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14 dicembre 2020

Reazione a catena (Mario Bava, 1971)

Reazione a catena (aka Ecologia del delitto)
di Mario Bava – Italia 1971
con Claudine Auger, Luigi Pistilli
**1/2

Visto in TV.

La morte della contessa Federica (Isa Miranda), paralitica proprietaria di una tenuta su una baia che fa gola a molti, dà il via a una serie di omicidi che coinvolge tutti coloro che le stanno attorno. Cinicissimo giallo-nero nel quale Bava inscena, come da titolo, una serie di cruenti delitti: se all'inizio sembra di assistere a un giallo che ci invita a indovinare l'identità dell'assassino (cosa difficile, perché tutti sembrano nutrire interessi verso la tenuta della contessa), ben presto ci rendiamo conto che nessuno è innocente. E man mano che si procede nella catena degli omicidi, con numerose sequenze splatter e gore (la pellicola è a tutti gli effetti un'antesignana degli slasher degli anni ottanta), ci accorgiamo che non c'è alcun protagonista positivo (anzi: a prescindere dallo stato sociale o da qualsiasi altra caratteristica, tutti sono ugualmente e "democraticamente" cattivi, avidi, disprezzabili), fino allo sberleffo finale appena prima dei titoli di coda. Proprio l'apparente nichilismo, o il pessimismo cosmico se vogliamo (ma senza compiacimento), diventa così la ragion d'essere della pellicola, una delle poche di cui il regista si dichiarò soddisfatto (e che potè girare senza pressioni o imposizioni indesiderate da parte dei produttori). Fra gli interpreti: Leopoldo Trieste e Laura Betti (l'entomologo Paolo e sua moglie Anna), Chris Avram e Anna Maria Rosati (l'architetto Franco e la sua amante Laura), Claudio Volonté (il pescatore Simone, figlio illegittimo della contessa), Giovanni Nuvoletti (Filippo, il marito della contessa), Claudine Auger e Luigi Pistilli (Renata, la figlia di quest'ultimo, e suo marito Alberto), Brigitte Skay, Paola Rubens, Guido Boccaccini e Roberto Bonanni (i quattro ragazzi Sylvie, Denise, Luca e Roberto). Memorabile il nudo integrale della Skay, quando si tuffa nella baia e trova uno dei cadaveri. Da sottolineare anche la fotografia dello stesso Bava, dominata dalle tinte fosche e dai colori autunnali, e la regia dinamicissima, con camera a mano, movimenti rapidi e soggettive per accrescere la tensione. Gli effetti speciali sono di Carlo Rambaldi, la musica di Stelvio Cipriani. Lamberto Bava, figlio del regista e suo assistente, avrebbe diretto alcune sequenze (come quella della morte di Simone).

22 novembre 2020

Sei donne per l'assassino (Mario Bava, 1964)

Sei donne per l'assassino
di Mario Bava – Italia 1964
con Eva Bartok, Cameron Mitchell
**1/2

Visto in TV.

Un misterioso assassino dal volto mascherato uccide in maniera efferata, una dopo l'altra, alcune indossatrici e modelle che lavorano nell'elegante sartoria della contessa Cristiana (Eva Bartok). Chi è, e quali sono le sue motivazioni? Un giallo-nero a tinte forti, impreziosito dalle scenografie barocche, dalla fotografia colorata e dalla regia espressionista, che aggiungono inquietudine all'atmosfera (già angosciante e claustrofobica di suo) della sceneggiatura di Marcello Fondato. Considerato oggi un classico e imitato da molti, fu all'epoca un discreto shock per il cinema italiano di genere, non abituato al sadismo e alla violenza di situazioni e personaggi che peraltro stavano contemporaneamente invadendo altre forme d'arte (come il fumetto: sono gli anni in cui nascono "Diabolik" e i suoi numerosi epigoni, come "Kriminal" e "Satanik"): il suo successo contribuì a codificare le regole del giallo/thriller all'italiana (l'assassino misterioso e "senza volto", la sequenza di cruenti delitti, l'atmosfera malsana e delirante, la tensione che monta senza sosta) che verranno seguite per esempio da Dario Argento e Umberto Lenzi, ma anche quelle degli horror/slasher che si svilupperanno oltreoceano (come "Halloween" di John Carpenter e "Nightmare" di Wes Craven). Il cast è vasto e internazionale (il film fu coprodotto da Francia e Germania), senza un vero protagonista: non è tale nemmeno l'ispettore Silvestri (Thomas Reiner) che indaga sul caso (non sarà infatti lui a risolverlo). Fra le vittime dell'assassino ci sono Francesca Ungaro (Isabella), Arianna Gorini (Nicole), Mary Arden (Peggy), Lea Krüger (Greta) e Claude Dantes (Tao-Li). Fra i sospettati, invece, Cameron Mitchell (Massimo Morlacchi, l'amante della contessa), Dante Di Paolo (l'antiquario cocainomane Franco Scalo), Massimo Righi (l'epilettico Marco), Franco Rousell (il marchese Riccardo), Luciano Pigozzi (l'ambiguo Cesare). Memorabili anche i titoli di testa, girati fra angoscianti ombre e manichini. Le musiche sono di Carlo Rustichelli.

23 aprile 2020

Severance - Tagli al personale (C. Smith, 2006)

Severance - Tagli al personale (Severance)
di Christopher Smith – GB/Germania 2006
con Danny Dyer, Laura Harris
**

Visto in divx.

Sette manager e impiegati di un'industria di armi, in trasferta per lavoro nell'Est Europa, devono trascorrere una vacanza di alcuni giorni in un lodge isolato nella foresta ungherese per imparare a "fare squadra". Ma saranno presi di mira da alcuni misteriosi assassini psicopatici. Il canovaccio classico della "casa nel bosco" (valido sin dai tempi delle fiabe, passando per "La casa" di Sam Raimi fino agli horror più estremi) al servizio di una pellicola che mescola gli stilemi del genere con una spruzzatina di commedia (i personaggi scanzonati, l'ironia tutta british sui rapporti fra colleghi di lavoro), senza parlare della satira sull'industria degli armamenti (i protagonisti producono mine antiuomo e armi di ogni tipo, eppure si divertono infantilmente a giocare a paintball o si ritrovano vittima di trappole con le stesse armi che escono dalla loro fabbrica; per non parlare degli addetti al marketing che discutono della loro vendita come se si trattasse di un prodotto come un altro). Nel complesso, un survival horror onesto (niente contorsionismi o metaletture post-moderne!) e simpatico, anche se non particolarmente originale: il titolo (anzi, il sottotitolo) italiano, francamente, prometteva molto di più. Da notare l'inserto muto che cita il "Nosferatu" di Murnau.

