Visualizzazione post con etichetta Wong Fei-hung. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Wong Fei-hung. Mostra tutti i post

22 giugno 2021

Rise of the legend (Roy Chow, 2014)

Rise of the Legend (Huang feihong zhi yingxiong you meng)
di Roy Chow Hin Yeung – Cina/Hong Kong 2014
con Eddie Peng, Sammo Hung
**

Visto in TV (Netflix).

Cina, 1868. Con la dinastia Qing al declino, e deciso a proteggere i poveri e gli innocenti abitanti di Guangzhou dalle angherie della Banda della Tigre Nera, organizzazione che gestisce tutte le attività criminali nel porto della città, il giovane esperto di arti marziali Wong Fei-hung (Eddie Peng) si guadagna il favore del maestro Lui (Sammo Hung), capo della gang, ed entra a farne parte. Lavorando dall'interno, con la complicità esterna del "fratello" e amico d'infanzia Fiery (Jing Boran), che nel frattempo ha radunato un gruppo di ribelli, riuscirà a sgominare la banda. Nuova rilettura del "mito" di Wong Fei-hung, personaggio realmente esistito ma assunto ormai a fama leggendaria, soprattutto nell'ambito del cinema di Hong Kong (dove è stato interpretato, fra gli altri, da Jackie Chan in "Drunken master", da Jet Li in "Once upon a time in China", e persino dallo stesso Sammo Hung nell'hollywoodiano "Il giro del mondo in 80 giorni"): la pellicola ne racconta se vogliamo le "origini", in maniera però impostata, calligrafica e pachidermica, con una fotografia patinata e una regia scolastica e manierista. Persino le (poche) scene di combattimento appaiono artificiali, visto l'abuso di effetti digitali (non sempre di buona fattura: irrealistiche, per esempio, le fiamme che circondano i due lottatori nello scontro finale), di controfigure (d'altronde Sammo ha ormai una certa età), di inquadrature ravvicinate o spezzettate. Il risultato è troppo freddo se paragonato, per esempio, alla serie di film con Jet Li, forse la migliore sul personaggio. I punti di forza sono la presenza carismatica di Hung e la colonna sonora di Shigeru Umebayashi, che però soltanto nel finale ingloba il classico tema musicale di Wong Fei-hung. Angela Yeung Wing ("Angelababy") è la cortigiana Xiao Hua, Wang Luodan è la ribelle Chun (entrambe innamorate del protagonista). Tony Leung Ka-fai appare nel flashback nel ruolo del padre di Fei.

26 novembre 2010

Drunken master (Yuen Woo-ping, 1978)

Drunken master (Jui kuen)
di Yuen Woo-ping – Hong Kong 1978
con Jackie Chan, Yuen Siu-tien
***

