Visualizzazione post con etichetta Clouzot. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Clouzot. Mostra tutti i post

30 settembre 2022

Vite vendute (Henri-Georges Clouzot, 1953)

Vite vendute (Le salaire de la peur)
di Henri-Georges Clouzot – Francia/Italia 1953
con Yves Montand, Charles Vanel
***1/2

Visto in TV (Prime Video).

In un paese dell'America Centrale, quattro sbandati di origine europea accettano di condurre due camion pieni di nitroglicerina da consegnare a un vicino pozzo di petrolio in fiamme: l'incarico è pericoloso (le strade sono dissestate e in cattive condizioni, e il minimo urto o sobbalzo può far saltare in aria l'esplosivo e, con esso, l'intero camion), ma il compenso in denaro che li attende è sufficiente ad alimentare i sogni di riscatto e a vincere ogni paura... o quasi. Da un romanzo di Georges Arnaud, uno dei capolavori di Clouzot, un noir "on the road" caratterizzato da un livello incredibile di tensione crescente, man mano che i protagonisti si trovano ad affrontare gli ostacoli sul proprio cammino e, al contempo, le sofferenze fisiche e psicologiche che li accompagnano. La buona caratterizzazione dei personaggi (simpatiche "canaglie" legate da rapporti di amicizia e di rivalità) li pone davanti alle proprie stesse paure, che fronteggiano chi con coraggio e chi con codardia, chi con spensierata incoscienza e chi con mente sempre fredda, nonostante il pericolo e la morte che incombe. Fino a un finale apocalittico. Memorabile per più versi (dalle manovre lente – tutt'altro dunque che rapide o adrenaliniche – ma spericolate dei camion sulla strada, alle scene dei nostri eroi immersi nel petrolio), la pellicola offre rimandi o suggestioni a tanti film e autori precedenti e successivi: dall'incipit quasi buñueliano all'ambiente cameratesco del gruppo di espatriati che ricorda certi film di Hawks, dalle immagini spettacolari dei pozzi di petrolio in fiamme (che fanno pensare a Herzog) al "balletto" finale del camion sulle note del "Danubio blu" di Strauss (che anticipa evidentemente il Kubrick di "2001"). Intensi gli interpreti: Yves Montand (il corso Mario), Charles Vanel (l'ex gangster francese Mister Jo), Folco Lulli (l'italiano Luigi) e Peter van Eyck (lo scandinavo Bimba), i cui trascorsi vengono solo accennati. Véra Clouzot, moglie del regista, è Linda, la ragazza di Mario. Curiosità: è l'unico film ad aver vinto sia il Festival di Cannes sia l'Orso d'Oro a Berlino. Un remake nel 1977, "Il salario della paura" di William Friedkin.

7 maggio 2010

L'assassino abita al 21 (H.-G. Clouzot, 1942)

L'assassino abita al 21 (L'assassin habite au 21)
di Henri-Georges Clouzot – Francia 1942
con Pierre Fresnay, Suzy Delair
**1/2

Visto in DVD.

