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9 dicembre 2021

Notorious (Alfred Hitchcock, 1946)

Notorious - L'amante perduta (Notorious!)
di Alfred Hitchcock – USA 1946
con Ingrid Bergman, Cary Grant, Claude Rains
***

Rivisto in TV (Prime Video).

Figlia americana di una spia nazista incarcerata per tradimento, Elena Huberman (Ingrid Bergman) viene contattata dall'agente segreto T.R. Devlin (Cary Grant) affinché sfrutti la sua ascendenza per avvicinarsi ad Alessio Sebastian (Claude Rains), un ricco espatriato tedesco in Brasile, e ne conquisti la fiducia, sperando così di venire a conoscenza dei suoi segreti. La ragazza accetta, spingendosi fino a sposare Sebastian, pur essendosi nel frattempo innamorata (ricambiata) di Devlin... Seminale thriller spionistico con cui Hitchcock recupera alcuni temi già trattati in opere precedenti (come "Amore e mistero" o "L'uomo che sapeva troppo", quello del 1934), aggiornandoli e contaminandoli con una preponderante love story: il "triangolo" fra Grant, Rains e la Bergman, anzi, è il vero motore della vicenda, ancor più della trama gialla/spionistica (il "MacGuffin", in questo caso, è la polvere di uranio che i tedeschi stanno contrabbandando per costruire una bomba, e che Sebastian conserva all'interno delle bottiglie di cabernet nella sua cantina). A guidare la trama, infatti, sono i rapporti fra i personaggi: quello fra Devlin ed Elena, considerata da tutti come una "donna di facili costumi", alcolizzata e dal comportamento immorale (questo è uno dei significati del titolo "Notorious"), che si amano in segreto; e quello fra Elena e Sebastian, che passa dall'amarla al volerla uccidere dopo aver scoperto il suo doppio gioco (che però non può rivelare ai propri complici, per il timore che se la prendano con lui per la sua ingenuità). L'uomo, insieme alla madre (una memorabile Leopoldine Konstantin, attrice austriaca qui alla sua unica apparizione hollywoodiana), cercherà dunque di avvelenarla lentamente con il caffè, in una serie di scene reminiscenti de "Il sospetto". Notevole la costruzione della suspense, per esempio nella sequenza della festa in casa di Sebastian, durante la quale Devlin ed Elena cercano di introdursi nella cantina senza che il padrone di casa se ne accorga. Memorabile anche il bacio fra i due protagonisti, della durata record di due minuti e mezzo, che in realtà è una serie di baci interrotti ogni tre secondi per aggirare un'assurda regola del codice Hays che vietava di mostrare sullo schermo un'effusione più lunga, appunto, di tre secondi. Grant e la Bergman erano entrambi al secondo film con Hitchcock (rispettivamente dopo "Il sospetto" e "Io ti salverò"), mentre Rains, che non aveva mai lavorato con il regista inglese, aveva ovviamente già recitato con la Bergman in "Casablanca". Proprio l'ottimo Rains sarà nominato agli Oscar come miglior attore protagonista, una delle due nomination ricevute dal film (l'altra è quella alla sceneggiatura di Ben Hecht). Sir Alfred appare nei panni di uno degli invitati alla festa, mentre beve un bicchiere di champagne. Nella versione originale, il personaggio della Bergman non si chiama Elena ma Alicia (e Alessio è Alexander).

5 settembre 2019

Operazione sottoveste (B. Edwards, 1959)

Operazione sottoveste (Operation Petticoat)
di Blake Edwards – USA 1959
con Cary Grant, Tony Curtis
***

Rivisto in TV, con Sabrina.

