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23 gennaio 2023

Rumore bianco (Noah Baumbach, 2022)

Rumore bianco (White noise)
di Noah Baumbach – USA 2022
con Adam Driver, Greta Gerwig
**1/2

Visto in TV (Netflix).

Jack Gladney (Adam Driver), stimato professore universitario di studi hitleriani ("Insegno nazismo avanzato"), ha una grande paura della morte. Che aumenta ancora di più dopo essere rimasto esposto a una misteriosa nube tossica, liberatasi nell'aria in seguito a un incidente a una cisterna ferroviaria che trasportava strani prodotti chimici e che costringe la sua intera famiglia a una breve ma confusa evacuazione: secondo gli esperti, tale esposizione lo ha condannato a morire, anche se potrebbero volerci molti decenni (di fatto, dunque, la cosa è indifferente: aumenta solo la sua consapevolezza che prima o poi morirà!). Quando scopre che la moglie Babette (Greta Gerwig), all'apparenza aperta e solare, sta assumendo di nascosto un farmaco sperimentale (che però su di lei non sembra avere effetto) per vincere questa stessa paura, decide di indagare sulla sua provenienza... Per la prima volta Noah Baumbach, giunto al tredicesimo film, firma una pellicola di cui non ha scritto il soggetto: è tratta infatti dal romanzo omonimo di Don DeLillo (del 1985: l'ambientazione anni ottanta è stata mantenuta), surreale, post-moderno e assurdista, a lungo considerato infilmabile (ma in realtà si sposa bene con le recenti tendenze del cinema americano, che da qualche decennio ha appunto preso una deriva post-moderna). La pretenziosità, il continuo sfasamento tonale, l'accatastamento di situazioni inconsequenziali, le molte deviazioni inutili (esemplificate dalla scena in cui l'automobile guidata da Driver va nei boschi e finisce nel fiume, soltanto per rientrare poi sulla strada, senza che la deviazione in sé sia servita a nulla nell'economia del racconto) minano la fluidità e la coerenza della storia, che pure mette tantissima carne al fuoco, compresi spunti decisamente interessanti: quelli sull'ossessione umana per la morte e per le catastrofi (un collega di Jack, interpretato da Don Cheadle, mostra agli studenti immagini di incidenti stradali), le teorie del complotto (tutto il segmento centrale, che racconta l'evacuazione, è ammantato di mistero e di strani intrighi da parte di un governo che tiene i cittadini all'oscuro), l'invasione del consumismo (il supermercato come ulteriore metafora della morte), le riflessioni sulla memoria (la nube tossica provoca un senso di dejà vu, il farmaco fa confondere le parole con le cose che esse indicano), e in generale le relazioni umane (quando sono di scena molti personaggi, i dialoghi fra loro si intrecciano e si confondono, coprono argomenti disparati e scollegati, facendo perdere il filo e il senso delle cose), in particolare all'interno della famiglia ("La famiglia è la culla della disinformazione mondiale"). In questo ambiente ricco di stimoli e di confusione, il tema della morte rimane costantemente come sottofondo ("E se la morte fosse solo un suono?"), appunto un rumore bianco e onnipresente, che né la razionalità (il protagonista è, come detto, un intellettuale) né la religione (la suora infermiera, nel finale, che non crede all'aldilà) è in grado di dissipare: fa parte dell'essenza dell'uomo. Anche se gli spunti, come si vede, non mancano, e i personaggi sono ben caratterizzati (Driver, in particolare, offre un'altra prova eccellente), il film però funziona solo a tratti e la sua atmosfera surreale lascia spesso lo spettatore confuso e sperso in una sorta di mondo filosofico quasi wendersiano. Lars Eidinger è Mister Gray, il "fornitore" del farmaco; Raffey Cassidy è Denise, una dei quattro figli – da partner diversi – della coppia. Nel cast anche Barbara Sukowa (la suora), Francis Jue (il medico), Kenneth Lonergan e Jodie Turner-Smith (due colleghi di Jack). Sui titoli di coda, un balletto finale con tutti i personaggi all'interno del supermercato.