10 settembre 2017

Quella casa nel bosco (D. Goddard, 2012)

Quella casa nel bosco (The Cabin in the Woods)
di Drew Goddard – USA 2012
con Kristen Connolly, Fran Kranz
**1/2

Visto in divx.

Cinque studenti di college si recano a passare il weekend in una casa isolata nel bosco. Qui risveglieranno delle creature misteriose che tenteranno di ucciderli uno a uno. Il solito horror slasher/gore, ispirato ai film di Sam Raimi e Wes Craven? No, perché all'insaputa dei ragazzi, due tecnici in un laboratorio sotterraneo stanno osservando tutto quello che succede, monitorandoli attraverso video e manipolando le loro azioni e l'ambiente circostante: gli stessi mostri con cui hanno a che fare – una famiglia di redneck zombie – sono soltanto una delle molte possibilità dovute alle loro scelte (e che comprendono l'intero campionario delle creature classiche dei film dell'orrore, in tutti i suoi sottogeneri, dai licantropi alle mummie, dai fantasmi ai mostri alieni). Dopo la decostruzione operata da "Scream", non sembrava possibile approcciare il genere horror in maniera nuovamente originale e sorprendente, riutilizzando peraltro cliché e materiale già visto mille volte e i cui meccanismi di base sono ormai irrimediabilmente e scopertamente ben noti allo spettatore. Ci riesce invece questa brillante pellicola, ideata e scritta dal regista insieme a Joss Whedon (anche produttore), che recupera tutte le caratteristiche fondanti del genere e le mescola con una robusta dose di comicità e di cinismo, senza infrangerne le regole ma anzi "giustificandole" e interpretandole alla luce di un disegno più grande, anch'esso classicamente horror (per la precisione, lovecraftiano). Se "Scream" si prendeva gioco dei luoghi comuni degli horror, questo film prova a spiegare il motivo della loro esistenza, senza peraltro mai invadere il territorio della parodia. Molteplici pure le letture: da quella metacinematografica (una forte critica di Hollywood e della sua attività produttiva, che serve a dare in pasto agli spettatori pellicole fatte con lo stampino ma in grado di solleticare i loro istinti; in ogni caso, ce n'è anche per le industrie di altri paesi, quella degli horror giapponesi in primis) e tecnologico-voyeuristica (con echi di Haneke, si pensi a "Funny Games"), alla lettura generazionale (le vittime di questi horror sono sempre adolescenti o giovanissimi, da "sacrificare" per la sopravvivenza degli adulti) e sociale (il laboratorio rappresenta un anonimo posto di lavoro, dove battutine e innocue infrazioni alle regole servono a rompere la banale routine di giornate sempre uguali, mentre le dinamiche fra i colleghi e i rapporti con i capi scorrono su binari meccanici e mondani: qui il contrasto è con la natura edonistica, anarchica e anti-sistema dei giovani protagonisti). I cinque ragazzi – veri stereotipi del genere: il bello è che qui la cosa è ampiamente giustificata – sono interpretati da Kristen Connolly ("la vergine", che come ci aveva insegnato già "Scream" è destinata a essere l'ultima a sopravvivere), Anna Hutchison ("la puttana": lei invece è inevitabilmente la prima a morire), Chris Hemsworth ("l'atleta"), Jesse Williams ("lo studioso") e Fran Kranz ("il buffone"). I tecnici di laboratorio sono Richard Jenkins e Bradley Whitford. Nel finale, cameo a sorpresa per Sigourney Weaver. Goddard, all'esordio come regista, è un collaboratore di Whedon di lunga data (come sceneggiatore).

7 ottobre 2015

Nightmare 3 (Chuck Russell, 1987)

Nightmare 3 - I guerrieri del sogno (A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors)
di Chuck Russell – USA 1987
con Heather Langenkamp, Craig Wasson
**1/2

Visto in divx.

Il terzo "Nightmare" è indubbiamente il migliore dei sequel canonici della serie, anche perché è l'unico che vede coinvolto il suo creatore Wes Craven: non come regista, ma come sceneggiatore. Non a caso, "bypassa" il secondo film e fa tornare in scena i personaggi del primo lungometraggio, dando così una continuità alla storia e approfondendo in maniera coerente il villain Freddy Krueger (a proposito, finalmente viene chiamato "Freddy" e non "Fred"). Ambientato sei anni dopo il film originale, ci rivela che Nancy (Heather Langenkamp) è diventata dottoressa ed esperta in casi di disturbo del sonno, come quelli che affliggono i giovani pazienti di un istituto psichiatrico di Springwood. Ricoverati per aver tentato il suicidio (in realtà indotti in questo da Freddy), i ragazzi sono terrorizzati dalla possibilità di ritornare vittime di Krueger durante gli incubi, e fanno di tutto per non addormentarsi. Sfruttando i poteri paranormali di una di loro, Kristen (Patricia Arquette), che ha la capacità di far entrare gli altri nei propri sogni, cercheranno insieme di resistere agli assalti di Freddy: il tutto mentre, nel mondo reale, un medico della clinica (Craig Wasson) e il padre di Nancy (John Saxon) indagano sulla vera origine del nemico. Rispetto al deludentissimo secondo capitolo, ma anche al grezzo film originale (che aveva dovuto fare i conti con un budget assai ridotto), questo terzo film è senz'altro più convincente nel mettere in scena gli incubi dei ragazzi, molto più onirici e orrorifici. In più regala alcune inquietanti suggestioni (la suora fantasma) e ha la buona idea di rendere protagonisti e vittime del mostro dei ragazzi disadattati anziché i soliti borghesucci figli di papà. Craven intendeva completare una "trilogia" che avrebbe dovuto mettere la parola fine alla serie, con il chiarimento sulle origini del mostro dei sogni (Freddy è il frutto della violenza subita da sua madre da parte dei pazzi criminali dello stesso ospedale psichiatrico) e la sua definitiva sconfitta (attraverso la sepoltura dei suoi resti in terra consacrata). Ma, come nei film precedenti, proprio nell'ultima scena c'è il consueto sberleffo che lascia una porta aperta. E infatti, negli anni successivi, ecco spuntare come funghi (quasi uno all'anno!) altri sequel di mediocre fattura per allungare la serie, fino a quando Craven non interverrà di nuovo per dire la sua, con l'atipico e metareferenziale "Nuovo incubo". Nel cast si riconoscono Laurence Fishburne (uno dei custodi della clinica) e Zsa Zsa Gabor (in un cameo nei panni di sé stessa in televisione, massacrata ovviamente da Freddy). Curiosità: il doppiaggio italiano traduce ogni volta in maniera diversa la filastrocca che i bambini intonano per proteggersi dall'uomo nero, che appare in tutti i film e che nella versione originale è sempre la stessa ("One, two, Freddy's coming for you...").

