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15 febbraio 2022

I gemelli (Ivan Reitman, 1988)

I gemelli (Twins)
di Ivan Reitman – USA 1988
con Arnold Schwarzenegger, Danny DeVito
*1/2

Rivisto in TV (Now Tv), per ricordare Ivan Reitman.

Nati in laboratorio come risultato di un esperimento scientifico, i gemelli Julius (Schwarzy) e Vincent (DeVito) sono stati separati alla nascita. Si ritroveranno per andare alla ricerca della madre. Per la prima volta Schwarzenegger è protagonista di una commedia (o quasi, visto che anche "Commando", dopo tutto, poteva essere definita tale), aprendosi una carriera che porterà avanti sporadicamente (con titoli come "Un poliziotto alle elementari" e "Junior", sempre diretti da Ivan Reitman), anche se naturalmente non manca una sottotrama più avventurosa/d'azione, quella legata al furto – da parte del fratello Vincent – di un'auto nel cui portabagagli c'è un motore d'aereo sperimentale trafugato da una spia industriale. L'umorismo è però di grana grossa, e di fatto si incentra su un'unica idea, certamente poco originale: quella di mettere a confronto due personaggi all'opposto per fisicità (Julius è "l'uomo perfetto", aitante e muscoloso; Vincent è basso, grasso, calvo) e personalità (Julius è intelligente ma ingenuo, avendo vissuto sempre su un'isola tropicale; Vincent è furbo, imbroglione, manipolatore). Nel complesso è una pellicola dozzinale, che offre un divertimento ingenuo e infantile senza particolare spessore. A parte i due protagonisti (meglio comunque DeVito: Schwarzy appare molto impacciato), gli altri personaggi sono macchiette insulse, a partire dai comprimari femminili (Kelly Preston e Chloe Webb). Marshall Bell è la spia killer, Bonnie Bartlett la madre dei gemelli. Da sottolineare la scena in cui Arnold se la ride davanti a un poster di "Rambo" con Sylvester Stallone. Reitman stava per realizzare un seguito a distanza di trent'anni ("Triplets", con Eddie Murphy nel ruolo di un terzo gemello) quando è morto.

10 dicembre 2020

Terminator: Destino oscuro (Tim Miller, 2019)

Terminator: Destino oscuro (Terminator: Dark Fate)
di Tim Miller – USA 2019
con Mackenzie Davis, Natalia Reyes
*1/2

Visto in TV (Now Tv).

La soldatessa umana "potenziata" Grace (Mackenzie Davis) giunge nel 2020 dal futuro con lo scopo di proteggere l'operaia messicana Dani Ramos (Natalia Reyes), futura leader della resistenza umana, dal Terminator Rev-9 (Gabriel Luna) che è stato inviato per ucciderla. Ad aiutarla c'è anche la guerrigliera Sarah Connor (una rediviva Linda Hamilton), che credeva di aver sventato l'avvento delle macchine nel precedente "Terminator 2" (salvo scoprire che il futuro è sì cambiato, ma non di molto: al posto di Skynet ci sarà un'altra rete informatica malvagia, Legion: cambia il nome ma non la sostanza), nonché "Carl" (Arnold Schwarzenegger), un modello T-800 che dopo aver finalmente ucciso John Connor nel 1998 è rimasto nel nostro continuum temporale e ha sviluppato una coscienza. Il sesto film di "Terminator" è l'ennesimo reboot della serie: come il quinto ("Terminator Genisys") decide di ignorare del tutto il terzo e il quarto capitolo (nonché la serie televisiva "The Sarah Connor Chronicles") e di ripartire direttamente dal secondo. Di fatto fa (male) le stesse cose che aveva fatto il già non trascendentale "Genisys", con l'aggravante di giungere dopo (e di essere prodotto da Cameron, che ha anche contribuito al soggetto). Questa tendenza di Hollywood a guardare sempre al passato ma in modo selettivo, scegliendo di ignorare i propri passi falsi nascondendo la polvere sotto il tappeto (vedi anche i casi di Spider-Man e dei Ghostbusters) è davvero antipatica: con che spirito si guarderà ormai un film o ci si affezionerà ai suoi personaggi, sapendo che se la pellicola non andrà bene al botteghino sarà "cancellata" da quella successiva? E fosse almeno un bel film: tutto sa invece di già visto, dal Terminator buono (ma in "T2" Schwarzy era stato riprogrammato, non sviluppava da solo un'improbabilissima coscienza umana!) a quello cattivo capace di rigenerarsi e composto da metallo liquido (che qui sembra catrame nero, e ha la caratteristica di poter separare il proprio scheletro dal resto del corpo). Oltre a non essere originale, poi, il lungometraggio non ha nulla della forza creativa o della potenza visionaria del miglior Cameron: le situazioni non sorprendono, le sequenze d'azione annoiano, i personaggi sono derivativi (compresa l'agguerrita Dani) e la fantasia non vola mai (e per un film di fantascienza questo è un peccato mortale). Aggiungiamoci una regia anonima e dei dialoghi scontati e adolescenziali. Fra i pochi spunti interessanti (ma non approfonditi): l'accenno alle macchine che prendono il posto degli operai nelle fabbriche e l'aggancio al tema (di attualità) dell'immigrazione clandestina dal Messico agli Stati Uniti. Da segnalare anche la sequenza iniziale con i robot cattivi che escono dal mare, in stile sbarco in Normandia. La scelta anticlimatica di uccidere John Connor a inizio film è stata poi molto criticata: come per la morte di Newt in "Alien³", ci si sbarazza con troppa noncuranza di un personaggio chiave delle pellicole precedenti. Curiosità: a pronunciare la frase-tormentone "I'll be back" ("Torno presto", in italiano) stavolta è Linda Hamilton, non Schwarzenegger. Visto il finale aperto (il "destino oscuro" rappresentato dal cupo futuro delle macchine non viene sventato: tutto il film racconta solo della fuga dei nostri eroi dal Terminator cattivo, senza peraltro mai un piano preciso per sconfiggerlo), i produttori pensavano di rendere questo film il primo di una nuova trilogia (tanto per cambiare: era l'intenzione anche del quarto e del quinto capitolo!), ma il meritatissimo flop al botteghino ha bloccato ogni piano. E chissà che il settimo film, se mai ci sarà, non resetterà di nuovo tutto.

28 agosto 2020

Atto di forza (Paul Verhoeven, 1990)

Atto di forza (Total Recall)
di Paul Verhoeven – USA 1990
con Arnold Schwarzenegger, Rachel Ticotin
**1/2

Rivisto in TV.

