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20 maggio 2016

La notte del demonio (J. Tourneur, 1957)

La notte del demonio (Night of the demon, aka Curse of the demon)
di Jacques Tourneur – GB 1957
con Dana Andrews, Peggy Cummins
***

Visto in divx.

"Dana Andrews said prunes
gave him the runes,
and passing them used lots of skills..."

Lo psicologo americano John Holden (Dana Andrews), arrivato in Inghilterra per partecipare a un convegno sul soprannaturale, si ritrova ad indagare sulla misteriosa morte di un collega che aveva pubblicamente diffamato il capo di una setta satanica. Lo scettico Holden non crede alla magia nera o al demonio, e se la ride quando il suo rivale, il dottor Julian Karswell (Niall MacGinnis), gli scaglia contro una maledizione per mezzo di una pergamena con antichi caratteri runici, prevedendo la sua morte entro due giorni... Ma dovrà ricredersi. Fra inquietanti scene notturne e sequenze d'atmosfera nel cerchio di pietre di Stonehenge, uno dei più celebri horror britannici degli anni cinquanta, colmo di suspense e costantemente in bilico fra la realtà concreta e l'ambiguità del mondo arcano. Tourneur, che torna al genere dopo la trilogia girata in America per Val Lewton nei primi anni quaranta ("Il bacio della pantera", "Ho camminato con uno zombi" e "L'uomo leopardo") e lo sceneggiatore Charles Bennett (che adatta un romanzo del 1911, "Casting the runes" di M. R. James) ebbero contrasti con il produttore Hal E. Chester, che impose loro di mostrare apertamente sullo schermo il demone. Bennett e Tourneur avrebbero preferito lasciare nel dubbio lo spettatore sulla reale presenza o meno di una creatura soprannaturale, e sarebbe di certo stato meglio (anche perché gli effetti speciali sono alquanto imbarazzanti). Interessante la caratterizzazione del cattivo, intrigante e affabile al tempo stesso, che vive nel suo castello nella campagna inglese insieme all'anziana madre e nel tempo libero gioca a fare l'illusionista per i bambini del villaggio. Al fianco di Andrews c'è Joanna (Peggy Cummins), la nipote del suo collega morto. Fra le scene più memorabili, quella dell'interrogatorio sotto ipnosi di un adepto della setta (Brian Wilde), caduto in stato catatonico dopo essere stato accusato di aver commesso un altro omicidio, e quella della seduta spiritica in cui un medium evoca lo spirito dello zio della ragazza.

20 febbraio 2015

Le catene della colpa (Jacques Tourneur, 1947)

Le catene della colpa (Out of the Past)
di Jacques Tourneur – USA 1947
con Robert Mitchum, Jane Greer
***

Rivisto in divx.

L'ex detective privato Jeff Markham (Mitchum), ritiratosi sotto falso nome a gestire una stazione di servizio in una cittadina di provincia, deve fare i conti con il proprio passato quando viene contattato dal gangster Whit Sterling (Kirk Douglas) che vorrebbe che tornasse a lavorare per lui dopo una "incomprensione" avvenuta tre anni prima. Sterling aveva infatti incaricato Markham di rintracciare la sua fidanzata Kathie Moffat (Jane Greer), scappata con quarantamila dollari; ma una volta trovata la ragazza ad Acapulco, Jeff se ne era innamorato e l'aveva aiutata a fuggire: troppo tardi si era reso conto che la donna era un'infida ingannatrice, pronta a manipolare chiunque per il proprio interesse. Da un romanzo di Geoffrey Homes (alias Daniel Mainwaring), sceneggiato in collaborazione con James M. Cain, un torbido noir dalla trama complessa e che presenta tutte le caratteristiche portanti del genere: contenutistici (il duro dai modi spicci, la donna fatale, il passato che ritorna e che presenta il conto) e strutturali (la narrazione in flashback, la voce fuori campo, la fotografia in bianco e nero contrastata e d'atmosfera). Grande la prova degli interpreti: un Mitchum solido ma fragile (nel contrapporlo a Douglas, la pellicola mette a confronto le due "fossette" più celebri di Hollywood) e una Greer bella e ambigua al punto giusto (che aveva già recitato per Tourneur ne "Il bacio della pantera", stesso film da cui proviene il direttore della fotografia Nicholas Musuraca). Nel cast anche Rhonda Fleming e Paul Valentine. Nella versione italiana sono state tagliate numerose scene con Ann Miller (Virginia Huston), la ragazza "locale" di Jeff, e Jim, l'aiutante dello sceriffo che gliela contende.