Nel dicembre 1941, durante la seconda guerra mondiale, il capitano della marina americana Matt Sherman (Cary Grant) cerca in ogni modo di rimettere in sesto il sommergibile da guerra Sea Tiger, da lui comandato e di stanza nelle Filippine, rimasto danneggiato dopo un attacco nemico mentre era in rada. Costretto ad accogliere a bordo il tenente Holden (Tony Curtis), raffinato damerino e donnaiolo senza alcuna esperienza di vita in mare, ne scopre le preziose qualità come "trovarobe": furbo e maneggione, Holden riesce infatti a procurarsi per vie traverse tutto il materiale necessario alle riparazioni di fortuna, bypassando (non sempre in modo legale) le vie gerarchiche e le pastoie burocratiche dell'esercito americano (a tratti sembra il conte Oliver del Gruppo TNT!). Per causa sua, però, sul sottomarino vengono imbarcate anche cinque infermiere militari che, essendo donne, porteranno scompiglio a bordo (ma proprio la loro presenza salverà l'equipaggio da una difficile situazione). Divertentissima commedia di ambientazione (sotto)marina, primo grande successo di pubblico e di critica per Blake Edwards, che ai temi classici dello scontro fra personalità (l'eroico, "inquadrato" e irritabile Sherman, che non pensa ad altro che tornare in guerra, contro il furbo e spregiudicato Holden, refrattario alle regole e in grado di cavarsela in ogni circostanza) e delle complicazioni romantiche (con love story incrociate fra le infermiere e i marinai, in mezzo a guai, ingerenze e tentativi di seduzione di ogni tipo) aggiunge una satira corrosiva dell'ambiente militare, compresa la confusione e i sotterfugi, che anticipa addirittura "MASH", il che è sorprendente: se scherzare sui rapporti fra i sessi era comune sin dalle commedie screwball degli anni trenta (alle quali la sceneggiatura di Stanley Shapiro e Maurice Richlin si rifà apertamente, aiutata anche dalla presenza di Grant), stupisce notare come ironizzare sugli ambienti di guerra fosse già possibile dieci anni prima della controcultura e delle proteste contro il conflitto in Vietnam, terreno fertile per il capolavoro di Altman. E dire che il film è stato realizzato con il supporto costruttivo della difesa e della marina americana. In più c'è l'evidente ironia sul maschilismo imperante nelle forze armate, esemplificata dalle indimenticabili sequenze in cui il sommergibile, per una serie sfortunata di eventi, finisce con l'essere ridipinto interamente di rosa, fra lo sconcerto dei marinai a bordo. Da notare che, nel mondo reale, solo nel 2010 le donne sono state finalmente ammesse sui sottomarini americani! Lo stesso sommergibile, scalcinato, fumante e destinato alla demolizione, è quasi un personaggio a sé stante. Tutta la vicenda, colma di momenti imbarazzanti e di situazioni paradossali, è rievocata in un flashback nella cornice ambientata ai giorni nostri, ossia nel 1959 (l'incipit e la conclusione del film). Alcuni episodi, per quanto strano possa sembrare, sono ispirati ad eventi realmente accaduti durante la seconda guerra mondiale (compresi l'affondamento del camion e la lettera con cui Sherman lamenta il mancato approvvigionamento di carta igienica!). Battuta celebre (di Grant): "Quando una ragazza ha meno di 21 anni è protetta dalla legge, quando ha superato i 65 è protetta dalla natura. A qualsiasi età intermedia, è caccia libera". Nel cast anche Gene Evans (il capo macchinista), Dick Sargent, Joan O'Brien, Dina Merrill e Virginia Gregg. Nel 1977 è stata realizzata una serie tv ispirata al film, con John Astin e Jamie Lee Curtis. Cary Grant aveva comandato un sommergibile anche nel lungometraggio "Destinazione Tokyo"del 1943, e fu proprio la visione di quel film a ispirare Tony Curtis (al quale si deve l'idea della pellicola) ad arruolarsi in marina durante la guerra.

7 settembre 2018

Il sospetto (Alfred Hitchcock, 1941)

Il sospetto (Suspicion)
di Alfred Hitchcock – USA 1941
con Joan Fontaine, Cary Grant
***

Visto in TV.

Lina (Joan Fontaine), ragazza di buona famiglia, sposa – contro il volere dei genitori – l'affascinante ma scapestrato Johnnie Aysgarth (Cary Grant), scoprendo soltanto dopo il matrimonio che l'uomo non ha un soldo e vive al di sopra delle proprie possibilità grazie a continue menzogne, prestiti (che sperpera al gioco) ed espedienti. Spinta dall'amore, la donna accetta di rimanere al suo fianco e cerca inutilmente di riportarlo sulla retta via. Ma poi inizia lentamente a sospettare che il marito intenda ucciderla per intascare i soldi dell'assicurazione... Lo spunto a base di paranoia coniugale ricorda in parte "Rebecca", il primo lavoro americano di Hitchcock (girato solo un anno prima, con la stessa Fontaine come protagonista), ma qui non siamo nel campo della favola gotica bensì in quello del thriller psicologico di ambientazione altoborghese. Il film è tratto dal romanzo "Before the Fact" di Francis Iles (ovvero Anthony Berkeley Cox), che ribaltava il tipico assunto del noir (dove di solito un uomo cade vittima del fascino di una dark lady, mentre qui è il contrario), di cui però altera il finale per scelta dei produttori. A una prima parte con toni da commedia brillante (l'incontro fra i due protagonisti, l'innamoramento e il matrimonio) segue una progressiva discesa nel baratro del sospetto. Ogni volta che Johnnie sembra cambiare e mettere la testa a posto, ecco che qualcosa rivela a Lina un nuovo "lato oscuro" del marito, facendola ripiombare nell'incertezza. Celebre la scena in cui Cary Grant sale le scale per portare un bicchiere di latte alla moglie, convinta che sia stato avvelenato: Hitchcock la girò con una lampadina nel bicchiere per far sì che questi risaltasse al massimo all'interno dell'inquadratura. Tutta la vicenda è raccontata dal punto di vista della donna, in modo da costruire la suspense in soggettiva, tanto che resta il dubbio che si tratti della proiezione delle fantasie di una donna frustrata e nevrotica sul proprio marito (all'inizio la vediamo leggere un trattato di psicologia infantile, e più volte viene sottolineato che "John è come un bambino"). In effetti la risoluzione finale può forse deludere un pubblico moderno, abituato a plot twist e colpi di scena di ogni tipo, ma mantiene comunque l'ambiguità: potrebbe trattarsi dell'ennesima menzogna di John, alle quali Lina crede ciecamente (come ha sempre fatto) perché è la scelta più rassicurante per lei. Ottimi i due protagonisti, una Fontaine occhialuta, insicura e fragile che per questa performance vinse l'Oscar per la miglior attrice, e un Grant (per la prima volta in un film di Hitchcock) a suo agio nella parte del mascalzone sfacciato e impenitente. Nigel Bruce è Beaky, l'amico sempliciotto e socio d'affari di John, Auriol Lee è la scrittrice di romanzi polizieschi, Cedric Hardwicke è il padre di Lina.

