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25 aprile 2021

Cosmic sin (Edward Drake, 2021)

Cosmic sin (id.)
di Edward Drake – USA 2021
con Frank Grillo, Bruce Willis
*

Visto in TV (Prime Video).

Nell'anno 2524, gli esseri umani entrano in contatto per la prima volta con una razza di alieni, che purtroppo sono ostili. Per fortuna un gruppo di soldati, guidati dal vecchio generale James Ford (Bruce Willis), li stermineranno. Un filmaccio di fantascienza militarista senza uno straccio di idea, condito da una regia dilettantesca, una recitazione da tv movie (con l'unico nome noto, Willis appunto, che sembra un pesce fuor d'acqua ed è visibilmente disinteressato a ciò che accade attorno a lui), una fotografia luminosissima e fastidiosa, e una generale povertà produttiva (l'epica guerra fra due razze aliene si riduce a un pugno di persone che si prendono a pistolettate in un bosco). Tutti difetti che avrebbero potuto essere compensati da qualche pregio... ma non lo sono. Da evitare, anche perché completamente privo di ironia, e dunque nemmeno divertente.

4 gennaio 2021

Glass (M. Night Shyamalan, 2019)

Glass (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2019
con James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson
**

Visto in TV (Now Tv).

Il vigilante mascherato David Dunn (Bruce Willis), detto il Sorvegliante, si batte con Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), alias l'Orda, criminale dalla personalità multipla: ma entrambi vengono catturati e rinchiusi in un ospedale psichiatrico, dove è ricoverato anche Elijah Price (Samuel L. Jackson), l'Uomo di Vetro ovvero Dr. Glass, villain dal corpo fragilissimo ma dall'intelletto straordinario. A dirigere la clinica è la dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), convinta che i superpoteri o le doti sovrumane non esistano e che i tre pazienti soffrano soltanto di deliri, illusioni e manie di grandezza. Dopo "Unbreakable - Il predestinato" (2000) e "Split" (2016), Shyamalan completa la sua personale trilogia "supereroistica" con una pellicola che fa tornare in scena i personaggi dei due film precedenti e ne interconnette le origini e i destini (proprio come in un universo fumettistico condiviso). Il risultato è ambivalente: da un lato ritroviamo quelli che erano i punti di forza dei film originali (il grande realismo con cui temi e luoghi comuni della narrativa supereroistica sono calati nella quotidianità, senza tute sgargianti, effetti speciali o sequenze d'azione sopra le righe; o l'idea che i "miti" dei comic book non siano altro che rappresentazioni artistiche di una realtà ancestrale che è propria da sempre dell'essere umano), e tutto sommato anche una trama – il ricovero forzato dei tre antagonisti nell'ospedale psichiatrico – foriera di spunti interessanti e più in linea con un horror o un thriller psicologico (cfr. "Qualcuno volò sul nido del cuculo") che con un film d'azione in stile Marvel. Dall'altro, però, molti elementi appaiono francamente implausibili o forzati, a partire dall'idiozia apparente del personaggio della dottoressa: è vero che uno dei twist nel finale ne capovolge il ruolo (fa parte di un'organizzazione segreta che si batte per nascondere l'esistenza dei supereroi), ma proprio la conclusione del film risulta deludente e anticlimatica. Bello il lavoro visivo, con i colori che identificano i tre personaggi (verde per Dunn, giallo per Crumb e viola per Price) che tornano a più riprese: nel finale, per esempio, sono indossati anche dai loro tre amici/famigliari, ovvero da Joseph (Spencer Treat Clark), il figlio di David ora cresciuto; da Casey (Anya Taylor-Joy), la ragazza che fu rapita da Kevin; e dalla signora Price (Charlayne Woodard), la madre di Elijah. Anche il consueto cameo del regista riconnette in un unico personaggio quelli da lui interpretati in "Unbreakable" e "Split". Nonostante il buon successo registrato al botteghino, Shyamalan ha dichiarato che la saga finisce qui. Qualche svarione nell'adattamento italiano ("comic book" tradotto con "libri di fumetti", per esempio).

17 agosto 2020

La morte ti fa bella (R. Zemeckis, 1992)

La morte ti fa bella (Death becomes her)
di Robert Zemeckis – USA 1992
con Meryl Streep, Bruce Willis, Goldie Hawn
**1/2

Rivisto in divx.