Operaio in un’industria di costruzioni e sposato con un’avvenente bionda (Sharon Stone), Douglas Quaid (Schwarzy) ha ricorrenti incubi notturni in cui sogna di essere un agente segreto su Marte. Quando si rivolgerà alla Rekall, un’agenzia di viaggi virtuali specializzata in innesti di memorie fasulle, scoprirà che proprio quella era la sua vita reale, e che il ricordo dell’esistenza quotidiana sulla Terra (con tanto di finta moglie) gli è stato impiantato artificialmente per scopi misteriosi… Da un racconto di Philip K. Dick (“Ricordiamo per voi”), da cui prende però solo lo spunto e modifica gli sviluppi e il finale, un action movie fantascientifico che unisce ottime trovate (su tutte il tema dei ricordi virtuali, che lascia sospettare a più riprese che anche quello che vediamo sullo schermo sia solo frutto dell’immaginazione del protagonista: la pellicola si chiude addirittura con Douglas che si domanda: “E se fosse stato tutto un sogno?”) a scene d’azione non particolarmente innovative o memorabili, soprattutto quando la storia si trasferisce su Marte. Ed è un vero peccato che una Sharon Stone così cattiva, bellissima e supersexy, esca di scena dopo poco più di una ventina di minuti: farà ancora una comparsata più avanti, ma non c’è proprio confronto fra lei e la co-protagonista Rachel Ticotin. I cattivi sono Ronny Cox, Michael Ironside e Mel Johnson Jr. Niente di speciale le scenografie (gli ambienti su Marte, i costumi e i veicoli sembrano provenire da un film degli anni settanta), bene invece il trucco e gli effetti visivi (di Rob Bottin, premiato con l’Oscar): oltre ai vari “mutanti” e mostriciattoli vari (come Kuato, il capo della ribellione contro il governatore marziano), è rimasto iconico il travestimento da “signora grassa” di Schwarzy al suo sbarco sul pianeta rosso. Al netto della veste fantascientifica, il soggetto è praticamente hitchcockiano, con un “uomo qualunque” (perché è questo che Douglas è, senza le memorie del suo autentico alter ego Hauser) in fuga e invischiato in un intrigo internazionale (anzi, interplanetario!) di cui non conosce i dettagli. E se all’inizio alcune cose ci sembrano strane (perché i cattivi lo vogliono vivo?), tutto poi tornerà, grazie anche a qualche colpo di scena non proprio prevedibile. Nel complesso il mix fra futuro (con ologrammi e schermi giganti), trip mentali e filosofici (tipici di Dick) e l’estrema violenza del cinema di Verhoeven (in abbinamento con i muscoli di Schwarzy, vero e proprio “Maciste nello spazio”) funziona. I produttori giocarono con l’idea di farne un sequel (ispirandosi a un altro racconto di Dick, “Rapporto di minoranza”), prima di rinunciare e lasciare tale racconto a Spielberg (che nel 2002 vi trarrà “Minority report”). Un remake nel 2012.

15 febbraio 2019

Terminator Genisys (Alan Taylor, 2015)

Terminator Genisys (id.)
di Alan Taylor – USA 2015
con Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke
*1/2

Visto in TV.

Nel 2029, mentre sta per scattare l'ultima offensiva contro le macchine che hanno decimato l'umanità, il capo della resistenza John Connor (Jason Clarke) invia indietro nel tempo fino al 1984 uno dei suoi soldati, il fido Kyle Reese (Jai Courtney), affinché protegga la propria madre Sarah Connor (Emilia Clarke) dalla minaccia del Terminator che la vuole uccidere. Ma rispetto al film originale di James Cameron, qualcosa nella linea temporale è cambiato: Kyle trova ad attenderlo un T-1000 (il robot di metallo liquido visto in "Terminator 2"), mentre Sarah è già stata salvata – e addestrata a combattere sin da quando aveva 9 anni – da un vecchio modello T-800 (Arnold Schwarzenegger), denominato "Guardiano". Insieme, Kyle, Sarah e il Guardiano (che la ragazza chiama "Papà": e le dinamiche fra lui e Kyle sono proprio quelle di un padre e di un fidanzato), cercheranno di impedire il "giorno del giudizio", che in questa nuova realtà temporale non avverrà nel 1997 ma è previsto per il 2017, quando il sistema operativo Genisys, che renderà connessi tutti i dispositivi elettronici del mondo, sarà messo online. Ad ostacolarli, questa volta, c'è nientemeno che lo stesso John Connor, trasformato in un inarrestabile ibrido uomo/macchina (T-3000). Reboot della saga che tenta di ripartire dagli elementi iconici dei primi due film (quelli diretti da Cameron) e di ignorare i due successivi (ma almeno il terzo non era certo inferiore a questo), oltre che di spostare di vent'anni in avanti il setting della vicenda. L'operazione puzza di una certa arroganza, fra continue strizzatine d'occhio alle prime due pellicole, una sceneggiatura contorta e meccanica, scene d'azione più noiose che avvincenti e un astruso rant contro il moderno mondo connesso e l'Internet delle Cose. Ed è dunque ironico che, visto il flop al botteghino in patria, il film (che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare origine a una trilogia) sarà a sua volta ignorato dall'ennesimo reboot in programma, prodotto dallo stesso Cameron. Del cast, manco a dirlo, Schwarzy è sempre la punta di diamante, anche con le rughe e i capelli grigi ("Sono vecchio, non obsoleto"). In ogni caso, grazie alla computer grafica, appare anche in versione "giovane" (molte scene del primo film sono state ottimamente ricostruite). A differenza dei loro personaggi, e nonostante il cognome uguale, Jason Clarke ed Emilia Clarke non sono imparentati. J.K. Simmons è il poliziotto veterano O'Brien, che aiuta i nostri eroi perché li aveva già incontrati nel 1984.

20 novembre 2017

Commando (Mark L. Lester, 1985)

Commando (id.)
di Mark L. Lester – USA 1985
con Arnold Schwarzenegger, Vernon Wells
***

Rivisto in DVD, con Giovanni e Sabrina.

L'ex colonnello delle forze armate John Matrix (Schwarzenegger) vive con la figlioletta Jenny (Alyssa Milano) in uno chalet di montagna. Quando i cattivi gli rapiscono la bambina per convincerlo a deporre il presidente di una nazione sudamericana, lui si incazza e fa fuori tutti. La trama è tutta qui: il resto lo fanno i muscoli di Schwarzy, le esplosioni e le sparatorie, un body count di proporzioni epiche, e tanta, tanta ironia (con battute del tipo: "Ricordi quando ti ho detto che ti avrei ammazzato per ultimo?" - "Sì, l'hai detto, l'hai detto!" - "Ti ho mentito"). Quasi una risposta al "Rambo" di Sylvester Stallone, ma con un pregio: non si prende affatto sul serio. Le esagerazioni, i buchi logici e la caratterizzazione inesistente dei personaggi (buoni e cattivi sono tagliati con l'accetta) in questo caso non sono difetti, ma caratteristiche strutturali della pellicola, che concorrono al divertimento di uno spettatore disposto, con una buona dose di ingenuità, ad accettarne le regole. Piccolo cult, che ha contribuito a cementare la popolarità di Schwarzy (già reduce da "Conan il barbaro" e dal primo "Terminator"), mettendone in luce per la prima volta quel lato comico che lo contraddistinguerà dal "rivale" Stallone e che tornerà spesso in futuro (si pensi in particolare a "Last Action Hero", una parodia delle pellicole d'azione di cui questo "Commando" sembra quasi un antipasto: manca soltanto l'esplicitazione del fatto che si tratta di una satira). La sceneggiatura (lo so, in questo caso è una parola grossa) è di Steven E. de Souza, ma fra i soggettisti figura anche il futuro fumettista Jeph Loeb, a inizio carriera. Al momento di imbarcarsi sull'aereo, Schwarzy cita per la prima volta sé stesso con la frase "I'll be back" (già detta in "Terminator"), che il doppiaggio italiano rende con "Ti ripagherò molto bene". Rae Dawn Chong è l'hostess Cindy, che aiuta suo malgrado il protagonista, mentre Dan Hedaya (il boss sudamericano) e Vernon Wells (l'ex commilitone Bennett) sono i cattivi.

