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5 agosto 2021

Jumanji: The next level (J. Kasdan, 2019)

Jumanji: The Next Level (id.)
di Jake Kasdan – USA 2019
con Dwayne Johnson, Jack Black
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Qualche anno dopo la precedente avventura ("Jumanji: Benvenuti nella giungla"), il giovane Spencer (Alex Wolff) – insoddisfatto della propria vita nel mondo reale, insicuro di sé stesso e bramoso di tornare nei panni dell'aitante e coraggioso Dottor Bravestone (Dwayne Johnson) – recupera e ripara la vecchia console e comincia una nuova partita al videogioco di Jumanji. I suoi amici Martha, Fridge e Bethany si affrettano a tornare a loro volta nel gioco per aiutarlo, ma misteriosamente la console trascina insieme a loro anche altri due ignari "giocatori": il nonno di Spencer, Eddie (Danny DeVito), e il suo vecchio amico Milo (Danny Glover), cuochi in pensione che complicheranno non poco la partita per via della loro età avanzata e la mancanza di familiarità con le dinamiche dei videogiochi. Come se non bastasse, i nostri amici non si ritroveranno negli stessi "avatar" della volta precedente: questa volta nei panni di Bravestone c'è il vecchio Eddie e in quelli dello zoologo "Topo" (Kevin Hart) c'è lo svampito Milo, mentre Fridge interpreta il cartografo Oberon (Jack Black) e Spencer è un nuovo personaggio, la ladra Ming Piedelesto (Awkwafina). Bethany, infine, diventa addirittura un cavallo, Ciclone! Solo Martha e il vecchio amico Alex conserveranno i personaggi della prima volta (Karen Gillan e Nick Jonas). Anche la missione del gruppo è cambiata: l'avversario è il terribile Jurgen il Bruto (Rory McCann), mentre agli scenari della giungla si sostituiscono un deserto e una montagna innevata... Il nuovo capitolo di "Jumanji" utilizza gli stessi meccanismi del precedente ed è altrettanto divertente, anche se con meno originalità (tutto sa di già visto) e con qualche forzatura e lungaggine di troppo. Chi non avesse apprezzato il precedente, insomma, si astenga. L'unico nuovo motivo di interesse – a parte i due personaggi "anziani", insoliti in questo tipo di film – è quello di vedere mescolati e ridistribuiti gli avatar, anche se nel finale tornano nella configurazione "standard". Cameo (nel mondo reale) per Bebe Neuwirth, il cui personaggio Nora era la zia dei due bambini del primissimo "Jumanji", quello con Robin Williams. Visto che la struttura di base funziona ed è assai facile da reiterare all'infinito, sarebbe già in produzione un ulteriore sequel, nel quale si rivelerà che il "cattivo" Jurgen non era un PNG (personaggio non giocante) ma l'avatar di un altro, misterioso, giocatore.

4 agosto 2021

Jumanji: Benvenuti nella giungla (J. Kasdan, 2017)

Jumanji: Benvenuti nella giungla (Jumanji: Welcome to the Jungle)
di Jake Kasdan – USA 2017
con Dwayne Johnson, Jack Black
***

Visto in TV (Netflix).