L'attrice Madeline Ashton (Meryl Streep) e la scrittrice Helen Sharp (Goldie Hawn), pur conoscendosi fin dall'infanzia, sono acerrime rivali sotto ogni aspetto. Helen, in particolare, detesta Madeline perché le ha rubato il fidanzato Ernest (Bruce Willis), un apprezzato chirurgo estetico che, dopo aver sposato la donna, è diventato un alcolizzato. Dal canto suo Madeline è ossessionata dalla bellezza perduta e dalla gioventù. Una pozione magica, fornita alle due donne dalla strega Lisle Von Rhoman (Isabella Rossellini), dona loro quello che desiderano più di tutto: una nuova giovinezza, accompagnata dalla vita eterna. Peccato che ciò vada preso alla lettera: non possono morire, per quanti danni facciano al loro corpo. E il conteso Ernest diventa ancora più prezioso, viste le sue abilità nel ritoccare il loro aspetto, "aggiustandole" e riverniciandole come se fossero due manichini. Black comedy dai toni grotteschi, la pellicola fece furore alla sua uscita per i rivoluzionari effetti digitali (ad opera della Industrial Light & Magic) che permettevano di mostrare la Streep con il collo torto e la Hawn con un buco nello stomaco. Si trattava della prima applicazione, almeno a questi livelli, di immagini generate al computer e integrate poi nel materiale filmato, riproducendo in maniera realistica particolari del corpo e della pelle degli attori ("Terminator 2", in precedenza, aveva dato "vita" soltanto a personaggi robotici o di metallo liquido). A livello di contenuti la storia è ironica e intrigante, anche se la satira dell'ossessione per l'aspetto fisico può apparire fin troppo esplicita e scontata (anche se siamo a Los Angeles!). Da apprezzare, comunque, il crescendo che fa virare il lungometraggio sempre più sul grottesco e la natura amorale, narcisistica e decadente delle due protagoniste, fra le quali Bruce Willis fa la figura del classico vaso di coccio. Isabella Rossellini è indimenticabile nel ruolo della strega seminuda. Sydney Pollack, non accreditato, appare brevemente nei panni di un medico. Nella scena della festa in casa di Lisle, fra le diverse celebrità che si suggerisce abbiano inscenato la propria morte, appaiono Marilyn Monroe, James Dean, Elvis Presley, Jim Morrison e Andy Warhol.

12 gennaio 2019

Unbreakable (M. Night Shyamalan, 2000)

Unbreakable - Il predestinato (Unbreakable)
di M. Night Shyamalan – USA 2000
con Bruce Willis, Samuel L. Jackson
***

Rivisto in TV.

Dopo essere stato l'unico sopravvissuto di uno spaventoso disastro ferroviario, dal quale è uscito miracolosamente incolume e senza un graffio, la guardia giurata David Dunn (Willis) viene contattata dall'ambiguo e misterioso Elijah Price (Jackson), commerciante di tavole di fumetti (e teorico del genere, che vede come un archetipo dell'intera società umana), convinto che l'uomo sia "indistruttibile" e, pertanto, destinato a diventare un supereroe. Il secondo film di Shyamalan ad attirare l'attenzione del pubblico dopo il successo de "Il sesto senso" (sempre con Bruce Willis come protagonista) cementa la sua fama come autore di pellicole con il "finale a sorpresa", anche se in questo caso il plot twist è più prevedibile e meno sconvolgente del precedente. Introdotto da una serie di strampalate statistiche sui comic book americani, il film gioca con la mitologia e gli stereotipi dei fumetti di supereroi, affrontando però la materia con realismo e in versione esistenziale, calandola nella quotidianità (dai nomi in codice ai costumi colorati, dai punti deboli degli eroi alla dicotomia fra bene e male), "camuffando" dunque la sua reale natura fino alla fine sotto la forma di un thriller (para)psicologico. La sceneggiatura (dello stesso Shyamalan) si prende i suoi tempi nell'introdurre gli elementi importanti della vicenda, condisce il tutto con una buona caratterizzazione dei personaggi (compresi i comprimari, come la moglie e il figlio di David o la madre di Elijah), ed è coadiuvata da una regia che, parimenti, cela alcuni tocchi geniali (nella sequenza sui titoli di testa, per esempio, i seggiolini del treno che separano i personaggi trasformano lo schermo in una successione di vignette come quelle di un fumetto). Indimenticabili i due protagonisti: David è un Superman inconsapevole, che si ritrae e tiene tutti a distanza, insicuro di sé e dei suoi poteri (non solo invulnerabilità, ma anche superforza e una sorta di precognizione); Elijah è il suo opposto, anche fisicamente, visto che soffre di una sindrome genetica che gli rende le ossa estremamente fragili, tanto da essere soprannominato "L'uomo di vetro" ("Mr. Glass" in originale). Willis e Jackson avevano già recitato insieme in "Die Hard 3" e "Pulp Fiction". Robin Wright Penn è la moglie di David. Il regista fa come di consueto una breve apparizione di persona: è lo spacciatore fermato allo stadio. Anche se la maggior parte degli albi a fumetti che si vedono in scena sono reali (per lo più della Marvel), quelli essenziali per la trama sono stati inventati ("Active Comics" e "Sentryman"). Due pellicole successive di Shyamalan saranno ambientate nello stesso universo: l'horror "Split" e il sequel di entrambe "Glass".