8 settembre 2015

Conan il distruttore (Richard Fleischer, 1984)

Conan il distruttore (Conan the destroyer)
di Richard Fleischer – USA 1984
con Arnold Schwarzenegger, Grace Jones
*1/2

Rivisto in TV.

Secondo film dedicato al personaggio nato dalla penna di Robert E. Howard. Rispetto al prototipo, il "Conan il barbaro" diretto da John Milius due anni prima, è sicuramente un film su scala minore, in cui si respira meno epicità, meno magia e meno sense of wonder. Girato in Messico, presenta un canovaccio pieno di cliché (il soggetto è dei "marvelliani" Roy Thomas e Gerry Conway, rimasti peraltro insoddisfatti dalla sceneggiatura finale, al punto da realizzarne poi una propria versione a fumetti), prevedibile dall'inizio alla fine. Questa volta l'eroe cimmero è incaricato di recuperare un prezioso manufatto per ordine di una regina-strega, che intende servirsene per riportare in vita il malvagio dio Dagoth. Il barbaro, con l'aiuto di un pugno di compagni – fra i quali il ladro Malak (Tracey Walter), il mago Akiro (Mako Iwamatsu, già apparso nella precedente pellicola), il soldato Bombaata (il cestista Wilt Chamberlain) e la guerriera Zula (la cantante Grace Jones) – riesce nell'impresa, ma poi si rivolterà contro la regina quando scopre che intende sacrificare la propria figliastra Jehnna (Olivia D'Abo) per consentire a Dagoth di dominare il mondo. Rispetto al primo film, la produttrice Raffaella De Laurentiis scelse di diminuire le scene più violente, in favore di un'avventura più leggera e fumettistica. Il risultato, però, è noioso e senza guizzi. Costumi, scenografie ed effetti speciali sono al risparmio, anche se ci ha messo mano Carlo Rambaldi (che ha creato il mostro finale, sotto la cui maschera si cela il wrestler André the Giant). La rapida ascesa di Schwarzenegger nell'olimpo dei divi di Hollywood impedì la realizzazione di un terzo film, che avrebbe dovuto chiamarsi "Conan il conquistatore" e il cui script fu adattato per trasformarlo nel film di Kull, un altro personaggio di R.E. Howard. Conan tornerà invece sul grande schermo solo nel 2011, con un reboot di scarso successo.

8 settembre 2014

I mercenari 3 (Patrick Hughes, 2014)

I mercenari 3 (The Expendables 3)
di Patrick Hughes – USA 2014
con Sylvester Stallone, Mel Gibson
**

Visto al cinema Plinius, con Monica e Sabrina.

Per avere la meglio su Conrad Stonebanks (Mel Gibson), commilitone da tempo creduto morto e invece riciclatosi come trafficante d'armi, il leader dei "Sacrificabili" Barney Ross (Sylvester Stallone) medita di mandare in pensione la sua vecchia squadra (Jason Statham, Dolph Lundgren, Randy Couture, Terry Crews) in favore di un nuovo team di giovanissimi (Kellan Lutz, Ronda Rousey, Glen Powell, Victor Ortiz). Ma alla resa dei conti avrà ancora bisogno dell'aiuto dei vecchi compagni, nonché dei redivivi Arnold Schwarzenegger e Jet Li. Per la terza volta Stallone riunisce attorno a sé un cast stellare di eroi d'azione, stagionati o meno, per mettere in scena una sequenza ininterrotta di combattimenti, sparatorie, esplosioni e battute ironiche sulla falsariga del cinema action degli anni '80. Come sempre la trama conta poco, e il divertimento nasce dall'interazione di tanti pezzi da novanta; ma questa volta il meccanismo non sembra del tutto oliato e molti character sono sacrificati oltre misura. Pur ravvivato da numerose new entry (in particolare Gibson nel ruolo del cattivo; ma ci sono anche Harrison Ford, che sostituisce Bruce Willis come collegamento fra la CIA e il gruppo; Antonio Banderas, che dà vita a un personaggio schizzato e logorroico; e Wesley Snipes, medico con la passione per i coltelli), il film risulta dunque inferiore ai due capitoli precedenti (e in particolare al secondo, che rimane per me il migliore). Le cose da ricordare sono il personaggio di Banderas, come già detto, e la battuta di Stallone al termine dello scontro con Gibson: "Io sono l'Aja!". Pierce Brosnan e Dwayne Johnson (The Rock) sarebbero già in trattative per apparire nel quarto capitolo.

28 maggio 2013

True lies (James Cameron, 1994)

True lies (id.)
di James Cameron – USA 1994
con Arnold Schwarzenegger, Jamie Lee Curtis
***

Rivisto in TV, con Sabrina.