Non un reboot, ma un vero seguito del "Jumanji" del 1995, che comincia esattamente dove quello era finito. Ma per adattarsi ai gusti moderni delle nuove generazioni, il board game incantato e misterioso che dà il titolo alla serie si tramuta magicamente nella... cartuccia di un videogioco. Risucchierà al proprio interno (nella stessa giungla dove era vissuto Alan Parrish nel primo film) dapprima il giovane Alex, e poi, vent'anni più tardi, un quartetto di liceali che si ritroveranno ad impersonare altrettanti "avatar" e a dover superare una missione avventurosa per poter tornare nel mondo reale. In tempi di remake selvaggi, meccanici e senza idee di pellicole classiche, questo è nel complesso un ottimo sequel, che diverte e intrattiene ma soprattutto che rispetta l'originale e lo innova al tempo stesso (cosa rara nel panorama hollywoodiano). Fra gli aspetti più indovinati ci sono proprio quelli legati alla natura del videogame (che sostituiscono gli elementi che erano tipici del gioco da tavola nel prototipo, come il tiro dei dadi). A cominciare dagli "avatar", appunto, i personaggi interpretati dai giocatori, tutti ovviamente con caratteristiche speculari a quelle reali dei quattro ragazzi (uno dei messaggi della pellicola, forse troppo ripetutamente esplicitato, è quello di andare oltre le apparenze e superare le proprie debolezze). E così il nerd Spencer (Alex Wolff) si ritrova nel corpo muscoloso e atletico di Dwayne "The Rock" Johnson; l'ochetta egocentrica e social-dipendente Bethany (Madison Iseman) finisce nei panni del barbuto e sovrappeso Jack Black; il campione di football Anthony (Ser'Darius Blain), che conta solo sulla prestanza fisica, diventa il "tappo" Kevin Hart; e l'insicura e introversa Martha (Morgan Turner) si tramuta nella discinta "ammazzauomini" Karen Gillan. Ad aiutarli ci sarà anche Alex, uno spericolato aviatore (Nick Jonas), in un ruolo parallelo a quello che fu di Robin Williams (con alcune differenze: stavolta, tornati nel mondo reale, tutti conserveranno la memoria dell'accaduto e non solo chi aveva iniziato la partita). Completano il cast Bobby Cannavale (il "cattivo" Van Pelt, il cui nome è un rimando al cacciatore del primo film) e Rhys Darby (Nigel, uno dei PNG, i "personaggi non giocanti" che ripetono a pappagallo sempre le stesse frasi). Altre caratteristiche mutuate dai videogiochi: il fatto che ognuno abbia tre vite, e l'elenco delle forze e dei punti deboli di ogni personaggio (utili o dannosi senza vie di mezzo). Nel complesso un film assai divertente (forse con qualche gag di troppo, come quelle sui peni: ma è evidente che gli attori se la siano spassata a recitare in parti così contro-tipo). Il regista è figlio di Lawrence Kasdan. Nonostante qualche iniziale critica all'annuncio del progetto (per la troppo breve distanza dalla morte di Robin Williams), la pellicola ha riscosso un grande successo al botteghino, il che ha portato a mettere subito in cantiere un ulteriore sequel, uscito nel 2019 ("Jumanji: The Next Level").

14 gennaio 2019

Ralph spacca Internet (Johnston, Moore, 2018)

Ralph spacca Internet (Ralph breaks the Internet)
di Phil Johnston, Rich Moore – USA 2018
animazione digitale
**

Visto al cinema CityLife Anteo, con Sabrina.

Sequel di "Ralph Spaccatutto", realizzato (e ambientato) sei anni dopo l'originale. Per recuperare un pezzo di ricambio per il videogioco "Sugar Rush", in vendita soltanto su eBay, Ralph e la sua amica Vanellope abbandonano la comfort zone della loro sala giochi per tuffarsi online nello sconfinato (e sconosciuto) mondo di Internet. Qui, fra novità e pericoli di ogni tipo, allargheranno i propri orizzonti e la loro amicizia sarà messa a dura prova quando Vanellope si lascerà affascinare da un gioco di corse assai più realistico (e cupo) del proprio, "Slaughter Race". Raramente i sequel di film-gioiello sono all'altezza del prototipo, e questa ne è l'ulteriore conferma. La pellicola originale era perfetta nel suo mix di avventura, kawaii, citazionismo e nostalgia per gli anni ottanta: questa vuole allargare il campo all'universo della rete che ci circonda, citando i siti e i servizi più disparati (ma ben pochi, come appunto eBay, hanno un ruolo nella trama) nonché alcuni degli aspetti più affascinanti e deleteri al tempo stesso (i video acchiappaclick, lo spam, i commenti degli hater, il dark web), ma lasciando intendere che il fulcro di tutto devono rimanere i rapporti umani. E infatti il climax della pellicola ruota attorno al concetto di amicizia, a rischio di scomodare cliché e di suscitare sbadigli. Anche perché i due protagonisti, estrapolati dal loro ambiente naturale, sembrano di colpo molto più convenzionali e meno interessanti. Fra le scene migliori (anche se si tratta di una strizzatina d'occhio autoreferenziale, essendo la pellicola prodotta dalla casa di Burbank), quella dell'incontro di Vanellope con le principesse Disney, che le insegnano la loro filosofia e l'utilizzo delle canzoni per esprimere i propri sentimenti. Una cosa, però, lasciatemela dire: "Sugar Rush" era molto più divertente di "Slaughter Race".