8 maggio 2017

Looper (Rian Johnson, 2012)

Looper - In fuga dal passato (Looper)
di Rian Johnson – USA 2012
con Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis
**1/2

Visto in divx.

Un'organizzazione criminale del futuro si sbarazza dei propri nemici inviandoli indietro nel tempo di trent'anni e facendoli uccidere da sicari chiamati "Looper". Il nome deriva dal fatto che, quando il loro contratto viene terminato, essi sono costretti ad assassinare anche sé stessi da vecchi, chiudendo così il loop (il cerchio). Ma il vecchio Joe (Willis) non ci sta a farsi ammazzare dalla propria controparte giovane, anche perché intende trovare il bambino che nel futuro diventerà il terribile Sciamano, il capo della criminalità organizzata che ha fatto uccidere sua moglie, per eliminarlo prima che sia troppo tardi... Al suo terzo film, Johnson (anche sceneggiatore) si dà alla fantascienza, genere che continuerà a frequentare nell'imminente "Star Wars: Gli ultimi Jedi", e imbastisce una storia di paradossi temporali che – come tutte – rischia di avere poco senso se ci si pensa troppo (gli stessi personaggi, a un certo punto, ironizzano sul fatto che sia meglio non parlarne, altrimenti "ci stiamo tutto il giorno e ci ritroviamo a fare diagrammi con le cannucce"). La trovata è quella di ammettere che ogni cambiamento nel passato si ripercuota immediatamente sul futuro (o sulle persone che ne provengono), modificando la realtà "in diretta" (i cattivi possono torturare la versione giovane di un personaggio, e quella vecchia vedrà apparire su di sé le cicatrici di tali ferite; l'aspetto più interessante è che anche le memorie possono cambiare istantaneamente). Se lo spunto di partenza è intrigante, il film soffre di scarso equilibrio: dopo soli otto minuti ha già raccontato quasi tutto quello che aveva da dire, ed è poi costretto a dilungarsi in sequenze dal respiro più convenzionale (tutta la parte nella fattoria), dando l'impressione di non sapere come riempire la pellicola, oltre a sfiorare il plagio di "Terminator" (con il twist che qui è il protagonista a dare la caccia ai bambini). Fra i vari temi introdotti ci sono la telecinesi (il 10% della popolazione umana ha questo potere) e il rapporto fra giovani e vecchi (nel dialogo con il sé stesso di trent'anni più tardi, Joe dice: "Questa è la mia vita di adesso, tu hai avuto la tua. Quindi fai come tutti gli altri vecchi: muori e levati dalle palle!"; sembra quasi un dibattito sulle pensioni!). Gordon-Levitt, già protagonista del film d'esordio di Johnson ("Brick"), è truccato in modo tale da assomigliare a Bruce Willis da giovane. Nel cast anche Emily Blunt, Paul Dano, Jeff Daniels e Piper Perabo.

17 marzo 2013

L'ultimo boy scout (Tony Scott, 1991)

L'ultimo boy scout (The last boy scout)
di Tony Scott – USA 1991
con Bruce Willis, Damon Wayans
***

Rivisto in TV, con Sabrina.