All'insaputa della moglie Helen e della figlia Dana, che lo credono un noioso rappresentante di computer, Henry Tasker (Schwarzy, al terzo film con Cameron dopo i due "Terminator") è in realtà un agente segreto che combatte in mezzo mondo contro il terrorismo. Ispirato a un film francese di tre anni prima ("La Totale!" di Claude Zidi), una commedia che mescola gli stereotipi del cinema d'azione (il riferimento diretto è 007: si pensi soltanto all'incipit, con la "mini-missione" in Svizzera, l'intrusione alla festa e la fuga sulla neve) con gli equivoci coniugali in stile hawskiano (tutta la parte centrale, quella in cui Henry sospetta dell'infedeltà di Helen, è sicuramente la migliore del film), e cui non manca nemmeno una punta di ironica misoginia. Se Schwarzy per una volta si sforza di recitare, a rubargli la scena è una strepitosa Jamie Lee Curtis nei panni di Helen, contemporaneamente comica e sexy: indimenticabile, per esempio, il suo spogliarello impacciato ma sensuale nella stanza d'albergo, davanti a un uomo che – a sua insaputa – è proprio suo marito. Spettacolari, comunque, le scene d'azione, talmente "cariche" nel comparto acrobazie, spari ed esplosioni (la sparatoria nei bagni, l'inseguimento fra il cavallo e la moto che culmina sulla terrazza dell'hotel, la fuga dalla base dei terroristi – così esagerata da sembrare una sequenza di "Commando" – e l'attacco finale con il jet contro il palazzo) da poter passare quasi per una parodia del genere come "Last Action Hero". Al momento della sua uscita si trattava di uno dei film più costosi mai prodotti (oltre 100 milioni di dollari), anche se a rivederla oggi si potrebbe definirla come la pellicola meno ambiziosa di Cameron, quasi una pausa di "leggerezza" fra un "Terminator 2" e un "Titanic". Il tema portante, annunciato sin dal titolo, è quello delle bugie: se uno dei talenti di una spia è proprio quello di saper mentire, per condurre la sua "doppia vita" Henry deve farlo tanto con i nemici che con la sua famiglia. Mente però anche Helen, che sogna una vita avventurosa a fianco del "belloccio" Simon (Bill Paxton); mente quest'ultimo, venditore di auto usate che si spaccia per spia pur di conquistare le sue prede femminili; e mentono, prima o poi, quasi tutti i personaggi. Ma le bugie si ritorcono più volte contro di loro, come quando Henry, per mettere alla prova la moglie e verificare se lei lo ama davvero, le fa credere di essere stata assoldata a sua volta come agente segreto, finendo però per coinvolgerla veramente nella sua lotta contro i terroristi arabi (a proposito: il muro di Berlino era crollato da poco, e dunque al posto dei soliti russi ecco che i cattivi sono islamici; ai tempi ci furono critiche per questa scelta, ma con il senno di poi il film – uscito sette anni prima dell'11 settembre – seppe davvero cogliere o anticipare i tempi; e proprio dopo l'attentato delle Torri Gemelle, Cameron mise da parte il progetto di realizzare un sequel, affermando che il terrorismo non era più un argomento da affrontare in maniera leggera). Battute memorabili: Helen che, dopo aver visto Schwarzy in azione, commenta: "Ho sposato Rambo!". Ed Henry che, alla moglie che gli chiede se abbia mai ammazzato qualcuno, risponde candidamente: "Sì, ma erano tutti cattivi". Nel cast anche Charlton Heston (il capo dell'agenzia segreta per cui lavora Henry), Art Malik (il capo della "Crimson Jihad"), Eliza Dushku (Dana, la figlia di Henry ed Helen) ma soprattutto la bella Tia Carrere (l'infida trafficante d'arte che lavora per i terroristi).

7 aprile 2013

Last Action Hero (John McTiernan, 1993)

Last Action Hero - L'ultimo grande eroe (Last Action Hero)
di John McTiernan – USA 1993
con Arnold Schwarzenegger, Austin O'Brien
***1/2

Rivisto in DVD, con Sabrina.

Il dodicenne Danny è un grande appassionato di film d'azione e in particolare della serie di "Jack Slater", con protagonista Arnold Schwarzenegger. Invitato dall'anziano proiezionista Nick ad assistere in anteprima al nuovo "Jack Slater IV", grazie a un biglietto magico (donato anni prima a Nick dal mago Houdini) il bimbo si ritrova "risucchiato" all'interno del film, in grado di interagire con il suo eroe e con la trama. Le cose si complicheranno quando, per mezzo dello stesso biglietto, il "cattivo" del film fuggirà nel mondo reale (un luogo dove "anche i cattivi possono vincere"), costringendo Danny e Jack Slater a seguirlo. Geniale parodia metacinematografica del genere degli action movie, che gioca a prendere in giro proprio quelle pellicole su cui Schwarzy, il regista John McTiernan e lo sceneggiatore Shane Black hanno costruito la loro fama: a essere particolarmente presi di mira, per esempio, sono film come "Die Hard" o "Arma letale". Nonostante le molte trovate geniali, fu un clamoroso flop al box office e ottenne anche scarso successo di critica, cosa che ho sempre trovato ingiusta, come se gli spettatori e i critici non avessero compreso fino in fondo l'autoironia della pellicola e si siano dimostrati incapaci di distinguere l'originale dalla parodia (anche perché in fondo, a parte le esagerazioni, il "film nel film" non è poi così diverso dalle tante pellicole fracassone uscite veramente al cinema in quegli anni: si pensi alle "battutacce" e ai numerosi cliche, per esempio nelle scene degli inseguimenti, dove ogni automobile che esce di strada esplode regolarmente, e l'immancabile musica di Michael Kamen – che proviene diegeticamente dallo stereo portatile dello stesso Slater – fa il verso a sé stessa: che differenza con le scene ambientate nello "squallido" e cupo mondo reale, dove piove sempre e non tutte le donne sono supermodelle!). O forse era stata sovrastimata la cultura cinefila richiesta, che spazia da "Amadeus" (di fronte a F. Murray Abraham, Danny mette in guardia Jack: "Ha ucciso Mozart!") a Bergman (la morte de "Il settimo sigillo", che esce dalla proiezione nel finale, è interpretata da Ian McKellen), da Laurence Olivier (impagabile il suo "Amleto" rifatto da Schwarzenegger – "Essere o non essere? Non essere!" – e presentato, nella classe di Danny, da Joan Plowright, che di Olivier fu la terza moglie) a Humphrey Bogart (che compare in versione "rimasterizzata"!). Per non parlare dei riferimenti al mondo dei cartoni animati (dalla ditta ACME, che produce dinamite e altri aggeggi, al "gatto animato" che interagisce con gli esseri umani come in "Chi ha incastrato Roger Rabbit": ma tutte le scene d'azione sono così ricche di improbabili capitomboli da ricordare più un cartoon che un film dal vivo). In più, l'elemento fantastico è parente di quello dei film di Frank Capra o Renè Clair (il vecchio proiezionista ricorda l'anziano giornalista di "Avvenne domani", il riferimento a Houdini è un rimando agli anni venti e trenta). Le strizzatine d'occhio sono veramente tantissime: da Sylvester Stallone che – nel mondo di Slater, dove Schwarzy non esiste – è il protagonista di "Terminator", ai riferimenti ad "E.T." (Danny che vola in bici), dai camei nel film (Sharon Stone, Robert "T-1000" Patrick) e nella "realtà" (James Belushi, MC Hammer, Damon Wayans, Chevy Chase, Timothy Dalton, Jean-Claude Van Damme) alle gag con il "vero" Schwarzenegger e la moglie Maria Shriver che lo rimprovera di fare troppa pubblicità alle sue catene di ristoranti. Nell'occasione Schwarzy prende ripetutamente in giro sé stesso (come quando utilizza a sproposito la sua celebre battuta "I'll be back"; ma proprio questo film genera una nuova catch-phrase ad effetto: "Madornale errore!"). Fra le trovate indimenticabili, il malvagio Benedict (Charles Dance) con i suoi occhi di vetro intercambiabili e la scena dei cani ("Attento! Sono addestrati"). Nel ricco cast, anche Anthony Quinn (il mafioso Tony Vivaldi), Tom Noonan (lo Squartatore), Mercedes Ruehl (la madre di Danny) e Bridgette Wilson (la figlia di Slater).

2 settembre 2012

I mercenari 2 (Simon West, 2012)

I mercenari 2 (The Expendables 2)
di Simon West – USA 2012
con Sylvester Stallone, Jean-Claude Van Damme
**1/2

Visto al cinema Uci Bicocca, con Sabrina, Elena, Monica e Roberto.