6 ottobre 2015

Nightmare 2 (Jack Sholder, 1985)

Nightmare 2 - La rivincita (A Nightmare on Elm Street Part 2: Freddy's Revenge)
di Jack Sholder – USA 1985
con Mark Patton, Kim Myers
*1/2

Visto in divx.

Il grande successo del primo "Nightmare" spinse i produttori della New Line a mettere rapidamente in cantiere un seguito, al quale non partecipò però Wes Craven, regista e sceneggiatore dell'originale. Ambientato cinque anni dopo la precedente pellicola, "Nightmare 2" ha in realtà poco in comune con essa: giusto il personaggio di Freddy Krueger (chiamato così nel sottotitolo, ma ancora "Fred Krueger" nei dialoghi), interpretato sempre da Robert Englund, che però agisce stavolta in maniera diversa rispetto al solito: si "impadronisce" del corpo del giovane Jesse (che con la sua famiglia si è trasferito a vivere in Elm Street, proprio nella casa dova abitava Nancy nel primo film) e tramite lui riesce a scatenare la sua violenza anche nel mondo reale. La mancanza del binomio sogni-realtà (e del tema "resta sveglio o muori" che caratterizzava il prototipo) toglie parecchio fascino alla vicenda: a questo si aggiunge una regia piatta (le numerosissime scene di pericolo o di minaccia si susseguono senza scuotere più di tanto lo spettatore), una sceneggiatura senza ritmo, e personaggi decisamente anonimi e senza spessore (con l'eccezione forse di Lisa, la ragazza di Jesse, che infatti è la protagonista dello scontro finale con Freddy nella fabbrica dove questi lavorava da vivo). Fra cliché e noia, la pellicola è da salvare in parte solo per l'atmosfera anni ottanta, per la trovata del caldo come filo conduttore della presenza di Freddy, e per poche sequenze di un certo fascino (l'incipit con lo scuolabus che precipita all'inferno, e la scena in cui Freddy fuoriesce letteralmente dal corpo di Jesse). Il pubblico comunque apprezzò, e il film fece faville al botteghino, dando così il via libera alla realizzazione di ulteriori seguiti. Craven (che tornerà, ma solo come sceneggiatore, nel terzo capitolo) alluderà scherzosamente alla cattiva qualità del film nel secondo "Scream", facendo dire a un personaggio ""Il genere horror è stato solo danneggiato dai sequel!".

6 settembre 2015

Nightmare (Wes Craven, 1984)

Nightmare - Dal profondo della notte
(A Nightmare on Elm Street)
di Wes Craven – USA 1984
con Heather Langenkamp, Robert Englund
***

Rivisto in DVD, per ricordare Wes Craven.

Nella cittadina di Springwood, un gruppo di ragazzi è alle prese con Freddy Krueger, misterioso assassino in grado di uccidere le proprie vittime all'interno dei loro sogni. Pietra miliare dell'horror più visionario, è il film che – insieme ad altri titoli seminali a cavallo fra gli anni '70 e '80 (come "Halloween" di John Carpenter e "Venerdì 13" di Sean Cunningham, quest'ultimo fra l'altro qui collaboratore in alcune scene) – ha contribuito a fondare quel genere slasher di cui più tardi lo stesso Craven definirà e decostruirà i cliche in "Scream": protagonisti adolescenti alle prese con morti brutali e splatter, ignorati o non creduti dagli adulti attorno a loro (anche se, in questo caso, proprio le azioni passate degli adulti hanno dato origine al mostro), e in cui l'archetipica battaglia fra bene e male, una sorta di mito moderno, si gioca anche sul piano della moralità (la protagonista Nancy, "pura" e religiosa, è l'unica in grado di tenere testa a Krueger, mentre l'amica Tina, sessualmente più disinibita, fa quasi subito una brutta fine). In più, c'è la brillante idea degli incubi che si ripercuotono nella realtà, il che consente di dare vita a scene bizzarre, surreali e oniriche, dove le leggi fisiche non hanno più valore e dove gli ambienti e gli oggetti circostanti possono essere utilizzati dal cattivo a proprio piacimento (si pensi alla scena in cui Nancy viene attaccata nella vasca da bagno, a quella in cui i suoi piedi affondano nelle scale, o a Glen "inghiottito" dal suo letto: tutte sequenze realizzate fra l'altro in maniera creativa ma molto artigianale – vedi anche la stanza che ruota – visto il bassissimo budget a disposizione per gli effetti speciali). Oltre a questa trovata, il grande successo della serie è dovuto naturalmente anche al villain, quel Freddy Krueger (chiamato ancora solo "Fred" in questo primo film) dal volto ustionato, dall'inconfondibile abbigliamento (cappello e maglione a righe rosso-verdi), dal guanto con le lame innestate, che sarebbe diventato una delle più celebri icone del cinema horror, vero e proprio "uomo nero" (con tanto di filastrocca per bambini che ne preannuncia le gesta) indistruttibile e invicibile perché opera al di fuori della realtà. Il controfinale aperto, voluto dai produttori, gli consentirà infatti di tornare in numerosi sequel, non sempre all'altezza e ai quali Craven non contribuirà (tranne che per la sceneggiatura del terzo capitolo). Dieci anni più tardi, lo stesso regista rileggerà però la saga in chiave metacinematografica con il settimo film, "Nightmare - Nuovo incubo", dando anche al buon vecchio Freddy una nuova origine. Nel cast, da segnalare l'esordio cinematografico di un giovanissimo Johnny Depp nei panni del ragazzo di Nancy. L'edizione italiana, ai tempi, censurò pesantemente alcune scene (come quella della morte di Tina).

21 maggio 2011

Scream 4 (Wes Craven, 2011)

Scream 4 (id.)
di Wes Craven – USA 2011
con Neve Campbell, Emma Roberts
**1/2

Visto in divx.