Joe Hallenbeck (Willis), un tempo un brillante agente dei servizi segreti (che in un'occasione aveva anche salvato la vita al Presidente degli Stati Uniti), è caduto in disgrazia e si guadagna da vivere come detective privato. Assunto come guardia del corpo da una spogliarellista (Halle Berry, allora sconosciuta), non riesce a salvarle la vita: ma indagando insieme a Jimmy (Wayans), fidanzato della ragazza e campione di football la cui brillante carriera si è a sua volta interrotta (è stato messo fuori squadra per uso di droghe), scoverà i responsabili e manderà all'aria il loro tentativo di corrompere un importante politico per legalizzare le scommesse clandestine nello sport professionistico. Scatenato action movie che il fratello di Ridley Scott dirige con polso e talento (si tratta indubbiamente di uno dei suoi film migliori), interpretato da un ispirato Willis che ben tratteggia un personaggio alcolizzato, malinconico e con seri problemi famigliari (la moglie lo tradisce con il suo miglior amico, la figlia tredicenne lo odia) ma che, nonostante tutto, non rinuncia all'etica e alla propria integrità (tanto da meritarsi, da parte di Jimmy, il nomignolo che dà il titolo alla pellicola): in poche parole, una rilettura del "perdente" di tante pellicole noir del passato. Ma il vero punto di forza del film, oltre alle violente e spettacolari scene d'azione (con il climax nello stadio da football), è rappresentato dalla sceneggiatura di Shane Black, un vero fiorilegio di battute e di dialoghi cinici e sarcastici. Non a caso Black è autore anche degli script della serie di "Arma letale" e di "Last Action Hero", tutte pellicole che hanno contribuito a smitizzare l'eroe d'azione, rendendolo irreale e autoironico, meno propenso a prendersi sul serio e più incline a sparare risposte taglienti nella vena dei film di Sergio Leone o dei fumetti dell'Uomo Ragno. Nella scena finale, Joe spiega a Jimmy questa filosofia: "Siamo negli anni novanta, non basta più tirare un cazzotto a qualcuno, bisogna prima dire una frase ad effetto". Buono il cast di contorno: Taylor Negron è il cattivo, Chelsea Field la moglie di Joe, Danielle Harris sua figlia.

2 settembre 2012

I mercenari 2 (Simon West, 2012)

I mercenari 2 (The Expendables 2)
di Simon West – USA 2012
con Sylvester Stallone, Jean-Claude Van Damme
**1/2

Visto al cinema Uci Bicocca, con Sabrina, Elena, Monica e Roberto.

I "sacrificabili" sono tornati! Come nel primo capitolo, Sylvester Stallone (autore anche della sceneggiatura, ma non della regia che stavolta ha lasciato a Simon West) ha riunito attorno a sé un nutritissimo roster di star del cinema d'azione degli anni ottanta, veri "pezzi da museo" (come recita ironicamente una delle tante battute del film) e totem di un'epoca in cui questo genere puntava le proprie carte sugli scontri fisici e non sugli effetti speciali generati al computer. Inutile aggiungere che la pellicola, per i nostalgici e i fan di quel tipo di film, è imperdibile quanto la precedente, pur scontando il rischio della ripetizione; ma rispetto al primo capitolo i dialoghi sono conditi da maggior humour: tanti gli in-jokes, in particolare, che riguardano Schwarzenegger ("Sono tornato!"). Se Jet Li esce di scena dopo poche sequenze, in compenso rispetto al precedente episodio Schwarzy e Bruce Willis hanno maggior spazio – e partecipano al combattimento finale – e soprattutto fanno la loro comparsa Chuck Norris (memorabile la sua entrata, accompagnata dal refrain de "Il buono, il brutto, il cattivo" di Morricone e seguita dall'attore stesso che racconta una delle tante "leggende urbane" che circolano in internet su di lui: "Una volta sono stato morso da un cobra. Ma dopo cinque giorni di dolore atroce... il cobra è morto") e Jean-Claude Van Damme nei panni del "cattivo", lo spietatissimo Jean Vilain (si chiama proprio così!). Questi ha deciso di impadronirsi delle riserve di plutonio che i sovietici hanno nascosto in una miniera bulgara, ma troverà sulla sua strada i nostri eroi, decisi a vendicare la morte del più giovane di loro (il "pivello" Liam Hemsworth). Tutto il cast (completato da Jason Statham, Dolph Lundgren, Terry Crews, Randy Couture e da una donna, Nan Yu) è protagonista di sparatorie, combattimenti e inseguimenti senza soluzione di continuità e ad alto livello di testosterone: il film mantiene tutte le sue promesse, che non comprendevano certo raffinati momenti di introspezione psicologica. Peccato solo che Schwarzy e Norris abbiano girato le loro scene in pochi giorni (e si vede: entrano ed escono dalla storia in maniera un po' casuale). Fra le performance migliori, quelle di Lundgren e Van Damme. Un terzo episodio è in cantiere: i produttori hanno già contattato Steven Seagal, Mel Gibson e altri ancora.

