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19 marzo 2022

The King's Man - Le origini (M. Vaughn, 2021)

The King's Man - Le origini (The King's Man)
di Matthew Vaughn – GB/USA 2021
con Ralph Fiennes, Harris Dickinson
**1/2

Visto in TV (Disney+).

A inizio Novecento, un misterioso individuo – noto solo come "il Pastore" – progetta di rovesciare le case regnanti d'Europa e di precipitare il continente nella guerra. Grazie ai suoi complici e alle sue pedine, fra le quali figurano Gavrilo Princip, Rasputin, Lenin e Mata Hari, riesce a scatenare il primo conflitto mondiale. Ad opporsi ai suoi piani, nel tentativo di salvare almeno la corona britannica, c'è il duca di Oxford (Ralph Fiennes), dichiarato pacifista, affiancato dal figlio Conrad (Harris Dickinson) e da una rete di domestici al servizio dei potenti della Terra che lavorano nell'ombra e gli passano informazioni riservate. Dopo un promettente inizio di carriera come regista, da un decennio Vaughn sembra ormai essersi impantanato nella saga della Kingsman, l'agenzia segreta di spie inglesi che si nascondono dietro un negozio di alta sartoria. Ciò detto, questo prequel che ne racconta la nascita, ambientato durante la grande guerra, nella sua retorica fumettosità è forse il capitolo migliore della serie. Fruibile a sé stante, divertente, più misurato, vanta almeno due/tre momenti davvero indovinati (lo scontro con Rasputin, personaggio sopra le righe che Rhys Ifans interpreta in maniera esilarante; e le sequenze in trincea durante la prima guerra mondiale, con un notevole colpo di scena). Il mix di storia vera, scene d'azione e spionaggio internazionale funziona meglio del previsto: e rispetto ai precedenti film, la collocazione temporale a inizio secolo rende la vicenda notevolmente più interessante. Anche se non è da prendere sul serio, il film riesce comunque a trasmettere emozioni e contemporaneamente a intrattenere a un livello superficiale. Ottima la regia e il cast, che comprende Gemma Arterton (la "tata" Polly), Djimon Hounsou (l'autista di colore Shola), Tom Hollander (in un triplo ruolo: re Giorgio V d'Inghilterra, il kaiser Guglielmo II e lo zar Nicola II), e ancora Daniel Brühl, Charles Dance, Matthew Goode, Stanley Tucci... Un po' fastidioso il turpiloquio, davvero eccessivo, nei dialoghi italiani. Gran parte delle riprese sono state effettuate a Torino e in generale in Piemonte.

27 agosto 2018

Kingsman: Il cerchio d'oro (M. Vaughn, 2017)

Kingsman - Il cerchio d'oro (Kingsman: The Golden Circle)
di Matthew Vaughn – GB/USA 2017
con Taron Egerton, Colin Firth
*1/2

Visto in TV.

Secondo episodio delle avventure della Kingsman, la società privata di agenti segreti inglesi che si nascondono dietro un negozio di alta sartoria. Presi di mira dal "Cerchio d'oro", cartello criminale della droga messo in piedi dall'eccentrica e spietata Poppy Adams (Julianne Moore), i Kingsman subiscono attentati che li riducono ai minimi termini: gli unici sopravvissuti sono il giovane Eggsy/Galahad (Taron Egerton), l'agente di collegamento Merlino (Mark Strong) e il redivivo Harry (Colin Firth), che non era scomparso come si credeva nel film precedente. Per sconfiggere Poppy, che nel frattempo sta ricattando l'intero pianeta grazie a un virus iniettato nella droga che vende in tutto il mondo, avranno bisogno dell'aiuto della Statesman, organizzazione del tutto simile alla loro ma situata negli Stati Uniti e "mascherata" dietro una fabbrica di whisky. Stesso mix del film precedente (anche se stavolta il soggetto è originale, e non tratto dal fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons): azione, commedia, spionaggio e tanti gadget elettronici. Anche il risultato, però, è lo stesso: nonostante il buon cast (i membri della Statesman, che hanno tutti liquori come nomi in codice, sono Jeff Bridges, Halle Berry, Channing Tatum e Pedro Pascal; piccoli ruoli per Bruce Greenwood, Emily Watson, Edward Holcroft e Poppy Delevingne; e c'è pure un cameo di Elton John nei panni di sé stesso), il divertimento rimane a livello autoreferenziale, adolescenziale e parodistico, con un abuso di effetti digitali che rendono "finte" le (lunghe) scene d'azione. E la storia è, come al solito, inverosimile: come si può pensare che la cattiva aspiri a far legalizzare il consumo di droga, quando è proprio il proibizionismo che consente ai trafficanti di fare affari (per non parlare della "minaccia" di uccidere tutti i consumatori, ovvero i suoi stessi clienti)? Facile, ma anche superficiale, giustificare tutto con l'ironia. Fra le location, spicca la nuova funivia Skyway sul Monte Bianco in Valle d'Aosta. Nella colonna sonora ricorre "Country Roads" di John Denver.