23 giugno 2015

L'orribile verità (Leo McCarey, 1937)

L'orribile verità (The awful truth)
di Leo McCarey – USA 1937
con Cary Grant, Irene Dunne
**1/2

Visto in divx, con Sabrina.

I ricchi coniugi Jerry e Lucy Warriner (Cary Grant e Irene Dunne), sospettandosi reciprocamente di infedeltà (e non è detto che non ci sia qualcosa di vero: la sceneggiatura "glissa" abilmente sull'argomento), decidono di divorziare. Nei novanta giorni di attesa prima che la sentenza diventi operativa, però, fanno di tutto per sabotare i rispettivi tentativi di imbastire nuove relazioni. E naturalmente, proprio allo scoccare della mezzanotte della fatidica data, torneranno insieme, riconoscendo di provare quell'amore che testardamente continuavano a negare. Classico della screwball comedy e del cosiddetto sottogenere del "rimatrimonio" (quello in cui i due protagonisti divorziano per poi risposarsi, in ossequio al codice Hays che proibiva ai cineasti di rappresentare sullo schermo l'adulterio, e dunque imponeva agli sceneggiatori di "separare" marito e moglie prima di esplorare eventuali scappatelle), un film che non si prende sul serio e che ha consentito a Grant di caratterizzare per la prima volta quel tipo di personaggio che interpreterà numerose altre volte in commedie leggere negli anni a venire. Le dinamiche sono quelle solite, fra controllati battibecchi verbali e imprevisti momenti slapstick, anche se, rispetto ad altri film del genere, questo risulta forse un po' datato. La prima parte è vivacizzata dal... cagnolino della coppia, Mr. Smith, conteso fra i due coniugi e protagonista di vivaci siparietti che mettono in crisi i tentativi di Lucy di barcamenarsi fra l'ex marito, il maestro di canto Armand Duvalle (Alexander D'Arcy), con cui Jerry sospetta che abbia una relazione, e il nuovo promesso sposo, il rozzo mandriano e petroliere dell'Oklahoma Dan Leeson (Ralph Bellamy). L'ultima mezz'ora, invece, è puro screwball, con la donna che – spacciandosi per la sboccata e svampita sorella del marito – manda a monte il fidanzamento di Jerry con l'ereditiera Barbara Vance (Molly Lamont), e poi demolisce l'auto per spingerlo a passare la notte con lei nel suo cottage di montagna. Cecil Cunningham è la zia Patsy, Esther Dale è la madre di Dan, Joyce Compton è la ballerina del night club, mentre il fox terrier che "interpreta" Mr. Smith, Skippy, era una celebrità dell'epoca, apparso in decine di film (fra cui "Susanna" e la serie de "L'uomo ombra"). Il soggetto è tratto da una commedia teatrale già adattata per il cinema nel 1925 (muto) e nel 1929. McCarey, esperto di commedie (lo ricordiamo per aver diretto "Duck Soup", il capolavoro dei fratelli Marx), vinse l'Oscar come miglior regista.

5 maggio 2015

Sciarada (Stanley Donen, 1963)

Sciarada (Charade)
di Stanley Donen – USA 1963
con Audrey Hepburn, Cary Grant
***

Visto in TV.

Dopo la misteriosa morte di Charles Lampert, buttato giù da un treno mentre cercava di lasciare la Francia con 250.000 dollari, la sua inconsapevole moglie americana Regina (Audrey Hepburn) – che del marito ignorava quasi tutto, a cominciare dal passato da spia – inizia ad essere perseguitata a Parigi da quattro individui, convinti che lei abbia il denaro con sé. Tre di questi (James Coburn, George Kennedy e Ned Glass) erano stati commilitoni di Charles durante la guerra, e insieme a lui avevano avevano sottratto il bottino ai servizi segreti americani; il quarto (Cary Grant) è un enigmatico ma affabile individuo dalle molteplici identità: Regina ne è attratta, ma si potrà fidare di lui? Mescolando abilmente il film di spionaggio tanto in voga a quei tempi (con venature di giallo alla Hitchcock, se non addirittura alla Agatha Cristie: i personaggi cominciano a morire uno a uno, senza sapere chi di loro è l'assassino) con la commedia screwball (di cui Grant è stato il campione per eccellenza), Donen realizza una pellicola come non se ne fanno più, e forse già in ritardo anche sui suoi tempi (o al limite in zona Cesarini), ma sorretta da una sceneggiatura piena di dialoghi spumeggianti (le schermaglie amorose e i botta e risposta fra Grant e la Hepburn valgono da soli il prezzo del biglietto), da una riuscitissima commistione fra suspense e leggerezza, da interpreti in gran forma (benché la differenza di età fra Grant, 59 anni, e la Hepburn, 33, si noti al punto da essere rimarcata più volte nei dialoghi), nonché da numerosi colpi di scena fino al finale. Walther Matthau è l'impiegato del consolato americano, Jacques Marin è l'ispettore di polizia. A parte l'apertura a Megève, fra le Alpi francesi, tutto il resto del film si svolge a Parigi, fra alberghi, parchi, metropolitane e una crociera romantica sulla Senna. Audrey cambia abito in ogni scena (i vestiti sono di Givenchy), nonostante all'inizio si dica che abbia perso l'intero guardaroba. A un certo punto i due protagonisti citano "Un americano a Parigi", che Donen stesso aveva coreografato. Il regista e lo sceneggiatore Peter Stone compaiono in un cameo, nell'ascensore dell'ambasciata. La scena del venditore di francobolli ispirerà forse Kieslowski per l'ultimo episodio del suo "Decalogo".