I "sacrificabili" sono tornati! Come nel primo capitolo, Sylvester Stallone (autore anche della sceneggiatura, ma non della regia che stavolta ha lasciato a Simon West) ha riunito attorno a sé un nutritissimo roster di star del cinema d'azione degli anni ottanta, veri "pezzi da museo" (come recita ironicamente una delle tante battute del film) e totem di un'epoca in cui questo genere puntava le proprie carte sugli scontri fisici e non sugli effetti speciali generati al computer. Inutile aggiungere che la pellicola, per i nostalgici e i fan di quel tipo di film, è imperdibile quanto la precedente, pur scontando il rischio della ripetizione; ma rispetto al primo capitolo i dialoghi sono conditi da maggior humour: tanti gli in-jokes, in particolare, che riguardano Schwarzenegger ("Sono tornato!"). Se Jet Li esce di scena dopo poche sequenze, in compenso rispetto al precedente episodio Schwarzy e Bruce Willis hanno maggior spazio – e partecipano al combattimento finale – e soprattutto fanno la loro comparsa Chuck Norris (memorabile la sua entrata, accompagnata dal refrain de "Il buono, il brutto, il cattivo" di Morricone e seguita dall'attore stesso che racconta una delle tante "leggende urbane" che circolano in internet su di lui: "Una volta sono stato morso da un cobra. Ma dopo cinque giorni di dolore atroce... il cobra è morto") e Jean-Claude Van Damme nei panni del "cattivo", lo spietatissimo Jean Vilain (si chiama proprio così!). Questi ha deciso di impadronirsi delle riserve di plutonio che i sovietici hanno nascosto in una miniera bulgara, ma troverà sulla sua strada i nostri eroi, decisi a vendicare la morte del più giovane di loro (il "pivello" Liam Hemsworth). Tutto il cast (completato da Jason Statham, Dolph Lundgren, Terry Crews, Randy Couture e da una donna, Nan Yu) è protagonista di sparatorie, combattimenti e inseguimenti senza soluzione di continuità e ad alto livello di testosterone: il film mantiene tutte le sue promesse, che non comprendevano certo raffinati momenti di introspezione psicologica. Peccato solo che Schwarzy e Norris abbiano girato le loro scene in pochi giorni (e si vede: entrano ed escono dalla storia in maniera un po' casuale). Fra le performance migliori, quelle di Lundgren e Van Damme. Un terzo episodio è in cantiere: i produttori hanno già contattato Steven Seagal, Mel Gibson e altri ancora.

8 maggio 2011

Terminator 3: Le macchine ribelli (J. Mostow, 2003)

Terminator 3: Le macchine ribelli (Terminator 3: Rise of the Machines)
di Jonathan Mostow – USA 2003
con Arnold Schwarzenegger, Nick Stahl
**1/2

Rivisto in DVD.

John Connor credeva di essere riuscito a scongiurare l'avvento del "giorno del giudizio" (ovvero il momento in cui la rete informatica Skynet avrebbe sviluppato l'autocoscienza e lanciato un attacco nucleare contro l'umanità, dando inizio alla rivolta delle macchine), ma in realtà lo aveva solo rinviato. Dieci anni dopo gli eventi di "Terminator 2", un nuovo cyborg proveniente dal futuro (questa volta di aspetto femminile: la terminatrix T-X) giunge per dare la caccia a lui e a coloro che diventeranno i suoi luogotenenti, compresa la veterinaria Kate Brewster, sua futura moglie e braccio destro. Proprio Kate ha inviato a sua volta indietro nel tempo un altro Terminator, riprogrammato per proteggere John e sé stessa e assicurarsi che sopravvivano al disastro nucleare. Forse non c'era bisogno di nuovi capitoli della saga (come dimostra il mancato coinvolgimento di Cameron), ma almeno il semisconosciuto Mostow non stravolge lo spirito dell'originale e riesce addirittura a rimediare ai "danni" del secondo capitolo, rimettendo la storia su binari più stabili e correggendo alcuni paradossi temporali (creandone però di altri: come fa il cyborg "buono" a essere già dotato di senso dell'umorismo e addestrato a non fare vittime umane?). Anche se è ambientato tutto in un solo giorno, la struttura del film ricalca da vicino quella dei due lungometraggi precedenti, e in particolare quella di "Terminator 2", con tanto di caccia all'uomo e lotta fra due androidi (con quello cattivo più avanzato e dotato di capacità mimetiche). Certo, il film non ha lo stesso impatto degli primi due episodi, e da un punto di vista tecnico e artistico il confronto con le pellicole di Cameron risulta tutto a suo svantaggio: è più semplice e lineare, meno ambizioso e sofisticato, e punta solo a intrattenere il pubblico (riuscendoci peraltro abbastanza bene) senza innovare od offrire particolari suggestioni (bello comunque il finale apocalittico). Eppure è salvato da una buona dose di ironia (l'arrivo di Schwarzenegger parodizza quelli dei primi due film: esilarante la scena in cui inforca i frivoli occhiali dello stripper di un locale per sole donne) e da alcune adrenaliche sequenze d'azione (su tutte l'inseguimento con l'autogru che devasta l'intera strada). L'unico attore a tornare dagli episodi precedenti, oltre a Schwarzy, è Earl Boen, lo psicologo della polizia che fa una breve comparsata. Linda Hamilton è invece assente: apprendiamo infatti che Sarah Connor è morta, e che da allora John si è dato alla fuga da sé stesso e dalle sue responsabilità. Deludente, tutto sommato, Kristanna Loken nei panni della Terminatrix: peccato, perché l'idea di un'antagonista femminile era buona (divertente l'espressione orgasmica che assume quando si rende conto che il suo bersaglio primario, ossia John Connor, è nelle vicinanze), mentre Nick Stahl e la simpatica Claire Danes in quelli di John e Kate non lasciano particolare impressione (tanto che nel quarto film verranno entrambi sostituiti da altri attori). Per Schwarzy, che ormai inizia a mostrare i suoi anni (i muscoli sono frutto della computer grafica!), è stato l'ultimo ruolo da protagonista prima di dedicarsi alla politica e diventare governatore della California. Curiosa una citazione da "Commando" ("Hai detto che mi lasciavi andare!" – "Ho mentito"). La scena in cui Schwarzy porta sulla spalla la bara di Sarah Connors, piena di armi, potrebbe invece essere un omaggio a "Django". Nella base militare dove viene risvegliata Skynet si possono ammirare i prototipi dei velivoli robotici che le macchine useranno nel futuro e persino degli stessi Terminator (naturalmente il modello è T-1!): e in una scena tagliata, Schwarzy interpreta un sergente dell'esercito le cui fattezze verranno prese a modello per la costruzione dei futuri robot.

6 maggio 2011

Terminator 2: Il giorno del giudizio (J. Cameron, 1991)

Terminator 2: Il giorno del giudizio (Terminator 2: Judgment Day)
di James Cameron – USA 1991
con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton
**1/2

Rivisto in DVD.

