Visualizzazione post con etichetta Wright. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Wright. Mostra tutti i post

26 luglio 2022

Ultima notte a Soho (E. Wright, 2021)

Ultima notte a Soho (Last night in Soho)
di Edgar Wright – GB 2021
con Thomasin McKenzie, Anya Taylor-Joy
**1/2

Visto in TV (Now Tv).

L'aspirante stilista Eloise "Ellie" Turner (Thomasin McKenzie) si trasferisce a Londra dal suo villaggio di campagna per frequentare una scuola di moda. Innamorata di tutto ciò che è retrò, si adatta male alla vita di città e all'esistenza frenetica dei compagni di corso e dello studentato, preferendo trovarsi una stanza in affitto da sola nella casa di una vecchia signora (Diana Rigg). Qui però, favorita anche dalle percezioni extrasensoriali che ha sempre posseduto, comincia a sognare di notte la vita di un'altra ragazza, Sandie (Anya Taylor-Joy), che abitava nella sua stessa stanza negli anni Sessanta: un'aspirante cantante finita però per essere costretta a prostituirsi e infine uccisa dal suo manager/protettore, Jack (Matt Smith). Convinta di aver riconosciuto quest'ultimo in un vecchio che bazzica nel quartiere (Terence Stamp), e tormentata anche nella realtà dai fantasmi degli uomini che avevano sfruttato Sandie, Ellie decide di indagare su quell'antico omicidio. Insolito thriller onirico che si svolge su due diversi piani temporali e con venature sovrannaturali, quasi un incrocio fra "Personal shopper", "The neon demon", "Suspiria" e "Questione di tempo". La regia di Wright (anche soggettista) è fantasiosa e vivace, in particolare quando fonde visivamente le diverse esistenze di Ellie e Sandie (che si vedono riflesse reciprocamente negli specchi) e nell'uso dei colori (la fotografia, degna di menzione, è del sudcoreano Chung Chung-hoon, abituale collaboratore di Park Chan-wook). Forse il tutto è un po' troppo carico, ma soprattutto nella prima metà il risultato è assai efficace, con un feeling da vecchio musical (la colonna sonora è molto ricca, composta da tante celebri hit degli anni Sessanta, fra cui spicca "Downtown" di Petula Clark, cantata anche dalla Taylor-Joy) e un intrigante contrasto o commistione fra le atmosfere della Swingin' London e quelle moderne. Meno azzeccato è il passaggio da thriller a horror: e nel finale si perde qualche colpo. Complessivamente, comunque, un buon risultato per un Wright che per una volta lascia da parte i suoi consueti toni da commedia. La traduzione italiana del titolo è sbagliata: sarebbe dovuto essere "La scorsa notte a Soho".

3 ottobre 2019

Baby driver (Edgar Wright, 2017)

Baby Driver - Il genio della fuga (Baby Driver)
di Edgar Wright – GB/USA 2017
con Ansel Elgort, Lily James
**1/2

Visto in TV.

Il giovane Baby (Ansel Elgort) è un abilissimo pilota che lavora come autista per bande di rapinatori di banche. Lo fa per ripagare un debito al gangster Doc (Kevin Spacey), organizzatore di queste rapine. Ma quando il debito è finalmente saldato e il ragazzo vorrebbe rifarsi una vita onesta con Debora (Lily James), cameriera di un diner della quale si è innamorato, viene costretto a partecipare a un ultimo colpo... La trama è già vista e risaputa (da "Driver l'imprendibile" di Walter Hill a "Drive" di Nicolas Winding Refn, passando per "Transporter" e mille altri film del genere), ma la confezione è accattivante e ricca di stile, grazie a una regia che fa un uso variegato e consapevole del montaggio e dei piani sequenza (rendendo spettacolari le scene d'azione), rinunciando per quanto è possibile agli effetti speciali digitali, ma soprattutto al modo con cui la ricca colonna sonora è integrata diegeticamente nel racconto. Baby, infatti, soffre di acufene per via di un incidente stradale in cui è rimasto coinvolto da piccolo, e per coprire il suono ascolta continuamente musica con le cuffie nelle orecchie: le varie canzoni fanno così da sottofondo a tutti i suoi spostamenti e, naturalmente, alle fughe e agli inseguimenti in auto. Quasi ogni sequenza è perciò coreografata a ritmo di musica (tanto le scene d'azione quanto i momenti più tranquilli, come i bei titoli di testa), come se fossimo in un musical. In più, Baby ha l'abitudine di registrare i dialoghi delle persone attorno a sé, per poi campionarli, mixarli e produrre dei brani personalizzati: assai interessante. Nel complesso, un buon film d'intrattenimento con un fascino al contempo retrò e post-moderno, che ricama sul binomio romantico di "strada e musica", con diverse citazioni pop (da "Monsters & Co." ad "Austin Powers"), che scade un po' nella sezione centrale ma con un incipit e una parte conclusiva adrenalinica e soddisfacente. Peccato per un attore protagonista non sempre all'altezza e poco espressivo, un giovane cantante e DJ cui è difficile prevedere un futuro da star. Meglio, decisamente, i comprimari: non solo Spacey e la Evans, ma anche i numerosi complici delle rapine (Doc ama cambiare uomini a ogni colpo), tutti caratterizzati con qualche tratto curioso – il "pazzo" Jamie Foxx, la coppia sexy formata da Jon Hamm e Eiza González, il rude Jon Bernthal – e giostrati a rotazione in modo da rendere difficile allo spettatore prevedere in anticipo chi sarà il "boss finale", ovvero l'avversario da sconfiggere per ultimo (che infatti non è quello atteso). C.J. Jones interpreta il padre adottivo di Baby, sordo e paralitico, un personaggio francamente superfluo. La vicenda è ambientata ad Atlanta. Fra le ispirazioni evidenti (e ammesse da Wright), anche "Punto zero", "Point break" e "Le iene". Il successo della pellicola ha spinto il regista a progettare un possibile sequel (che deve ancora essere girato).

