 1998
con Jude Law, Elina Löwensohn
**1/2

Visto in divx.

Giovane e fascinoso medico londinese di origine bulgara, Steven Grlscz (Jude Law) è segretamente un vampiro: una volta al mese ha bisogno di nutrirsi del sangue di una ragazza innamorata di lui (perché di fatto, più che di sangue, si ciba di amore e di emozioni: l'intera vicenda è un'ovvia metafora del rapporto sentimentale o della predazione sessuale). A questo scopo corteggia giovani donne in crisi o che hanno tentato il suicidio, conquistando il loro affetto prima di ucciderle. Ma quando sceglie come prossima vittima la bella Anne Labels (Elina Löwensohn), finisce per innamorarsi a sua volta davvero di lei. E nel frattempo, un ispettore di polizia (Timothy Spall) inizia a indagare sul suo conto... Il titolo italiano cerca di spacciare per un thriller come tanti altri quello che è invece un insolito pastiche horror-romantico, lontano dai cliché, dove le componenti del soprannaturale e del poliziesco passano del tutto in secondo piano rispetto a quelle sentimentali ed esistenziali. La regia elegante (Po-Chih Leong, nato in Gran Bretagna, è di origine cinese e ha lavorato sia in patria che a Hong Kong: e infatti nel film sono molti i riferimenti alle tradizioni e alle leggende del paese asiatico) e la sceneggiatura misurata (da un romanzo di Paul Hoffman) affrontano le tematiche con quiete e realismo, senza eccedere in scene violente o sopra le righe e anzi giocando con le attese dello spettatore (si pensi a come evolvono i rapporti di Steven con Anne o con l'ispettore Healey). Non c'è lotta fra buoni e cattivi ("La linea che divide il bene e il male passa per il cuore di ogni uomo", dice Steven), ma solo dilemmi interiori e relazioni interpersonali. Peccato per un finale deludente, che appare convenzionale e irrisolto. Nella memoria resta il ritratto di un vampiro sui generis, che non presenta nessuna delle caratteristiche tipiche del mostro (non ha denti aguzzi, si riflette negli specchi, non teme la luce solare o i crocifissi), che cataloga le emozioni delle proprie vittime (conservando disegni e appunti in una serie di taccuini), ma soprattutto che cerca l'amore perfetto, soffrendo senza tregua fino a quando non lo troverà.

3 settembre 2017

Space vampires (Tobe Hooper, 1985)

Space Vampires (Lifeforce)
di Tobe Hooper – GB 1985
con Steve Railsback, Mathilda May
*1/2

Visto in divx, per ricordare Tobe Hooper.

Gli astronauti di una navetta dell'ESA, in missione per studiare il passaggio della cometa di Halley, si imbattono in una misteriosa navicella aliena contenente tre corpi umanoidi, in stasi e praticamente perfetti. Portati sulla Terra, questi però si rivelano essere dei "vampiri" extraterrestri, che si nutrono delle energie vitali degli esseri umani. Ne seguirà un'epidemia che metterà a ferro e fuoco le strade di Londra (le vittime dei vampiri alieni, mummificate, diventano infatti a loro volta assetate di energie vitali): ma per fortuna uno degli astronauti sopravvissuti, il colonnello Carlsen (Railsback), ha instaurato un legame mentale con la "space girl" Mathilda May (o forse con le sue tette!). E insieme all'agente speciale Colin Caine (Peter Firth) e allo scienziato Fallada (Frank Finlay) cercherà di arrestare la minaccia. B-movie fantascientifico di produzione britannica (il che spiega perché si svolga a Londra), tratto da un romanzo di Colin Wilson e sceneggiato anche da Dan O'Bannon, è rimasto famoso (anzi, "famigerato") più per la nudità della May che non per altri motivi. È infatti evidentemente girato al risparmio (fu il primo di tre lungometraggi realizzati da Hooper per la Golan-Globus, ovvero l'ex casa di produzione Cannon Films, specializzata in pellicole low budget) e, nonostante il profluvio di effetti speciali (opera di John Dykstra e nemmeno troppo malvagi, per un'epoca antecedente alla CGI), poco accattivante e alquanto derivativo (mescola di tutto, da "Alien" agli zombi di Romero). I fondi vennero a mancare durante la lavorazione, e questo spiega perché alcune importanti svolte della trama non vengono nemmeno mostrate ma sono soltanto raccontate a voce dai personaggi (per esempio, l'uccisione di uno dei vampiri maschi da parte di Fallada). All'epoca, in pieni anni ottanta, il film era probabilmente godibile (pur se nel genere "guilty pleasure"): rivisto oggi, si trascina stancamente e senza offrire particolari brividi. In un ruolo minore (il direttore della clinica) si riconosce un Patrick Stewart non ancora del tutto calvo. Scrausi pure l'adattamento e il doppiaggio italiano, con abuso di termini in inglese senza motivo ("space girl", naturalmente, come tutti chiamano la vampira aliena, ma anche "intergalactic pest", che è pure sbagliato perché peste si dice semmai "plague").