3 settembre 2016

Kingsman: Secret Service (M. Vaughn, 2014)

Kingsman - Secret Service (Kingsman: The Secret Service)
di Matthew Vaughn – GB 2014
con Colin Firth, Taron Egerton
**

Visto in divx alla Fogona, con Monica, Roberto e Marisa.

La Kingsman è un'organizzazione segretissima di agenti speciali britannici, nata dopo la Prima Guerra Mondiale, quando molti ricchi aristocratici si ritrovarono senza eredi e decisero di impiegare le proprie fortune per il mantenimento della pace e della sicurezza del paese. Il gruppo si nasconde dietro le vetrine di un negozio di alta sartoria di Londra e i suoi membri hanno nomi in codice che richiamano quelli dei cavalieri della Tavola Rotonda. Alla morte di uno di questi, Lancillotto, l'organizzazione si adopera a trovare un sostituto. Harry Hart/Galahad (Colin Firth) propone il giovane "Eggsy" Unwin (Taron Egerton), il cui padre gli aveva salvato la vita anni prima. Dopo un lungo addestramento, Eggsy si troverà a dover sventare i piani di Richmond Valentine (Samuel L. Jackson), megalomane guru delle telecomunicazioni che intende sterminare l'umanità per porre fine al riscaldamento globale. Tratto da un fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons (è la seconda volta, dopo "Kick-Ass", che il regista Matthew Vaughn adatta un lavoro di Millar), un film di spionaggio scanzonato e leggero che si propone di ringiovanire i cliché delle pellicole di James Bond (gli stessi personaggi li citano e ci scherzano sopra) abbinando l'azione e le assurde tecnologie a un'ironia britannica tongue-in-cheek. Esagerazioni e scene sopra le righe abbondano (lo stesso piano del cattivo non ha senso, così come tante altre cose: troppe per prenderle sul serio), le questioni morali sono fastidiosamente inesistenti (anche i "buoni" non si fanno scrupoli ad ammazzare centinaia di persone) e la forma prevale sulla sostanza (a partire dall'abbigliamento impeccabile degli angenti della Kingsman: dopotutto sono dei sarti!), ma il divertimento procede di pari passo con la suspense, grazie anche a un cast di supporto di tutto rispetto. Oltre a Colin Firth, infatti, fra gli agenti veterani della Kingsman troviamo Michael Caine (Artù) e Mark Strong (Merlino), mentre fra i giovani compagni di addestramento di Eggsy c'è Roxy (Sophie Cookson). Mark Hamill è il professor Arnold. Sofia Boutella è Gazelle, l'assistente di Valentine, che usa come armi delle protesi affilate come rasoi. Già in cantiere un sequel.

9 aprile 2012

Kick-Ass (Matthew Vaughn, 2010)

Kick-Ass (id.)
di Matthew Vaughn – USA 2010
con Aaron Johnson, Chloë Grace Moretz
**

Visto in DVD, con Giovanni.