14 novembre 2014

La fine del mondo (Edgar Wright, 2013)

La fine del mondo (The World's End)
di Edgar Wright – GB 2013
con Simon Pegg, Nick Frost
**1/2

Visto in TV.

Vent'anni prima, quando frequentavano il liceo, Gary King (Simon Pegg) e quattro suoi amici (Nick Frost, Martin Freeman, Paddy Considine ed Eddie Marsan) avevano provato a completare il "Miglio dorato", ovvero il tour dei dodici pub di Newton Haven, la cittadina in cui vivevano, bevendo una pinta di birra in ciascun locale. Ma non riuscirono a raggiungere il dodicesimo e ultimo pub, il leggendario "The World's End". Ora, sulla soglia dei quarant'anni e costretto a fare i conti col fallimento della propria vita, Gary raduna i vecchi compagni del liceo (che, a differenza sua, sembrano invece essersi fatti una famiglia e trovato un lavoro soddisfacente) e li sprona a tornare nella loro vecchia città per ritentare l'impresa. Ma quella che sembra soltanto un'innocua (e fallimentare) rimpatriata, sull'onda della nostalgia per il passato e per le sbruffonate di gioventù, si trasformerà in un'incredibile avventura quando si renderanno conto che quasi tutti gli abitanti del villaggio sono stati sostituiti da misteriosi cloni di origine aliena. Dopo un incipit che riecheggia pellicole come "Una notte da leoni" e temi come la crisi di mezza età e gli eterni ragazzi costretti a tracciare un bilancio della propria vita, il terzo film della coppia Wright-Pegg (co-sceneggiatori) cambia improvvisamente registro e torna ad atmosfere fanta-horror come il primo della serie, "L'alba dei morti dementi", ma ricordando anche un altro classico recente della Sci-Fi britannica ambientato nei pub, ovvero "FAQ about Time Travel". E si trasforma in una sgangherata (ma divertente) pellicola d'azione innestata su un canovaccio in stile "L'invasione degli ultracorpi" e, come quello, altamente metaforica (sui temi della responsabilità, dell'assimilazione e dell'autodeterminazione, da leggere ovviamente anche in chiave sociale e personale). Il buon cast è completato da Rosamund Pike (la sorella di uno degli amici di Gary) e dalla guest star Pierce Brosnan (l'ex insegnante dei cinque ragazzi).

18 febbraio 2014

Scott Pilgrim vs. the world (E. Wright, 2010)

Scott Pilgrim vs. the World (id.)
di Edgar Wright – USA 2010
con Michael Cera, Mary Elizabeth Winstead
***

Visto in DVD, con Sabrina.

Bassista ventiduenne di Toronto che suona in una scalcinata band (i Sex Bob-omb), Scott Pilgrim abita con un coinquilino omosessuale e frequenta una liceale cinese. Ma quando incontra la misteriosa Ramona Flowers, letteralmente la ragazza dei suoi sogni, se ne innamora perdutamente: peccato però che, per conquistarla, dovrà prima sconfiggere – uno dopo l'altro, come in un videogioco a livelli – i suoi sette malvagi ex fidanzati. Dall'omonimo fumetto indie del canadese Bryan Lee O'Malley, un divertente film comico-adolescenziale pieno di trovate e riferimenti geek, debitore formalmente all'immaginario dei comics (le onomatopee visibili sullo schermo, il montaggio rapido e "a stacchi") e della musica rock (qui e lì, come nella sottotrama della "guerra fra bande", rievoca persino "Bill & Ted") ma soprattutto dei videogame, con alert e punteggi in sovrimpressione, effetti sonori, dinamiche dei combattimenti (all'insegna delle arti marziali o di super-poteri mistici) presi di petto dai vecchi giochi arcade e dalle successive evoluzioni dei fighting game per console (per non parlare di "Super Mario Bros."). Il tutto al servizio di personaggi simpatici (sì, persino i cattivi più sbruffoni!), di una storia tutto sommato lineare (al punto che l'intera sovrastruttura videoludica potrebbe essere una semplice metafora per dar forza al messaggio principale: "Se ami qualcuno, o qualcosa, devi combattere per averlo") e che procede in un crescendo irresistibile che tuttavia non tradisce lo spirito dei teen movie a sfondo romantico. Anche la regia assai creativa di Wright ("L'alba dei morti dementi", "Hot Fuzz") fa la sua parte, giocando con gli effetti speciali ma utilizzandoli sempre nel giusto contesto. Se si sta al gioco, si passa dal contagioso all'entusiasmante, anche perché i momenti surreal-demenziali (si pensi a come Scott sconfigge alcuni dei suoi rivali, su tutti l'attore di film d'azione o il cantante vegano) non distraggono dalla trama principale ma vi si integrano perfettamente, proprio come le gag di fine striscia in un fumetto a continuazione. Si tratta, in fin dei conti, di un ottimo esempio di come ibridare con efficacia in un film gli elementi delle subculture di massa. Bravi tutti i giovani attori (Michael Cera è Scott; Mary Elizabeth Winstead è Ramona, dai capelli cangianti; Kieran Culkin – fratello di Macaulay – è Wallace, il coinquilino gay; Ellen Wong è Knives Chau, la cinesina fidanzata con Scott), con qualche volto noto qua e là (Chris Evans, Brandon Routh, Jason Schwartzmann).