21 agosto 2016

Per favore, non mordermi sul collo! (R. Polanski, 1967)

Per favore, non mordermi sul collo!
(The Fearless Vampire Killers)
di Roman Polanski – GB/USA 1967
con Roman Polanski, Jack MacGowran
**

Rivisto in DVD.

Il professore Abronsius (MacGowran) e il suo assistente Alfred (lo stesso Polanski, non accreditato) giungono in Transilvania a caccia di vampiri. Sara (Sharon Tate), la figlia del proprietario della locanda dove i due alloggiano, viene rapita durante la notte dal Conte von Krolock (Ferdy Mayne). Per salvarla, Abronsius e Alfred si introducono nel castello del Conte, scoprendo che si tratta di un vampiro: ma riusciranno a sfuggire alla sua sete di sangue? Al suo primo film ad alto budget, Polanski scrive (con Gérard Brach), dirige e interpreta una parodia del filone horror dei vampiri, prendendo spunto sorpattutto dai tanti cliché delle pellicole inglesi della Hammer. Peccato che proprio le gag non siano particolarmente divertenti: in generale non ho mai amato i film di genere o comico-avventurosi del regista polacco (credo che questo e "Pirati" siano i suoi due lavori peggiori). Fra le cose migliori, sicuramente la fotografia (di Douglas Slocombe) e in generale la confezione (i costumi, le scenografie). Girato, non senza difficoltà produttive, a Ortisei e nelle Dolomiti. Per molti versi sembra un fumetto alla "Alan Ford", con personaggi pasticcioni, pavidi, straccioni e pezzenti (il professore, l'assistente, il locandiere che viene vampirizzato a sua volta, il figlio gay del Conte) e un umorismo di grana grossa, amplificato dalle scelte del distributore americano che aggiunse un'introduzione animata e fece ridoppiare alcuni personaggi con una voce più goffa e da cartoon (il professor Abronsius su tutti). Il titolo di lavorazione (mantenuto nel musical che dal film fu tratto) era "Dance of the Vampires". Sharon Tate, che indossa una parrucca rossa, sostituì all'ultimo momento la prima scelta Jill St. John e divenne poco dopo la moglie di Polanski.

10 luglio 2016

A girl walks home alone at night (Ana Lily Amirpour, 2014)

A girl walks home alone at night (id.)
di Ana Lily Amirpour – USA 2014
con Sheila Vand, Arash Marandi
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Per le strade notturne e desolate di Bad City, una città fittizia e spettrale (l'ambientazione è volutamente lasciata nel vago: il film è stato girato negli Stati Uniti, ma tutti i personaggi parlano persiano), si aggira una misteriosa ragazza in chador, assetata di sangue umano. Ignorando la sua natura di vampiro, di lei si innamora il giovane Arash: ma l'amore basterà a cambiare il destino di entrambi? Sorprendente commistione fra noir, western, horror ed esistenzialismo, opera prima di una regista anglo-iraniana che ha ampliato un suo precedente cortometraggio. Esile nella trama e nella caratterizzazione dei personaggi, il film ha i suoi punti di forza nell'ambientazione ricca di atmosfera e nella costruzione di un mondo che richiama tanto cinema del passato (da James Dean a Jodorowsky, da Lynch a Jim Jarmusch, forse l'influenza più evidente): l'uso del bianco e nero, l'attenzione al paesaggio (le periferie, le strade, i campi affiancati dal movimento incessante delle pompe di petrolio, i canali disseminati di cadaveri, che rendono Bad City una specie di città fantasma) e i personaggi emarginati e disadattati (la prostituta, il bambino, lo spacciatore-magnaccia, il padre drogato) sono tutti tasselli di un affresco originale e dall'andamento lento e ipnotico. A renderlo ancora più suggestivo c'è una colonna sonora che a sua volta è una commistione di generi: si va dalla musica elettronica alle influenze western di Ennio Morricone. Nel complesso, forse un film più di forma che di sostanza, ma comunque interessante, rapidamente diventato un piccolo oggetto di culto fra gli appassionati di cinema indie.