19 giugno 2012

Moonrise Kingdom (Wes Anderson, 2012)

Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore (Moonrise Kingdom)
di Wes Anderson – USA 2012
con Jared Gilman, Kara Hayward
**

Visto al cinema Apollo, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

Nel 1965, sull’isola di Penzance nel New England, due dodicenni trascurati e incompresi intraprendono un’ardita fuga d’amore: si tratta dell’orfano Sam, scappato dal locale campo scout estivo, e di Suzy, figlia maggiore di una coppia di avvocati che abitano presso il faro dell'isola. Lui è il meno popolare della truppa, lei è depressa e senza amici: troveranno conforto l’uno nell’altra e si dichiareranno amore eterno (unendosi anche in matrimonio in una parodistica cerimonia). Verranno però inseguiti dallo sceriffo (Bruce Willis), dal capo scout (Edward Norton), dai genitori di Suzy (Bill Murray e Frances McDormand) e da un’attivista dei servizi sociali che minaccia di rinchiudere Sam in riformatorio (Tilda Swinton), il tutto mentre sta per avvicinarsi un tifone dalla forza inaudita. Wes Anderson (un regista che proprio non riesco ad amare) non rinuncia agli elementi che contraddistinguono il suo cinema artificioso e macchiettistico (personaggi eccentrici, famiglie disfunzionali, una comicità ingessata, tanta "carineria" e uno stile grafico retrò che si ispira a Burton e Tarantino). Almeno stavolta la natura di “film-giocattolo” è resa meno fastidiosa dal tono fiabesco e vacanziero, nonché dal fatto che i protagonisti siano due bambini: quando sono in scena loro, la pellicola si fa seguire con piacere e richiama quegli esili romanzi d’avventura per adolescenti di cui proprio la giovane Suzy è appassionata. Velo pietoso, invece, sui personaggi adulti (mi chiedo spesso come attori di una certa caratura – oltre ai citati, nel ricco cast c'è anche Harvey Keitel – possano accettare parti così ridicole: l'unico che ne esce decentemente è l'inossidabile Bruce Willis). L’invadente colonna sonora di Alexandre Despiat è integrata da brani di Benjamin Britten e Hank Williams (oltre che da una canzone di Françoise Hardy).

9 settembre 2010

I mercenari (Sylvester Stallone, 2010)

I mercenari (The Expendables)
di Sylvester Stallone – USA 2010
con Sylvester Stallone, Jason Statham
**1/2

Visto al cinema Colosseo.