Dopo il fallimento della missione del primo Terminator – che dal 2029 era stato spedito indietro nel tempo per eliminare Sarah Connor, la madre del capo dei ribelli, prima che questi nascesse – il computer Skynet ha inviato una nuova macchina da guerra per uccidere John Connor quando è ancora un ragazzino. Ma stavolta a difendere lui e la madre sarà un altro androide, un Terminator riprogrammato nel futuro dallo stesso John con l'incarico di proteggere sé stesso. Il che consente a Schwarzenegger, ormai consolidatosi come divo del cinema d'azione (nel 1984, invece, era ancora all'inizio della sua carriera cinematografica), di interpretare il ruolo dell'eroe, lasciando quello dell'antagonista a Robert Patrick nei panni del temibile T-1000, robot composto di metallo liquido e in grado di alterare le proprie fattezze (assumendo l'aspetto di chiunque o modellando parti del proprio corpo in lame affilate). Oltre a sopravvivere alla caccia che dà loro il terribile nemico, Sarah (una Linda Hamilton muscolosissima, trasformatasi in una vera e propria guerrigliera) e John (il tredicenne Edward Furlong, al suo esordio sullo schermo) cercheranno di impedire la nascita di Skynet distruggendo il laboratorio dove gli scienziati stanno mettendo a punto il nuovo network informatico (ispirandosi al chip ritrovato sette anni prima fra i rottami del primo Terminator). E alla fine, sembra in effetti che il successo arrida: "Il futuro, di nuovo ignoto, scorre verso di noi".

Pur riconoscendo alla pellicola il forte impatto spettacolare (e l'enorme influenza che ha avuto sull'industria del cinema d'azione e d'intrattenimento), confesso di non essere mai riuscito ad amare più di tanto questo film. Già il semplice fatto che sia un sequel del primo "Terminator", che era narrativamente esauriente e completo nella sua circolarità, mi fa storcere il naso: e questo senza considerare il cambio di caratterizzazione dei personaggi principali (Sarah e Schwarzy) e le numerose contraddizioni (nel primo film si affermava che la macchina del tempo era stata distrutta dopo la partenza di Reese e del primo Terminator; che in assenza di tessuti viventi – come nel caso del T-1000 – non si poteva viaggiare nel tempo; e soprattutto, si lasciava intendere che il futuro non poteva essere cambiato, anzi era stato il viaggio stesso di Reese a causare la nascita di John Connor, mentre stavolta le azioni dei personaggi alterano eccome lo svolgersi degli eventi: non un dettaglio di poco conto ma una "rivoluzione" che in un film di SF basato sui paradossi temporali ne stravolge l'intera filosofia). In più, storia e dialoghi soffrono per un pizzico di retorica e di buonismo (il robot che impara il significato delle lacrime, il bambino – insopportabile, come quasi tutti i bambini nei film di questo tipo – che lo comanda a bacchetta come un giocattolo e gli chiede di non uccidere nessuno) e il racconto procede in maniera più farraginosa ed elaborata rispetto alla relativa semplicità del prototipo. Innegabile, comunque, la maestria di Cameron nelle scene d'azione, che hanno fatto scuola nel genere dell'action ad alto budget (il film è costato oltre 100 milioni di dollari, contro i 6,5 milioni del prototipo, e all'epoca si trattava del lungometraggio più costoso mai realizzato: in seguito, tuttavia, il regista canadese saprà anche superarsi).

Oltre agli spettacolari inseguimenti (che coinvolgono auto, moto, camion, elicotteri), alle sparatorie e alle esplosioni di ogni tipo, alla sua uscita la pellicola affascinò gli spettatori per gli innovativi effetti speciali digitali: le trasformazioni del T-1000, in particolare, rappresentarono uno dei primi casi di utilizzo della computer grafica per dare vita a un personaggio realistico che si muove in ambienti in live action (una tecnica che lo stesso Cameron aveva già sperimentato nel suo precedente "Abyss"). Molte scene e situazioni ne richiamano di analoghe del primo film: dall'incipit (i due viaggiatori del tempo che appaiono nudi in una bolla di energia e che devono procurarsi gli abiti) allo scontro finale in una fabbrica. Ma se nei primi minuti lo spettatore è portato a credere che Schwarzy sia ancora il cattivo e che Robert Patrick faccia le veci del salvatore di Sarah, come nel film del 1994 era stato Michael Biehn, ben presto si scopre che questa volta le cose non stanno così. Indicativo come le iniziali del futuro "messia" John Connor, destinato a salvare l'umanità, siano le stesse (in inglese) di... Gesù Cristo! Ma in fondo sono anche le stesse del regista, James Cameron. Da notare che nell'edizione italiana, quando Scharzy dice "Hasta la vista, baby" prima di sparare al T-1000, non è doppiato: si tratta della sua vera voce. Oltre ad Arnold e alla Hamilton, dal primo film ritorna anche il personaggio interpretato da Earl Boen, lo psichiatra della polizia. Una curiosità: al suo quinto lungometraggio, Cameron poteva già contare nella sua filmografia ben tre sequel: "Piraña paura", "Aliens scontro finale" e questo (l'unico di cui aveva girato anche il prototipo).

28 aprile 2011

Terminator (James Cameron, 1984)

Terminator (The Terminator)
di James Cameron – USA 1984
con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Michael Biehn
***1/2

Rivisto in DVD.

Da un cupo futuro in cui un sistema informatico (Skynet, nato per la difesa nucleare) ha sviluppato l'autocoscienza e ha scatenato un conflitto globale per sterminare l'umanità, e in cui i pochi sopravvissuti lottano disperatamente contro le macchine che si sono impadronite del pianeta, giunge nel presente (ossia nella Los Angeles del 1984) un androide implacabile e inarrestabile – un "Terminator" – per eliminare la giovane Sarah Connor, che è destinata a diventare la madre di John, il carismatico capo della resistenza. La guerra si sta infatti decidendo in favore degli uomini, e intervenire nel passato per eliminare il nemico prima ancora che possa nascere sembra ormai l'ultima carta rimasta a disposizione delle macchine. Ma in soccorso della ragazza arriva anche un soldato umano, Kyle Reese, che ha seguito il robot per impedirgli di portare a termine il suo compito. Autentica pietra miliare del cinema di fantascienza e d'azione, considerato da Cameron il suo vero debutto (il precedente "Piraña paura" era infatti un lavoro su commissione ed era stato ampiamente rimaneggiato dal produttore), "Terminator" ha segnato indelebilmente l'immaginario cinematografico degli anni ottanta e non solo, facendo decollare la carriera del regista (e quella di Schwarzenegger) e ispirando innumerevoli imitazioni, riletture e parodie (non soltanto nel cinema ma anche, per esempio, nel fumetto). Basato su un plot relativamente semplice, in cui il tema del viaggio nel tempo – con relativi paradossi – e quello del conflitto futuro fra uomini e macchine fanno in realtà soltanto da cornice a un action movie contemporaneo basato sulla fuga e sulla caccia all'uomo, il film ha il suo punto di forza nell'indimenticabile antagonista, una macchina da guerra che sembra davvero indistruttibile. Memorabile, in particolare, il modo in cui nel finale continua a "risorgere" ogni volta che i due protagonisti sono convinti di averlo distrutto, uscendo per esempio dall'incendio di un'autocisterna ridotto a un semplice scheletro metallico (in assenza di computer grafica, il mago degli effetti speciali Stan Winston lo anima a passo uno, come aveva fatto Ray Harryhausen ne "Gli argonauti"), con lo sguardo elettronico che, proprio come "l'occhio" di Hal 9000, si spegnerà definitivamente soltanto alla fine.