Nell'anniversario dei delitti di Woodsboro, Sidney Prescott fa ritorno nella sua città natale per promuovere il libro che ha scritto, "Fuori dall'oscurità", che testimonia come ha saputo superare i traumi degli eventi che l'hanno coinvolta in passato. Ma anche Ghostface torna inaspettatamente a colpire, replicando la strage precedente: questa volta fra i suoi obiettivi ci sono Jill, cugina adolescente di Sidney, e i suoi amici, personaggi quasi equivalenti a quelli del primo "Scream" (Jill è la nuova Sidney, Trevor il nuovo Billy, Charlie il nuovo Randy, ecc.) ma allo stesso tempo rappresentanti di una generazione internettara (i maniaci agiscono su Facebook, i video vengono caricati su YouTube) con gusti e valori diversi dalla precedente, naturalmente con nuovi miti e nuovi horror preferiti, per i quali tutto è un gioco e Ghostface è addirittura un idolo ("La tragedia di una generazione è lo scherzo di quella successiva"). Realizzato a oltre dieci anni di distanza dal capitolo precedente, il quarto "Scream" (che vede il ritorno di Kevin Williamson alla sceneggiatura) si occupa per l'appunto di remake, ovvero di riletture – non sempre fedeli – dell'originale. Anche i film slasher si devono adeguare alle mutate esigenze: "ci sono ancora delle regole, ma l'inaspettato è il nuovo cliché", bisogna "avere una sequenza iniziale che spacca, usare una regia da video musicale e gli omicidi devono essere ancora più estremi". I moventi del killer, non a caso, sono la fama e la visibilità, concetti più al passo con tempi in cui la differenza fra i cattivi e le vittime non sono più così nette. E poco importa se si trasgredisce la regola principale di un buon remake: "non cambiare l'originale". Da notare che anche le tecnologie sono evolute: ora ci sono applicazioni per smartphone che consentono di imitare la voce di Ghostface (a proposito, questo è il primo film in cui viene usato questo nome anche nella versione italiana) e webcam che consentono di trasmettere online e in diretta tutto quello che si vede ("Se vuole essere innovativo, il killer deve riprendere i suoi omicidi: è una sorta di evoluzione naturale degli psico-horror").

Il tentativo di rinnovare la saga (che molti ormai ritenevano conclusa con il terzo capitolo) riesce forse solo in parte, e il senso di deja vu (peraltro voluto) è forte, ma tutto sommato la pellicola è sufficientemente godibile e divertente. Come sempre si sguazza nei riferimenti metacinematografici, e la sceneggiatura fa riferimento alle nuove tendenze dell'horror (di "Saw" si dice che "fa schifo, non fa paura. È solo sadico, a metà fra splatter e porno. Non interessa a nessuno chi muore, non c'è sviluppo dei personaggi, solo squartamenti e fiumi di sangue"; ma ce n'è anche per lo stesso "Scream": "Un mucchietto di ragazzini logorroici che si mettono a decostruire i film horror... Visto fino alla nausea: le solite metacazzate postmoderne. Andava bene nel 1996". In compenso, "L'alba dei morti dementi" viene apprezzato). Se "Scream" è arrivato al quarto capitolo, "Stab" ("Squartati", la serie di film nei film che a esso si ispira) ha fatto persino di meglio: è già al numero 7 – un (auto)ironico riferimento alla facilità con cui gli horror sfornano seguiti – e il suo livello è evidentemente precipitato sempre più in basso ("Non riesco a crederci, fanno un sequel dopo l'altro e riciclano in continuazione le stesse cazzate..."). Memorabile la tripla sequenza introduttiva, particolarmente elaborata, che trasporta lo spettatore attraverso gli incipit (contenuti l'uno nell'altro!) di "Stab 6", "Stab 7" e finalmente di "Scream 4", senza fargli capire di primo acchito se sta guardando in effetti il film "reale" o le sue meta-derivazioni. Le protagoniste delle tre scene sono rispettivamente Shenae Grimes e Lucy Hale, Anna Paquin e Kristen Bell, e Aimee Teegarden e Brittany Robertson. Sempre restando alla serie di "Stab", si rivela che il primo film era stato diretto da Robert Rodriguez (e se qualcuno lo ritiene improbabile, si ricordi che proprio Rodriguez aveva realizzato "The faculty", per molti versi il film gemello di "Scream", sempre su sceneggiatura di Kevin Williamson) e si rivedono alcune delle scene con Heather Graham. Quanto al resto del cast, tornano naturalmente David Arquette e Courteney Cox nei ruoli di Linus e Gale (il cui matrimonio, dopo dieci anni, è un po' in crisi: come nella realtà!), mentre ci sono numerose new entry: in particolare Emma Roberts (la nipote di Julia), Hayden Panettiere, Rory Culkin, Nico Tortorella. Alison Brie è l'opportunista agente letteraria di Sidney, Marley Shelton la giovane vicesceriffo che scatena la gelosia di Gale, Anthony Anderson e Adam Brody i poliziotti (il primo si chiama Anthony Perkins!) che commentano "i poliziotti di scorta fanno sempre una brutta fine" (regola naturalmente confermata). Manca invece il detective Kincaid: Patrick Dempsey era impegnato in altri progetti e non ha potuto partecipare al nuovo film.

20 maggio 2011

Scream 3 (Wes Craven, 2000)

Scream 3 (id.)
di Wes Craven – USA 2000
con Neve Campbell, Courteney Cox, David Arquette
**1/2

Rivisto in divx.

Il terzo capitolo della saga horror più autoconsapevole e metacinematografica per eccellenza non poteva che svolgersi direttamente a Hollywood, nella mecca del cinema: negli studi della Sunrise è infatti in produzione "Stab 3" ("Squartati 3", in italiano), film conclusivo della trilogia ispirata ai fatti di Woodsboro (inutile dire che "Stab" e "Stab 2", nella finzione della serie, sono l'esatto equivalente di "Scream" e "Scream 2"). Ma stavolta "finzione" e "realtà" procedono di pari passo, visto che il terzo "Stab" non si basa su fatti già accaduti ma finisce col confondersi con gli eventi che riguardano i suoi stessi interpreti: il redivivo Ghostface, infatti, comincia a trucidare gli attori della pellicola nello stesso ordine in cui è prevista la loro morte nella sceneggiatura (il primo a essere eliminato è Cotton Weary; la seconda è un'attricetta interpretata da Jenny McCarthy, guest star d'occasione come Drew Barrymore e Sarah Michelle Gellar nei due film precedenti). Il killer, che lascia sui luoghi del delitto alcune fotografie di Maureen Prescott (la madre di Sidney) da giovane, sta cercando di rintracciare la stessa Sidney, che nel frattempo si è isolata dal mondo e vive sotto falso nome in un ranch sulle colline californiane, lavorando per un call center contro la violenza sulle donne. Richiamata dai delitti, e tormentata dal fantasma della madre, la ragazza si unirà agli amici Gale e Linus (oltre che al giovane detective Kincaid) per svelare i misteri del passato di Maureen e per tentare di scoprire l'identità del misterioso assassino: la sanguinosa resa dei conti avverrà nella villa del produttore John Milton (Lance Henriksen), per il quale Maureen aveva lavorato come attrice di film horror (te pareva!) negli anni settanta.

