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6 novembre 2018

Anon (Andrew Niccol, 2018)

Anon (id.)
di Andrew Niccol – USA 2018
con Clive Owen, Amanda Seyfried
**

Visto in TV.

In un futuro prossimo in cui tutti gli esseri umani sono "connessi" a un sistema centrale, l'Ether, che registra ogni cosa che vedono con i loro occhi (e le registrazioni possono essere trasmesse telepaticamente ad altri come fossero dei file, o riviste in qualsiasi momento, facilitando per esempio le indagini della polizia ma anche eliminando del tutto il concetto di privacy), un detective della polizia (Owen) indaga su una misteriosa hacker (Seyfried) che non solo sembra aver cancellato la propria identità ed essere in grado di eliminare, sostituire o addirittura alterare i ricordi e le percezioni degli altri, ma è anche sospettata di uccidere i propri clienti. Uno spunto sicuramente interessante, che ripropone in chiave distopica e cyberpunk il tema dell'anonimato e della diffusione dei dati personali all'interno dei social media, per una pellicola che perde via via la sua forza, adagiandosi nei cliché dei polizieschi d'azione e non sfruttando fino in fondo le tante potenzialità di partenza. A parte i due attori protagonisti, sembra anche girata al risparmio (gli effetti speciali si limitano a veloci scritte in sovrimpressione nelle scene in soggettiva, che mostrano come gli impianti per la realtà aumentata forniscano informazioni ai vari personaggi, rilevando le "impronte digitali" di cose e persone). Bella comunque l'atmosfera fredda e paranoica di una società dove tutto è catalogato e nessuno può avere segreti per nessuno.

25 gennaio 2017

The host (Andrew Niccol, 2013)

The Host (id.)
di Andrew Niccol – USA 2013
con Saoirse Ronan, Diane Kruger
*1/2

Visto in TV.

Una razza di alieni, le Anime, ha invaso la Terra e si è impadronita dei corpi degli esseri umani, cancellandone la coscienza ma portando pace e prosperità sul pianeta. Soltanto piccoli gruppi di ribelli si oppongono ancora al loro completo dominio. Fra questi c'è Melanie (Ronan), che però viene catturata e il suo corpo occupato dall'aliena Viandante (poi "Wanda"). Per qualche misterioso motivo, la sua coscienza rifiuta di essere eliminata: le due, condividendo lo stesso corpo, finiscono con l'allearsi e unirsi ai ribelli nella loro base segreta nel deserto. Il punto di forza di Andrew Niccol, sceneggiatore prima che regista, sono sempre stati i soggetti: ma in questo caso si affida a un romanzo di Stephenie Meyer, l'autrice di "Twilight", anziché elaborare una delle proprie idee. C'è da dire che lo spunto di base della storia non è nemmeno troppo malvagio, anche se estremamente debitore alla fantascienza anni cinquanta ("L'invasione degli ultracorpi", per esempio). Dove il film deraglia è nello sviluppo a base di pulsioni romantiche adolescenziali da liceo, con la protagonista carina-ma-non-troppo (le giovani spettatrici devono potersi identificare in una ragazza "normale") circondata da due o tre bellocci tutti uguali (a distinguere i vari Jared, Ian e Kyle c'è solo la loro caratterizzazione monodimensionale: il ragazzo romantico, quello cattivo, quello ostile che poi si ravvede, ecc.). Nemmeno un istante viene speso ad approfondire i dilemmi morali ed etici che risultano dalla presenza degli alieni (il fatto che essi portino la pace, in contrasto con la bellicosità degli esseri umani, per esempio). E come i vampiri in "Twilight", anche qui la fantascienza è solo un pretesto per mettere in scena dinamiche da fan fiction, il che rende il film stucchevole e melenso, di poco o nessun interesse al di fuori del target cui si rivolge. Diane Kruger è la "cercatrice" che dà la caccia a Wanda/Melanie, William Hurt è lo zio a capo dei ribelli. Nota a margine: perché la pellicola ha mantenuto il titolo originale (uguale, fra l'altro, a quello di una pellicola di Bong Joon-ho), quando persino il romanzo della Meyer (al contrario di quelli della saga di "Twilight") era stato correttamente tradotto in Italia come "L'ospite"?