Girato con un budget relativamente basso (almeno per quelli che saranno in seguito gli standard di Cameron), il film emoziona con i suoi temi apocalittici e tecnologici e mette i brividi in più di un'occasione: non solo per le spettacolari scene d'azione (l'arrivo del robot e di Kyle nel presente, gli inseguimenti per le strade di Los Angeles, l'incursione del Terminator nella stazione di polizia) ma anche per i piccoli dettagli (il robot che si taglia via i lembi di pelle danneggiata e si cava un bulbo oculare, rivelando i meccanismi sottostanti e le ottiche rosso fuoco, con la conseguente necessità di inforcare quegli occhiali da sole che ne hanno segnato la classica iconografia). E forse si vede qui, per la prima volta, quella visuale in soggettiva di un androide o cyborg che in seguito, a partire da "Robocop", diventerà una costante del genere. Scharzy (mai come in questo caso la sua inespressività si rivela vincente), nel ruolo più celebre della sua carriera, pronuncia in tutta la pellicola soltanto una manciata di battute (fra cui le celebri "Sarah Connor?" e "I'll be back", quest'ultima incautamente tradotta in italiano con "Aspetto fuori": ma naturalmente gli adattatori non potevano prevedere che sarebbe diventata un tormentone) e sfoggia l'aspetto fisico e muscoloso dei tempi d'oro, di quando cioè era un campione di bodybuilding. Linda Hamilton e Michael Biehn, tecnicamente i veri protagonisti del film, passano così in secondo piano rispetto al loro nemico. Film "circolare", chiuso e perfetto in sé stesso, è stato in seguito rivisitato da Cameron con un sequel più ambizioso e spettacolare ma in fondo narrativamente superfluo: in anni successivi, infine, la saga è stata ampliata a dismisura con altri lungometraggi e una serie televisiva ("The Sarah Connor Chronicles"), stavolta senza il coinvolgimento del regista canadese, che contraddicono in parte gli eventi narrati in precedenza.

3 ottobre 2010

Conan il barbaro (John Milius, 1982)

Conan il barbaro (Conan the barbarian)
di John Milius – USA 1982
con Arnold Schwarzenegger, James Earl Jones
**

Rivisto in DVD, con Monica, Andrea ed Elena.

Conan il cimmero, personaggio creato dallo scrittore Robert E. Howard e reso popolare dalle illustrazioni di Frank Frazetta (oltre che dalla serie a fumetti Marvel scritta da Roy Thomas e disegnata da Barry Windsor-Smith e John Buscema), è il character simbolo per eccellenza del genere heroic fantasy, filone narrativo a base di spade e stregoneria, che molta influenza ha avuto anche nello sviluppo dei giochi di ruolo alla "Dungeons & Dragons". Il film che lo ha portato per la prima volta sullo schermo, sceneggiato dallo stesso Milius insieme a Oliver Stone, è anche quello che ha dato per la prima volta ampia notorietà al muscolosissimo Arnold Schwarzenegger, fino ad allora conosciuto soltanto per la sua attività di bodybuilder (pur avendo già recitato in qualche film di scarso successo). La citazione introduttiva di Nietzsche ("Quello che non ci uccide ci rende più forti") mette subito in chiaro qual è la filosofia del personaggio, peraltro ribadita dopo pochi minuti di pellicola ("Qual è il meglio della vita?" – "Schiacciare i nemici, inseguirli mentre fuggono, e ascoltare i lamenti delle femmine"). Conan, che proviene da una tribù di barbari del Nord e che vive le sue avventure in un mondo primordiale e fantastico, deve vedersela con lo stregone Thulsa Doom, che ha dato vita a un terribile culto del serpente. Nel cast, caratterizzato dalla presenza di numerosi attori con poca esperienza (Gerry Lopez, che interpreta il ladro Subotai, era un surfista; Sandahl Bergman, la guerriera Valeria, una danzatrice), c'è una breve parte anche per il veterano Max von Sydow nei panni del sovrano che incarica Conan di liberare la propria figlia, una principessa irretita dal perfido mago. Il barbaro accetterà di buon grado di portare a termine questo compito, anche perché proprio Thulsa Doom è colui che ha ucciso i suoi genitori. Il film dunque racconta le origini del personaggio, che erano assenti dai racconti di Howard, ma accenna anche alla sua futura grandezza: Conan è infatti destinato a diventare addirittura un re. Rivisto oggi, il film colpisce in negativo per i molti cliché e per la sua mancanza di ritmo: più che dalle parti dei blockbuster d'azione, siamo da quelle dei peplum storici o mitologici. I numerosi luoghi comuni sono comunque scusabili, visto che è nella natura stessa delle storie di Conan farvi ricorso a piene mani. Degna di nota la colonna sonora, sinfonica e corale, di Basil Poledouris. La pellicola ha avuto un sequel nel 1984, "Conan il distruttore", meno ambizioso e più leggero: nel 2011, invece, dovrebbe arrivare un remake.

9 settembre 2010

I mercenari (Sylvester Stallone, 2010)

I mercenari (The Expendables)
di Sylvester Stallone – USA 2010
con Sylvester Stallone, Jason Statham
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

Un sogno che si avvera. Un film d'azione in puro stile anni ottanta che riunisce tutti insieme i principali interpreti del genere e in particolare quelli della vecchia scuola: Sylvester Stallone (anche regista e sceneggiatore), Arnold Schwarzenegger (per lui soltanto un cameo, purtroppo, visti gli impegni politici: "Vuole diventare presidente"), Dolph Lundgren (per Ivan Drago c'è ovviamente un ruolo a metà fra il buono e il cattivo), Mickey Rourke (sfatto come in "The Wrestler", filosofo, tatuato e tatuatore), Jet Li (con il complesso dell'altezza: e vorrei ben vedere, al fianco di tanti colossi), Jason Statham (l'eroe di "The transporter" e "Crank", il mio preferito del cast) e Bruce Willis (anche lui in un ruolo ridotto)... E non basta: ci sono anche i wrestler Randy Couture e "Stone Cold" Steve Austin, l'ex giocatore di football Terry Crews e persino Gary "Ken il guerriero" Daniels! Per completare un cast davvero da favola mancherebbero soltanto (sono stati contattati, ma hanno rifiutato per motivi vari) Jackie Chan, Steven Seagal, Chuck Norris e Jean-Claude Van Damme (che pare abbia acconsentito ad apparire nel sequel). I cattivi sono Eric Roberts e David Zayas, le donzelle Giselle Itiè e Charisma Carpenter. Della trama è anche inutile parlare, visto che non conta (si tratta comunque di spodestare un dittatore di un'isola sudamericana, spalleggiato da un ex agente CIA interessato al traffico di droga): l'importante è godersi la successione senza pause di sparatorie, esplosioni, inseguimenti, scontri corpo a corpo, pugni, calci, coltellate e distruzioni assortite. E il bello è che sembra di essere tornati ai tempi di "Commando", senza traccia di tutti quelli elementi che hanno affossato il genere negli ultimi decenni, come adolescenti, fighettume vario, sottotrame idiote, eccessi tecnologici. Solo testosterone e mazzate! Con coraggio il film rinuncia anche alle influenze hongkonghesi che, da John Woo in poi, hanno modificato le pellicole d'azione (ma Corey Yuen ha comunque collaborato alle coreografie, in particolare nelle scene con Jet Li). Impressionante la fisicità dei corpi, anche quelli di interpreti che ormai hanno una certa età. Ovviamente, i più "giovani", come Statham, se la cavano meglio, ma tutti – a partire da Stallone – hanno comunque l'aria di divertirsi un mondo. E per riassumere il film, la cosa migliore è citare l'imperdibile recensione pubblicata sul sito I 400 calci: "Non importa di che sesso eravate quando siete entrati al cinema: quando uscirete, sarete UOMINI".