14 luglio 2013

La casa dei nostri sogni (H. C. Potter, 1948)

La casa dei nostri sogni (Mr. Blandings builds his dream house)
di H. C. Potter – USA 1948
con Cary Grant, Myrna Loy
**1/2

Visto in divx, con Sabrina.

Stufo di vivere con la famiglia (moglie e due figlie) in un appartamento di New York troppo piccolo, immerso nel caos urbano e imprigionato nel cemento, Jim Blandings decide di comprare una vecchia casa in campagna, nel Connecticut, e di ristrutturarla secondo i propri gusti. Le difficoltà non mancheranno, anche per via della sua ingenuità e avventatezza (la dimora acquistata è un vero rudere: si farà prima ad abbatterla e a costruirne una nuova), le spese lieviteranno, lo stress e l'impegno richiesto nel seguire i lavori avranno ricadute sulla carriera e la vita sociale dell'uomo (che a un certo punto comincia anche a sospettare di una tresca della moglie Muriel con il suo miglior amico, l'avvocato Bill Cole), ma alla fine i Blandings avranno finalmente la "casa dei loro sogni". Film simbolo del benessere e del consumismo dell'America dell'immediato dopoguerra (non incidentalmente, Jim lavora come creativo pubblicitario), mette in mostra i cambiamenti che erano in atto soprattutto nell'approccio alla vita metropolitana. Da sottolineare il contrasto fra l'America e l'Italia di quegli anni: mentre da noi si stava assistendo alla modernizzazione della società e alla progressiva urbanizzazione della popolazione, negli Stati Uniti questa fase era già avvenuta e consolidata, e si cominciava a sentire il desiderio di superarla, tanto che il sogno di Jim di fuggire dalla città e di fare il pendolare ricorda quello che accadrà in Italia negli anni ottanta, con il proliferare di "villini" fuori porta. Potter, già regista di "Helzapoppin", dirige con la consueta cura per la messa in scena delle gag e il ritmo narrativo, in un "crescendo" di situazioni sempre più comiche e intricate (stavolta non sul filo dell'assurdo o del nonsense, ma concretamente legate all'ordinario e alla quotidianità), che sfociano però in un liberatorio e inevitabile lieto fine. Grant è grandioso come sempre, mentre la Loy sembra un po' svagata (ma irresistibile nelle scene in cui vuole aggiungere il suo tocco "femminile" agli interni della casa, per esempio nella scelta dei colori delle pareti). Bill Cole, l'amico sornione e consigliere che funge anche da voce narrante del film (rivolgendosi direttamente agli spettatori), è interpretato da Melvyn Douglas. Il prosciutto Wham, per il quale Jim deve ideare uno slogan, si ispira forse al "famigerato" Spam.

25 luglio 2012

Susanna (Howard Hawks, 1938)

Susanna (Bringing Up Baby)
di Howard Hawks – USA 1938
con Cary Grant, Katharine Hepburn
***1/2

Rivisto in TV, con Sabrina, in originale con sottotitoli.