12 giugno 2021

Giovani si diventa (Noah Baumbach, 2014)

Giovani si diventa (While We're Young)
di Noah Baumbach – USA 2014
con Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

Il film si apre con una citazione da "Il costruttore Solness" di Ibsen, cui vagamente si ispira nel mettere a confronto vecchiaia e gioventù. Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts) sono una coppia di ultraquarantenni in crisi di mezza età, che stanno cominciando a rendersi conto di quanto la loro vita sia ormai trascorsa in maniera improduttiva. Lui è un documentarista che sta lavorando da dieci anni al suo nuovo lavoro ("Un film di sei ore e mezza che sembra avere sette ore di troppo"), con la paura di concluderlo. Lei, figlia di un maestro del cinema nonché ex mentore del marito (Charles Grodin), ha abbandonato la danza e guarda con perplessità e timore a tutte le coppie di amici che hanno fatto figli. Naturalmente i due non hanno bambini, non viaggiano, non prendono decisioni e ripetono in maniera monotona e noiosa sempre le stesse cose. Ma questa routine viene sconvolta quando conoscono i venticinquenni Jamie (Adam Driver) e Darby (Amanda Seyfried), giovani e spregiudicati, pieni di idee e di iniziative che intraprendono senza paure. La nuova amicizia dona loro una carica di energia, gettandoli in avventure stravaganti e inedite, e spingendoli a ripensare la propria vita, i propri fallimenti e il vicolo cieco in cui si erano cacciati. Fino a quando capiranno però che anche Jamie e Darby non sono perfetti, che anche loro mentono o approfittano della situazione per il proprio tornaconto personale (Jamie, a sua volta aspirante documentarista, ambiva a entrare nelle grazie del padre di Cornelia per farsi produrre una pellicola). Quasi due film in uno: la prima parte è un confronto fra le mentalità di due diverse generazioni (con alcuni interessanti corollari, quasi paradossali: i "giovani", per esempio, si riappropriano delle cose che i "vecchi" hanno buttato, e così hanno la casa piena di vinili, VHS e audiocassette, mentre i "vecchi" sono diventati ormai dipendenti dalle abitudini, dai social media e dai cellulari); la seconda fa riflettere invece sul lavoro del documentarista e sul valore stesso dei documentari: risiedono nel ricercare l'autenticità a tutti i costi (come sostiene Josh, che rifiuta ogni compromesso, a costo di non completare il proprio lavoro o di renderlo noioso e inaccessibile al pubblico) o nella rappresentazione dell'esperienza (per rendere accattivante la quale si può anche mentire o modificare la realtà dei fatti, come fa Jamie)? Un ottimo cast e una buona sceneggiatura completano un film gradevole e sincero, divertente (anche se su toni dolce-amari) e profondo.

22 maggio 2021

Scalciando e strillando (N. Baumbach, 1995)

Scalciando e strillando (Kicking and screaming)
di Noah Baumbach – USA 1995
con Josh Hamilton, Olivia d'Abo
**

Visto in TV (Netflix).

Per un gruppo di amici appena usciti dal college, perditempo e bamboccioni, nulla sembra cambiare mai: continuano infatti a gravitare attorno al campus dell'università, a frequentare le matricole, a perdere tempo in discorsi fumosi o in giochi infantili, senza mai prendere decisioni o passare veramente all'età adulta. E c'è persino chi pensa di iscriversi nuovamente a corsi sempre più inutili e improduttivi. La pellicola d'esordio di Noah Baumbach, probabilmente autobiografica (è prodotta da Jason Blum, suo compagno di stanza al college, con l'endorsement di Steve Martin, amico di famiglia), è una commedia corale che colpisce per la sincerità di fondo con cui ritrae un gruppo di persone che rifiuta di crescere, ma che già appare un pizzico intellettuale e pretenziosa, visto che il vuoto dei personaggi finisce per contagiare anche il film. Fra le varie storie, poco più che aneddotiche, quella principale (nonché l'unica veramente interessante) riguarda il rapporto fra Grover (Josh Hamilton) e Jane (Olivia d'Abo), entrambi aspiranti scrittori, di cui ci viene mostrato in flashback, lungo tutta la pellicola, l'incontro e l'innamoramento, prima che la ragazza decida di trasferirsi per un anno a Praga, lasciando lui in preda al dubbio e nella perenne attesa di sue notizie. Gli altri ragazzi sono interpretati da Carlos Jacott, Chris Eigeman, Eric Stoltz, Jason Wiles, Parker Posey e Cara Buono, mentre Elliott Gould (unico personaggio "adulto") è il padre di Grover. Alcune fonti (per esempio Wikipedia) citano il titolo italiano come "Scalciando e urlando".

