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3 ottobre 2014

Il giullare del re (M. Frank, N. Panama, 1955)

Il giullare del re (The court jester)
di Melvin Frank, Norman Panama – USA 1955
con Danny Kaye, Glynis Johns, Basil Rathbone
**1/2

Visto in divx.

Siamo nel medioevo: per permettere al giustiziere mascherato Volpe Nera (una sorta di Robin Hood) di penetrare nel castello di re Roderigo (Cecil Parker), usurpatore del trono d'Inghilterra, l'impacciato saltimbanco Hawkins (Danny Kaye) si traveste da Giacomo, celebre giullare italiano ("il re dei giullari, il giullare dei re"). L'obiettivo di Hawkins è quello di sottrarre al sovrano la chiave del passaggio segreto che conduce all'interno del castello, ma ignora che in realtà il vero Giacomo (John Carradine) era un sicario, invitato a corte dall'infido cancelliere Ravenhurst (Basil Rathbone) per eliminare i suoi rivali, che vorrebbero che il re stringesse una scomoda alleanza con il brutale cavaliere Griswold. Le cose si complicano per l'intervento della strega Griselda, che ipnotizza Hawkins/Giacomo, rendendolo eroico e impavido, affinché conquisti l'amore della principessa Guendolina (Angela Lansbury), promessa sposa di Griswold. E nel frattempo, nel castello giunge anche Jean (Glynis Johns), capitano dei ribelli, conducendo con sé l'infante, vero erede al trono, riconoscibile dalla voglia a forma di primula rossa... sul sedere. Divertente e colorata farsa comico-musicale che da un lato fa la parodia delle epopee cavalleresche alla Robin Hood, appunto, e dall'altra vive di vita propria grazie all'estro di Kaye e alla vivacità di un intreccio che prende mille direzioni e non si ferma mai (anche per via dei numerosissimi personaggi, dei continui scambi di persona, dei capovolgimenti di scena). Le canzoni, per fortuna poche, sono comunque apprezzabili, ma il vero cuore della vicenda è dato dalle trovate comiche: su tutte, l'esilarante sequenza che precede il duello fra il protagonista e Griswold, consapevoli che uno dei boccali da cui dovranno bere prima di battersi è stato avvelenato, e costretti a recitare un'ingarbugliata filastrocca per poterlo distinguere ("La pillola col veleno sta nel calice col pestello, il boccale col maniero porta il vino che è sincero").

8 novembre 2013

Sogni proibiti (Norman Z. McLeod, 1947)

Sogni proibiti (The Secret Life of Walter Mitty)
di Norman Z. McLeod – USA 1947
con Danny Kaye, Virginia Mayo
**

Visto in divx.

Per evadere dalla grigia realtà che lo circonda (è dominato da una madre invadente, fidanzato con una ragazza insensibile, sfruttato da un capo che non riconosce il suo valore), il candido Walter Mitty si rifugia in frequenti sogni ad occhi aperti in cui, di volta in volta, si immagina come un coraggioso capitano di vascello, un esperto chirurgo, un impavido pilota d'aviazione, uno spregiudicato giocatore d'azzardo, un raffinato stilista, un abile cowboy, e conquista regolarmente con le sue prodezze la bella di turno. Questa ricca fantasia è forse stimolata dal suo lavoro: corregge infatti le bozze di riviste pulp che ospitano racconti d'avventura, d'orrore, sentimentali o polizieschi. Quando un giorno incontra per caso la bella Rossana (Rosalind nella versione originale), che lo coinvolge in una misteriosa avventura a base di spionaggio, omicidi e traffico internazionale d'opere d'arte, tutti i suoi conoscenti penseranno che si tratti solamente di un altro frutto della sua immaginazione... Tratto da un racconto di James Thurber, girato in un vivido technicolor e dominato dalla verve di Kaye (ma alcuni numeri comico-musicali risultano francamente datati per il gusto odierno), è un elogio dell'escapismo che, nonostante la sua ingenuità, è diventato un cult movie per una certa parte del pubblico americano, tanto che sta per uscirne un remake girato e interpretato da Ben Stiller. Chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono, visto che il soggetto resta indubbiamente valido (per di più, spogliato dagli elementi comici e fantastici, è quasi "hitchockiano" nel suo coinvolgere una persona qualunque in una vicenda criminale e di spionaggio). Certo avrebbe meritato un regista più coraggioso o visionario al posto del mestierante McLeod (noto per lo più per aver diretto un paio di pellicole dei fratelli Marx nei primi anni trenta). Nel cast, che comprende anche Ann Rutherford, Fay Bainter e Thurston Hall, si riconosce Boris Karloff nel ruolo del killer-psicanalista.

9 febbraio 2007

Il favoloso Andersen (C. Vidor, 1952)

Il favoloso Andersen (Hans Christian Andersen)
di Charles Vidor - USA 1952
con Danny Kaye, Farley Granger
**

Visto in DVD, con Albertino.

È il secondo film con Danny Kaye che vedo (il primo era stato "L'ispettore generale"), attore simpatico e protagonista di commedie musicali leggere, colorate e infantili. La pellicola vede come protagonista il celebre scrittore di favole danese, ma è tutt'altro che una noiosa biografia: come recita la didascalia all'inizio, "questa non è la storia della sua vita, ma una fiaba che si ispira al grande narratore di fiabe". Un operazione simile, per certi versi, a quella compiuta recentemente da Terry Gilliam con i fratelli Grimm. Certo i toni non sono cupi e avventurosi come nella pellicola di Gilliam, ma solari e ingenui, e le avventure di Andersen, ciabattino cacciato dal suo villaggio perché con i suoi racconti fantastici distraeva i bambini dall'andare a scuola, non tengono mai con il fiato sospeso: al limite si può sorridere ai suoi sogni a occhi aperti quando si innamora (non ricambiato) di una ballerina del balletto reale, per la quale scriverà "La sirenetta". Ma le deliziose scenografie "finte" e disegnate e le canzoni orecchiabili garantiscono un paio di ore spensierate. E la regia di Charles Vidor (quello di "Gilda") rende un buon servizio alla storia, soprattutto nelle sequenze musicali e in quelle oniriche.