Anche se oggi è uscito un quarto episodio, all'epoca tutto – compreso il finale per una volta pacificante e rilassato – lasciava intendere che "Scream 3" fosse il capitolo conclusivo della saga di Craven e Williamson (quest'ultimo, impegnato in altri progetti, è accreditato solo come produttore e creatore dei personaggi: la sceneggiatura – più sbilanciata sul versante della satira e della commedia che su quello della violenza – è invece di Ehren Kruger, un cognome che peraltro evoca proprio incubi craveniani), e dunque i personaggi discettano a proposito dei "terzi capitoli di una trilogia". Il cinefilo Randy, ucciso nel film precedente, si ripresenta attraverso un filmato-testamento, registrato su videocassetta, per spiegare agli amici anche questa volta quali sono le regole da rispettare: negli episodi conclusivi delle trilogie, infatti, "si torna all'inizio della storia e si scopre che cose credute vere non lo erano affatto"; inoltre il killer si rivelerà quasi sovrumano, e per eliminarlo non basterà più sparargli o pugnalarlo; infine, chiunque potrà morire: anche il protagonista principale o i comprimari ai quali il pubblico si è più affezionato. Tutto è complicato dal fatto che esistono tre versioni diverse del copione di "Stab 3", dato che i produttori non volevano che il finale finisse su internet. "Tre versioni, tre personaggi diversi che devono morire... Chissà che versione ha letto il killer?".

Eppure, rispetto ai capitoli precedenti, c'è minor tensione: la colpa è forse da attribuire alla crociata contro i film violenti che all'epoca furoreggiava negli Stati Uniti, subito dopo la strage della Columbine High School. Ma i filmmaker si difendono, ripetendo (come in "Scream 2") che accusare la vita di imitare i film non ha senso (semmai è vero il contrario). Ghostface, come previsto da Randy, è più evanescente che mai, un vero e proprio fantasma, dotato fra l'altro dell'incredibile capacità di imitare le voci altrui (attraverso l'apparecchio che in precedenza gli consentiva solo di camuffare la propria voce al telefono). A questo proposito, telefoni e cellulari hanno un ruolo ingigantito, e vengono utilizzati in continuazione. Per gran parte della pellicola Sidney si mantiene defilata e i protagonisti sono Linus e Gale con i loro battibecchi amorosi: sullo schermo formano una coppia proprio come David Arquette e Courteney Cox facevano ormai nella vita: si erano sposati infatti nel 1999, e l'attrice è dunque accreditata come Courteney Cox Arquette. Mentre Liev Schreiber e Jamie Kennedy riprendono brevemente (per l'ultima volta?) i propri ruoli, le new entry del cast comprendono Patrick Dempsey (Kincaid), Parker Posey (Jennifer, che interpreta Gale Weathers in "Stab 3" ed è protagonista di divertenti duetti con la "vera" Gale), Emily Mortimer (Angelina, Sidney in "Stab 3", che sostituisce Tori Spelling) e Scott Foley (Roman, il regista di "Stab 3"). Esilaranti i cameo: su tutti quelli di Jay e Silent Bob (alias Jason Mewes e Kevin Smith), in visita agli studios, e di Carrie Fisher nei panni di Bianca Burnette, un'ex attrice che accusa la stessa Fisher di aver dormito con George Lucas per ottenere la parte della principessa Leia in "Guerre stellari".

19 maggio 2011

Scream 2 (Wes Craven, 1997)

Scream 2 (id.)
di Wes Craven – USA 1997
con Neve Campbell, Courteney Cox, David Arquette
***

Rivisto in divx.

Sono passati un paio d'anni dai delitti di Woodsboro: Sidney frequenta ora l'università (il Windsor College) e contemporaneamente aspira a diventare attrice teatrale. Ma nelle sale cinematografiche esce un film ("Stab", in italiano "Squartati") tratto dai fatti del primo "Scream", per la precisione dal libro che Gale Weathers ha scritto sulla vicenda ("Non è soltanto un film, è una storia vera", commentano alcuni spettatori): il suo lancio, oltre a far riaccendere i riflettori dei media sulla ragazza (che ne farebbe volentieri a meno), spinge un misterioso emulo di Ghostface a rinverdirne le gesta. Le prime morti avvengono proprio in un cinema dove si proietta la pellicola (i protagonisti della sequenza introduttiva sono Omar Epps e Jada Pinkett), mentre sullo schermo scorrono le immagini del primo omicidio della storia precedente e gran parte degli spettatori in sala indossa maschere identiche a quella del killer, rendendo così difficile identificarlo. Quando altri delitti si verificano nel campus dove vive Sidney, la polizia e gli amici più vicini alla ragazza (compresi "Linus" Riley e Gale Weathers) si rendono conto che l'assassino sta replicando le azioni del primo killer e realizzando una sorta di personale sequel. E ancora una volta tutti sono sospettati, compresi i superstiti del film precedente: anzi, probabilmente l'assassino è proprio qualcuno legato ai sanguinosi delitti di allora.

Come la loro creatura, anche Wes Craven e lo sceneggiatore Kevin Williamson tornano sul luogo del delitto, realizzando un sequel che parla, naturalmente, di sequel cinematografici e dunque di sé stesso (peccato però che la versione italiana confonda pedestramente il termine sequel con serial, usando il secondo per tradurre il primo: eppure non sono la stessa cosa!). E così i personaggi si lamentano della cattiva qualità dei seguiti ("Il genere horror è stato solo danneggiato dai sequel!"), disquisiscono sui rari casi in cui un secondo capitolo si è dimostrato all'altezza o anche migliore dell'originale (fra i titoli suggeriti figurano "Aliens", "Terminator", "Il padrino", "La casa"...), il movie geek Randy – che ora studia teoria cinematografica – spiega le regole da rispettare nella realizzazione di un sequel horror (più sangue, più morti, scene più elaborate...), e diversi elementi e spunti del primo "Scream" si ripresentano quasi identici (ma con alcune sottili differenze). C'è anche spazio per riflessioni sul possibile influsso negativo dei film violenti sulla società ("I film sono responsabili delle nostre azioni?": scopriremo in effetti che l'assassino intende difendersi in tribunale dando la colpa del suo comportamento proprio a "Stab") e sull'origine della violenza giovanile (è colpa del cinema, della famiglia o della società?). "È il classico caso di vita che imita l'arte che imita la vita".