23 settembre 2014

Good kill (Andrew Niccol, 2014)

Good Kill (id.)
di Andrew Niccol – USA 2014
con Ethan Hawke, January Jones
**

Visto al cinema Colosseo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Venezia).

Thomas (Hawke) è un pilota di droni: dalla sua base militare nel deserto del Nevada, nei pressi di Las Vegas, controlla a distanza velivoli senza pilota che sganciano missili su vere o presunte basi di terroristi in Afghanistan e dintorni. Fra dubbi e problemi di coscienza, il desiderio di tornare a pilotare aerei "veri" e la sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in gran parte delle sue operazioni (che sempre più spesso hanno come effetto collaterale la morte di vittime civili e innocenti), il suo mondo comincia ad andare in pezzi. E si ritroverà a dover compiere una difficile scelta. Con un occhio all'attualità e un altro alla finzione (la guerra combattuta come un videogioco), Niccol aggiorna allo scenario della "lotta al terrore" alcuni dei temi che aveva già affrontato ai tempi del "Truman Show": difficile non pensare a quel film quando Thomas alza lo sguardo al cielo, consapevole della presenza di satelliti e veicoli spia che attraversano le orbite, invisibili a tutti. Ma pur non rinunciando a porre domande scomode e ad instillare dubbi di ogni genere tanto nei suoi personaggi quanto negli spettatori (con il merito di affrontare, forse per primo, un tema che potrebbe diventare sempre più pressante nell'immediato futuro: come l'evoluzione tecnologica sta cambiando, o forse ha già cambiato, le regole della guerra), il film fallisce nel dare risposte accettabili o non troppo semplificate, e si limita a tracciare un inquietante parallelo fra le strade dei poveri villaggi del Medio Oriente bombardati dai droni e quelle delle villette a schiera tutte uguali dell'America o, addirittura, il colorato e kitsch "strip" di Las Vegas: due modi ben diversi di vivere in mezzo al deserto. Il titolo si riferisce al gergo con cui si indica un colpo andato a segno. Nel cast, January Jones è la moglie di Hawke, Zoë Kravitz il suo "copilota", Bruce Greenwood il suo superiore.

10 settembre 2014

In time (Andrew Niccol, 2011)

In time (id.)
di Andrew Niccol – USA 2011
con Justin Timberlake, Amanda Seyfried
*1/2

Visto in divx, con Sabrina.

Dal regista di "Gattaca", un altro film di fantascienza distopica, ambientato stavolta in un mondo dove il tempo è denaro... letteralmente. Quando si raggiungono i 25 anni di età, infatti, si smette geneticamente di invecchiare, ma in compenso si ha a disposizione un solo anno prima di morire (con tanto di timer "tatuato" sul braccio che mostra un inesorabile conto alla rovescia), a meno che non si guadagni altro tempo-denaro, lavorando, vincendolo al gioco o sottraendolo ad altre persone. Allo stesso modo, il tempo è usato come moneta per gli acquisti di tutti i giorni. I ricchi, naturalmente, possiedono secoli o millenni (e sono di fatto potenzialmente immortali), mentre i poveri "vivono alla giornata" (anche in questo caso, letteralmente!). L'idea è intrigante, e si presterebbe a numerose possibilità (naturalmente attivando la necessaria sospensione dell'incredulità: teoricamente un'economia basata sul tempo non sarebbe sostenibile, perché alla lunga la "moneta" si esaurirebbe in modo naturale, anche se non venisse spesa), ma la sceneggiatura (dello stesso Niccol) non riesce o non vuole svilupparla oltre le conseguenze più immediate e banali. E dopo un incipit suggestivo la pellicola si tramuta nel classico action movie hollywoodiano con l'eroe in fuga e – in questo caso – sempre in balia degli eventi. La poco carismatica coppia di protagonisti (lui proveniente dal ghetto, lei dall'alta società) si trasforma in una sorta di Bonnie & Clyde (o sarebbe meglio dire Robin Hood), che va in giro a svaligiare le "banche del tempo" per poi distribuire tale ricchezza fra la popolazione. In più il film termina senza una vera risoluzione, come se la produzione avesse voluto tenere la porta aperta per un sequel. Cast, per forza di cose, di attori giovani (tutti devono avere l'aspetto di venticinquenni). Cillian Murphy è il poliziotto del tempo che dà la caccia ai due protagonisti, Olivia Wilde la madre di Timberlake, Rachel Roberts (moglie di Niccol e già protagonista di "S1m0ne") la bionda che viene rapinata sull'autostrada.