Il timido paleontologo David Huxley (Grant), in procinto di sposarsi e alla disperata ricerca di un finanziamento per il proprio museo, viene coinvolto dalla svagata e capricciosa ereditiera Susan (Hepburn, la “Susanna” del titolo italiano) in una serie di guai senza fine, soprattutto a causa di un leopardo addomesticato, Baby, che è stato inviato alla ragazza dal fratello, cacciatore in Africa, e che deve essere trasportato fino alla fattoria di famiglia nel Connecticut. A complicare le cose si aggiungono una zia impicciona, un cagnolino che trafuga un prezioso osso di dinosauro, una fidanzata da sposare e un altro leopardo fuggito dallo zoo (a differenza di Baby, tutt’altro che mansueto). Se si dovesse eleggere il film che più di ogni altro esemplifica cos'è la "screwball comedy", ovvero quel particolare sottogenere di commedia romantica all'insegna del ritmo incalzante, delle situazioni eccentriche e della "guerra fra i sessi", non pochi sceglierebbero proprio questa pellicola. Fra gag e sottili allusioni sessuali imposte dal codice Hays (i dialoghi frizzanti della prima parte, la scena al ristorante in cui si strappano gli abiti, il travestitismo di Grant), eventi che si concatenano l’uno nell’altro in maniera sublimamente lineare, il comportamento stravagante e sopra le righe della Hepburn che ignora o travalica le leggi e le regole sociali (esilarante la sua performance, nell’ufficio dello sceriffo, quando si cala nei panni di una poco di buono), gli equivoci e gli scambi di persona, e ovviamente il classico tema dello scontro fra due personaggi che, attraverso peripezie di ogni tipo, finiranno con l’innamorarsi, il film si snoda con pochi attimi di tregua (giusto le ripetute scene della caccia al leopardo nella seconda parte si dilungano un po’ troppo) fino all’immancabile – e “catastrofico” – lieto fine. Meravigliosi i due interpreti (ma ottimi anche i comprimari, da Charles Ruggles a May Robson) e indimenticabili i due animali: il leopardo Baby, che si calma soltanto udendo la canzone “I can’t give you anything but love, Baby”, e il cagnolino George (Skippy, ovvero l'Asta de "L'uomo ombra"), che Grant insegue in continuazione nella speranza di recuperare il suo prezioso osso. Il film ebbe scarso successo alla sua uscita (contribuendo alla momentanea fama della Hepburn come “box office poison”, anche se al contempo la liberò dalla gabbia dei “drammoni melodrammatici” lanciandola verso la commedia sofisticata) ma venne rivalutato in seguito, fino a conquistare un posto di prestigio nella storia della commedia cinematografica americana. Da vedere, se possibile, in lingua originale: il ridoppiaggio italiano altera infatti i dialoghi (per esempio eliminando quello che passò alla storia come il primo utilizzo sullo schermo della parola "gay" nel senso di omosessuale, quando Grant – interrogato sul perché indossi una vestaglia femminile – sbotta in un "Perché sono diventato gay tutto d’un tratto!") e appiattisce il tono generale, riducendo il divertimento.

31 maggio 2012

Arsenico e vecchi merletti (F. Capra, 1944)

Arsenico e vecchi merletti (Arsenic and old lace)
di Frank Capra – USA 1944
con Cary Grant, Priscilla Lane
***1/2

Rivisto in DVD, con Giovanni, Rachele e Ginevra

In partenza per il viaggio di nozze, il critico teatrale Mortimer Brewster si ferma a dare un salutino alle zie Abby e Martha, due zitelle che vivono – benvolute da tutti – in un tranquillo quartiere di Brooklyn. Ma la sconvolgente quanto casuale scoperta di un cadavere che riposa nella cassapanca delle zie sconvolge i piani di Mortimer. Le care vecchiette gli confessano candidamente che hanno l’abitudine di avvelenare – con una mistura di “arsenico, stricnina e cianuro” – anziani sconosciuti che invitano nella loro casa, allo scopo di donare loro pace e tranquillità e non farli più soffrire di solitudine: i corpi vengono poi seppelliti in cantina dall’altro nipote Teddy, che nella sua follia si crede Theodore Roosevelt ed è convinto di scavare “le chiuse del canale di Panama”. La situazione si fa ancora più complicata e grottesca con l’inatteso arrivo del terzo fratello, Jonathan, gangster in fuga dalla polizia che spera di trovare un rifugio sicuro in casa delle zie; con lui – che come se non bastasse ha a sua volta un cadavere da nascondere in cantina, quello del “signor Spenalzo” – c’è anche l’ambiguo dottor Einstein (Peter Lorre), un medico che gli ha praticato una plastica facciale trasformandolo in un sosia di Boris Karloff. Fra tanti shock e pericoli, Mortimer comincia a dubitare anche della propria sanità mentale: con tutti questi pazzi e assassini nella sua famiglia, come potrà vivere tranquillamente con la sua nuova moglie? Tratto dall’omonima commedia di Joseph Kesselring, in scena a Broadway dal 1933 (alcuni degli attori, come le ziette Josephine Hull e Jean Adair e il nipote folle John Alexander, sono gli stessi della versione teatrale), una folle, scatenata ed esilarante black comedy senza un attimo di tregua dall’inizio alla fine: personalmente è il mio preferito fra tutti i film di Frank Capra, paladino del "buonismo" che per una volta si concede un pizzico di irriverenza e di sfida alle convenzioni. Fu girato nel 1941 ma distribuito solo tre anni dopo, quando la versione teatrale aveva ormai lasciato le scene. Anche se l’adattamento dei fratelli Julius e Philip Epstein è ottimo, nel passaggio dal palcoscenico al film si perde un po' di autoreferenzialità: Mortimer, che si scaglia continuamente contro le convenzioni teatrali e la prevedibilità di certi spettacoli, a un certo punto mima una scena di una commedia che ha visto in cui un uomo non si rende conto del pericolo alle sue spalle: esattamente quello che sta accadendo a lui in quel momento; altri personaggi (il poliziotto, il direttore del manicomio) gli sottopongono in continuazione le commedie da loro scritte, per ricevere un parere o un incoraggiamento; e del personaggio di Jonathan si dice che “assomiglia a Boris Karloff”, quando a teatro era interpretato proprio dal protagonista di "Frankenstein" (che purtroppo, impegnato a Broadway, non ebbe il tempo di recitare anche nel film ed è sostituito da Raymond Massey). Straordinario comunque il cast, con note di merito per Cary Grant (espressivo come non mai) e Peter Lorre. Priscilla Lane è la neosposa di Mortimer, Edward Everett Norton è il direttore del manicomio.