Naturalmente anche il gioco metacinematografico si fa più sofisticato, grazie alle scene di "Stab" che ripropongono fedelemente sequenze del primo "Scream" (gli attori, ovviamente, sono diversi: Sidney sullo schermo è interpretata ironicamente da Tori Spelling, dopo che Neve Campbell nel film precedente, all'amica che le chiedeva "Se facessero un film su di te, chi farebbe la tua parte?", aveva risposto "Io dico Meg Ryan da giovane. Ma con la fortuna che ho, la farebbero fare a Tori Spelling"; Billy è Owen Wilson, mentre Casey – la prima vittima, Drew Barrymore in originale – è Heather Graham). Alcune delle scene più coinvolgenti, compreso l'intero scontro finale (con la rivelazione dell'identità del killer), si svolgono sul palco di un teatro: è ironico che un film che parli tanto di cinema ambienti le sue scene clou su un set teatrale (dove è di scena una tragedia greca, perfettamente in linea con i temi della vendetta e della morte: e le maschere del coro, impersonificazione dell'arte drammatica classica, ricordano nelle fattezze quella di Ghostface). Ma anche questi sono esempi dell'autoironia di Craven e Williamson (come quando Randy, parlando del film "Stab", lo liquida con un "Me lo vedrò in cassetta"). Fra i tanti tocchi ironici, la preoccupazione del nuovo cameraman di Gale quando scopre che l'operatore nel film precedente era stato sgozzato. Nel cast, che vede il ritorno dei principali attori sopravvissuti nel primo capitolo, ci sono alcune new entry (Sarah Michelle Gellar nel ruolo di Cici, in una scena che rispecchia quella con Drew Barrymore nel film precedente; e ancora Laurie Metcalf, Elise Neal, Jerry O'Connell, Timothy Olyphant, più Lewis Arquette – padre di David – nei panni dello sceriffo) e un maggior spazio per Liev Schreiber nel ruolo di Cotton Weary (che Sidney aveva accusato ingiustamente della morte di sua madre, anni prima, e che nel primo "Scream" era apparso solo di sfuggita).

17 maggio 2011

Scream (Wes Craven, 1996)

Scream - Chi urla muore (Scream)
di Wes Craven – USA 1996
con Neve Campbell, Courteney Cox, David Arquette
***1/2

Rivisto in divx.

Nella tranquilla cittadina di Woodsboro, un serial killer mascherato semina il panico fra gli studenti del liceo locale. A essere presa di mira, in particolare, è la giovane Sidney Prescott, la cui madre Maureen era già stata uccisa un anno prima. Già creatore di una delle più fortunate saghe horror di tutti i tempi ("Nightmare"), Wes Craven si conferma un maestro del genere sfornando un intelligente esempio di metacinema che darà vita a sua volta a una nuova e popolare serie (è da poco uscito nelle sale il quarto capitolo) in grado di combinare elementi dello slasher, del giallo e della commedia. Autoreferenziale e autoironico ("Comincia a sembrare un film di Wes Carpenter", dice a un certo punto un personaggio, creando una buffa commistione fra i nomi dei registi di "Scream" e di "Halloween"), non si tratta di una semplice parodia (non cita scene di altre pellicole per prendersene gioco, come invece faranno per esempio i vari "Scary Movie", che proprio di "Scream" sono una degenerazione: e dire che "Scary Movie" era appunto il titolo di lavorazione del film di Craven) ma di un appassionato omaggio allo stesso genere cui appartiene, ovvero il filone dell'horror/slasher anni ottanta e novanta. Ne rilegge gli stilemi e gioca con i suoi cliché (la cittadina di campagna, l'ambientazione scolastica o giovanile, il killer in maschera), ma allo stesso tempo offre suspense, paura e divertimento fino all'ultima scena e riesce a creare situazioni e personaggi terrorizzanti che non sfigurerebbero nella galleria dei più significativi del genere: su tutti spicca naturalmente Ghostface, il killer con cappa nera, coltellaccio e maschera che ricorda l'Urlo di Munch (da cui il titolo del film, che fa riferimento anche alle cosiddette Scream queen, le reginette dei film dell'orrore), la cui vera identità rimane in dubbio fino alla fine, lasciando allo spettatore la possibilità di sospettare di ognuno (d'altronde, come viene spiegato, "c'è una formula standard, una formula semplicissima: sono tutti sospettati!"). La grande novità della pellicola, comunque, è quella di essere ambientata in un "mondo reale", dove i personaggi vedono i film horror e ne conoscono tutti i segreti, i luoghi comuni e gli stereotipi, sapendo dunque come ci si deve comportare in situazioni del genere. Memorabile, per esempio, il momento in cui uno dei personaggi (Randy, commesso in una videoteca ed esperto cinefilo con una passione particolare – inutile dirlo – per le pellicole dell'orrore) enuncia quali sono le "regole per sopravvivere in un film horror": non fare sesso (solo i vergini sopravvivono!), non ubriacarsi o drogarsi, e mai dire "Torno subito".

Craven si era già ampiamente tuffato nel metacinema con "Nightmare: Nuovo Incubo", il settimo film della saga di Freddy Krueger, dove si autocitava e ironizzava su sé stesso e sulla sua creatura: l'intera saga di "Scream" può essere considerata un ampliamento delle idee alla base di quella pellicola. Innumerevoli sono dunque le strizzatine d'occhio cinefile: i personaggi citano film come "Halloween", "Venerdì 13", "Carrie", "La casa", lo stesso "Nightmare" ("Ma solo il primo dava i brividi, i successivi non valevano niente!") e attori (disquisisendo su icone del genere come Jamie Lee Curtis, la scream queen per eccellenza), esprimono concetti metacinematografici ("Tutta la vita è un film, solo che non puoi scegliere il genere"; "Se questo fosse un film horror, sarei il primo sospettato") e derivano per l'appunto le proprie regole di comportamento dagli stessi film di cui sono appassionati, come se la storia che stanno vivendo fosse una sceneggiatura cinematografica ("Non devi mai chiedere 'Chi è?', non li vedi i film dell'orrore? Tanto vale chiedere di morire"). Ma c'è anche spazio per una difesa dell'horror da chi lo accusa di traviare i giovani: "Non dare la colpa al cinema. I film non fanno nascere nuovi pazzi, li fanno solo diventare più creativi!". L'intuizione di questo particolare approccio, così come gran parte del merito del risultato finale, è dello sceneggiatore Kevin Williamson, che in seguito ripeterà l'operazione con "The Faculty" di Robert Rodriguez, dove sostituirà al cinema dell'orrore quello della fantascienza degli anni cinquanta. Da notare che il successo di "Scream" contribuirà a ridare vigore e popolarità proprio allo slasher adolescenziale, genere che all'epoca molti davano ormai per finito e che negli anni immediatamente successivi ha ripreso quota con titoli come "So cosa hai fatto" o "Final destination".

