
Star Trek - Il futuro ha inizio (Star Trek)
di J.J. Abrams – USA 2009
con Chris Pine, Zachary Quinto
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Visto al Medusa Multisala di Rozzano, con Martin e Gabriele.
Revisione/reboot di una delle più classiche serie di fantascienza della tv americana, virata in chiave blockbuster, adolescenziale e antifilosofica da un regista-produttore-sceneggiatore di chiaro stampo televisivo (è quello di "Lost", di cui non sono mai riuscito a vedere più di due minuti, e sto esagerando per eccesso). Tolta gran parte della profondità e della suggestione allo scenario e ai personaggi originali, Abrams li "modernizza" e li ringiovanisce (il film racconta del primo incontro e della prima missione di Kirk, Spock & Co.) adeguandoli al gusto del pubblico odierno, con il risultato di farne quasi una parodia involontaria. E come se non bastasse, con la trovata di un viaggio indietro nel tempo da parte dei cattivi (e dello Spock originale, interpretato ancora una volta dall'anziano Leonard Nimoy), crea una biforcazione temporale che di fatto gli consente un "reset" narrativo di tutte le loro avventure, senza dubbio con il solo scopo di poter produrre in seguito una nuova versione della serie classica, cinematografica o – molto più probabilmente – televisiva. Ne risulta un film d'intrattenimento leggero e fracassone che, intendiamoci, si lascia anche guardare con relativo piacere. Ma quello che si guadagna in spettacolarità (gli effetti speciali digitali, comunque, non sorprendono più e testimoniano solo della cospicuità del budget a disposizione) e appeal verso un pubblico più giovane, si perde però in spessore, introspezione e soprattutto gusto per l'esplorazione dello spazio (in barba al titolo della serie), al punto che la celebre frase "Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi dell'astronave Enterprise...", declamata solo nel finale, sembra quasi fuori posto, visto che la pellicola ha mostrato flirt, battaglie e scontri gerarchici, ma mai curiosità verso l'ignoto, desiderio di conoscenza, avventura, misteri e viaggi "là dove nessuno è mai giunto prima". Insomma, la frase simbolo del film potrebbe benissimo essere "Let's kick some Romulan ass" (pronunciata davvero da uno dei personaggi, non sto scherzando). A questo punto c'era più sincerità in un film grottesco e satirico come "Starship troopers", o più sense of wonder in una parodia dichiarata come "Galaxy Quest", titoli decisamente migliori di questo.

L'inizio della pellicola è disastroso, tra scene madri inutilmente iperdrammatiche (la nascita di Kirk su un'astronave che sta per essere distrutta, con tanto di genitori che non solo non ne conoscevano ancora il sesso ma che in nove mesi non hanno mai avuto il tempo di discutere su quale nome dargli; lo stesso Kirk in versione "bambino ribelle" che guida un'auto d'epoca verso un precipizio e viene arrestato da uno pseudo-Robocop, uscito forse da "Judge Dredd") e sequenze purtroppo immancabili in ogni teen movie liceale che (non) si rispetti (Spock che affronta tre bulletti vulcaniani che lo sfottono perché sua madre è terrestre; la rissa nel bar, prodromo all'assurdo triangolo sentimentale fra Kirk, Spock e Uhura, di cui certo non si sentiva la mancanza!). Poi, quando si sale finalmente a bordo dell'Enterprise, le cose migliorano, ed è anche divertente vedere come gli sceneggiatori (re)introducano uno a uno tutti i membri dell'equipaggio storico in versione "ggiovane", fra gag dall'ingenuità quasi commovente, scazzottate in plancia, dinamiche semplicistiche e caratterizzazioni da barzelletta (vedi Checov o Scott). Ci sarebbe da stendere un velo pietoso, invece, sui cattivi (e sulle loro motivazioni), un gruppo di romulani con l'aspetto da mafiosi russi in trench e con tanto di tatuaggi, che pur possedendo un'arma in grado di creare buchi neri e di far sparire interi pianeti restano con le mani in mano per venticinque anni per poi farsi fregare da una coppia di ragazzini. E non parliamo delle assurdità scientifiche, in quantità decisamente insolita per un film di Star Trek, dove almeno la coerenza interna non era mai mancata e dove la "fanta" non aveva mai preso un tale sopravvento sulla "scienza" (buchi neri la cui attrazione gravitazionale si accende e si spegne a seconda delle esigenze di sceneggiatura; mostri alieni che non sanno muoversi nemmeno nell'ambiente in cui si sono evoluti; persone teletrasportate mentre erano in caduta libera e che perdono – chissà come – la propria energia cinetica; e così via: a proposito, davvero brutto il nuovo effetto grafico e "filamentoso" del teletrasporto). La regia è anonima, ovviamente televisiva, non solo con poche idee e scarsa personalità (difficile ricordare momenti originali o sequenze degne di nota) ma anche confusa (l'abuso della camera a mano durante le scene d'azione serve forse per camuffare il fatto che sulla plancia delle astronavi nessuno abbia le cinture di sicurezza) e mal supportata da una fotografia che spara riflessi ed effetti luminosi e stroboscopici negli occhi dello spettatore dall'inizio alla fine. E anche il cast non lascia una particolare impressione, con interpreti scelti più per la loro somiglianza con gli attori originali che per le capacità recitative (l'unico "vero" attore è Simon Pegg, nella parte di Scott, ma la sua verve comica c'entra come i cavoli a merenda; irriconoscibili invece Winona Ryder ed Eric Bana in ruoli marginali). In conclusione, cosa pensare di questo film? Vogliamo dargli una sufficienza stiracchiata, visto che che comunque come pellicola d'intrattenimento funziona? Diamogliela. Ma nulla di più.