Visualizzazione post con etichetta Lean. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lean. Mostra tutti i post

23 novembre 2019

Spirito allegro (David Lean, 1945)

Spirito allegro (Blithe spirit)
di David Lean – GB 1945
con Rex Harrison, Margaret Rutherford
***

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Per documentarsi sul tema del soprannaturale in preparazione di un libro che intende scrivere, il romanziere Charles Condomine (Rex Harrison) invita a cena nella sua casa di campagna una sedicente medium, l'anziana ed eccentrica Madame Arcati (Margaret Rutherford), e le chiede di condurre una seduta spiritica. Come risultato viene evocato il fantasma della prima moglie di Charles, l'estroversa e dispettosa Elvira (Kay Hammond), che solo lui riesce a vedere e a sentire. Il fantasma di Elvira si insedia in pianta stabile nella dimora, mettendo a repentaglio il matrimonio di Charles con la seconda moglie Ruth (Constance Cummings), costretta a un'insolita e scomoda convivenza a tre... Dall'omonima commedia teatrale di Noël Coward (che non apprezzò l'aggiunta di una scena finale), una ghost story comica e pungente, che mescola i temi fantastici tipici di Henry James con uno stile brillante e satirico alla Oscar Wilde: straborda infatti di sofisticato black humour inglese, dialoghi rapidissimi e scoppiettanti, indovinati effetti visivi (ottenuti soprattutto attraverso le tinte cromatiche del Technicolor) e interpretazioni di qualità: sia la Rutherford, irresistibile nei panni della scalcinata medium di campagna, che la Hammond avevano recitato i rispettivi ruoli anche a teatro, quando la commedia era andata in scena per la prima volta nel 1942. Il titolo proviene da un verso del poema "Ad un'allodola" di Percy Bysshe Shelley.

28 maggio 2018

Breve incontro (David Lean, 1945)

Breve incontro (Brief encounter)
di David Lean – GB 1945
con Celia Johnson, Trevor Howard
***

Visto in divx.

Alla stazione di Milford (un sobborgo fittizio di Londra), dove si reca ogni giovedì per fare shopping e andare al cinema, la casalinga annoiata Laura Jesson conosce casualmente il dottor Alec Harvey, giovane medico idealista. Pur essendo entrambi sposati e con prole, fra i due scatta una simpatia che in breve tempo (si incontrano soltanto un giorno alla settimana) si trasforma in un amore così profondo da iniziare a pensare di fuggire insieme. Quando però si rendono conto che quello che era iniziato in modo "così normale, così innocente" potrebbe avere conseguenze serie, i sensi di colpa, la responsabilità e la paura finiscono con l'avere il sopravvento, e i due preferiranno dirsi addio per sempre (lui sceglierà addirittura di partire per l'Africa). L'intera storia è rivissuta da Laura nella propria mente, davanti al marito in salotto, come una sorta di confessione non detta. Quarto frutto della collaborazione di un Lean a inizio carriera con il commediografo Noël Coward (il soggetto è tratto da un suo atto singolo del 1933, "Still Life"), la pellicola vinse il Grand Prix al Festival di Cannes, fu candidata a tre Oscar ed è considerata uno dei migliori film britannici di sempre, per via del suo realismo e del modo delicato in cui colora di poesia la grigia routine e il vissuto quotidiano. L'amore rappresenta per Laura e Alec proprio una via di fuga da un'esistenza banale (non a caso Laura immagina lunghi viaggi all'estero), che comprende anche un matrimonio non certo infelice ma all'insegna della noia e delle convenzioni. Certo, la caratterizzazione dei due protagonisti è assai semplicistica, per non dire quasi assente, mentre i comprimari sono poco più che macchiette: si pensi all'amica pettegola di Laura, o alla barista e al capostazione, al centro di scenette, gag e battibecchi quasi superflui se non per mettere in risalto la purezza e l'intensità della storia d'amore di Laura e Alec in confronto a un mondo frivolo e volgare. Il vero punto è però dato dalla classe sociale. In quanto piccoli borghesi, Laura e Alec sono pesantemente influenzati da schemi e pressioni morali (i proletari, come i suddetti personaggi secondari, si fanno molto meno fisime). A trattenere i due amanti dal consumare il tradimento, dunque, non c'è solo il caso (l'amico di Alec che rientra prima del previsto nella casa dove i due si erano appartati: una scena, fra l'altro, che ispirò "L'appartamento" di Billy Wilder) ma la volontà di non rovinare le rispettive famiglie e i sensi di colpa per dover ricorrere a bugie e sotterfugi. Tanto che Laura prova "vergogna" nel sentirsi più libera e felice quando è in compagnia di Alec. Nel finale, dopo la separazione, la donna avrà persino la brevissima tentazione di suicidarsi buttandosi sotto un treno, come Anna Karenina: ma è solo un attimo, perché non ne avrà il coraggio. In fondo Laura è una Karenina irrisolta, che non soddisfa mai veramente i propri impulsi e che, conclusa l'avventura, torna dal marito per continuare (con qualche rimpianto) la vita di sempre. Nella colonna sonora si sentono ripetutamente estratti dal secondo concerto per pianoforte di Rachmaninov.