6 maggio 2012

Incantesimo (George Cukor, 1938)

Incantesimo (Holiday)
di George Cukor – USA 1938
con Cary Grant, Katharine Hepburn
***

Rivisto in DVD, con Eleonora, Ginevra e Ilaria.

Fidanzato con la ricchissima Julia Seton (Doris Nolan), figlia di un magnate newyorkese (Henry Kolker), l’umile self-made man Johnny Case (Cary Grant) scopre invece di trovarsi molto più a suo agio con la sorella di lei, Linda (una Katharine Hepburn più snella e radiosa che mai), la “pecora nera” della famiglia, l’unica che approva la sua scelta di prendersi una “vacanza” dopo il matrimonio e di non dedicarsi solamente all’accumulo di denaro. Insolita commedia romantica che per una volta non sfrutta l’ambiente dell’alta società come semplice sfondo per un gioco di contrasti o per dar vita a situazioni comiche o brillanti (anche se queste non mancano, grazie a caratteristi come Lew Ayres nei panni del fratello ubriacone delle due ragazze, o della coppia Edward Everett Horton/Jean Dixon in quelli dei coniugi Potter, professori universitari e “tutori” di Johnny) bensì per imbastire un serio discorso sulla natura del capitalismo e sull’antinomia fra autodeterminazione e rispetto della tradizione, fra sogni di libertà e concreta praticità. Johnny, più interessato a conoscere sé stesso che a fare fortuna, viene apertamente accusato dal promesso suocero di essere “anti-americano”: e tanto lui quanto Linda, per la loro natura di liberi pensatori, sono accusati fra le righe di idee comuniste (in una scena la ragazza racconta di aver collaborato con un sindacato senza sapere che l’azienda contro cui si era battuta apparteneva a suo padre). In anni scossi dalla grande depressione il tema era piuttosto controverso, e infatti la pellicola non riscosse un grande successo di pubblico. Splendidi gli intepreti. Il film è tratto da una commedia teatrale di Philip Barry che aveva esordito a Broadway nel 1928 e che era già stata portata sullo schermo nel 1930 (con Ann Harding e Mary Astor nel ruolo delle due sorelle e Robert Ames in quelli di Johnny). Si tratta del terzo dei quattro film con la coppia Grant/Hepburn come protagonista (dopo “Il diavolo e femmina” e “Susanna”, e prima di “Scandalo a Filadelfia”).

31 dicembre 2011

Scandalo a Filadelfia (G. Cukor, 1940)

Scandalo a Filadelfia (The Philadelphia Story)
di George Cukor – USA 1940
con Katharine Hepburn, Cary Grant, James Stewart
****

Rivisto in DVD con Giovanni, Rachele, Paola, Eleonora e Ginevra.

Due anni dopo il divorzio dal precedente marito C. K. Dexter Haven (Cary Grant), la bella e ricca ereditiera Tracy Lord (Katherine Hepburn) se lo ritrova in casa proprio alla vigilia delle sue seconde nozze con l'aspirante politico George Kittredge (John Howard). E con lui arriva anche il giornalista Mike Connor (James Stewart), incaricato di realizzare un servizio sulla cerimonia per una rivista scandalistica. Fra un risveglio di fiamma per Dexter, l'insorgere dei primi dubbi su George e la scoperta degli insospettati lati positivi di Mike, Tracy si ritroverà con i sentimenti parecchio confusi e in preda a una crisi personale (tutti la vedono come una "divinità" da adorare a distanza, mentre lei vorrebbe essere amata come un normale essere umano). Capolavoro della commedia sofisticata del periodo d'oro di Hollywood, di cui fonde gli elementi romantici, brillanti e screwball, il film valse a James Stewart il suo unico premio Oscar come miglior attore, oltre a conquistare quello per la sceneggiatura (di Donald Ogden Stewart, da una commedia teatrale di Philip Barry scritta appositamente per la Hepburn). Appartiene a un sottogenere che il filosofo Stanley Cavell, nel suo libro "Alla ricerca della felicità", ha battezzato la commedia del rimatrimonio, particolarmente frequentato dal cinema statunitense negli anni trenta e quaranta (si pensi, fra gli altri, ad "Accadde una notte" di Capra, "La signora del venerdì" di Hawks, "Lady Eva" di Sturges e "La costola di Adamo" dello stesso Cukor): poiché all'epoca il codice Hays proibiva categoricamente di affrontare il tema dell'adulterio, gli sceneggiatori erano obbligati a mettere in scena un divorzio per consentire ai protagonisti di vivere storie sentimentali con altre persone e, infine, di sposarsi nuovamente. Oltre alla regia elegante e alle grandi prove degli attori, proprio la sceneggiatura è il punto di forza della pellicola, perfetta nel caratterizzare i protagonisti (Tracy, altera ed altezzosa ma in realtà fragile e sensibile, punto di riferimento con cui si misurano tutti gli altri personaggi; Mike, che dietro l'atteggiamento cinico e disilluso nasconde un animo da poeta e da gentleman; Dexter, ex alcolizzato, un tempo incapace di venire incontro alle aspettative troppo elevate dell'intransigente Tracy ma ora pronto a ricominciare la relazione su basi nuove e paritarie), nel mettere alla berlina le eccentricità e i difetti dell'alta società, nell'accusare la stampa scandalistica di invadere con mezzi leciti e illeciti la privacy dei personaggi pubblici (settant'anni prima dei tabloid di Murdoch!), nel dare vita a situazioni esilaranti (a partire dal breve e impareggiabile incipit muto con la rottura della mazza da golf di Grant da parte della Hepburn, senza dimenticare l'ubriacatura alla festa e il tuffo notturno in piscina) e soprattutto a dialoghi brillanti e battute memorabili ("Tu sei di gran lunga la tua persona preferita"; "Avrei dovuto restare con te tutta la vita, ma poi il giudice mi ha fatto la grazia"; "Pensavo che gli scrittori bevessero tutti e picchiassero le mogli: una volta anch'io volevo fare lo scrittore"). Prodotto dal futuro regista Joseph L. Mankiewicz, il film rilanciò in particolare la carriera di Katharine Hepburn, reduce da diversi flop al botteghino: fu proprio l'attrice a scegliere come regista George Cukor, che l'aveva già diretta in "Febbre di vivere" e "Piccole donne". Per i ruoli maschili, Grant e Stewart rimpiazzarono all'ultimo momento quelli che erano le prime scelte, ovvero Clark Gable e Spencer Tracy. Da segnalare, nel meraviglioso cast, anche la fotografa Liz Imbrie (Ruth Hussey), i genitori di Tracy (John Halliday e Mary Nash), l'impicciona sorellina Dinah (Virginia Weidler) e il gaudente zio Willie (Roland Young). Rifatto in chiave di musical nel 1956 ("Alta società", con Bing Crosy, Grace Kelly e Frank Sinatra).