La città di Parigi è scossa da una catena di omicidi, compiuti di sera per le strade a scopo di rapina. La polizia si getta senza successo sulle tracce del misterioso assassino, che si firma "Monsieur Durand" e lascia sempre un biglietto da visita. Grazie a una soffiata, però, l'astuto investigatore Wens scopre che il criminale potrebbe nascondersi nella tranquilla Pensione delle Mimose, al numero 21 di Avenue Junot, mescolato fra i residenti. Si stabilisce così a sua volta nella pensione, travestito da prete, cercando di individuare il suo uomo fra i numerosi ed eccentrici personaggi che vi alloggiano. Nelle indagini è affiancato suo malgrado dall'impicciona fidanzata Mila, aspirante cantante d'opera che spera di farsi un nome contribuendo alla cattura dell'omicida. Il primo lungometraggio diretto da Clouzot non poteva che essere un giallo: tratto da un romanzo del belga Stanislas-André Steeman (che ha collaborato con il regista alla sceneggiatura), mescola atmosfere da noir urbano con momenti di comicità brillante e un tono decisamente spigliato. La regia precisa (magistrale la sequenza del primo omicidio, tutta in soggettiva), la fotografia in bianco e nero, la giusta dose di tensione, le numerose gag e la buona caratterizzazione dei personaggi permettono anche di passar sopra a una certa prevedibilità (non è difficile, a un certo punto, indovinare il segreto di Monsieur Durand). All'epoca in cui uscì il film, la Francia era occupata dai nazisti: e non sono mancati coloro che hanno visto nel modo in cui il criminale si nasconde all'interno della società un'allusione alla situazione politica del periodo. Da notare che in precedenza Clouzot aveva già scritto una sceneggiatura a partire da un romanzo di Steeman ("Le dernier des six", film girato da Georges Lacombe nel 1941), dove aveva introdotto il personaggio di Mila, interpretato dalla sua compagna di allora Suzy Delair. Due dei personaggi di quel film, Wens e Mila, vengono qui riproposti nonostante fossero assenti nell'opera originale. Successivamente il regista si ispirerà ancora a un libro di Steeman per realizzare uno dei suoi capolavori, "Legittima difesa".

17 febbraio 2010

I diabolici (Henri-Georges Clouzot, 1955)

I diabolici (Les diaboliques)
di Henri-Georges Clouzot – Francia 1955
con Véra Clouzot, Simone Signoret
***1/2

Rivisto in DVD, con Giovanni, Rachele, Ilaria, Monica e Giuseppe.

Cristina, direttrice di un collegio per ragazzi, progetta l'omicidio del suo tirannico marito insieme a Nicole, insegnante nell'istituto ed ex amante dell'uomo. Non senza qualche difficoltà, le due donne portano a termine quello che sembrerebbe un delitto perfetto: ma il corpo della loro vittima, anziché essere ritrovato nella piscina come avevano previsto, scompare nel nulla. E altri eventi misteriosi cominciano a verificarsi, mettendo a dura prova i nervi delle due complici, scosse dal terrore e da crescenti sensi di colpa.

"Non siate diabolici! Non distruggete l'interesse che i vostri amici potrebbero nutrire per questo film. Non raccontate loro quello che avete visto": così recita il cartello che conclude la pellicola e che pregava gli spettatori dell'epoca di non svelare il finale e i colpi di scena ai quali avevano appena assistito. Forse a un pubblico odierno, più smaliziato e abituato ai twist ending, il film di Clouzot può fare meno effetto. Ma all'epoca la pellicola destò sensazione, e ancora oggi rimane uno dei migliori thriller e noir francesi del dopoguerra, che punta tutte le sue carte sull'atmosfera di dubbio e di tensione che riesce abilmente a costruire (motivo per cui gli si possono perdonare alcune implausibilità nella trama) attraverso una sceneggiatura che si dipana lentamente seminando falsi indizi e false aspettative, il ricorso ai più oliati meccanismi di costruzione della suspense e una vibrante fotografia in bianco e nero quasi espressionista che trasforma in un luogo da incubo i corridoi e le stanze del collegio. Ogni dettaglio e ogni personaggio, anche minore, concorre a dar forma a un mosaico di inquietudine e di angoscia, oscuro e torbido come l'acqua della piscina della scuola (acqua che, fra l'altro, è un tema ricorrente nel film: dalle immagini della pioggia sull'asfalto che aprono la pellicola alla vasca da bagno nella quale viene immerso il cadavere). Fondamentale la trovata di costringere lo spettatore a identificarsi con le due assassine, ritratte non senza ambiguità morali: Nicole (una Signoret statuaria e dominatrice) è fredda e impenetrabile, ma anche la più fragile, sottomessa e religiosa Cristina, che soffre di problemi cardiaci (impersonata da Vera Clouzot, moglie dello stesso regista e scomparsa cinque anni più tardi – coincidenza inquietante! – per un attacco di cuore), in fondo non esita più di tanto a diventare complice dell'omicidio del marito fedifrago. Quest'ultimo è il caratterista Paul Meurisse, mentre il personaggio del detective impiccione, interpretato da Charles Vanel, può ricordare un tenente Colombo ante litteram. Degna di nota la colonna sonora, o meglio la sua assenza: a parte la musica che si sente sui titoli di testa e di coda, infatti, le scene di maggior tensione sono accompagnate da un silenzio angosciante. Il titolo italiano, con il senno di poi, è ben più rivelatore di quello originale. Pare che anche Alfred Hitchcock volesse trarre un film dal romanzo "Celle qui n'était plus" di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, ma venne preceduto per poche ore da Clouzot nell'aquisto dei diritti: si rifece con "La donna che visse due volte" (anch'esso tratto da un libro di Boileau e Narcejac). Nel 1996 ne è stato realizzato un brutto remake made in USA, "Diabolique", con Sharon Stone e Isabelle Adjani.