11 aprile 2018

Ready player one (S. Spielberg, 2018)

Ready Player One (id.)
di Steven Spielberg – USA 2018
con Tye Sheridan, Olivia Cooke
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

In un futuro sovrappopolato, inquinato e impoverito, la maggior parte della popolazione preferisce evadere dalla realtà e trascorrere il proprio tempo all'interno di un mondo virtuale, Oasis, dove – tramite visori e tute – si indossano i panni di avatar immaginari e si può competere in una serie di videogiochi per puro divertimento. L'ideatore di questo mondo, James Halliday (Mark Rylance), prima di morire ha lasciato nel software un "easter egg": tre chiavi nascoste che garantiranno, a chi le troverà, la proprietà dell'intero Oasis. Molti utenti si dedicano alla caccia delle chiavi (i Gunter, da "Egg Hunter"), e fra questi c'è il giovane Wade (Tye Sheridan) nei panni del suo avatar Parzival, aiutato da un gruppo di amici (Art3mis, Aech, Daito e Sho). Ma ci sono anche gli sgherri della IOI, una potente multinazionale che vorrebbe impadronirsi di Oasis per sfruttarla a fini commerciali. Da un romanzo di Ernest Cline, una pellicola young adult che affronta il tema della realtà virtuale, dei videogiochi multiplayer e della cultura nerd (ormai "sdoganata" da serie televisive come "The big bang theory"). Anche se i personaggi, la storia e gli sviluppi non escono dai confini e dalle ingenuità del genere (con tanto di morale posticcia), Spielberg si mostra decisamente a suo agio con l'argomento, sia perché da sempre cantore nostalgico del gioco, dell'infanzia e dell'adolescenza, sia perché già in "Jurassic Park" aveva raccontato di un enorme parco di divertimenti tecnologico (anche se non "virtuale"). Dove la pellicola fa il salto di qualità e riesce a toccare i giusti tasti, almeno per il corretto target demografico (che, guarda caso, corrisponde esattamente a me, ovvero coloro che sono stati adolescenti nei primi anni ottanta), è nell'immensa quantità di riferimenti, rimandi e citazioni più o meno esplicite all'immaginario pop e ludico della prima metà di quel decennio. L'elenco è troppo lungo per esaurirlo qui, fra centinaia di videogiochi, fumetti, film, telefilm, giochi di ruolo e canzoni menzionati esplicitamente o anche solo di sfuggita. Alcuni di questi hanno vasta importanza all'interno della storia (il film "Shining" di Stanley Kubrick, per esempio, le cui scene sono visitate dai protagonisti: nel romanzo di Cline si trattava in verità di "Blade Runner", ma i cineasti non hanno potuto acquisirne i diritti; oppure la consolle Atari 2600 e alcuni dei suoi giochi, in particolare il mitico "Adventure", con il quadratino che si aggira nel labirinto); altri hanno comunque un ruolo esteso (Mechagodzilla, King Kong, Gundam, "Ritorno al futuro", "Buckaroo Banzai", "Akira", "Il gigante di ferro"...); altri ancora sono citati per nome di sfuggita (la "santa granata" dei Monty Python, "Bill & Ted's excellent adventure", "Dark Crystal", Superman, Batman, "Star Trek", "Star Wars", Chucky...); e altri, infine, sono lasciati alla capacità del pubblico di riconoscerli (la "Guida galattica per autostoppisti", "La febbre del sabato sera", "Alien", la formula magica di "Excalibur", Dungeons & Dragons, "Street Fighter"...). Al punto che mi chiedo, francamente, quanto un adolescente di oggi possa apprezzare appieno la pellicola (mi ero chiesto lo stesso con un altro bel film sui videoogiochi vintage, ovvero il disneyano "Ralph Spaccatutto"). Gran parte del film è ambientato in un mondo virtuale, e dunque ricostruito al computer con un profluvio di effetti visivi e speciali, come se fosse una pellicola d'animazione: e come spettacolo puro è sicuramente efficace, anche se il rischio di uscire dalla sala frastornati e con il mal di testa non è certo basso (a me è capitato!). Quanto al mondo reale, nel cast si riconoscono Ben Mendelsohn (il "cattivo" Nolan Sorrento) e Simon Pegg (Ogden Morrow, il socio di Halliday).