5 marzo 2010

Il diavolo è femmina (G. Cukor, 1935)

Il diavolo è femmina (Sylvia Scarlett)
di George Cukor – USA 1935
con Katharine Hepburn, Cary Grant
***

Rivisto in DVD, con Martin.

Per accompagnare il padre vedovo (Edmund Gwenn), ricercato dalla polizia per appropriazione indebita e in fuga dalla Francia verso l'Inghilterra, la giovane Sylvia Scarlett (Hepburn) si taglia i capelli e si traveste da maschio, facendosi passare per suo "figlio" Sylvester. A Londra i due incontreranno Jimmy Monkley (Grant), un simpatico furfante che vive di imbrogli e di raggiri, e ne diventeranno complici. I loro tentativi di arricchirsi con il furto e le truffe, tuttavia, non andranno a buon fine, e il gruppo si convertirà in una compagnia di saltimbanchi e attori girovaghi che va in giro a esibirsi per le campagne inglesi. Ma l'amore per un ricco pittore dandy, Michael (Brian Aherne), spingerà "Sylvester" ad abbandonare il proprio travestimento da maschio. Tratto da un romanzo di Compton Mackenzie (i cui contenuti vengono compressi e compattati per esigenze cinematografiche), questo insolito film a base di ambiguità sessuali e morali disorientò all'epoca pubblico e critica, che ne decretarono il clamoroso insuccesso: in realtà, nonostante una certa anarchia narrativa e il continuo e improvviso cambio di toni e di setting, è una pellicola moderna che dietro la classica leggerezza da commedia sentimentale alla Cukor (ma stavolta tutt'altro che raffinata o sofisticata) affronta il tema dell'amore da punti di vista inediti e contrastanti. Gli stessi personaggi non sanno bene cosa fare con i propri sentimenti, tendono a confonderli (il pittore, pur affezionato a Sylvia, la deride per la sua eccentricità) e solo nel finale si renderanno veramente conto della loro natura. La sceneggiatura, che forse procede un po' troppo a "strappi", punta dunque molto sull'accurato resoconto psicologico dei primi turbamenti amorosi di una ragazza, e utilizza a questo scopo l'androginia della Hepburn, le sue insicurezze, il continuo passaggio da un comportamento maschile a uno femminile, la sua esitazione sul come rapportarsi con l'uomo che ama. Fu il terzo film di Cukor con la Hepburn, nonché il primo dell'attrice insieme a Grant (prima di capolavori come "Susanna", "Incantesimo" e "Scandalo a Filadelfia"). E la personalità dei due interpreti (forte, volitiva ma anche fragile, la Hepburn; sbruffone, farabutto e con un caratteristico accento Cockney, Grant) domina in maniera evidente quasi ogni scena. Senza senso il titolo italiano.

28 maggio 2009

L'erba del vicino è sempre più verde (S. Donen, 1960)

L'erba del vicino è sempre più verde (The grass is greener)
di Stanley Donen – GB 1960
con Cary Grant, Deborah Kerr
**

Visto in divx, con Marisa.

Una coppia di nobili inglesi (Grant e la Kerr), in ristrettezze economiche, ha trasformato il proprio castello in un museo aperto al pubblico. Un giorno, fra i turisti in visita, giunge un miliardario americano (Robert Mitchum) che si innamora della lady, ricambiato. Il marito, senza perdere il suo aplomb britannico, cercherà di riconquistare la consorte con l'aiuto di una vecchia amica (Jean Simmons) e del fedele maggiordomo (Moray Watson). Commedia alla Noël Coward, chiaramente ispirata a un lavoro teatrale (di Hugh Williams e Margaret Vyner), visto che è estremamente verbosa e si svolge (quasi) sempre fra le quattro mura del castello. Mi è parsa un po' scontata e non particolarmente avvincente, a dire il vero, nonostante gli interpreti. Ma probabilmente era da guardare in lingua originale, visto che molti giochi di parole si basano sulle differenze fra l'inglese britannico e americano. Divertenti i titoli di testa, con i protagonisti e la troupe impersonati da alcuni neonati.

