Venezia e Locarno 2010 - conclusioni
Quest'anno la rassegna mi ha decisamente soddisfatto, rivelandosi senza dubbio migliore di quella di Cannes: su 16 film visti (assai meno che in passato, comunque), ne ho trovato davvero brutto soltanto uno, quello della Breillat, mentre anche alcuni che alla prima visione non mi avevano entusiasmato troppo (come i lungometraggi di De la Iglesia e Monte Hellman) mi sono comunque cresciuti nei giorni successivi. Quanto al resto, pur in assenza di autentici capolavori (che ormai nel cinema odierno sono sempre più rari, per non dire inesistenti), ci sono state parecchie pellicole di ottimo livello. I divertenti "Potiche" di Ozon, "13 Assassins" di Miike e "Surviving life" di Švankmajer non hanno deluso le aspettative, mentre fra le sorprese in positivo ci metto i cinesi "Winter vacation" (che ha vinto a Locarno) e "The ditch" (benché assai duro e difficile da digerire). Anche gli angoscianti "Essential killing" di Skolimowski e "Cold fish" di Sono meritavano la visione, così come i due italiani Mazzacurati e Bellocchio. Alla luce di tutto questo, le perplessità sul Leone d'Oro assegnato a "Somewhere" di Sofia Coppola sono cresciute: per la cronaca, in base a ciò che ho visto il premio l'avrei dato a "Post mortem" del cileno Larraín (peraltro un film che non conquista facilmente lo spettatore e che è lontano anni luce dai gusti e dal cinema del direttore della giuria, Quentin Tarantino), del quale cercherò ora di recuperare il precedente "Tony Manero".