3 aprile 2009

Tamara, figlia della steppa (J. Tourneur, 1944)

Tamara, figlia della steppa (Days of glory)
di Jacques Tourneur – USA 1944
con Tamara Toumanova, Gregory Peck
*1/2

Visto in DVD, con Albertino e Ghirmawi.

La ballerina Tamara (che nell'originale si chiama Nina) si unisce a un gruppo di partigiani russi che lottano contro l'invasione nazista con azioni di guerriglia. Retorico e inconcludente film di propaganda bellica (si tratta di una delle rare pellicole americane che esaltavano il coraggio degli "alleati" sovietici durante la seconda guerra mondiale), questo tributo alla resistenza russa si trascina in maniera noiosa e scontata, fra scene melodrammatiche e comprimari macchiettistici, ed è reso ancora peggiore dal doppiaggio italiano dell'epoca, che trasforma i nomi dei personaggi in "Vladimiro" e "Michele" e attribuisce alla protagonista quello dell'attrice che la interpreta. L'unico motivo di interesse è l'esordio cinematografico di Gregory Peck (ma praticamente tutti gli attori erano alla loro prima esperienza; la Toumanova era la fidanzata del produttore nonché una vera ballerina classica che a Hollywood non fece fortuna). La regia di Tourneur, senza un adeguato direttore della fotografia, è lontana anni luce dai livelli dei capolavori realizzati in coppia con il produttore Val Lewton.

14 marzo 2009

L'uomo leopardo (J. Tourneur, 1943)

L'uomo leopardo (The leopard man)
di Jacques Tourneur – USA 1943
con Dennis O'Keefe, James Bell
**1/2

Rivisto in DVD.

Per accrescere la propria notorietà, una ballerina viene convinta dal suo agente a presentarsi nel locale dove lavora portando un leopardo nero al guinzaglio. L'animale, spaventato, scappa però nelle strade e nei giorni successivi semina panico e morte fra la popolazione. Tre donne cadono vittime dei suoi artigli, ma qualcuno inizia a dubitare che la belva sia la vera responsabile degli omicidi: e se si trattasse di un maniaco? Ambientato in una vera e propria città di confine in un New Mexico spagnolo ed esotico, e tratto da un romanzo ("Black alibi") di Cornell Woolrich, il film è un thriller da un lato piuttosto prevedibile (a un certo punto l'identità del colpevole diventa quasi ovvia), dall'altro graziato da almeno tre sequenze magistrali e piene di suspense, quelle degli attacchi notturni alle tre vittime: una ragazzina che ha paura del buio, mandata controvoglia dalla madre a fare una commissione; una giovane che si reca al cimitero per incontrare il suo amante, e che rimane rinchiusa dopo l'ora di chiusura; e una danzatrice di flamengo alla quale una cartomante ha predetto un'imminente sventura. A differenza de "Il bacio della pantera", girato da Tourneur l'anno prima, qui sono assenti temi fantastici o soprannaturali (con l'eccezione del personaggio della cartomante) e il film si muove sui binari del giallo e dell'indagine psicologica. Stile e dialoghi sono moderni e coinvolgenti, e tutti i personaggi sono ben caratterizzati, dai due protagonisti (con i loro sensi di colpa per aver scatenato la belva) alle tre vittime, dallo studioso di antropologia all'indio proprietario del leopardo.

13 marzo 2009

Ho camminato con uno zombi (J. Tourneur, 1943)

Ho camminato con uno zombi (I walked with a zombie)
di Jacques Tourneur – USA 1943
con Frances Dee, Tom Conway
***

Rivisto in DVD.