16 agosto 2020

The Meyerowitz stories (N. Baumbach, 2017)

The Meyerowitz stories (new and selected) (id.)
di Noah Baumbach – USA 2017
con Adam Sandler, Ben Stiller, Dustin Hoffman
**1/2

Visto in TV, con Sabrina.

I rapporti fra l'anziano scultore astratto Harold Meyerowitz (Dustin Hoffman) e i suoi tre figli – di letti diversi – Danny (Adam Sandler), Matthew (Ben Stiller) e Jean (Elizabeth Marvel), non sono mai stati idilliaci. A ostacolarli sono la personalità scorbutica del genitore, il suo rifiuto a riconoscere le qualità dei figli, le delusioni, le incomprensioni e i rancori. Poco prima dell'inaugurazione di una mostra dedicata al padre, questi viene improvvisamente ricoverato in ospedale: l'occasione fa ravvicinare i fratelli, in particolare Danny e Matthew, ma li fa anche prendere coscienza del distacco comunicativo che è sempre serpeggiato in famiglia. Ottimi attori, dialoghi verbosi e un accurato ritratto psicologico, con sguardo dolceamaro, per una famiglia disfunzionale di artisti e intellettuali di Manhattan (con l'eccezione di Danny, che fa il contabile e si è trasferito a Los Angeles), nel quale Baumbach riversa tutti i temi a lui cari, a partire dalla disgregazione della famiglia sullo sfondo della scena culturale di New York (si citano numerosi artisti, libri, film). Ad aiutarlo c'è un gruppo di attori in gamba, che recitano a metà fra la commedia e il drammatico, e una serie di scenette di vita quotidiana che mettono in luce le incomprensioni, i sentimenti e i rancori nascosti dei personaggi: c'è chi fa un bilancio fallimentare della propria vita, chi si confronta con il padre ingombrante, chi non si accorge di non aver mai voluto instaurare un'autentica relazione (Harold, per esempio, non guarda mai in faccia i figli mentre parla, o cambia sempre discorso). Emma Thompson è Maureen, la nuova moglie di Harold, giovane e alcolista. Grace Van Patten è Eliza, la figlia di Danny, ulteriore artista in famiglia (che, chissà, forse non commetterà gli errori di chi l'ha preceduta). Judd Hirsch è L.J. Shapiro, amico di collega di Harold che, a differenza di lui, è rimasto sulla cresta dell'onda. Brevi apparizioni per Adam Driver (uno dei clienti di Matthew) e per Sigourney Weaver (nei panni di sé stessa).

23 giugno 2020

Il calamaro e la balena (N. Baumbach, 2005)

Il calamaro e la balena (The Squid and the Whale)
di Noah Baumbach – USA 2005
con Jesse Eisenberg, Jeff Daniels
***

Visto in TV.

