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13 settembre 2016

Le colline blu (Monte Hellman, 1966)

Le colline blu (Ride in the whirlwind)
di Monte Hellman – USA 1966
con Jack Nicholson, Cameron Mitchell
*1/2

Visto in TV.

"Visto che dovete girare un film, perché non ne girate due?": queste le parole che il finanziatore Roger Corman disse al regista Monte Hellman, che si apprestava a cominciare le riprese del cult western "La sparatoria". Seguendo il suo consiglio, Hellman approfittò della disponibilità di attori e location per realizzare di seguito anche "Le colline blu". Tre mandriani (fra i quali spicca un giovane Jack Nicholson, anche sceneggiatore) vengono scambiati per i banditi che hanno assaltato una diligenza, e come tali inseguiti e braccati da uno sceriffo e dai suoi vigilantes. Solo uno riuscirà a sopravvivere. Rispetto al film gemello si tratta di un western meno atipico, anche se comunque più duro e realistico della media, dove la distinzione fra il bene e il male è praticamente inesistente. I protagonisti, pur essendo innocenti, sono costretti a compiere nefandezze – prendere una famiglia di coloni in ostaggio, rubarne i cavalli e ucciderne il patriarca – pur di scampare alla caccia da parte di tutori della legge intenzionati prima a impiccarli e poi a chiedere spiegazioni. Peccato che il basso budget e l'improvvisazione generale si vedano tutti. Poco dopo la fine delle riprese, i luoghi dove il film fu girato vennero ricoperti da un lago artificiale. Millie Perkins è la figlia del colono ucciso, Harry Dean Stanton (con benda sull'occhio) è il capo dei banditi.

11 settembre 2016

La sparatoria (Monte Hellman, 1966)

La sparatoria (The shooting)
di Monte Hellman – USA 1966
con Warren Oates, Millie Perkins
**1/2

Visto in divx.

Due minatori, l'ex cacciatore di taglie Willet Gashade (Warren Oates) e il sempliciotto Coley (Will Hutchins), vengono ingaggiati da una donna misteriosa (Millie Perkins) affinché le facciano da guida attraverso il deserto. Ai tre si aggiungerà Billy Spear (Jack Nicholson), uno spietato pistolero, anch'egli assoldato dalla donna. Ben presto diventa chiaro che lo scopo del viaggio è quello di raggiungere un uomo in fuga, e che la donna ha qualcosa da vendicare... Prodotto dal leggendario Roger Corman e girato nell'arco di tre sole settimane, un western enigmatico e non convenzionale, diventato presto un film di culto pur non avendo mai avuto una regolare distribuzione in sala, almeno in patria (apparve invece in televisione). Gran parte del suo fascino dipende dal mistero e dal non detto della situazione, dai paesaggi lunari e desertici e dal finale rapido e spiazzante. Nonostante il basso budget a disposizione (si tratta a tutti gli effetti di un B-movie), Hellman riesce a costruire tensione e spessore in un mondo autoreferenziale e fuori dall'ordinario, spoglio ed essenziale (i critici l'hanno paragonato al teatro di Beckett), potendo contare su un montaggio disorientante (opera dello stesso regista) e sulle musiche spettrali di Richard Markowitz. Su suggerimento di Corman, approfittando di attori e location a disposizione, Hellman e Nicholson girarono in contemporanea anche un secondo western, "Le colline blu".

19 settembre 2010

Road to nowhere (Monte Hellman, 2010)

Road to nowhere
di Monte Hellman – USA 2010
con Tygh Runyan, Shannyn Sossamon
**

Visto al cinema Arcobaleno, in originale con sottotitoli
(rassegna di Venezia)

Il giovane regista Mitchell Haven (stesse iniziali di Hellman: sarà un caso?) sta per girare un film ispirato a un fatto di cronaca, il suicidio di un riccone e della sua giovane amante, Velma Duran. Ma ignora che l'attricetta semiesordiente che ha scelto per il ruolo di protagonista – e di cui si è subito innamorato – è davvero Velma Duran: o meglio, ne aveva già interpretato la parte, fingendone il suicidio, in quella che era stata soltanto un'elaborata messa in scena per frodare il fisco. Monte Hellman, nume tutelare di Quentin Tarantino, non girava un lungometraggio da oltre vent'anni: se non ha perso la mano dal punto di vista tecnico (degna di nota soprattutto la fotografia, sebbene un po' troppo patinata) e dimostra di avere ancora le idee chiare su cosa vuole raccontare, forse però non è più capace come un tempo di incollare allo schermo i suoi spettatori. Questo complicato e ambizioso intrigo metacinematografico, reso ancor più ostico dalla decostruzione temporale con cui vengono presentate le vicende (flashback, scene ambientate nel presente, realtà e finzione si succedono senza soluzione di continuità) ha di buono soprattutto le riflessioni sul cinema stesso che gira a vuoto ed è incapace di cogliere la realtà delle cose, troppo frammentata e complessa per essere ridotta a una sceneggiatura lineare: quella che percorre il giovane filmmaker è una strada che porta verso il nulla, appunto. Più che un "Effetto notte", a tratti sembra quasi di vedere un "Mulholland Drive" senza gli elementi onirici, ovvero senza ciò che rendeva davvero interessante il film di Lynch. E non bastano alcune scene ambientate a Roma o citazioni cinefile di ogni tipo (da "Lady Eva" di Sturges a "Il settimo sigillo" di Bergman, passando per riferimenti a "Casablanca" o a Louise Brooks) per rendere più accattivante una pellicola che forse meriterebbe una seconda visione per essere apprezzata appieno (non che questo sia un pregio, intendiamoci). Nel cast anche Dominique Swain (la migliore) e Fabio Testi. Interessante, comunque, la protagonista Shannyn Sossamon.