4 giugno 2016

Blade: Trinity (David S. Goyer, 2004)

Blade: Trinity (id.)
di David S. Goyer – USA 2004
con Wesley Snipes, Jessica Biel
*1/2

Visto in DVD.

La trilogia del cacciatore di vampiri Blade si conclude con quello che senza dubbio è il più debole dei tre film. Questa volta lo sceneggiatore David S. Goyer si incarica anche della regia e sembra voler legare maggiormente la franchise alle sue origini fumettistiche (in una scena si intravede persino un numero di "Tomb of Dracula", la serie a fumetti Marvel da cui proviene il personaggio). Ecco dunque che il protagonista trova nuovi alleati nei Nightstalkers, un gruppo di giovani cacciatori di vampiri di cui fanno parte, fra gli altri, il sarcastico Hannibal King (Ryan Reynolds) e la coraggiosa Abigail Whistler (Jessica Biel), figlia del suo vecchio mentore (Kris Kristofferson) che in questa occasione, e stavolta per davvero, esce di scena. L'avversario, inoltre, è proprio Dracula (Dominic Purcell), il primo e più antico dei vampiri, risvegliato per l'occasione dal suo sonno centenario, che ora si fa chiamare Drake. Ma ogni spunto potenzialmente interessante (dai vampiri che "incastrano" Blade, mettendolo nel mirino della polizia e dell'FBI, che lo ricerca per omicidio; al tentativo dei Nightstalkers di creare un virus che, combinato con il sangue di Dracula, distrugga all'istante tutti i vampiri del mondo) è neutralizzato da uno sviluppo piatto e da una regia fracassona e molto meno visionaria o inventiva di quella, per esempio, di Del Toro nel secondo capitolo. I siparietti comici affidati a Reynolds cadono nel vuoto (con la possibile eccezione della scena con i cani) e l'interazione fra i personaggi non convince (pare che Snipes sul set non andasse d'accordo né col regista né con gli altri attori). Piccole parti per Parker Posey, Natasha Lyonne e James Remar. La traduzione italiana altera alcuni termini rispetto ai due film precedenti (usando per esempio "familiare" al posto di "discepolo").

3 giugno 2016

Blade II (Guillermo del Toro, 2002)

Blade II (id.)
di Guillermo del Toro – USA 2002
con Wesley Snipes, Kris Kristofferson
**

Rivisto in DVD.

Il secondo film di Blade è sicuramente migliore del primo per regia (Del Toro!), confezione, fotografia ed effetti speciali, e schiaccia maggiormente il pedale dell'azione e dell'horror. Peccato per una trama poco originale e per una sceneggiatura che nel finale, fra sorprese, tradimenti e colpi di scena, si rivela non priva di buchi logici. Questa volta Blade (Snipes) è costretto ad allearsi con i suoi nemici, i vampiri, che gli chiedono una tregua per affrontare insieme una minaccia comune: una nuova specie di succhiasangue, nati da da una variante del virus del vampirismo, dotati di capacità sovrumane, fattezze mostruose (la mandibola che si apre, l'aspetto malaticcio alla Nosferatu) e immuni all'argento e all'aglio (ma non alla luce del sole), che predano non solo gli esseri umani ma anche e soprattutto gli stessi vampiri. Blade si ritrova così a guidare l'Emobranco, unità d'èlite di combattenti fra i quali spiccano la bella Nyssa (Leonor Varela), figlia del capo supremo dei vampiri, e l'infido Reinhardt (Ron Perlman, l'attore feticcio di Del Toro). Oltre al protagonista, l'unico personaggio che ritorna dal film precedente è il vecchio mentore Whistler (Kristofferson), che si scopre non essere morto ma solo tenuto prigioniero dei vampiri per un paio di anni. Nel frattempo Blade si è procurato un nuovo assistente e armaiolo, più giovane: Scud (Norman Reedus). Nella prima parte del film è reso ancora più esplicito il parallelo fra vampiri e tossicodipendenti, che vanno in crisi d'astinenza quando non possono più bere sangue: peccato che la metafora si perda man mano che la pellicola procede e si trasforma in un action movie simile a tanti altri. Come spesso capita con Del Toro, al fascino di forma e immagini corrisponde poca sostanza dal lato dei contenuti. Il terzo e ultimo film della trilogia sarà diretto direttamente dallo sceneggiatore, David S. Goyer.