11 luglio 2009

Legittima difesa (H.-G. Clouzot, 1947)

Legittima difesa (Quai des Orfèvres)
di Henri-Georges Clouzot – Francia 1947
con Bernard Blier, Suzy Delair
***1/2

Visto in divx, con Marisa.

Il timido ma gelosissimo Maurice non sopporta che la provocante moglie Jenny accetti le avance dell'anziano, ricco e viscido Brignon, e minaccia in pubblico di ucciderlo. Si procura maldestramente un alibi e si reca in casa dell'uomo, convinto di trovarlo in compagnia della moglie: invece il vecchio è già stato ucciso. Un ostinato poliziotto, naturalmente, sospetterà proprio di lui. Girato dopo alcuni anni di ostracismo perché il suo film precedente, "Il corvo", era stato accusato di propaganda antifrancese e antiborghese (era stato prodotto durante l'occupazione tedesca), questo lungometraggio dai toni noir (ma non mancano tocchi di commedia e di tragedia, abilmente dosati e conditi con uno stile secco ed essenziale) dà l'opportunità a Clouzot di difendersi direttamente sullo schermo, mostrando come accuse e giudizi troppo frettolosi possano rivelarsi ingannevoli. Straordinaria la caratterizzazione dei personaggi, tutti dotati di lati oscuri o moralmente ambigui: dal pianista Maurice, timido ma vendicativo, alla cantante Jenny, esuberante e disinibita; dall'ispettore Antoine (Louis Jouvet), caparbio e con un figlioletto di colore a carico "portato dalle colonie, insieme alla malaria", alla fotografa Dora (Simone Renant), amica dei coniugi e segretamente lesbica. Ma lo stesso vale per gli scenari e gli ambienti dove si muovono i protagonisti: il mondo dell'editoria musicale e quello del teatro d'avanspettacolo, la società rispettabile e quella più malfamata, l'ambiente sordido delle fotografie erotiche e quello severo e burocratico della procura vengono ritratti senza sconti, con tutta la loro misoginia, il grigiore, le contraddizioni e le ipocrisie. Eppure gli stessi mondi sono anche pieni di uomini e donne sensibili e profondi, che si amano, si odiano, si tradiscono e si proteggono a vicenda, intrappolati in ruoli sociali (il marito e la moglie, l'amante e l'amica, il padre e il figlio, il poliziotto e l'indagato) che spesso stanno loro un po' stretti. Se "Il corvo" e "I diabolici" avevano forse maggior suspense, "Legittima difesa" è sicuramente il film di Clouzot dove la sua descrizione dell'umanità raggiunge i livelli più alti.

27 febbraio 2009

Il corvo (Henri-Georges Clouzot, 1943)

Il corvo (Le corbeau)
di Henri-Georges Clouzot – Francia 1943
con Pierre Fresnay, Ginette Leclerc
***1/2

Visto in divx.