Il nerd Dave, dopo essersi chiesto come mai – con tanti appassionati di fumetti in circolazione – nessuno abbia mai pensato a mettersi un costume e a fare il supereroe nella vita reale, decide di provarci lui stesso. Indossa così una tuta verde e comincia a girare per le strade nei panni di "Kick-Ass", pubblicizzando le proprie imprese su internet e attirando l'attenzione dei media. Ha però poca fortuna, fino a quando non incontra altri due individui mascherati che hanno intrapreso una personale crociata contro un boss del crimine e che, a differenza sua, sembrano addestrati a sufficienza: il misterioso Big Daddy e la giovanissima Hit-Girl. Tratto da un fumetto di Mark Millar e John Romita jr. – di cui edulcora diversi passaggi – che prosegue sulla strada della decostruzione postmoderna del supereroe avviata anni prima da Alan Moore con "Watchmen" (l'unica strada, a quanto sembra, percorribile oggigiorno per raccontare una storia di supereroi senza risultare nostalgicamente ancorati al passato), è un film di forte impronta tarantiniana (anche nel citazionismo, da "Taxi Driver" a "Batman": e viene persino saccheggiato Ennio Morricone nella colonna sonora!), ricco di sberleffi e con una violenza esagitata e sopra le righe. Il divertimento non manca, anche se temo che dopo i "danni" provocati al cinema americano da "Pulp Fiction" si inizino a intravedere anche quelli causati da "Kill Bill". A restare più impressa, anche perché meno politically correct, è naturalmente la figura di Hit-Girl: una bambina di dieci anni che uccide centinaia di persone, si esprime con un linguaggio scurrile ed è più "tosta" di tutti gli altri messi insieme. Certo, non tutto funziona: i soliti cliché da teen movie sono immancabili (l'inevitabile rivincita dei loser che alla fine riescono a conquistare le ragazze che tanto li schifavano) e le scene d'azione, pur con un forte crescendo, non presentano nulla di nuovo (John Woo è citato ampiamente, e anche esplicitamente). Altri film nati sulla falsariga di questo – penso soprattutto a "Super" – si riveleranno più radicali e coraggiosi, mostrando la follia di fondo di questi personaggi (che qui, invece, sono fin troppo equilibrati). Di certo dei quattro film girati finora da Vaughn è quello che mi è piaciuto di meno. Nicolas Cage è Big Daddy, Mark Strong è il mafioso Frank D'Amico (il cui figlio Chris diventa a sua volta un supereroe, Red Mist).

23 giugno 2011

X-Men: L'inizio (Matthew Vaughn, 2011)

X-Men: L'inizio (X-Men: First Class)
di Matthew Vaughn – USA/GB 2011
con James McAvoy, Michael Fassbender
***

Visto al cinema Colosseo, con Hiromi.

Non un reboot, ma un prequel intelligente e appassionante: la franchise cinematografica degli X-Men torna alle origini e rinasce a nuova vita (pare che il film sarà il primo di una nuova trilogia) con una pellicola all'altezza di quelle di Bryan Singer (accreditato come produttore e co-autore del soggetto) che racconta il primo incontro fra i mutanti Xavier e Magneto, la nascita della loro amicizia, la creazione del primo nucleo di X-Men, lo scontro con il Club Infernale guidato da Sebastian Shaw (che mira a scatenare una guerra nucleare), e infine l'inevitabile separazione fra i due amici/rivali, destinati a seguire strade diverse con i loro rispettivi gruppi. Ottima l'ambientazione negli anni sessanta, che integra alla perfezione eventi storici (la crisi dei missili di Cuba) nella cronologia mutante, dando a tutta l'operazione un sapore retrò quasi alla James Bond. Ma soddisfa anche il modo in cui sono stati resi sullo schermo personaggi ben noti ai lettori dei fumetti. La scelta dei character che fanno parte della prima incarnazione di X-Men (Banshee, Havok, Bestia) non è casuale, visto che si tratta di personaggi che anche nei comics hanno un'età media superiore al resto del gruppo: qui vengono caratterizzati in maniera semplice ma efficace (indovinati, per esempio, i riferimenti al celebre racconto di Stevenson "Dottor Jekyll e Mister Hyde" nel caso di Hank McCoy/Bestia). Michael Fassbender convince come Magneto, mentre James McAvoy è uno Xavier assai ironico. Quanto ai nemici, nel Club Infernale affascinano anche personaggi che in tutta la pellicola diranno sì e no quattro parole (Azazel, Riptide). Ma su tutti brilla Kevin Bacon nei panni di Shaw, villain che con le sue azioni ispira quelle future di Magneto: la relatività del bene e del male, e il continuo passaggio di alcuni characters dalle file dei buoni a quelle dei cattivi è un tema che è stato perfettamente estrapolato dalle pagine cartacee allo schermo cinematografico. Evitati alla grande, per fortuna, anche i rischi di sfornare un teen movie, vista la giovane età dei principali personaggi, nonché la tentazione del 3D. Il regista Matthew Vaughn, al suo quarto film dopo "The pusher", "Stardust" e "Kick-Ass", si conferma come uno dei nomi più interessanti del cinema d'intrattenimento americano: nella scena dell'addestramento dei giovani mutanti, ricorre ironicamente agli split screen di cui Ang Lee aveva abusato nel proprio "Hulk". Bella e trascinante la colonna sonora, divertente il cameo di Hugh Jackman/Wolverine (non ho notato, invece, quello consueto di Stan Lee: se c'era, me lo sono perso). Completano il cast January Jones (la telepate Emma Frost), Jennifer Lawrence (una giovane Mystica), Rose Byrne (Moira McTaggart) e, in piccoli ruoli di militari russi e americani, Rade Serbedzija e Michael Ironside.