15 febbraio 2018

Ender's game (Gavin Hood, 2013)

Ender's Game (id.)
di Gavin Hood – USA 2013
con Asa Butterfield, Harrison Ford
***

Visto in TV.

In un futuro non precisato, il giovane Ender Wiggin (Butterfield) è uno dei tanti bambini che vengono addestrati per combattere contro i Formic, una razza di extraterrestri insettoidi che cinquant'anni prima avevano attaccato la Terra e quasi sterminato l'umanità, salvatasi solamente per l'azione eroica del "leggendario" comandante Mazer Rackham (Ben Kingsley). Agli ordini del colonnello Graff (Harrison Ford), i ragazzini – scelti per le loro menti agili, perché abituate ai videogiochi – sono sottoposti a una serie di prove sempre più competitive: e ben presto risulta evidente che proprio Ender è un leader naturale e un perfetto statega, destinato a diventare il comandante che guiderà l'intera flotta terrestre nella battaglia decisiva contro gli alieni. Quasi tutta la pellicola è incentrata sull'addestramento e sulla crescita del protagonista, un personaggio eccezionale e fuori dagli schemi, geniale ma introverso, ribelle (quanto basta) verso l'autorità ma dotato del carisma necessario per farsi seguire dai suoi compagni. E il film sfugge le trappole della retorica bellica per affrontare molti temi degni di nota: la disumanità e l'irrealtà della guerra, che si confonde con gli scenari virtuali dei videogames; i videogiochi stessi, così come altri giochi di strategia, usati come metodi di addestramento per forgiare le abilità di comando, l'elaborazione delle strategie e la capacità di lavorare in team; la giovane età dei bambini mandati in guerra, resa accettabile soltanto facendo loro credere che si tratta solamente di un gioco. Ma dopo tante simulazioni, come si comporteranno di fronte alla realtà? Dal romanzo "Il gioco di Ender" di Orson Scott Card (uno dei capisaldi della letteratura fantascientifica degli anni ottanta), un film che prometteva di essere un action movie fracassone come molti altri, ma che alla resa dei conti si è rivelato assai meno stupido e molto più interessante del previsto, oltre che focalizzato e coerente: peccato solo che a dirigerlo non ci fosse un regista di maggior spessore (ma Hood, quanto meno, se la cava bene con la sceneggiatura, nel difficile compito di adattare e "semplificare" il testo originale di Card). "Quando capisco davvero il mio avversario, abbastanza profondamente da poterlo battere, in quel preciso momento comincio ad amarlo", è la frase chiave, citata anche in apertura. Asa Butterfield convince nei panni del protagonista e forse ha un futuro come attore (il che non può essere garantito, invece, per gli altri interpreti bambini). Viola Davis è la psicologa dell'esercito, Abigail Breslin la sorella (e riferimento emozionale) di Ender.

20 gennaio 2018

Tron (Steven Lisberger, 1982)

Tron (id.)
di Steven Lisberger – USA 1982
con Jeff Bridges, Bruce Boxleitner
**1/2

Rivisto in divx.