Il secondo film della coppia Tourneur-Lewton è una delle pellicole che hanno maggiormente contribuito a rendere popolare il mito caraibico degli zombie, qui ancora ammantato di mistero e stregoneria voodoo e molto distante dalle versioni "moderne" di Romero che li hanno trasformati da fantocci controllati a distanza (ricordate il "gongoro" di Barks?) in crudeli mostri antropofagi. Più che un horror si tratta dunque di un dramma d'atmosfera, inquietante e avvolgente, che gioca sulla magica fotografia in bianco e nero e sulle suggestioni sensoriali in cui Tourneur era maestro. La protagonista è un'infermiera canadese che viene assunta da un ricco proprietario terriero delle Indie Occidentali affinché si trasferisca ai Caraibi per accudire sua moglie, caduta in un misterioso stato catatonico e sonnambulistico. Leggende e dicerie affermano che la donna sia stata trasformata in un morto vivente: e nonostante un medico le fornisca spiegazioni ben più razionali, l'infermiera cade preda del fascino esotico e macabro del luogo e comincia a credere che le superstizioni indigene abbiano un fondo di verità. Sarà anche un B-movie (Lewton imponeva ai suoi registi di girare con un budget limitato, in soli 20 giorni, e senza superare mai i 75 minuti di durata della pellicola), ma l'approccio e l'ambientazione (le piantagioni illuminate dalla luna, i simboli della schiavitù, i riti ancestrali, la casa coloniale) hanno un fascino che lo rende memorabile. Senza contare la disumanizzazione dello zombie, il rapporto fra scienza e superstizione, i sensi di colpa dei personaggi, il modo in cui l'elemento fantastico si fonde con sottotrame più "quotidiane" come quelle sentimentali.

4 marzo 2009

Il bacio della pantera (J. Tourneur, 1942)

Il bacio della pantera (Cat people)
di Jacques Tourneur – USA 1942
con Simone Simon, Kent Smith
***

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Il capostipite, nonché il più celebre degli horror prodotti da Val Lewton per la RKO negli anni quaranta: film di serie B e a bassissimo budget che hanno creato dal nulla un nuovo tipo di cinema di mistero, terrore e suspense, lasciando ampi margini all'immaginazione degli spettatori e basandosi più sul fascino e l'atmosfera, sulle suggestioni esistenziali e soprannaturali, sui giochi d'ombra e sugli effetti sonori, che non sull'esibizione scoperta e sensazionalistica della minaccia sullo schermo come invece accadeva nelle pellicole in voga fino ad allora, come le saghe dei "mostri" della Universal. Lewton (che collaborava spesso alle sceneggiature, non accreditato) e i suoi collaboratori (fra i quali i registi Jacques Tourneur, Mark Robson e Robert Wise) danno invece vita a un cinema fatto di inquietudini, di metafore e di psicologie contorte, uno stile al quale si sono poi ispirati sia i maestri europei del brivido (compresi Argento e Bava) sia quelli asiatici (si pensi agli horror giapponesi).

La protagonista del film è Irina, una bella e tormentata disegnatrice di moda di origine serba. Convinta di essere la discendente di una razza di mutanti in grado di trasformarsi in enormi felini, rifiuta di "consumare" il matrimonio con il marito Oliver perché teme di trasformarsi in una belva e di sbranarlo durante l'amplesso. Di fatto, i suoi continui dinieghi spingono il marito fra le braccia della collega Alice, da sempre innamorata di lui. Ma la gelosia di Irina nei confronti della ragazza sembra incanalarsi verso un'irrefrenabile sete di vendetta, e Alice per ben due volte si accorge di essere seguita da "qualcosa" che minaccia di aggredirla (le due scene, quella della passeggiata notturna e quella nella piscina, con i riflessi dell'acqua proiettati su soffitto e pareti, sono magistrali per tensione e suspense). Immaginazione o realtà? Metafora sessuale o puro escapismo fantastico? Per tutta la sua durata, attraverso simboli di un male ancestrale e immagini ambigue, la pellicola lascia lo spettatore nel dubbio sulla reale interpretazione dei fatti, complice anche il personaggio dello psicanalista che funge da contraltare razionale ai timori e alle convinzioni di Irina, la quale si sente irrimediabilmente attratta dai grandi felini dello zoo e la cui sola presenza terrorizza a morte i piccoli animali. Due anni dopo, Robert Wise ne realizzò un buon seguito con "Il giardino delle streghe". Nel 1982 Paul Schrader ne ha fatto invece un remake con Nastassja Kinski.