La separazione fra Bernard (Jeff Daniels) e Joan (Laura Linney), entrambi scrittori, vista attraverso gli occhi dei due figli, il maggiore Walt (Jesse Eisenberg) e il minore Frank (Owen Kline). Siamo a Brooklyn, negli anni ottanta: e i due ex coniugi, che si dividono l'affido dei figli, si ritrovano a vivere ai due lati opposti del parco. Un film semi-autobiografico, acuto e penetrante, che con pochi ma riusciti tocchi riesce ad approfondire psicologicamente i suoi personaggi: se dei due adulti vengono evidenziati soprattutto i difetti (in particolare l'uomo, un tempo scrittore di successo ma da anni ormai in crisi e relegato a tenere un corso di scrittura creativa, con un ego rimasto però smisurato e un atteggiamento snob e competitivo che l'ex moglie non riesce più a sopportare), i figli sono invece ritratti in momenti della crescita in cui un buon modello genitoriale sarebbe importante per raggiungere la maturità. Walt ha scelto proprio il padre come esempio di vita, dipendendo da lui e dai suoi gusti in tutto e per tutto, finendo persino col mentire a sé stesso e agli altri: millanta la conoscenza di libri che non ha letto, finge di aver scritto una canzone dei Pink Floyd, frequenta una ragazza, Lili (Anna Paquin), ma in realtà è attratto da una delle studentesse del padre, Sophie (Halley Feiffer). Il fratello minore Frank, invece, rimane più legato alla madre, ma è confuso e disturbato nella scoperta della propria sessualità. E col tempo, la consapevolezza delle problematiche della vita adulta comincia a farsi strada e a cambiare le iniziali visioni ristrette. Un "piccolo" film che con grande naturalezza porta alla luce i meccanismi che conducono all'espressione del sé, alla presa di coscienza del fatto che anche le cose brutte fanno parte della vita e alla necessità di accettarle, attraverso sentimenti come la rabbia, l'indecisione, l'imbarazzo, la confusione, la gelosia. Rispetto a "Storia di un matrimonio", con cui Baumbach nel 2019 tornerà a esaminare le dinamiche di un divorzio, mi è sembrato più immergente e meno melodrammatico. Il titolo si riferisce a un'installazione nel museo di storia naturale di New York che aveva impressionato Walt quando era piccolo, la lotta fra due animali marini che, ovviamente, prefigura e simboleggia quella fra i suoi genitori. William Baldwin è Ivan, il maestro di tennis di Frank, all'apparenza sempliciotto (Bernard guarda a lui dall'alto in basso) ma in realtà assai più equilibrato e in grado di dare felicità a Joan. Nella colonna sonora, anche per motivi diegetici, spicca "Hey You" di Roger Waters. Una nomination agli Oscar per la sceneggiatura.

15 gennaio 2020

Storia di un matrimonio (N. Baumbach, 2019)

Storia di un matrimonio (Marriage Story)
di Noah Baumbach – USA 2019
con Adam Driver, Scarlett Johansson
**1/2

Visto in TV (Netflix).

Il matrimonio fra il regista teatrale Charlie (Adam Driver) e l'attrice Nicole (Scarlett Johansson) è in crisi, tanto che i due decidono di separarsi di comune accordo. Ma quando intervengono gli avvocati, la causa di divorzio si fa sempre più complessa, litigiosa e costosa. Anche perché c'è un figlio di otto anni di mezzo, e i due ex coniugi vorrebbero vivere ai lati opposti degli Stati Uniti (lui a New York, dove dirige la sua compagnia di teatro d'avanguardia; lei a Los Angeles, dove è nata, per tornare a lavorare nel cinema e nella televisione). Nel filone di "Kramer contro Kramer", un film che, nonostante il titolo, non è la storia di un matrimonio ma di un divorzio: ma proprio attraverso la sua dissoluzione i due protagonisti sono costretti a riflettere su quella che è stata la loro relazione e che cosa ha significato (nella prima scena, su suggerimento di un mediatore familiare, li vediamo mettere per iscritto i lati positivi del rispettivo coniuge). Attento agli aspetti psicologici e alle ragioni di entrambe le parti (anche se forse il punto di vista del personaggio maschile è leggermente privilegiato), dal desiderio di autodeterminazione dalle esigenze lavorative, dalla necessità dei propri spazi al bisogno di mantenere un rapporto con il figlio, il lungometraggio sembra voler criticare soprattutto le assurdità di un sistema, quello degli avvocati divorzisti, che soprattutto in USA "premia i cattivi comportamenti" (come ammette uno degli stessi legali) e che consuma tutte le risorse delle parti (emotive ma anche economiche) in nome del presunto "bene" del bambino, rischiando di lasciare dietro di sé soltanto macerie. E per questo motivo può risultare una visione sgradevole. Noah Baumbach aveva già raccontato (e vivisezionato) una separazione ne "Il calamaro e la balena". Buone le interpretazioni: Driver, in particolare, conferma tutte le sue qualità (ricordiamo che aveva già recitato in un film sulla dissoluzione di una coppia, l'italiano "Hungry hearts"). Gli avvocati sono interpretati da Laura Dern, Alan Alda e Ray Liotta. Ben sei le nomination agli Oscar (fra cui quelle per il miglior film, sceneggiatura, attore e attrice).