4 febbraio 2009

La signora del venerdì (H. Hawks, 1940)

La signora del venerdì (His girl friday)
di Howard Hawks – USA 1940
con Rosalind Russell, Cary Grant
***1/2

Rivisto in DVD, con Hiromi.

La giornalista d'assalto Hildy Johnson comunica al suo capo (ed ex marito) Walter Burns che intende licenziarsi per convolare a nozze con uno scialbo assicuratore (Ralph Bellamy). Ma prima di partire Burns riesce a convincerla a occuparsi di un ultimo fatto di cronaca, l'imminente esecuzione di un uomo accusato di aver ucciso un poliziotto. L'evolversi della vicenza (il condannato riesce ad evadere e si nasconde proprio nella sala stampa dove Hildy e i suoi colleghi stanno lavorando) e gli intrighi di Burns riusciranno a fare cambiare idea a Hildy e a farle capire che in fondo ama troppo il giornalismo per rinunciarvi: un mestiere che richiede molti sacrifici ma che è capace di grandi gratificazioni, come la soddisfazione di smascherare la corruzione dei potenti. Caratterizzato da dialoghi vivacissimi e da un ritmo frizzante, il film è tratto dalla commedia teatrale "The Front Page" di Ben Hecht e Charles MacArthur (all'epoca giornalisti, poi brillanti sceneggiatori), già portata sullo schermo nel 1931 da Lewis Milestone (ma la versione più celebre sarà quella di Billy Wilder del 1974, "Prima pagina", con Jack Lemmon e Walter Matthau) e ne modifica notevolmente alcuni aspetti, in particolare trasformando il protagonista da uomo a donna: in questo modo i suoi battibecchi con il direttore del quotidiano assumono i toni della classica battaglia fra sessi, e il film diventa anche una commedia romantica (oltre che lottare per farla restare al giornale, Grant vuole anche riconquistarla). La Russell è dinamica e spigliata, unica reporter donna in un mondo di uomini, mentre Grant veste il suo solito ruolo da simpatica canaglia, pronto a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi. Da sottolineare una battuta metacinematografica: per descrivere l'aspetto del promesso sposo di Hildy, Burns dice che "assomiglia a quell'attore... a Ralph Bellamy". Il titolo italiano traduce alla lettera un'espressione gergale, derivata dal romanzo "Robinson Crusoe": girl friday significa "assistente tuttofare".

12 ottobre 2007

Ero uno sposo di guerra (H. Hawks, 1949)

Ero uno sposo di guerra (I was a male war bride)
di Howard Hawks – USA 1949
con Cary Grant, Ann Sheridan
**1/2

Visto in DVD, con Martin.

Nella Germania del dopoguerra, fra bisticci e litigate di ogni tipo, un capitano dell'esercito francese (Grant) e un tenente dell'esercito americano (la Sheridan) scoprono di essere innamorati e decidono di sposarsi. Il problema sorge quando intendono trasferirsi negli Stati Uniti: per ottenere il permesso di soggiorno, il marito è costretto a far ricorso alla legge che regola l'immigrazione dei coniugi dei militari all'estero, la norma sulle cosiddette "spose di guerra", che però nessuno prevedeva di dover applicare a un uomo. Dopo una prima parte basata sul conflitto fra i sessi (tema abituale per il regista), la seconda metà del film gioca invece sul ribaltamento dei ruoli, con Grant che giunge a doversi travestire da donna pur di averla vinta sulla burocrazia e sull'ottusità delle forze armate. Divertente ma un po' datato, non è uno degli Hawks migliori anche se qualche risata, soprattutto nel finale, la strappa.

7 gennaio 2007

Avventurieri dell'aria (H. Hawks, 1939)

Avventurieri dell'aria (Only angels have wings)
di Howard Hawks – USA 1939
con Cary Grant, Jean Harlow
***

Visto in DVD, con Martin.

La vita, gli amori, le tragedie di un gruppo di piloti civili che svolge il servizio postale in un'imprecisato paese dell'America Latina, fra il porto e le montagne perennemente immerse nella nebbia e nel maltempo. Cary Grant è il capo del gruppo, cinico e indurito dalle esperienze ma abile e benvoluto da tutti; Jean Harlow è la bionda che si innamora di lui nonostante il rischio, che incombe continuamente, di non vederlo tornare da una missione; Richard Barthelmess è un altro pilota con un passato scomodo da dimenticare; Rita Hayworth è sua moglie, nonché ex fiamma di Grant, in un ruolo un po' sacrificato (ma "Gilda" era ancora lontana da venire). Hawks è bravissimo a descrivere l'ambiente e a far interagire fra loro personaggi ben caratterizzati. Un piccolo gioiellino con molti temi tipici del regista, dall'amicizia virile al conflitto fra i sessi, dall'eroismo stemperato dall'ironia al rischio della morte incombente.