2 giugno 2016

Blade (Stephen Norrington, 1998)

Blade (id.)
di Stephen Norrington – USA 1998
con Wesley Snipes, Stephen Dorff
**

Rivisto in DVD.

Il cacciatore di vampiri Blade (Snipes) è un "diurno" (ovvero un dhampir, un uomo nato da una donna che era stata vampirizzata mentre era incinta), con caratteristiche tipiche delle creature della notte (forza, agilità e resistenza oltre la norma, ma anche sete di sangue, che tiene a bada con un particolare siero) ma senza le loro debolezze (non teme la luce del sole, per esempio). Con l'aiuto dell'anziano Whistler (Kris Kristofferson), suo mentore e armaiolo, vaga di città in città per stanare ed eliminare i vampiri che si nascondono fra la gente comune, usando armi come lame e proiettili d'argento. La sua strada si incrocia con quella del Diacono Frost (Dorff), un vampiro in ascesa nelle gerarchie della sua gente, che intende dominare il mondo risvegliando un'antica divinità. Liberamente ispirato a un personaggio minore dell'Universo Marvel, creato negli anni settanta da Marv Wolfman e Gene Colan per la serie a fumetti "Tomb of Dracula", uno dei primi film "belli", diciamo così, tratti dai comics della Casa delle Idee, anche se fa di tutto per nascondere la sua origine fumettistica. Nonostante un budget limitato e una sceneggiatura che nel finale parte un po' per la tangente, il buon ritmo, la regia attenta, l'atmosfera stilosa e il mood a tratti quasi carpenteriano giustificano il successo di pubblico, che porterà alla realizzazione di ben due sequel (il primo diretto da Guillermo del Toro e il secondo direttamente dallo sceneggiatore David S. Goyer). Apprezzabili anche gli effetti speciali, con uno dei primi esempi di bullet time. Da notare come, ben prima di "Twilight" e rimanendo comunque nei binari dell'action-horror, il film aggiorni la figura del vampiro mostrando succhiasangue giovani, modaioli e che indugiano in rave party a base di sangue. Buono il cast: oltre a Snipes, Dorff e l'inatteso Kristofferson, c'è N'Bushe Wright nei panni dell'ematologa che cerca una cura contro il vampirismo. Brevi parti, inoltre, per Udo Kier e Traci Lords.

20 aprile 2016

Lasciami entrare (Tomas Alfredson, 2008)

Lasciami entrare (Låt den rätte komma in)
di Tomas Alfredson – Svezia 2008
con Kåre Hedebrant, Lina Leandersson
**1/2

Visto in divx alla Fogona, con Sabrina, Marisa, Monica e Roberto.