20 aprile 2010

Gattaca (Andrew Niccol, 1997)

Gattaca - La porta dell'universo (Gattaca)
di Andrew Niccol – USA 1997
con Ethan Hawke, Jude Law, Uma Thurman
***1/2

Rivisto in DVD, con Ginevra, Ilaria e Giuseppe.

In un futuro "non troppo distante", dove l'eugenetica è diventata pratica comune e la maggior parte degli esseri umani nasce in provetta previa selezione artificiale delle migliori caratteristiche genetiche, i pochi individui concepiti ancora col vecchio metodo sono oggetto di discriminazioni di vario tipo. Solo i cosiddetti "validi", quelli con un corredo genetico perfetto, possono infatti accedere agli incarichi e alle mansioni più importanti, mentre agli altri sono riservati compiti umili e manuali. Per farsi assumere al centro aerospaziale Gattaca e coronare il suo sogno di diventare astronauta, dimostrando che la forza di volontà è superiore a ogni tipo di "predestinazione", il giovane Vincent (Ethan Hawke) deve dunque assumere l'identità di un membro dell'élite, il nuotatore Jerome (Jude Law), che all'insaputa di tutti è rimasto paralizzato e ha deciso di aiutarlo "prestandogli" campioni del proprio DNA (ciglia, pelle, sangue, urina) per ingannare sensori e controlli. Ma quando sembra ormai che Vincent sia riuscito nel suo intento, a una sola settimana dal suo lancio verso Titano, l'improvviso omicidio del direttore del centro spaziale fa scattare le minuziose indagini della polizia, con il rischio che la sua frode venga scoperta. E di lui comincia a sospettare anche la bella collega Irene (Uma Thurman), di cui nel frattempo si è innamorato. Costruito come un thriller ad altissima tensione, l'avvincente film di Niccol (sceneggiatore di "Truman Show" e alla sua prima regia: in seguito ha diretto altre pellicole più o meno interessanti, come "S1m0ne" e "Lord of war") è un classico esempio di fantascienza a sfondo distopico che non punta sull'azione o sugli effetti speciali ma sulla descrizione di una società futura in cui vengono estremizzati aspetti o tendenze dei giorni nostri. La convincente prova degli attori (oltre ai protagonisti, in ruoli minori ci sono anche Ernest Borgnine, Gore Vidal, Loren Dean e Alan Arkin), le scenografie fredde e asettiche che ricordano l'architettura futurista o sovietica degli anni sessanta (c'è chi ci ha visto richiami ad "Agente Lemmy Caution: missione Alphaville" di Godard, anche per l'utilizzo di abiti, acconciature e automobili retrò, quasi da film noir), la sceneggiatura calibratissima dello stesso Niccol e la musica di Michael Nyman contribuiscono a renderlo uno dei migliori lungometraggi di science fiction degli ultimi anni. Il titolo del film è composto dalle sole lettere G, A, T e C, ovvero le iniziali delle quattro basi azotate (guanina, adenina, timina e citosina) che compongono il DNA umano.