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11 maggio 2021

Tatuaggio (Yasuzo Masumura, 1966)

Tatuaggio (Irezumi)
di Yasuzo Masumura – Giappone 1966
con Ayako Wakao, Akio Hasegawa
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Siamo in epoca Edo. Fuggita con il suo giovane amante perché il padre non approvava la loro relazione, la figlia di un mercante (Ayako Wakao) viene venduta a una casa di geisha, il cui proprietario le fa tatuare un ragno gigante sulla schiena. Diventa ben presto una delle cortigiane più richieste e ambite, facendo girare la testa a numerosi clienti: ma come per vendicarsi di coloro che le hanno fatto torto, si trasforma anche in una "mangiatrice di uomini", causandone la rovina o la morte, come se il ragno tatuato l'avesse posseduta (lo stesso tatuatore si sente in colpa). Da un racconto di Junichiro Tanizaki (sceneggiato da Kaneto Shindo), un film torbido e avvolgente, che l'ambientazione storica contestualizza ma fino a un certo punto: la figura della donna ammaliatrice e divoratrice, che porta alla rovina gli uomini che lei stessa attira nella propria rete, ha un carattere mitologico ed archetipico, che trascende dunque l'ambientazione giapponese e il periodo in questione. La bella Ayako Wakao era l'attrice prediletta di Masumura, avendo recitato in ben venti dei suoi film. Akio Hasegawa è il suo pavido amante, Fujio Suga l'amico che la tradisce vendendola, Asao Uchida il proprietario del bordello, Kei Sato il samurai, Gaku Yamamoto il tatuatore.

9 settembre 2020

La casa degli amori particolari (Y. Masumura, 1964)

La casa degli amori particolari (Manji)
di Yasuzo Masumura – Giappone 1964
con Kyoko Kishida, Ayako Wakao
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Sonoko (Kyoko Kishida), ricca e annoiata moglie di un avvocato, si invaghisce della giovane Mitsuko (Ayako Wakao), che ha conosciuto a un corso di disegno. La relazione fra le due donne finirà per coinvolgere anche il marito di Sonoko, Kotaro (Eiji Funakoshi), rivoluzionando il loro rapporto ormai sterile, e l'ambiguo fidanzato di Mitsuko, l'impotente Watanuki (Yusuke Kawazu). Sceneggiato da Kaneto Shindo, è il primo adattamento cinematografico di un celebre romanzo di Junichiro Tanizaki, "La croce buddista" del 1928 ("Manji", il titolo originale, è il nome con cui i giapponesi designano la svastica, simbolo che con i suoi quattro bracci si riferisce ai quattro amanti interconnessi nel racconto), portato poi al cinema numerose altre volte (è alla base, fra gli altri, di "Interno berlinese" di Liliana Cavani). Fedele alla trama originale, la pellicola ne conserva tutti gli elementi principali: la morbosità psicologica, la struttura labirintica, l'ossessione per la bellezza che porta all'(auto)distruzione, la natura letteraria (l'intera vicenda è narrata da Sonoko a un misterioso ascoltatore, un uomo che resta muto e che potrebbe essere uno scrittore, un agente di polizia, o un rappresentante degli spettatori stessi). Non mancano infatti inganni, manipolazioni, sospetti e tentativi di suicidio. Peccato solo che il film possa oggi risultare un po' datato, per via di un'evoluzione dei rapporti fra i personaggi che, se funziona in astratto sulla pagina scritta, risulta più inverosimile nel realismo di una rappresentazione cinematografica che sfiora l'exploitation (ma che non supera mai il confine del cattivo gusto, mantenendo anzi una certa raffinatezza nella composizione). Ayako Wakao era la musa del regista, protagonista in una ventina dei suoi film.

5 maggio 2018

A wife confesses (Y. Masumura, 1961)

A Wife Confesses (Tsuma wa kokuhaku suru)
di Yasuzo Masumura – Giappone 1961
con Ayako Wakao, Hiroshi Kawaguchi
**

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

A Tokyo, con gran clamore mediatico, si celebra il processo di Ayako Takigawa (Ayako Wakao), una donna accusata di aver ucciso il marito, professore universitario (Eitaro Ozawa) e appassionato alpinista, tagliando la corda che li legava durante un'escursione in montagna e facendolo così precipitare lungo la parete di roccia. Insieme a loro, durante l'arrampicata, c'era anche il giovane Koda (Hiroshi Kawaguchi), collaboratore dell'uomo e, secondo l'accusa, amante della donna, che avrebbe compiuto l'omicidio non soltanto per liberarsi di un marito più anziano di lei, che non amava più e che non intendeva concederle il divorzio, ma anche per intascare la sua assicurazione sulla vita e risposarsi in seguito con il ragazzo... Da un romanzo di Masaya Maruyama (che ricorda per metà un fatto di cronaca e per metà un noir in stile "La fiamma del peccato"), un courtroom drama ad alta intensità che mette in primo piano i sentimenti delle persone (Ayako è effettivamente innamorata di Koda, mentre questi le si affeziona solo per pietà), a costo di sfociare nel melodrammatico, mentre in secondo piano sfiora diversi pregiudizi della società giapponese (la moglie è vista di cattivo occhio dai commentatori non tanto per il possibile omicidio, ma perché, anche se fosse innocente, non ha scelto di morire insieme al marito). Haruko Mabuchi è la fidanzata di Koda, Jun Negami è l'avvocato. Confezione (musica, fotografia e montaggio) da Nouvelle Vague giapponese, la corrente cinematografica cui Masumura può essere apparentato.

11 novembre 2013

Blind beast (Yasuzo Masumura, 1969)

Blind beast (Mōjuu)
di Yasuzo Masumura – Giappone 1969
con Eiji Funakoshi, Mako Midori
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Una giovane modella viene rapita da uno scultore cieco, ossessionato dai corpi femminili, che la segrega nel suo magazzino-laboratorio dove intende perfezionare con il suo aiuto una nuova forma di scultura, "l'arte del tatto". Inizialmente la ragazza cerca in ogni modo di fuggire, e a questo scopo semina zizzania fra il carceriere e sua madre, l'unica donna che gli è mai stata vicina e che lo ha aiutato nel rapimento. Ma alla lunga, fra i due si svilupperà un morboso rapporto che crescerà fino alle estreme conseguenze, in un vortice discendente di follia e passione. Ispirato a un racconto di Edogawa Ranpo, un film insolito ed inquietante, caratterizzato in principio da atmosfere da thriller erotico che via via assumono connotazioni sempre più disturbanti e malate, con venature sadomasochistiche (l'esplorazione dei corpi porta rapidamente alla sperimentazione del dolore, direttamente collegata con l'estasi sessuale), tra dipendenza e sindrome di Stoccolma. Paragonato da alcuni a "La donna di sabbia", rispetto al film di Hiroshi Teshigahara è forse meno incisivo nella descrizione psicologica dei personaggi e nella concatenazione delle varie situazioni, ma colpisce per la messa in scena surreale (memorabile la scenografia dello studio dello scultore, in cui si svolge quasi tutta la pellicola, con frammenti di corpi femminili – talvolta giganteschi – che escono dalle pareti e due enormi statue nude sulle quali si muovono i protagonisti, immersi in una perenne penombra) e per lo stile minimalista e tutto sommato raffinato nel portare sullo schermo – senza mai varcare la soglia dell'eccesso grafico gratuito o fine a sé stesso – ossessioni e perversioni di due personaggi tragici e senza via d'uscita.