Da cult l'incipit con Drew Barrymore nei panni della prima vittima del killer, che le telefona per mettere alla prova la sua conoscenza riguardo agli horror classici ("Come si chiamava l'assassino di Venerdì 13?"), una scena ansiogena e magistrale che sarà a sua volta citata e parodizzata più volte in altre pellicole (compreso gli "Scream" successivi!). Il tema del killer che telefona alle sue vittime prima di ucciderle, fra l'altro, rimarrà uno dei tratti più caratteristici di tutta la serie ("Qual è il tuo horror preferito?", è la sua domanda tipica). Ma tutto il roster dei personaggi di questo primo capitolo è ricchissimo: molti fanno naturalmente una brutta fine, mentre altri riusciranno a sopravvivere e saranno pronti a tornare nei sequel ("Dobbiamo sopravvivere per fare il seguito!", dicono alcuni esplicitamente): a fianco alla protagonista Sidney (Neve Campbell, nel ruolo più celebre della sua carriera) spiccano l'ambiziosa reporter d'assalto Gale Weathers (Courteney Cox) e il vicesceriffo bamboccione Dwight "Linus" Riley (David Arquette), il cui soprannome nella versione originale è "Dewey". Da notare che la Cox e Arquette, conosciutisi proprio sul set di "Scream", si sposeranno nel 1999, esattamente come saranno destinati a fare i loro personaggi: un altro esempio di vita reale che imita la finzione cinematografica. Completano il cast Skeet Ulrich (Billy, il tenebroso boyfriend di Sidney), Rose McGowan (l'amica Tatum), Matthew Lillard (lo sciroccato Stuart), Jamie Kennedy (il nerd Randy) e – in un gustoso cameo non accreditato – Henri Winkler nei panni del preside del liceo di Woodsboro, per ironia della sorte (stiamo pur sempre parlando di Fonzie!) insofferente alle intemperanze dei giovani e protagonista di un'imperdibile gag con il bidello Freddie Krueger. Geniale, nella sua assurdità, la trovata della videocamera che riprende la festa e invia le immagini con un ritardo di 30 secondi, impedendo a chi le guarda di scoprire cosa accade in tempo reale, così come sono al contempo terrorizzanti e comiche le colluttazioni dell'impacciato assassino con le sue vittime, durante le quali si sprecano botte e capitomboli. La colonna sonora di Marco Beltrami è impreziosita da un brano di Nick Cave ("Red right hand") che a sua volta diventerà una costante dell'intera serie.

7 dicembre 2010

The ward (John Carpenter, 2010)

The ward - Il reparto (John Carpenter's The Ward)
di John Carpenter – USA 2010
con Amber Heard, Lyndsy Fonseca
**1/2

Visto al cinema Massimo di Torino, con Giovanni e Rachele, in originale con sottotitoli (Torino Film Festival).

Kristen, una ragazza ribelle e dal passato misterioso, viene rinchiusa nel reparto speciale di un ospedale psichiatrico (siamo negli anni sessanta), quasi una sorta di prigione, insieme ad altre quattro giovani donne. Ma qui, oltre a progettare la fuga e a difendersi dalle crudeltà di medici e sorveglianti, dovrà vedersela con il fantasma di una delle precedenti ospiti che intende vendicarsi di tutte le ragazze ricoverate, uccidendole una a una. E scoprirà che la cosa la riguarda più da vicino di quanto avesse immaginato. Nove anni dopo "Fantasmi da marte", Carpenter torna al cinema con un horror di impostazione classica, forse non molto originale per temi e contenuti ma sicuramente efficace nel mantenere costantemente alta la tensione per l'intera durata della pellicola e nel mettere paura nei momenti giusti, grazie al sapiente uso di tutti i "trucchi del mestiere" per far sobbalzare gli spettatori nelle poltrone. I colpi di scena nel finale, benché preannunciati da numerosi indizi, sorprendono e riescono a spiegare in maniera coerente tutta la vicenda. Nulla di nuovo, ma girato benissimo e con un interessante cast di giovani attrici semisconosciute (oltre alla protagonista Amber Heard, le altre ragazze sono Danielle Panabaker, Lyndsy Fonseca, Mamie Gummer, Laura-Leigh e Mika Boreem). L'unico ruolo maschile di rilievo, oltre al sorvegliante D. R. Anderson, è quello di Jared Harris nei panni del medico.

10 settembre 2010

Piraña paura (James Cameron, 1981)

Piraña paura (Piranha part 2: The Spawning)
di James Cameron – USA/Italia 1981
con Tricia O'Neil, Steve Marachuk
**

Visto in DVD, con Martin.

Un branco di piranha geneticamente modificati da esperimenti dell'esercito, ora in grado di vivere in acque salate e persino di volare (!), attacca i turisti di una struttura balneare situata su un'isola dei Caraibi. James Cameron esordisce come regista con questo sequel a basso budget di "Piranha", uno dei tanti film horror realizzati sulla scia de "Lo squalo" di Spielberg e diretto da Joe Dante nel 1978. L'atmosfera ricorda a tratti il cinema italiano di genere degli anni settanta, e non è un caso: la pellicola è una coproduzione italo-americana e tutta la troupe tecnica è italiana, a partire dal compositore della colonna sonora Stelvio Cipriani (sotto lo pseudonimo Steve Powder). Inizialmente Cameron avrebbe dovuto occuparsi solo degli effetti speciali: ma dopo l'abbandono del regista originale, venne scelto dal produttore come suo sostituto e modificò in parte anche la sceneggiatura. Ecco perché alcuni elementi (come il personaggio femminile dal carattere forte o le numerose scene di immersione subacquea) precorrono già quello che sarà il suo cinema. Gli venne però negato di partecipare al montaggio finale, e per questo motivo il regista esita a considerarlo un proprio film, citando spesso "Terminator" come il suo vero debutto. Pare però che esista una versione effettivamente rimontata in seguito da Cameron: ignoro se sia quella che abbiamo visto in DVD. In ogni caso, anche se l'originalità della trama è davvero poca e gli effetti speciali con i pesci sono quasi ridicoli, la visione del film è più divertente di quanto ci si potesse aspettare. E la scena d'apertura, con un amplesso subacqueo, non è per niente male. Da sottolineare la presenza di un giovane Lance Henricksen nei panni dell'ex marito della protagonista, nonché i numerosi momenti di exploitation (nudità, sesso, sangue).