Oskar, dodicenne senza amici e vittima di bullismo a scuola, fa amicizia con Eli, sua coetanea appena trasferitasi nell'appartamento a fianco al suo (siamo in un sobborgo di Stoccolma). In realtà la bambina è una vampira (“Ho dodici anni, ma li ho da un bel po' di tempo”) che con i suoi poteri farà giustizia dei bulli che tormentano Oskar. Originale pellicola che affronta un tema quanto mai inflazionato e di moda, quello dei vampiri, con un taglio quotidiano, minimalista e psicologico e – soprattutto – il punto di vista di un ragazzino. Una possibile lettura degli eventi narrati è che si tratta interamente del frutto dell'immaginazione di Oskar, che vediamo da subito interessato ai delitti e ai casi di cronaca nera (ne raccoglie i ritagli di giornale in un album), sogna di vendicarsi dei bulli con la violenza (ha un coltello a serramanico) e naturalmente si fabbrica un'amica immaginaria in grado di risolvergli i problemi (come, simbolicamente, fa con il Cubo di Rubik) e che solo lui incontra e conosce (i due comunicano fra loro in modo “segreto”, con il codice morse, all'insaputa dei genitori). La scena finale, in cui il ragazzino parte in treno da solo (trasportando Eli chiusa nella sua “bara”), parrebbe confermarlo, così come i dialoghi che tracciano un analogia fra i vampiri e le vittime di bullismo. Fra i pregi, l'ambientazione scandinava: paesaggi innevati, poca luce e mood introspettivo e malinconico. Da notare come i vampiri abbiano tutte le caratteristiche “classiche” della letteratura, in particolare l'impossibilità di entrare in una casa se non sono stati prima invitati a farlo (da cui il titolo del film). Grande il riscontro di critica, forse anche oltre gli effettivi meriti del film, il che ha portato qualche anno dopo alla realizzazione di un remake made in USA, "Let me in", uscito in Italia come "Blood story".

2 gennaio 2016

Cronos (Guillermo del Toro, 1993)

Cronos (id.)
di Guillermo del Toro – Messico 1993
con Federico Luppi, Ron Perlman
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Un anziano antiquario (Luppi) trova per caso un misterioso congegno, costruito da un alchimista/orologiaio vissuto nel sedicesimo secolo, che ha il potere di donare la vita eterna: foggiato come un insetto meccanico, trasforma infatti chi "infilza" in una sorta di vampiro (con tanto di sete di sangue e idiosincrasia alla luce), infondendogli vitalità e, naturalmente, immortalità. Sulle tracce dell'apparecchio c'è anche un ricco imprenditore (Claudio Brook), che per motivi di salute non può uscire dalla propria casa e che si serve, come manodopera, del nipote Angel (Perlman). Il lungometraggio d'esordio del regista messicano Guillermo del Toro è una curiosa variazione sul tema dei vampiri, con reminescenze della prima serie de "Le bizzarre avventure di JoJo" (il dispositivo che trasforma il protagonista in non-morto ricorda per molti versi la maschera di pietra del manga di Hirohiko Araki), e presenta già alcune caratteristiche che saranno ricorrenti nel suo cinema, dalla "fissazione" per gli insetti (come confermerà subito il successivo "Mimic") alla fusione di spunti fantastici e orrorifici con la realtà quotidiana, fino all'attenzione per il punto di vista dei bambini (qui c'è la nipotina dell'antiquario, che assiste muta alla sua trasformazione e alle sue peripezie). Lo stile curato e la suggestiva confezione visiva (la fotografia è di Guillermo Navarro) lo rendono degno di nota, nonostante il basso budget e l'esilità della sceneggiatura, che nella seconda parte non riesce a sviluppare in maniera originale gli spunti iniziali. Sia l'attore argentino Federico Luppi che, soprattutto, quello americano Ron Perlman torneranno a collaborare a più riprese con il regista.

14 agosto 2015

L'ombra del vampiro (E. Elias Merhige, 2000)

L'ombra del vampiro (Shadow of the Vampire)
di E. Elias Merhige – USA/GB/Lux 2000
con John Malkovich, Willem Dafoe
**

Rivisto in divx alla Fogona.

Per recitare nel ruolo del conte Orlock, protagonista del suo nuovo film “Nosferatu”, il regista tedesco Friedrich W. Murnau assolda – all'insaputa dei produttori e della troupe – un autentico vampiro, promettendogli in cambio dei suoi servigi il sangue della prima attrice, Greta Schröder. Giocando sul mistero che ha sempre circondato Max Schreck, interprete del capolavoro dell'espressionismo tedesco del 1922, il regista Merhige e lo sceneggiatore Steven Katz realizzano un immaginario making of che – visto il tema, è la parola giusta – “vampirizza” lo stesso film di cui intende narrare la lavorazione. Un grande Dafoe dona brividi e spessore alla figura di Schreck, mentre Malkovich abbozza un Murnau schiavo delle proprie ossessioni ma con pochi legami con la realtà: ma nel complesso la pellicola gira a vuoto e dice poco di nuovo sul rapporto che da sempre lega il mondo del cinema al tema del vampirismo, un cinema che si nutre della linfa vitale dei suoi interpreti e dei suoi autori, e che può donare loro l'immortalità a scapito dell'anima. Ne risulta un lungometraggio più interessante per cinefili e storici del cinema (nonostante anacronismi e incongruenze) che non per gli spettatori comuni, magari in cerca di un horror dall'ambientazione insolita.