3 maggio 2010

L'implacabile (P. M. Glaser, 1987)

L'implacabile (The running man)
di Paul Michael Glaser – USA 1987
con Arnold Schwarzenegger, Maria Conchita Alonso
**

Rivisto in divx.

In un futuro (siamo nel 2017) in cui gli Stati Uniti sono governati da un regime dittatoriale che – fra le altre cose – ha bandito ogni forma di cultura tranne la televisione, il programma più popolare è lo show "The Running Man", nel quale ai criminali e ai condannati a morte viene offerta una possibilità di salvezza se riusciranno a sfuggire alla caccia perpetrata nei loro confronti dagli "sterminatori", sorta di wrestler assetati di sangue e idolatrati dal pubblico. Schwarzenegger, ex poliziotto caduto in disgrazia perché si era rifiutato di sparare sulla folla che chiedeva cibo, si unisce alla resistenza e riuscirà non solo a sopravvivere al crudele gioco ma anche a portare alla luce tutte le bugie del sistema. Ispirato a un romanzo di Richard Bachman (alias Stephen King), è un film cui non manca una buona dose di tensione nelle scene d'azione, con Schwarzy e la sexy Maria Conchita Alonso in tutine attillate che si battono contro gladiatori con seghe elettriche e mazze da hockey; ma i personaggi hanno una psicologia tagliata con l'accetta e l'analisi sociologica rimane soltanto in superficie. Interessante, comunque, il tema del ruolo della tv-spettacolo in una società distopica. Fra gli sterminatori, quasi tutti interpretati da wrestler più o meno celebri (Toru Tanaka, Jesse Ventura), spicca Dynamo (Erland Van Lidth, che oltre che lottatore era anche un baritono), che si presenta al pubblico cantando l'aria "Vedrò mentr'io sospiro" dalle "Nozze di Figaro" di Mozart.

30 marzo 2008

Batman & Robin (J. Schumacher, 1997)

Batman & Robin (id.)
di Joel Schumacher – USA 1997
con George Clooney, Arnold Schwarzenegger
*1/2

Rivisto in DVD.

Ancora più infantile e fracassone del terzo episodio (e stavolta persino Burton si defila completamente, visto che risulta assente anche come producer), il quarto film di Batman si rifà a un concetto del personaggio (e di supereroe) rimasto fermo agli anni sessanta. La fotografia e le luci sono sempre più colorate, le inquadrature sghembe come nel telefilm, i personaggi ridicoli e dialoghi colmi di doppi sensi e battutine da scuola elementare. Nonostante il titolo (che forse sarebbe stato più adatto al film precedente), adesso gli eroi sono in tre: a Batman e Robin si aggiunge anche Batgirl, una Alicia Silverstone che eccede in smorfie. I cattivi, invece, sono sempre due: un improponibile Schwarzy nei panni di Mr. Freeze (personaggio davvero minore, non lo ricordo affatto nei fumetti) e un'affascinante Uma Thurman come Poison Ivy (l'unica davvero efficace del cast e l'unica a salvare parzialmente il film). Non mancano comunque comparsate di altri character che diranno qualcosa ai lettori dei comics: da Jason Woodrue ("l'uomo floronico" dello Swamp Thing di Alan Moore, qui completamente snaturato) al Flagello (Bane). Maggiore importanza rispetto ai film precedenti l'ha anche il maggiordomo Alfred, colpito da una strana malattia che naturalmente trova una rapida cura nel finale. Clooney, un Batman brizzolato, non fa molto meglio dei suoi due predecessori nel rendere giustizia all'uomo pipistrello e si esibisce in gag pietose (come quella della carta di credito), mentre Robin entra in conflitto con l'amico per l'amore della bella Ivy. Carine comunque alcune scenografie, come le statue colossali che reggono strade ed edifici di Gotham.

22 aprile 2006

Il giro del mondo in 80 giorni (F. Coraci, 2004)

Il giro del mondo in 80 giorni (Around the world in 80 days)
di Frank Coraci – GB 2004
con Steve Coogan, Jackie Chan
**

Visto in DVD.

L'eccentrico e distratto scienziato londinese Phileas Fogg (Steve Coogan) scommette di riuscire a compiere un giro intorno al mondo in soli 80 giorni. Ad accompagnarlo nell'impresa ci saranno il domestico Passepartout (Jackie Chan), che vuole riportare in patria una preziosa statua del Buddha da lui sottratta alla Banca d'Inghilterra, e la pittrice francese Madame La Roque (Cécile de France), conosciuta a Parigi. Li ostacoleranno invece l'ispettore Fix (Ewen Bremner), che indaga sul furto, e gli intrighi di Lord Kelvin (Jim Broadbent), il rivale di Fogg. Secondo adattamento cinematografico del romanzo di Jules Verne dopo quello classico del 1956 con David Niven, e come quello ricco di comparsate di attori celebri in piccoli ruoli (Arnold Schwarzenegger è un principe turco, Sammo Hung interpreta Wong Fei-hung (!), John Cleese è un poliziotto inglese, Owen e Luke Wilson sono i fratelli Wright, Kathy Bates è la regina Vittoria), compresi alcuni interpreti noti solo ai fan del cinema orientale (per esempio Karen Mok, accreditata come Karen Joy Morris, nei panni della cinese cattiva). Della storia originale rimangono giusto lo spunto iniziale e i nomi dei protagonisti (in alcuni casi irriconoscibili, come l'improbabile Passepartout cinese), mentre gli incontri e gli eventi durante il viaggio sono praticamente tutta farina del sacco di sceneggiatori che giocano spesso a strizzare l'occhio allo spettatore e si prendono numerose libertà (compresa una collocazione temporale alquanto “libera”, con molti anacronismi). Divertente ma estremamente infantile, è essenzialmente una pellicola avventurosa di stampo disneyano, ricca di capitomboli e inseguimenti in stile "Mamma ho perso l'aereo", e del tutto priva di descrizioni "realistiche" delle diverse culture del globo: si può vedere con piacere, ma senza entusiasmarsi più di tanto. La scena migliore è quella con Schwarzenegger, mentre le acrobazie di Jackie sono ormai all'acqua di rose rispetto ai suoi tempi d'oro: di combattimenti decenti, ovviamente, neanche a parlarne.