28 gennaio 2008

Hot fuzz (Edgar Wright, 2007)

Hot fuzz (id.)
di Edgar Wright – Gran Bretagna 2007
con Simon Pegg, Nick Frost
**1/2

Visto in DVD, con Hiromi, Maddalena e Giuseppe.

Dopo l'ottimo "L'alba dei morti dementi", che prendeva in giro i film di zombie alla Romero, il regista Edgard Wright e l'attore Simon Pegg (sempre co-sceneggiatori) ci riprovano prendendo stavolta di mira i film d'azione stile "Die hard" e "Arma letale". Anche stavolta, più che una semplice parodia, si tratta di un sentito omaggio per il genere, come testimonia il personaggio di Nick Frost (il compagno di pattuglia del protagonista) che cita in continuazione le scene dei suoi film preferiti. Pegg interpreta un super poliziotto che i suoi superiori trasferiscono da Londra a uno sperduto paese di campagna per evitare con la sua abilità metta troppo in ombra i colleghi. Ma anche nel suo nuovo posto di lavoro, dove non sembra mai accadere nulla, l'agente riuscirà a sventare un diabolico piano criminale. La sparatoria finale, che coinvolge l'intero villaggio, è forse troppo esagerata per essere davvero coinvolgente, e si perde un po' di quell'ironia intelligente che aveva reso un gioiellino il precedente film, ma il divertimento comunque non manca. Pur essendo slegati gli uni dagli altri, il film forma con il precedente (e il successivo "La fine del mondo") una sorta di trilogia: dei tre questo è quello che ha avuto il maggior successo al botteghino, ma forse il meno ispirato artisticamente, anche se rimane comunque una pellicola divertente e godibilissima.

18 ottobre 2006

L'alba dei morti dementi (E. Wright, 2004)

L'alba dei morti dementi (Shaun of the dead)
di Edgar Wright – Gran Bretagna 2004
con Simon Pegg, Kate Ashfield, Nick Frost
***

Rivisto in DVD, con Valeria e Martin.

Il genere zombi alla Romero mi piace molto, e questa parodia ne fonde perfettamente i tratti caratteristici con quelli dell'umorismo britannico e della commedia sentimentale. La prima parte, nella quale il protagonista non si rende conto dell'invasione in atto perché troppo preso dai suoi problemi quotidiani, è davvero esilarante. La regia non perde occasione per sottolineare paralleli ironici fra l'apatia degli zombi e quella dei "normali" esseri umani, con un'ironia tipicamente british che è anche una sorta di satira sociale. Persino i classici momenti costruiti per far sussultare gli spettatori, con la comparsa improvvisa di una possibile minaccia proveniente da fuori campo, sono sempre associati a situazioni del tutto innocue. La seconda parte si dipana invece più sullo stile di un classico zombie movie, con i protagonisti asserragliati in un luogo chiuso (ovviamente un pub!) e alle prese con orde di mostri, anche se non mancano gag e battute più o meno irriverenti, fino al finale risolutivo. Chi ama i classici di Romero non potrà non restarne affascinato, anche se il lungometraggio brilla comunque di luce propria, con situazioni spassose e personaggi tremendamente inglesi, oltre che diverse citazioni a film, serial e videogiochi, e una contagiosa energia di fondo. Nel cast, diversi attori e comici britannici, soprattutto televisivi (fra gli altri: Dylan Moran, Martin Freeman, Tamsin Greig, Julia Deakin). Il successo del film ha lanciato le carriere del regista Edgar Wright (praticamente esordiente al cinema: un suo precedente lavoro, l'amatoriale "A fistful of fingers", non è mai stato distribuito commercialmente) e del protagonista Simon Pegg (entrambi co-sceneggiatori), che in precedenza avevano lavorato insieme nella sitcom televisiva "Spaced" e che in seguito torneranno a collaborare in altre pellicole comico-parodistiche ("Hot Fuzz" e "La fine del mondo", che con questa, pur non avendo personaggi in comune, formano un'ideale trilogia "ai tre gusti del Cornetto").