31 dicembre 2008

Halloween (John Carpenter, 1978)

Halloween - La notte delle streghe (Halloween)
di John Carpenter – USA 1978
con Jamie Lee Curtis, Donald Pleasance
***

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Durante la notte di Halloween ("la vigilia di Ognissanti" nel doppiaggio italiano dell'epoca), una tranquilla cittadina del midwest viene funestata dalla furia omicida di un assassino fuggito dal manicomio criminale e tornato sul luogo dove aveva ucciso per la prima volta quando era solo un bambino. Contro di lui dovranno vedersela una giovane babysitter (Jamie Lee Curtis, al suo esordio sul grande schermo) e lo psichiatra che lo aveva in cura (Donald Pleasance). Un film indipendente e a basso budget che ha definitivamente lanciato la carriera di Carpenter e che – nonostante le scene violente siano in realtà ben poche e non particolarmente truci – ha contribuito alla nascita del cosiddetto genere "slasher" che avrebbe caratterizzato gran parte del cinema horror degli anni ottanta e novanta, fino a essere codificato e satireggiato in "Scream" (a partire dalle famose "regole" del genere, come quella che vuole le ragazze più disinibite – in questo caso le amiche della protagonista – destinate a cadere vittima del mostro e quelle più caste – come Lori stessa – a salvarsi). Registicamente è molto interessante, a partire dalle numerosissime inquadrature che mostrano in soggettiva cosa vedono i vari personaggi quando scrutano in strada o fuori dalle finestre. La scena iniziale, tutta mostrata attraverso gli occhi dell'assassino, potrebbe aver ispirato le sequenze simili realizzate da Sam Raimi ne "La casa". Certo, vista oggi la pellicola si dipana in maniera un po' lenta e punta più sull'accumulo di suspense che sull'azione vera e propria: ma fra i suoi punti di forza ci sono la sonnolenta ambientazione di provincia, le protagoniste quasi tutte femminili e la scelta di non mostrare mai chiaramente l'assassino, Michael (sempre in penombra, fuori inquadratura o con una maschera sul volto, al punto da essere interpretato da attori diversi a seconda delle scene), che assume così una connotazione quasi soprannaturale. Tra i film d'epoca che i personaggi guardano in televisione spicca "La cosa da un altro mondo", di cui Carpenter stesso realizzerà un remake quattro anni più tardi. Il regista è anche l'autore delle musiche, ispirate a quelle dei film di Dario Argento e aggiunte dopo che i primi screen test avevano rivelato che al film mancava qualcosa per terrorizzare appieno il pubblico. Tantissimi i seguiti (e i remake).

13 dicembre 2008

La casa 2 (Sam Raimi, 1987)

La casa 2 (Evil dead II)
di Sam Raimi – USA 1987
con Bruce Campbell, Sarah Berry
***1/2

Visto in DVD, con Hiromi.

Girato sei anni dopo il primo film, "La casa 2" ne è contemporaneamente il sequel e il remake. La storia che racconta è infatti essenzialmente la stessa (un gruppo di persone, chiuse in una baita fra i boschi, viene aggredito dalle forze del male scatenate dalla lettura del Necronomicon, il leggendario libro dei morti), ma gli eventi della pellicola precedente vengono condensati nei primi sette minuti (in maniera semplificata, eliminando tre dei personaggi originali, per ragioni di tempo e di budget: Raimi non aveva ottenuto dai distributori il diritto di riutilizzare sequenze del primo film) mentre il seguito porta la vicenda verso nuove direzioni. Il risultato è una pellicola divertente e impressionante al tempo stesso, un piccolo capolavoro che merita un posto d'onore nella storia del cinema horror e fantastico. Il sorprendente finale, che all'epoca sembrava solo l'ennesimo sberleffo o colpo di scena, diventerà poi lo spunto per un terzo lungometraggio dai toni più fantasy che horror, "L'armata delle tenebre". Rispetto al primo capitolo, la violenza e l'orrore assumono toni maggiormente cartoonistici (c'è chi ha tirato in ballo Tex Avery) e persino comici (come quando Ash viene attaccato dalla sua stessa mano), anche se la violenza non è assolutamente edulcorata, mentre i riferimenti lovecraftiani sono più evidenti e il "libro dei morti" ha maggior spazio. Campbell mette in mostra capacità recitative di prim'ordine, grazie a una forte presenza scenica e a una formidabile mimica facciale, e l'intera pellicola diventa così un viaggio nell'incubo e nell'orrore che non può non affascinare chi è disposto a stare al gioco. Gli attacchi dei demoni non risparmiano nessuno (a un certo punto persino Ash si trova a essere posseduto). Il protagonista acquista qui le sue caratteristiche fondamentali, compresa la motosega che si innesta sul braccio al posto della mano. Notevoli, ancora una volta, gli effetti speciali artigianali. Una delle mie gag preferite consiste nel titolo del libro che Ash utilizza per bloccare la sua mano dopo essersela amputata: "A farewell to arms".

11 dicembre 2008

La casa (Sam Raimi, 1981)

La casa (The evil dead)
di Sam Raimi – USA 1981
con Bruce Campbell, Ellen Sandweiss
***1/2

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Un gruppo di cinque amici si reca a passare la notte in una casa isolata nei boschi: complice un arcano testo di magia (il mitico "Necronomicon" di lovecraftiana memoria), i ragazzi risveglieranno spiriti e forze del male che si impossesserano dei loro corpi. Il primo lungometraggio di Raimi (realizzato quando aveva solo vent'anni) è uno dei più celebrati cult horror di tutti i tempi, che mescola con efficacia toni splatter e suggestioni soprannaturali, costruendo una tensione efficacissima nonostante la povertà di mezzi (il film fu girato con un budget ridottissimo, e gran parte del cast e della troupe era costituito da amici del regista: il protagonista Bruce Campbell, per esempio, era un suo compagno del liceo). Gli effetti speciali artigianali (che comprendono anche magnifiche sequenze a passo uno, come il "disfacimento" finale dei demoni) riescono a terrorizzare gli spettatori nonostante risultino anche, inevitabilmente, ingenui e persino comici. L'atmosfera notturna e maledetta è amplificata dalla notevole "violenza grafica" (come la chiamano gli americani) e dal folgorante stile di ripresa. La regia, le inquadrature e il montaggio sono ricchi di idee e di soluzioni ardite, come le celebri "soggettive" delle forze del male che si aggirano intorno alla casa. Per dare un'idea del metodo di lavorazione, basti ricordare che la prima sequenza (quella con la macchina da presa che si muove a pelo d'acqua sulla palude) è stata realizzata con Raimi sdraiato su una zattera e Campbell che lo spingeva a braccia! Fra le scene indimenticabili, c'è sicuramente quella in cui una delle ragazze viene aggredita e violentata dagli alberi e dalle liane. L'automobile gialla dei protagonisti (una Oldsmobile Delta 88 del 1973) era la macchina di Raimi stesso, che in seguito l'ha inserita in quasi tutti i suoi film. In una scena si intravede su una parete il poster (strappato) de "Le colline hanno gli occhi" di Wes Craven: si trattava di una sorta di gioco, perché nel film di Craven era presente a sua volta il poster strappato de "Lo squalo", come se ciascun film volesse affermare di essere più terrorizzante dell'altro. Il titolo originale avrebbe dovuto essere "The book of the dead", ma il distributore Irvin Shapiro volle cambiarlo perché temeva che sembrasse "troppo letterario" per un pubblico giovane. Il film si rivelò anche un grande successo in home video, in un periodo in cui questo canale era snobbato dalle major hollywoodiane e riservato solo alla distribuzione indipendente. Anni dopo, Raimi accettò di girarne un sequel/remake, che gode di un identico status di cult movie.