Un sogno che si avvera. Un film d'azione in puro stile anni ottanta che riunisce tutti insieme i principali interpreti del genere e in particolare quelli della vecchia scuola: Sylvester Stallone (anche regista e sceneggiatore), Arnold Schwarzenegger (per lui soltanto un cameo, purtroppo, visti gli impegni politici: "Vuole diventare presidente"), Dolph Lundgren (per Ivan Drago c'è ovviamente un ruolo a metà fra il buono e il cattivo), Mickey Rourke (sfatto come in "The Wrestler", filosofo, tatuato e tatuatore), Jet Li (con il complesso dell'altezza: e vorrei ben vedere, al fianco di tanti colossi), Jason Statham (l'eroe di "The transporter" e "Crank", il mio preferito del cast) e Bruce Willis (anche lui in un ruolo ridotto)... E non basta: ci sono anche i wrestler Randy Couture e "Stone Cold" Steve Austin, l'ex giocatore di football Terry Crews e persino Gary "Ken il guerriero" Daniels! Per completare un cast davvero da favola mancherebbero soltanto (sono stati contattati, ma hanno rifiutato per motivi vari) Jackie Chan, Steven Seagal, Chuck Norris e Jean-Claude Van Damme (che pare abbia acconsentito ad apparire nel sequel). I cattivi sono Eric Roberts e David Zayas, le donzelle Giselle Itiè e Charisma Carpenter. Della trama è anche inutile parlare, visto che non conta (si tratta comunque di spodestare un dittatore di un'isola sudamericana, spalleggiato da un ex agente CIA interessato al traffico di droga): l'importante è godersi la successione senza pause di sparatorie, esplosioni, inseguimenti, scontri corpo a corpo, pugni, calci, coltellate e distruzioni assortite. E il bello è che sembra di essere tornati ai tempi di "Commando", senza traccia di tutti quelli elementi che hanno affossato il genere negli ultimi decenni, come adolescenti, fighettume vario, sottotrame idiote, eccessi tecnologici. Solo testosterone e mazzate! Con coraggio il film rinuncia anche alle influenze hongkonghesi che, da John Woo in poi, hanno modificato le pellicole d'azione (ma Corey Yuen ha comunque collaborato alle coreografie, in particolare nelle scene con Jet Li). Impressionante la fisicità dei corpi, anche quelli di interpreti che ormai hanno una certa età. Ovviamente, i più "giovani", come Statham, se la cavano meglio, ma tutti – a partire da Stallone – hanno comunque l'aria di divertirsi un mondo. E per riassumere il film, la cosa migliore è citare l'imperdibile recensione pubblicata sul sito I 400 calci: "Non importa di che sesso eravate quando siete entrati al cinema: quando uscirete, sarete UOMINI".

28 settembre 2009

Disastro a Hollywood (B. Levinson, 2008)

Disastro a Hollywood (What Just Happened)
di Barry Levinson – USA 2008
con Robert De Niro, Robin Wright Penn
*1/2

Visto in DVD, con Albertino, Ghirmawi ed Enzo.

Non funziona quasi niente in questa commedia satirica che fa parte del ricco filone in cui Hollywood ironizza su sé stessa. De Niro è un produttore che attraversa un momento di difficoltà: non solo nella vita familiare (sta cercando di riallacciare i rapporti con la seconda ex moglie) ma soprattutto sul lavoro, con contrattempi piccoli e grandi che vanno dal dover spingere un bizzoso regista europeo a tagliare alcune scene dalla sua ultima pellicola prima che questa venga inviata al festival di Cannes (in particolare la scena in cui i cattivi ammazzano sullo schermo il cane del protagonista, pesantemente contestata durante gli "screen test" con il pubblico) al convincere il riottoso Bruce Willis a tagliarsi la folta barba, invisa ai finanziatori, prima dell'inizio delle riprese del suo nuovo blockbuster. Il "povero" produttore viene raffigurato come l'anello debole della filiera cinematografica, quello che deve mediare fra tutte le parti e che viene considerato responsabile di ogni possibile intoppo. Ma risulta poco convincente che a dipingerne il ritratto, puntando il dito sulle distorsioni, le ipocrisie e i difetti del sistema, dove l'unica cosa che conta sono gli incassi e i film (e gli autori) vengono definiti letteralmente "bestie da domare", non sia una pellicola indipendente ma proprio un lungometraggio hollywoodiano, mainstream e ricco di star (alcune delle quali, come Bruce Willis e Sean Penn, interpretano sé stesse, mentre altre, come De Niro, John Turturro, Catherine Keener o Stanley Tucci, recitano il ruolo di personaggi fittizi, con una distonia e un'arbitrarietà che si fa fatica ad accettare). La riflessione sulla caducità del potere, infine, è quanto mai risaputa e deboluccia. De Niro, comunque, si impegna e sforna una delle sue migliori performance recenti.

13 aprile 2009

Ancora vivo (Walter Hill, 1996)

Ancora vivo (Last man standing)
di Walter Hill – USA 1996
con Bruce Willis, Christopher Walken
**1/2

Visto in divx, con Giovanni.

