2 settembre 2010

Il lamento sul sentiero (Satyajit Ray, 1955)

Il lamento sul sentiero (Pather panchali)
di Satyajit Ray – India 1955
con Subir Banerjee, Uma Dasgupta
***1/2

Visto in divx alla Fogona con Marisa, in originale con sottotitoli.

Il lungometraggio d'esordio di Satyajit Ray, influenzato dal Renoir de "Il fiume" e dal neorealismo italiano, è il primo film della "Trilogia di Apu" nonché uno dei più importanti nella storia del cinema indiano (anche se sarebbe più preciso dire bengalese). Tratto da un romanzo semi-autobiografico di Bibhutibhushan Bandopadhyay e ambientato nelle zone rurali del Bengala agli inizi del Novecento, il film narra la nascita e l'infanzia di Apu, personaggio che sarà protagonista anche dei successivi "L'invitto" e "Il mondo di Apu". Il piccolo vive con la famiglia (i genitori, la sorella maggiore e una vecchia zia) in una casa ai margini della foresta e in estrema povertà: il padre Harihar, bramino e letterato, cerca inutilmente di vendere i propri scritti e nel frattempo si accontenta di lavorare come bracciante per un vicino possidente. La madre Sarbajaya, indurita dalle difficoltà, pare essere l'unica disposta a farsi carico seriamente delle difficili condizioni della famiglia. La figlia Durga, piena di sogni e di vitalità, ruba frutta per la zia ma finirà col morire di polmonite dopo essersi ammalata durante un monsone. E la morte coglierà anche l'anziana zia Indir, dopo essere stata per l'ennesima volta cacciata di casa da Sarbajaya. Al termine della pellicola, Apu e i suoi genitori decideranno di abbandonare la casa di famiglia e di trasferirsi a Benares, in cerca di fortuna. Quasi senza trama, la pellicola racconta una serie di episodi – bambini che giocano, animali, venditori ambulanti, calamità naturali, affetti fraterni e filiali, la scoperta della morte – che si succedono in libertà, tenuti insieme dall'umanesimo e dalla poesia naturalistica del regista, dalla suggestiva fotografia di Subrata Mitra (anch'egli esordiente) e dalla bellissima colonna sonora di Ravi Shankar, compositore e suonatore di sitar che si rifà alla musica tradizionale indiana. La sequenza in cui Apu e Durga corrono nei campi cercando di vedere i treni che passano, una delle più famose del film, è stata la prima girata da Ray: pare che l'abbia mostrata a John Huston, che si trovava in India in cerca di location, ricevendone l'incoraggiamento a proseguire il lavoro. Il lungometraggio è stato girato nell'arco di tre anni con scarsi finanziamenti, mezzi di fortuna e un cast e una troupe praticamente senza esperienza: Ray, che da tempo sognava di realizzare un adattamento del romanzo di Bandopadhyay, ha rifiutato ogni compromesso rinunciando a possibili finanziatori che avrebbero voluto distorcere la trama del film, allontanandola dalle sue idee. Proprio come De Sica, in seguito sarà accusato da politici e benpensanti di diffondere un'immagine retrograda del proprio paese, concentrandosi troppo sulla povertà: ma il film lo lancerà nell'olimpo dei registi, rendendolo popolare in tutto il mondo (fra i suoi estimatori si annoverano Akira Kurosawa, Abbas Kiarostami e Martin Scorsese).

4 commenti:

Marisa ha detto...

E' stata una bellissima scoperta. Non conoscevo per niente questa trilogia e ne sono rimasta affascinata, complice il mio amore già vivo per l'India. Certamente, anche grazie alla suggestiva e ariosa musica di Ravi Shankar, tutto il film viaggia, nonostante la crudezza del tema, in una poeticità essenziale e limpida, da vera arte.

Christian ha detto...

La musica è davvero bella ed è un elemento importantissimo nel film. Shankar era anche lui a inizio carriera, proprio come Ray, e in seguito avrebbe reso popolare la musica indiana anche in occidente (influenzando, pare, anche i Beatles).

Giuliano ha detto...

Li ho visti tutti tanti anni fa, dovrei riprenderli ma Ray è stato davvero grandissimo. Gli ultimi suoi film che ho visto e che mi ricordo è "La dea" (mi pare che sia questo il titolo) che è bellissimo, e quello che si svolgeva nelle foreste indiane e che poi è stato proseguito da Ghose, "Giorni e notti nella foresta" del 1970.
Due capolavori, con l'impronta evidente di Rossellini: una volta l'Italia era maestra di cinema...

Christian ha detto...

I due che citi non li conosco, ma di Ray ho visto anche "La sala della musica", molto bello. Purtroppo i suoi film sono davvero difficili da reperire.