8 giugno 2009

Il grande racket (E. G. Castellari, 1976)

Il grande racket
di Enzo G. Castellari – Italia 1976
con Fabio Testi, Vincent Gardenia
**1/2

Visto in DVD, con Martin.

L'ispettore Palmieri è alle prese con una banda di violenti ricattatori che semina il terrore fra i negozianti di Roma, violentando e uccidendo i familiari di chi osa ribellarsi. Sospetta che i balordi facciano parte di un'organizzazione che intende prendere il controllo della città, ma le sue indagini vengono frustrate, oltre che dalla scarsa collaborazione dei cittadini minacciati, dalle ingerenze delle alte sfere. Sospeso dal servizio, farà giustizia con le proprie mani radunando un gruppo di vittime-vendicatori e sterminando tutti i malviventi in un feroce conflitto a fuoco. Forse il migliore dei tre poliziotteschi di Castellari, cruento, sadico, stilizzato e con un'ottima sceneggiatura senza momenti di stanca, sia pure a tratti un po' ingenua ed esagerata: pur non rinunciando a molti cliché del genere (il poliziotto dai modi bruschi e refrattario alle regole; il fedele assistente e guardaspalle; i superiori incompetenti o corrotti; il ladro napoletano di buon cuore), il film non lesina colpi di scena e nemmeno un certo approfondimento delle figure minori (come i vari componenti del commando di vigilantes messo insieme da Palmieri, per esempio il ristoratore che si trasforma in un vendicatore psicopatico dopo la morte della figlia). Anche la regia mostra alcuni tocchi di classe: restano impresse sequenze come quella dell'auto che rotola dalla scarpata (inquadrata dall'interno dell'abitacolo) o del tiratore al piattello che immagina che i suoi bersagli siano i criminali che hanno ucciso la moglie. Ottimo il cast, composto da molti volti noti del cinema italiano di genere (da Renzo Palmer a Orso Maria Guerrini, da Sal Borgese a Glauco Onorato).

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Tra i pochi Castellari che ho visto, questo è il mio preferito. Ma un amico ben più ferrato di me dice un gran bene di KEOMA (a quanto pare è anche il titolo preferito da Castellari stesso).

La tua rece mi ha fatto venire una gran voglia di rivederlo, me lo ricordo scorrettissimo.

Buona giornata

Ale

Christian ha detto...

Ricordi bene, è molto scorretto! ^^
Anch'io l'ho preferisco finora fra i suoi film che ho visto, e anch'io non ho ancora visto "Keoma"...

Fabrizio Luperto ha detto...

In questo poliziesco italiano succede qualcosa di inusuale per l'intero filone. La protagonista femminile di turno non viene come al solito violentata, umiliata, ammazzata, ma è lei ad uccidere.
Castellari si distingueva sempre.

Christian ha detto...

Ti riferisci alla ragazza che fa parte della banda del racket? È vero, ma in fondo il suo è un ruolo quasi “maschile”, che sia una donna non è così rilevante nell'economia della pellicola. Altri personaggi femminili del film, come la moglie del tiratore di piattello o la figlia del ristoratore, violentate e ammazzate lo finiscono eccome.

Fabrizio Luperto ha detto...

Vabbè Christian, poi sarebbe stato troppo. Qualche stupro non può mancare. E' cmq un elemento di novità non da poco. La figlia del ristoratore è la vera figlia di Castellari, che faceva la stessa fine anche nel precedente "La polizia incrimina la legge assolve".

Christian ha detto...

A questo punto mi chiedo se esista un poliziottesco dove il personaggio principale (vale a dire il poliziotto refrattario alle regole) sia una donna...

Martin ha detto...

Poliziotti donna? Non so nemmeno se ai tempi ce ne fossero...

Christian ha detto...

Googlando ho trovato che:

"Entrate in Polizia nel 1959 nel vecchio 'Corpo femminile’ inizialmente le donne in divisa avevano solo compiti dedicati alla tutela dei minori. Nel 1981 il nuovo ordinamento dell'amministrazione della Pubblica Sicurezza (legge 121) ha previsto ufficialmente la pari opportunità di carriera tra uomini e donne."

Quindi negli anni settanta, effettivamente, era difficile vedere un film su una donna poliziotto (tranne che nelle commedie scollacciate tipo "La poliziotta", ovviamente ^^).