Il programmatore di videogames Kevin Flynn (Jeff Bridges), nel tentativo di introdursi nella rete informatica della Epcom (la società per cui lavorava e da cui è stato licenziato quando un collega si è appropriato dei suoi successi), viene "scomposto" in pacchetti di dati e inviato nel mondo cibernetico, dove si unirà alla lotta dei "programmi" Tron (Bruce Boxleitner), Ram (Dan Shor) e Yori (Cindy Morgan) contro la dittatura del malvagio Master Control Program. Prodotta dalla Disney, una pellicola cult che mescola l'azione fantascientifica (e fantasy: la "rete" sembra un mondo distopico alla sword & sorcery, con tanto di ccombattimenti nell'arena – i videogiochi, appunto – e vecchi saggi in torri d'avorio) con il fascino degli arcade games che ormai spopolavano (lo stesso Flynn gestisce una sala giochi): memorabile, su tutti, il "motolabirinto", nel quale i contendenti si sfidano a bordo di motociclette futuristiche che lasciano dietro di sé una scia solida. Quasi tutti gli attori interpretano due ruoli: uno nel mondo reale e una controparte in quello virtuale (Boxleitner e Morgan, per esempio, sono anche i due colleghi amici di Flynn, David Warner è sia il cattivo Dillinger che il programma Sark al servizio del MCP, Barnard Hughes è l'anziano ricercatore nonché il vecchio saggio). Anche se la trama è piuttosto semplice e a tratti ingenua e incoerente (con una certa differenza fra la posta in palio nel mondo reale e quella nel mondo virtuale), e la presenza di un doppio eroe (Tron e Flynn) non è poi così funzionale alla vicenda, il contesto è ben sviluppato con alcuni punti particolarmente interessanti, come la "religione" che unisce i programmi ai loro ideatori (i "creativi": "users" in originale) e in generale l'aspetto grafico del mondo virtuale (dalle tutine luminose dei programmi agli iconici intercettatori volanti). Notevoli, per l'epoca, gli effetti speciali e digitali che dominano la pellicola (fu uno dei primi film a essere girato in gran parte in CGI), con grande sfoggio di grafica vettoriale. Nei primi anni ottanta ci fu una vera esplosione di film sul tema dei videogiochi (si pensi anche a "Giochi stellari" o War games"), mentre la stessa Disney tornerà sull'argomento con "Ralph Spaccatutto" (questa volta in animazione). Ventotto anni dopo uscirà un sequel, "Tron: Legacy", più sofisticato ma assai meno suggestivo.

5 gennaio 2018

Tron: Legacy (Joseph Kosinski, 2010)

Tron: Legacy (id.)
di Joseph Kosinski – USA 2010
con Garrett Hedlund, Jeff Bridges
*1/2

Visto su Netflix, con Monica, Alberto, Eva e Marisa.

Sequel del primo "Tron", ambientato (in tempo reale) quasi trent'anni dopo. Alla ricerca del padre Kevin Flynn (Bridges), misteriosamente scomparso, suo figlio Sam (Hedlund) scopre che l'uomo è rimasto intrappolato "nella rete", prigioniero di Clu (codified likeness utility), un software da lui creato e che nel ciberspazio (dove i programmi sono entità viventi) ha le sue stesse fattezze. Lo salverà con l'aiuto di Quorra (Olivia Wilde), programma sviluppatosi spontaneamente. Il concetto alla base del film, quello di uomini risucchiati in un mondo di programmi viventi, poteva sembrare assurdo nei primi anni ottanta, ma l'ingenuità e il fascino dei primi videogiochi contribuiva allora a renderlo suggestivo: l'attuale sviluppo della tecnologia e di internet avrebbe potuto offrire la possibilità di renderlo più credibile, eppure i cineasti non si sono nemmeno sforzati per dare senso alla trama. Di buono c'è il fatto che si tratta di un sequel e non di un reboot come oggi va di moda (con Bridges e Bruce Boxleitner che riprendono i personaggi originali, invecchiati di trent'anni, e il doppiaggio italiano che riutilizza le scelte di adattamento di allora, a partire dal termine "user" tradotto con "creativo"), e soprattutto l'estetica algida ed "elettronica" (praticamente tutto il film è in computer grafica, ma il look di scenari e personaggi, caratterizzati da linee luminose e ambienti asettici e futuristici, ha una sua coerenza e una sua freddezza encomiabile: fra le probabili fonti di ispirazione, oltre naturalmente al primo film, anche "Blade runner", "THX 1138" e "2001: Odissea nello spazio"). Interessanti anche i riferimenti religiosi (al cristianesimo e al buddhismo), benché si sfiori pericolosamente la filosofia new age. Fra i contro, invece, la pellicola è lunga e noiosa, con una trama alquanto confusa e un giovane protagonista del tutto anonimo, che sfigura in confronto al vecchio Bridges, assai più carismatico e centrale nella vicenda. Anche Tron, il programma che dà il titolo alla serie, compare solo fugacemente, così come l'iconica corsa con le motociclette che lasciano una scia solida (sostituita, nel finale, da una battaglia aerea). Personalmente, sono rimasto deluso dal fatto che le moto non sterzassero più ad angolo retto. Nel cast anche Michael Sheen (il programma Castor, ispirato a David Bowie) e Beau Garrett (una delle "Sirene", addette a preparare i contendenti dei giochi). Colonna sonora dei Daft Punk.

