13 giugno 2009

Polytechnique (D. Villeneuve, 2009)

Polytechnique
di Denis Villeneuve – Canada 2005
con Sébastien Huberdeau, Karine Vanasse
**

Visto al cinema Apollo, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

Il terzo film del promettente regista canadese Villeneuve, girato a ben nove anni di distanza dal precedente "Maelström", mette in scena il massacro del Politecnico di Montrèal, avvenuto il 6 dicembre 1989, quando un folle che conduceva una personale crociata “antifemminista” uccise con il fucile quattordici studentesse dell'istituto prima di suicidarsi con la stessa arma. Girato in bianco e nero, mostra le tragiche vicende di quel giorno attraverso gli occhi di due personaggi, Jean-François e Valerie, quest'ultima ferita ma sopravvissuta alla tragedia. La confezione è curata, finanche patinata, ma il coinvolgimento emotivo scatta soltanto nelle scene del massacro vero e proprio. Per il resto il film rimane un po' freddo, perfettino e di maniera, e ogni paragone con “Elephant” di Gus Van Sant non può che andare a favore di quest'ultimo. La sceneggiatura, con i suoi scostamenti temporali, è comunque efficace nel mettere a confronto le folli idee dell'assassino (che odiava le donne perché “vogliono i diritti dei maschi senza rinunciare ai privilegi delle femmine”) e i disagi di Valerie, che sogna di diventare ingegnere areonautico ma deve fronteggiare le discriminazioni contro le donne sul posto di lavoro (per esempio, mentendo sul suo desiderio di avere figli pur di essere assunta). Acclamato dalla critica, nonostante qualche controversia in patria per aver riproposto sullo schermo un fatto di cronaca così doloroso.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Disaccordo integrale. Personalmente la sceneggiatura mi è sembrata denunciare limiti di rigidità (troppi parallelismi e decisamente smaccato il gioco di sponda con Guernica), mentre ho trovato lo sguardo di un'esattezza commovente.

Quelli che tu definisci "freddezza, perfettinismo e maniera" per me sono pudore, controllo e giusta distanza. Il film mi ha letteralmente incollato allo schermo. Mi rendo conto che questo commento non ha altro significato che quello di esporre il mio punto di vista e di questa pochezza mi vergogno anche un po', ma, insomma, ogni tanto anche qualche manifestazione di dissenso ci sta :)

Un caro saluto

Ale

Christian ha detto...

Ma certo, non si può essere sempre d'accordo! ^^

Il film non è male, ma l'ho trovato un po' schematico e la fotografia in bianco e nero mi ha tenuto un po' a distanza, impedendomi quel coinvolgimento che invece avevo provato con "Elephant". Mi era comunque piaciuta la parte centrale, quella incentrata sul massacro; meno quelle precedenti e soprattutto quelle successive (come il suicidio del ragazzo).

Per di più, visto all'interno di una rassegna, con altri tre o quattro film nella stessa giornata, non mi aveva colpito più di tanto. E poi ero in una fase iper-critica, un periodo in cui non mi piaceva quasi nulla di quello che vedevo. Anche se riconosco che ha dei pregi e in fondo sono anche d'accordo con quelli che tu sottolinei (pudore e controllo).

Ciao!