Per la trama del suo "Per un pugno di dollari", Sergio Leone si era ispirato (senza dichiararlo) a "La sfida del samurai" di Akira Kurosawa. Walter Hill fa lo stesso (ma segnalando il debito nei credits), trasportando la vicenda fra i gangster negli anni trenta e chiudendo quindi una specie di cerchio, visto che il lungometraggio giapponese era probabilmente influenzato a sua volta dal romanzo "Red Harvest" di Dashiell Hammett (in italiano, "Piombo e sangue"). La storia è quella di un individuo senza nome (nel film, a un certo punto, si fa chiamare John Smith), probabilmente un killer in fuga, che giunge in una cittadina texana non distante dal confine con il Messico dove spadroneggiano due bande di contrabbandieri in lotta fra loro, guidate rispettivamente dall'irlandese Doyle e dall'italiano Strozzi. Alleandosi ora con l'una ora con l'altra, facendo il doppio gioco e provocando sanguinose vendette, il protagonista farà divampare ai massimi livelli la feroce guerra fra le bande, portandole così a distruggersi a vicenda. Girato da Hill con un occhio verso il cinema di Tarantino e uno verso quello di Hong Kong (le sparatorie sembrano uscire da una pellicola di John Woo, con Bruce Willis che impugna due pistole alla volta come Chow Yun Fat), il film è scorrevole, anche se un po' monotono, e può contare su una fotografia che rende con efficacia la calura dell'ambiente e l'aria permeata di sabbia del deserto. Fra i personaggi minori rimangono impressi i due capibanda, le rispettive donne (vere vittime della violenza dei gangster), i pochi abitanti neutrali del villaggio, che in qualche modo aiutano l'opera di repulisti del protagonista (il locandiere, lo sceriffo), e soprattutto Hickey, il braccio destro di Doyle, interpretato da Christopher Walken.

8 giugno 2008

Planet terror (R. Rodriguez, 2007)

Planet terror (Grindhouse - Planet terror)
di Robert Rodriguez – USA 2007
con Rose McGowan, Freddy Rodriguez
**1/2

Visto in DVD, con Hiromi.

Il progetto originario di "Grindhouse" prevedeva una double feature cinematografica (un film di Quentin Tarantino e uno di Rodriguez) con il contorno di spezzoni, frammenti, finte pubblicità e trailer di altre pellicole immaginarie, il tutto nello stile del cinema di exploitation degli anni '70: l'insuccesso commerciale in patria ha suggerito ai due autori di "separare" le rispettive pellicole e di farle uscire in maniera indipendente, eliminando tutto il materiale di raccordo (ne rimane traccia soltanto nell'esilarante trailer di "Machete" che precede il film di Rodriguez). Dopo la delusione della pellicola di Tarantino ("A prova di morte" mi è parso finora il suo film peggiore, più brutto anche di "Jackie Brown"), quella del messicano mi è piaciuta decisamente di più: è meno pretenziosa e "pipparola", più spensierata e sopra le righe, con un gusto per lo splatter e il gore che consente di passare sopra all'implausibilità della trama. Debitore in parte al secondo tempo di "Dal tramonto all'alba" (ma anche ad alcune cose di John Carpenter, ringraziato nei titoli di coda), il film avrebbe forse potuto osare persino di più, visto che al divertimento non corrisponde sempre un'adeguata tensione. I variopinti personaggi (fra i quali spiccano la McGowan, una ballerina con una gamba amputata, e Josh Brolin, un medico psicopatico; ma nel cast ci sono anche Bruce Willis, Michael Biehn e lo stesso Tarantino) devono fronteggiare un misterioso gas di origine militare che trasforma gli esseri umani in creature mostruose, a metà strada fra gli zombi di Romero e i 'patatoni' di Peter Jackson. Fra massacri, sparatorie, inseguimenti e acrobazie di ogni genere. Rodriguez sfrutta meglio del compare anche l'idea di "invecchiare" ad arte la pellicola con graffi e difetti: anziché farne uno sfoggio di cinefilia fine a sé stessa, utilizza la trovata per dare maggiore spessore alle scene più truci e, con la scusa di un "rullo mancante", per far procedere la vicenda in maniera più spedita.

3 giugno 2008

Hostage (Florent Siri, 2005)

Hostage (id.)
di Florent Emilio Siri – USA 2005
con Bruce Willis, Kevin Pollak
*1/2

Visto in TV, con Hiromi.