18 febbraio 2014

Scott Pilgrim vs. the world (E. Wright, 2010)

Scott Pilgrim vs. the World (id.)
di Edgar Wright – USA 2010
con Michael Cera, Mary Elizabeth Winstead
***

Visto in DVD, con Sabrina.

Bassista ventiduenne di Toronto che suona in una scalcinata band (i Sex Bob-omb), Scott Pilgrim abita con un coinquilino omosessuale e frequenta una liceale cinese. Ma quando incontra la misteriosa Ramona Flowers, letteralmente la ragazza dei suoi sogni, se ne innamora perdutamente: peccato però che, per conquistarla, dovrà prima sconfiggere – uno dopo l'altro, come in un videogioco a livelli – i suoi sette malvagi ex fidanzati. Dall'omonimo fumetto indie del canadese Bryan Lee O'Malley, un divertente film comico-adolescenziale pieno di trovate e riferimenti geek, debitore formalmente all'immaginario dei comics (le onomatopee visibili sullo schermo, il montaggio rapido e "a stacchi") e della musica rock (qui e lì, come nella sottotrama della "guerra fra bande", rievoca persino "Bill & Ted") ma soprattutto dei videogame, con alert e punteggi in sovrimpressione, effetti sonori, dinamiche dei combattimenti (all'insegna delle arti marziali o di super-poteri mistici) presi di petto dai vecchi giochi arcade e dalle successive evoluzioni dei fighting game per console (per non parlare di "Super Mario Bros."). Il tutto al servizio di personaggi simpatici (sì, persino i cattivi più sbruffoni!), di una storia tutto sommato lineare (al punto che l'intera sovrastruttura videoludica potrebbe essere una semplice metafora per dar forza al messaggio principale: "Se ami qualcuno, o qualcosa, devi combattere per averlo") e che procede in un crescendo irresistibile che tuttavia non tradisce lo spirito dei teen movie a sfondo romantico. Anche la regia assai creativa di Wright ("L'alba dei morti dementi", "Hot Fuzz") fa la sua parte, giocando con gli effetti speciali ma utilizzandoli sempre nel giusto contesto. Se si sta al gioco, si passa dal contagioso all'entusiasmante, anche perché i momenti surreal-demenziali (si pensi a come Scott sconfigge alcuni dei suoi rivali, su tutti l'attore di film d'azione o il cantante vegano) non distraggono dalla trama principale ma vi si integrano perfettamente, proprio come le gag di fine striscia in un fumetto a continuazione. Si tratta, in fin dei conti, di un ottimo esempio di come ibridare con efficacia in un film gli elementi delle subculture di massa. Bravi tutti i giovani attori (Michael Cera è Scott; Mary Elizabeth Winstead è Ramona, dai capelli cangianti; Kieran Culkin – fratello di Macaulay – è Wallace, il coinquilino gay; Ellen Wong è Knives Chau, la cinesina fidanzata con Scott), con qualche volto noto qua e là (Chris Evans, Brandon Routh, Jason Schwartzmann).

25 dicembre 2012

Ralph Spaccatutto (Rich Moore, 2012)

Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph)
di Rich Moore – USA 2012
animazione digitale
***1/2

Visto al cinema Colosseo, con Sabrina.