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

L'abile ma indisciplinato Wong Fei-hung (chiamato Freddy Wong nel classico doppiaggio inglese), sempre pronto ad attaccar briga o a mettersi nei guai, viene affidato per un anno dal padre a un insegnante di arti marziali tanto bizzarro quanto severo, il vagabondo Beggar So. Questi sottopone il ragazzo a un addestramento durissimo ma efficace: Fei-hung apprende infatti la straordinaria tecnica dell'ubriaco, che consiste nell'evadere i colpi dell'avversario simulando i movimenti imprevedibili di un avvinazzato che non si regge in piedi, e riuscirà così a sconfiggere il temibile Thunderleg (o Thunderfoot), spietato sicario a pagamento che era stato assoldato per uccidere proprio suo padre. Realizzato pochi mesi dopo "Snake in the eagle's shadow" (di cui condivide la troupe e l'intero cast, comprimari compresi), questo film leggendario, divertente e appassionante ha consacrato Jackie Chan come il nuovo divo del cinema di arti marziali alla fine degli anni settanta e ha reso estremamente popolare il suo approccio comico al kung fu (è proprio qui che Jackie comincia a sfruttare, durante i combattimenti, tutto ciò che gli capita sottomano: sgabelli, capi di vestiario, persino cibo). Ispirato a una figura realmente esistita, Wong Fei-hung è un personaggio che era già apparso sullo schermo in centinaia di pellicole, per non contare le serie televisive: in seguito verrà interpretato ancora, fra gli altri, da Jet Li nella serie "Once upon a time in China". Nella versione di Jackie Chan lo vediamo attraversare tutte le fasi del suo sviluppo caratteriale: inizialmente discolo e smargiasso (memorabile la scena in cui riesce con l'inganno a farsi abbracciare al mercato da una ragazza, che si rivelerà essere sua cugina!), sulle prime tenta di evadere dalla ferrea sorveglianza di Beggar So e dai suoi esercizi al limite della tortura; ma dopo essere stato pesantemente umiliato in uno scontro a mani nude da Thundeleg, ritorna con la coda fra le gambe dall'anziano maestro e accetta di sottoporsi ai suoi allenamenti estremi. Il film è ricco di momenti umoristici ma anche di combattimenti realistici, lunghi e diversificati – da ricordare quello al mercato con la zia (Linda Lin), che punisce Fei-hung per aver importunato la nipote; la rissa al ristorante in cui il ragazzo viene aiutato per la prima volta da Beggar So; lo scontro con l'imbonitore dalla testa d'acciaio; e quello con il lottatore che usa il bastone (Hsu Hsia) – nel corso dei quali Jackie fa uso di molti stili differenti (compresi quelli ispirati agli animali, che derivano dallo Hung Ga messo a punto dal Wong Fei-hung storico). Anche il maestro ubriacone Beggar So (So Chan, o Su Hua Chi) è una popolare figura del folklore cinese legato alle arti marziali, una delle "dieci tigri di Canton": interpretato da Yuen Siu-tien (sostituito da Yuen Biao come controfigura in alcune sequenze), padre del regista Yuen Woo-ping, insegna a Wong Fei-hung lo stile degli "otto dèi ubriaconi". Il ragazzo apprende velocemente i primi sette, ma si rifiuta di studiare la tecnica dell'ottava divinità, Miss Ho, la "dea signora", in quanto la ritiene troppo effemminata. Inutile dire che nel corso dello scontro finale con Thunderleg (Hwang Jang-lee) si troverà in difficoltà proprio per questa mancanza, e dovrà improvvisarne lo stile. Nella colonna sonora è riconoscibile il classico tema musicale legato a Wong Fei-hung, che compare in tutte le pellicole con il celebre personaggio. Nel 1994 Jackie realizzerà un sequel, "Drunken master 2", nel quale i suoi genitori saranno interpretati nientemeno che da Ti Lung e Anita Mui.

22 aprile 2006

Il giro del mondo in 80 giorni (F. Coraci, 2004)

Il giro del mondo in 80 giorni (Around the world in 80 days)
di Frank Coraci – GB 2004
con Steve Coogan, Jackie Chan
**

Visto in DVD.

L'eccentrico e distratto scienziato londinese Phileas Fogg (Steve Coogan) scommette di riuscire a compiere un giro intorno al mondo in soli 80 giorni. Ad accompagnarlo nell'impresa ci saranno il domestico Passepartout (Jackie Chan), che vuole riportare in patria una preziosa statua del Buddha da lui sottratta alla Banca d'Inghilterra, e la pittrice francese Madame La Roque (Cécile de France), conosciuta a Parigi. Li ostacoleranno invece l'ispettore Fix (Ewen Bremner), che indaga sul furto, e gli intrighi di Lord Kelvin (Jim Broadbent), il rivale di Fogg. Secondo adattamento cinematografico del romanzo di Jules Verne dopo quello classico del 1956 con David Niven, e come quello ricco di comparsate di attori celebri in piccoli ruoli (Arnold Schwarzenegger è un principe turco, Sammo Hung interpreta Wong Fei-hung (!), John Cleese è un poliziotto inglese, Owen e Luke Wilson sono i fratelli Wright, Kathy Bates è la regina Vittoria), compresi alcuni interpreti noti solo ai fan del cinema orientale (per esempio Karen Mok, accreditata come Karen Joy Morris, nei panni della cinese cattiva). Della storia originale rimangono giusto lo spunto iniziale e i nomi dei protagonisti (in alcuni casi irriconoscibili, come l'improbabile Passepartout cinese), mentre gli incontri e gli eventi durante il viaggio sono praticamente tutta farina del sacco di sceneggiatori che giocano spesso a strizzare l'occhio allo spettatore e si prendono numerose libertà (compresa una collocazione temporale alquanto “libera”, con molti anacronismi). Divertente ma estremamente infantile, è essenzialmente una pellicola avventurosa di stampo disneyano, ricca di capitomboli e inseguimenti in stile "Mamma ho perso l'aereo", e del tutto priva di descrizioni "realistiche" delle diverse culture del globo: si può vedere con piacere, ma senza entusiasmarsi più di tanto. La scena migliore è quella con Schwarzenegger, mentre le acrobazie di Jackie sono ormai all'acqua di rose rispetto ai suoi tempi d'oro: di combattimenti decenti, ovviamente, neanche a parlarne.