La relativa quiete di un paesino di provincia viene scossa da una lunga serie di infamanti lettere anonime, recapitate un po' a tutti gli abitanti ma soprattutto ai notabili e ai cittadini più in vista. Oltre a svelare segreti, suscitare scandali e portare alla luce scheletri nell'armadio, le missive – misteriosamente firmate "Il corvo" – se la prendono soprattutto con il cupo e riservato dottor Germain, un medico che lavora come ginecologo nell'ospedale della cittadina e che viene accusato – fra le altre cose – di praticare aborti clandestini. I sospetti di essere l'autrice delle lettere cadono inizialmente su un'infermiera zitella, cognata dell'anziano caporeparto di psichiatria, che ha in antipatia Germain perché ritiene che abbia una relazione con la giovane sorella. Ma tutti, chi più chi meno, potrebbero essere i responsabili... Un piccolo capolavoro di mistero e di tensione, cinico, paranoico e spietato, costruito come un sofisticato giallo dove il colpevole non viene rivelato che nell'ultima scena, ma capace anche di scrutare nei recessi più ambigui e oscuri della natura umana. Dopo la Liberazione venne proibito in patria, non soltanto per i temi controversi (si parla, più o meno scopertamente, di aborto, adulterio, suicidio, pedofilia, ateismo) ma soprattutto perché – prodotto durante l'occupazione nazista – fu accusato di fornire un'immagine meschina dei francesi, mettendo sotto i riflettori maldicenze e ipocrisie e affrontando il delicato argomento delle delazioni anonime. Memorabile la scena in cui lo psichiatra, facendo dondolare una lampada, illustra la sua teoria sulla relatività del bene e del male; impressionante il tentato suicidio di una bambina; curatissima la descrizione dei personaggi minori, come la ninfomane zoppa Denise o la piccola Rolande. Ma è soprattutto il personaggio anticonformista di Germain, ateo e libero pensatore, a intrigare ancora oggi. Il soggetto è ispirato a un fatto di cronaca veramente accaduto negli anni Venti, nel paesino di Tulle. Otto Preminger, nel 1951, ne realizzò un remake, "La penna rossa", che è passato alla storia come il primo film hollywoodiano girato tutto in esterni (in Canada).

15 marzo 2008

Il mistero Picasso (H.-G. Clouzot, 1956)

Il mistero Picasso (Le mystère Picasso)
di Henri-Georges Clouzot – Francia 1956
con Pablo Picasso, Henri-Georges Clouzot
***

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

"Pagheremmo moltissimo per sapere che cosa passava per la mente di Rimbaud mentre stava scrivendo Le bateau ivre, o in quella di Mozart mentre stava componendo la sinfonia Jupiter, o per conoscere il meccanismo segreto che guida un creatore nella sua pericolosa avventura. Grazie a Dio, quello che è impossibile per la poesia e la musica è invece possibile per la pittura. Per sapere cosa succede nella mente di un pittore, non abbiamo che da seguire la sua mano".

La frase con cui si apre questo documentario spiega già tutto. Il regista de "I diabolici" ha chiesto a Picasso, immerso nella penombra di un open space, di poterlo riprendere mentre dipinge una serie di quadri e di schizzi: quasi sempre lo schermo è occupato esclusivamente dalla tela sulla quale, come in un film d'animazione, vediamo le figure svilupparsi e prendere forma, tratto dopo tratto. L'occhio segue le linee che lentamente si accumulano sullo spazio bianco, dando forma a figure astratte o a personaggi umani, a nudi di donna e a strani animali, a tori e a toreri. Spesso c'è la curiosità di scoprire a cosa condurranno quei primi tratti ancora informi, altre volte ci si chiede se il dipinto è ormai finito o se il pittore continuerà a lavorarci sopra per aggiungere dettagli o coprire quelli già esistenti. Fra bianco/nero e colore, formato 4:3 o panoramico, musica spagnoleggiante o frammenti di dialogo fra il pittore, il regista e l'operatore (Claude Renoir), il film affascina ed è importante per documentare le fasi intermedie (spesso altrettanto belle e interessanti, se non di più, del risultato finale) di una serie di opere di Picasso. A volte la lavorazione di un dipinto racconta una vera e propria storia, come nel caso del bellissimo e travagliato paesaggio balneare che viene mostrato nel film come ultimo quadro, e che lascia insoddisfatto il pittore.