Ralph Spaccatutto è il "cattivo" di un vecchio videogioco arcade, "Felix Aggiustatutto", dove ha il compito di danneggiare un palazzo che l'eroe dovrà appunto rimettere a posto. Il suo sogno è però quello di diventare un "buono", per ricevere rispetto, onori e magari anche una medaglia come quelle che Felix vince ogni volta che completa la sua missione. Decide così di trasferirsi in un altro videogame, visto che – quando la sala giochi è chiusa – i personaggi sono liberi di interagire fra loro e di spostarsi da un ambiente all'altro. Costruito su un'idea simile a quella di "Toy Story" (i giocattoli, se non ci sono bambini o esseri umani attorno, si animano e conducono una vita propria), è forse il primo lungometraggio in animazione digitale della Disney a reggere il confronto con quelli della Pixar: guarda caso, c'è John Lasseter come produttore esecutivo. L'effetto nostalgia (la maggior parte dei videogame sono coin-op "vecchio stile"), le apparizioni di personaggi dei titoli più svariati (da Pac-Man a Q*bert, da Street Fighter a Tapper), le citazioni rivolte ai videogiocatori di lunga data (il "Konami code" che Re Candito utilizza come combinazione, o i graffiti sulle pareti della stazione centrale quali "Aerith lives" e "All your base are belong to us") e la grafica accattivante sono solo ciliegine sulla torta di un film comunque apprezzabilissimo anche da chi non conosce i videogiochi: colorato, dinamico, coinvolgente, divertente, con almeno un plot twist (la rivelazione dell'identità del cattivo) che giunge inaspettato benché preparato con largo anticipo, e a tratti anche commovente, per come sa trattare in maniera fresca e leggera i classici temi dell'amicizia, dell'autostima e dell'accettazione del proprio ruolo. Non si può che concordare con la recensione di Variety: "With plenty to appeal to boys and girls, old and young, Walt Disney Animation Studios has a high-scoring hit on its hands in this brilliantly conceived, gorgeously executed toon, earning bonus points for backing nostalgia with genuine emotion". Fra le scene cult sono da ricordare la riunione dei cattivi (fra i quali si riconoscono uno dei fantasmini di Pac-Man, Zangief e M. Bison di Street Fighter, Bowser di Super Mario Bros.) e il riferimento (non fine a sé stesso, peraltro, ma del tutto funzionale alla trama) all'esplosiva combinazione fra Coca-Cola e Mentos. I tre videogame in cui si svolge l'azione, diversissimi fra loro per mood e stile grafico (e ai quali è possibile giocare veramente, sul sito ufficiale del film), sono ispirati rispettivamente a "Donkey Kong" (Felix Aggiustatutto), a "Call of Duty" (Hero's Duty) e a "Super Mario Kart" (Sugar Rush): e proprio nel caramelloso mondo di quest'ultimo – dove Ralph stringerà amicizia con la pestifera Vanelope Von Schweetz, aspirante pilota emarginata dagli altri perché ritenuta un glitch, un errore di programmazione – è ambientata gran parte della pellicola; dal suo canto, invece, Felix (colpito dalla "alta definizione" del suo volto!) si innamorerà della militaresca protagonista del fantascientifico "Hero's Duty". Nella colonna sonora di Henry Jackman spicca la canzone (sui titoli di coda) "Sugar Rush" del gruppo idol giapponese AKB48. Il regista ha diretto in precedenza episodi de "I Simpson" e "Futurama".

2 febbraio 2009

Level Five (Chris Marker, 1997)

Level Five (id.)
di Chris Marker – Francia 1997
con Catherine Belkhodja, Kinjo Shigeaki
**1/2

Visto in DVD con Martin, in originale con sottotitoli.

Una donna, Laura (chiamata così per via del film "Vertigine" di Preminger), cerca di completare un videogioco di strategia realizzato dal marito scomparso e ispirato alla battaglia di Okinawa, il maggiore scontro nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale. Ma ogni suo tentativo di cambiare l'esito storico della battaglia sembra destinato al fallimento. Fra lunghi monologhi con il marito morto e l'utilizzo di una misteriosa rete telematica parallela a internet, ricostruisce i retroscena dell'evento bellico attraverso filmati e testimonianze dei sopravvissuti. Film strano, confuso, che parla della vita e della morte, decisamente interessante quando prende il sopravvento il lato documentaristico (molto d'impatto, per esempio, le sequenze in cui si parla dei suicidi rituali che anche gli abitanti civili dell'isola si sentivano obbligati a compiere per non cadere nelle mani del nemico) e un po' più pesante quando è in scena la protagonista, che si rivolge (sempre in primo piano) alla macchina da presa. Nei giorni successivi alla visione, mi è un po' cresciuto. Marker, di cui avevo visto in precedenza solo il celebre "La jetée", frequenta spesso il Giappone ed è ossessionato – come Wenders – dalle immagini elettroniche, dalla memoria e dalla tecnologia. Nel montaggio vengono usate alcune sequenze girate a Okinawa da Nagisa Oshima (che compare anche in alcune brevi interviste).