16 ottobre 2007

Stardust (Matthew Vaughn, 2007)

Stardust (id.)
di Matthew Vaughn – GB/USA 2007
con Charlie Cox, Claire Danes
***1/2

Visto al cinema Plinius, con Hiromi, Ada, Maddalena e Giuseppe.

Tratto da un racconto di Neil Gaiman illustrato da Charles Vess, "Stardust" è una bellissima fiaba fantasy e romantica che recupera tutto il senso dell'avventura e del fantastico dei migliori esempi del genere senza lasciarsi prendere la mano dagli effetti speciali o dai virtuosismi di stile e senza sentire la necessità di rivolgersi esclusivamente a un pubblico infantile. È anche il secondo film di Vaughn (marito di Claudia Schiffer e produttore dei film di Guy Ritchie) dopo il già interessante "The pusher" con Daniel Craig: decisamente un regista da tenere d'occhio. La trama vede il giovane Tristan promettere alla bella e altera Victoria di donarle una stella che ha visto cadere dal cielo. Per recuperarla, si introduce così nel reame fatato di Stormhold, separato dall'Inghilterra da un "semplice" muro, solo per scoprire che la stella è in realtà una splendida (e splendente) ragazza, di cui ovviamente non tarderà a innamorarsi. Sulle tracce della stella c'è anche una perfida strega (Michelle Pfeiffer) che intende divorarne il cuore per rivitalizzare il proprio corpo e i propri poteri, mentre la sua storia si intreccia anche con quella dei sette principi del regno, impegnati a farsi fuori a vicenda e a mettere le mani su un gioiello il cui possessore può rivendicare il trono. Ottimo il cast, con brevi apparizioni di nomi celebri (Alfred Molina è il padre del protagonista, Peter O'Toole è il re morente, Rupert Everett è il principe Secundus, Ian McKellen è la voce narrante nella versione originale). Su tutti spicca il fenomenale Robert De Niro nella parte di capitan Shakespeare, pirata acchiappafulmini a bordo di una nave volante che nasconde il proprio animo effemminato dietro un aspetto minaccioso. Rispetto al libro di Gaiman (che non ho letto, ma solo sfogliato) ci sono parecchie modifiche volte a spettacolarizzare la vicenda, come il combattimento finale, ma anche il personaggio stesso di De Niro è stato sviluppato apposta per la pellicola. In ogni caso il film non perde mai in intensità, grazie anche ai numerosi momenti divertenti e comici di cui è costellato, e preferisce dar libero sfogo alla fantasia e all'immaginazione con un pizzico di irriverenza anziché impantanarsi su valori morali o pedagogici.

30 luglio 2006

The pusher (M. Vaughn, 2004)

The pusher (Layer Cake)
di Matthew Vaughn – Gran Bretagna 2004
con Daniel Craig, Colm Meaney
***

Visto in DVD, con Albertino.

Quando ieri Albertino mi ha proposto questo film, pensavo si trattasse di una stupidaggine, visto anche il titolo italiano: un action movie come mille altri, oppure una gangster story britannica come quelle di Guy Ritchie (di cui Vaughn, al suo primo film come regista, era il produttore), che non mi erano piaciute granché. Invece mi sono ritrovato di fronte a un film molto godibile e ottimamente diretto, una vicenda che sfrutta alcuni cliché del genere in maniera originale. Il protagonista è un venditore di droga che sta meditando di lasciare il giro. Prima che possa farlo, però, viene coinvolto in una serie di problemi di ogni genere: da un lato un suo fornitore balordo ha sottratto un gran quantitativo di pasticche alla mafia europea che ora vuole vendicarsi, dall'altro viene incaricato di rintracciare la giovane figlia tossicomane di un pezzo grosso che non intende affidarsi alla polizia. In più: complotti, intrighi, doppi giochi, tradimenti, vicende del passato che tornano a galla… più il nostro eroe cerca di tenersi fuori da ogni guaio, più la storia si fa intricata e complicata. Girato con uno stile visivo notevole (il regista conosce tutte le tecniche del cinema di intrattenimento moderno, ma non ne abusa mai e cerca sempre soluzioni e inquadrature interessanti), si fa seguire fino alla fine in un crescendo di colpi di scena. Ottimi tutti gli attori, compreso Craig, il futuro James Bond, un "duro fragile" quasi da film noir. Ho letto che il secondo film di Vaughn sarà nientemeno che "Stardust", dal romanzo di Neil Gaiman. A questo punto, lo attenderò con qualche aspettativa in più.