Un negoziatore di ostaggi, dopo un'operazione finita tragicamente, si trasferisce a fare lo sceriffo in un tranquillo paese di campagna. Ma è costretto a intervenire nuovamente quando tre giovani balordi sequestrano una ricca famiglia all'interno della loro villa. Come se non bastasse, alcuni misteriosi individui rapiscono la famiglia dello stesso poliziotto, per ricattarlo e convincerlo a recuperare un prezioso dvd custodito all'interno della casa: il sequestrato è infatti un contabile coinvolto in loschi traffici, e il disco – nascosto nella custodia de "Il paradiso può attendere" di Lubitsch (ma attenzione: nella videoteca di famiglia c'è anche l'omonimo film di Warren Beatty!) – contiene informazioni compromettenti. Già queste poche righe di trama, con la loro ripetitività – due famiglie, due sequestri, due gruppi di cattivi, due dvd con lo stesso titolo (ma quest'ultimo spunto non viene sfruttato a dovere) – fanno intendere come la sceneggiatura costituisca il punto debole di un thiller d'azione piuttosto convenzionale, con personaggi stereotipati (dal trio di sequestratori – che copre tutto lo spettro di caratteri che va dal "buono" allo "psicopatico" – all'insopportabile bambino intraprendente) e un finale prevedibile. In fondo, si sa: sull'argomento delle intrusioni casalinghe sono meglio i film dove i protagonisti sono i cattivi (da "Funny games" ad "Arancia meccanica").

11 novembre 2007

Die hard - Vivere o morire (L. Wiseman, 2007)

Die hard – Vivere o morire (Live free or Die hard)
di Len Wiseman – USA 2007
con Bruce Willis, Justin Long
**

Visto con Hiromi, al cinema Colosseo.

Un'organizzazione di terroristi informatici (di cui fa parte anche Maggie Q) attacca i sistemi di sicurezza degli Stati Uniti, mandandoli in tilt. A risolvere la situazione, nonostante di computer e telecomunicazioni ci capisca ben poco, è ancora una volta l'indistruttibile Bruce Willis, che stavolta deve anche proteggere l'incolumità di un giovane hacker e della propria figlia. Registicamente mediocre, il film (quarto di una serie di cui ho visto solo il primo) mi ha ricordato le pellicole di cui proprio McTiernan (il regista del primo "Die Hard") si prendeva gioco in "Last Action Hero". Sono passati quindici anni, ma un certo tipo di cinema d'azione non sembra aver fatto molti passi in avanti. La tensione e il ritmo reggono fino alla fine, ma di nuovo, di intelligente o di interessante c'è davvero ben poco. Particina per Kevin Smith nella parte di un hacker appassionato di "Guerre stellari".

23 maggio 2006

La colazione dei campioni (A. Rudolph, 1999)

La colazione dei campioni (Breakfast of Champions)
di Alan Rudolph – USA 1999
con Bruce Willis, Nick Nolte
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Visto in divx.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Kurt Vonnegut, che non ho letto. Bruce Willis (in una delle sue migliori interpretazioni) veste i panni di Dwayne Hoover, popolare proprietario di un autosalone in una cittadina del midwest che, dietro la facciata del "campione" amato da tutti, è in realtà esaurito, depresso e sull'orlo della follia. Nolte è invece il suo responsabile delle vendite, non meno folle e paranoico: le scene in cui si veste da donna sono imperdibili. Quando in città giunge Kilgore Trout, scrittore fallito di romanzi di fantascienza e alter ego dello stesso Vonnegut, Hoover si convince di poter ottenere da lui una risposta sul significato della propria vita. Un film grottesco e allucinato, che talvolta sembra volare alto (si discute di libero arbitrio: Hoover si sente "l'unica creatura senziente in un mondo di automi") e talvolta appare semplicemente banale e stupido. In ogni caso è un interessante specchio del malessere della società statunitense, dove tutti sono obbligati a inseguire il successo e l'ottimismo e dove la pubblicità è vista come la bocca della verità. Forse ci sono troppi personaggi, alcuni dei quali superflui, come il figlio cantante di Hoover o l'ex detenuto interpretato da Omar Epps. Più volte, durante la visione del film, mi sono chiesto come sarebbe stato se fosse stato diretto da un regista più talentuoso, per esempio dal Terry Gilliam di "Paura e delirio a Las Vegas".