15 luglio 2015

Dylan Dog - Il film (Kevin Munroe, 2011)

Dylan Dog - Il film (Dylan Dog: Dead of Night)
di Kevin Munroe – USA 2011
con Brandon Routh, Sam Huntington
*1/2

Visto in divx.

Dal fumetto cult di Tiziano Sclavi, pubblicato da Sergio Bonelli Editore, una pellicola made in USA che ha poco o nulla a che vedere con l'opera originale, se non il nome del personaggio e il fatto che lavori come detective del paranormale. Ambientato a New Orleans (anziché a Londra), il film non è altro che un onesto horror che si iscrive nel filone di "Underworld" (o, se vogliamo, di "Buffy l'ammazzavampiri"). Il protagonista è un investigatore privato, uno dei pochi a sapere che fra la gente comune si nascondono creature come vampiri, licantropi e zombi. E non è detto che la divisione fra buoni e cattivi sia così netta, visto che la maggior parte di questi "non morti" cerca soltanto di condurre un'esistenza tranquilla e lontana dai riflettori. Spinto da un passato tragico, Dylan sembra però aver abbandonato il suo precedente lavoro per dedicarsi a casi più "tradizionali": sarà costretto a cambiare idea quando verrà coinvolto in una guerra fra non morti, causata da qualcuno che sta cercando un antico manufatto in grado di stravolgere equilibri secolari... Se il personaggio era stato ideato fisicamente da Sclavi pensando a Rupert Everett, qui è interpretato da un attore assai distante dal prototipo, Brandon "Superman" Routh, più adatto a un action movie che non a un horror introspettivo come il fumetto originale. E tutti i suoi elementi iconici (l'abito, l'automobile, il clarinetto, il galeone), se e quando sono presenti, non hanno alcuna esigenza narrativa: di fatto sembrano utilizzati solo per "camuffare" i muscoli e la figura di Routh, che più che Dylan Dog, dunque, interpreta qualcuno che si veste come lui. Altri elementi del fumetto (la casa con il campanello urlante, per esempio) sono invece assenti, così come tutti i soliti comprimari. In particolare l'assistente Groucho, per ragioni di diritti dovuti alla sua somiglianza con Groucho Marx, è sostituito da un altro personaggio, Marcus (interpretato da Sam Huntington, che aveva già recitato al fianco di Routh in "Superman Returns"), che per lo meno non sfigura nell'ambito della storia narrata e si ritaglia un buon ruolo di spalla comica, per quanto assai più tradizionale rispetto all'anarchia surreale del personaggio di cui fa le veci. Detto che gli autori della pellicola non si rifanno a nessun albo a fumetti in particolare, né riprendono temi, spunti o suggestioni della poetica di Sclavi (se non a livello superficiale), la maggiore delusione non nasce dal veder travisato il personaggio e le sue atmosfere (ogni trasposizione, in fondo, tradisce in parte l'originale), quanto dal fatto che si è preferito ignorare tutto ciò che fa di "Dylan Dog" un'opera unica per realizzare invece un film che non si differenzia da tanti altri prodotti simili, con personaggi stereotipati e situazioni poco accattivanti, che non trasmette mai paura o inquietudine e non lascia un particolare ricordo. Anche per colpa di una regia anonima, di effetti speciali al ribasso e di scene d'azione poco adrenaliniche. Alcune frasi celebri del personaggio ("Giuda Ballerino!", "Il mio quinto senso e mezzo") sono state aggiunte nel doppiaggio italiano. È comunque presente un omaggio a Sclavi: il suo nome è dato a un vampiro.