4 giugno 2009

Antichrist (Lars von Trier, 2009)

Antichrist (id.)
di Lars von Trier – Danimarca/Sve/Ger/Fra/Italia 2009
con Charlotte Gainsbourg, Willem Dafoe
***

Visto al cinema Eliseo, con Ginevra.

Mentre fanno l'amore sotto la doccia, il loro bambino esce dalla culla e si getta dalla finestra di casa. Per riprendersi dal dolore e dallo shock, la coppia si trasferisce in uno chalet nei boschi, dove lui – che è un terapeuta – spera di riuscire ad analizzare le paure latenti della donna, che a quanto pare sono legate proprio a quel luogo isolato e immerso nel verde. Ma strani eventi scatenano la follia di lei, ossessionata dai suoi studi sulle torture subite dalle donne attraverso i secoli. Fra animali-totem parlanti, boschi di cadaveri, mutilazioni genitali, incubi alienanti, il sempre geniale Lars von Trier offre allo spettatore un viaggio nell'inconscio e nella follia. Ma nonostante la trama e il setting (che può ricordare, alla lontana, persino "La casa" di Raimi!), non si tratta di un vero e proprio film horror: più che orrore e paura, infatti, la pellicola vuole comunicare angoscia e disperazione, disgusto e raccapriccio, incubi interiori, fobie e sensi di colpa. E le scene esplicite di sesso e violenza non sono provocazioni fini a sé stesse, ma contribuiscono ad accompagnare lo spettatore dentro il mondo caotico e disturbante creato dal regista. Naturalmente "Antichrist", come i precedenti lavori di LVT, è anche una pellicola estremamente misogina: la donna appare legata al lato più ostile e maligno della natura (che definisce "la chiesa di Satana"), mentre l'uomo è in grado di coglierne anche gli aspetti positivi e protettivi (per esempio nel finale, quando si nutre di more). Curioso, a questo proposito, il ribaltamento di ruoli rispetto ai consueti slasher, dove solitamente la vittima/protagonista è di sesso femminile, mentre il maniaco/oppressore è un maschio (ci sono eccezioni, naturalmente, come "Audition" di Takashi Miike). Ora che ci penso, da questo punto di vista rappresenta un'inversione di rotta anche rispetto ai precedenti lavori dello stesso LVT. Certo, si può pensare anche a un'altra lettura, dove il male è l'istinto e l'irrazionalità, mentre il bene è la ragione e l'autocontrollo: non a caso il regista ha dichiarato di aver realizzato questo film per compiere una sorta di autoterapia e superare i propri problemi psicologici. Davvero splendido il prologo, girato in bianco e nero e in ralenti: uno stile forse oggi un po' abusato – si pensi all'incipit di "Watchmen" – ma un minuto di LVT da solo vale più dell'intera filmografia (presente e futura) di Zack Snyder. Suggestiva la fotografia di Anthony Dod Mantle. A parte il bambino e le comparse nella scena finale, in tutto il film recitano soltanto due attori. Una didascalia finale dedica la pellicola a Tarkovsky: il bosco di "Antichrist" è come la "zona" di "Stalker", il luogo dove le nostre paure inconsce prendono vita?

16 commenti:

Luca ha detto...

uno dei film più ansigeni che abbia mai visto, davvero splednido... però sinceramente la violenza esposta (mi riferisco ovviamente alle mutilazionbi) mi sono sembrate per lo più porovocazioni pensate a tavolino; capisco il carico simbolico da cui scaturiscono, ma il dettaglio manicalmente mostrato mi è sembrato non strettamente necessario ai fini della trama.

Christian ha detto...

Con Lars von Trier è difficile capire dove finisce la provocazione e dove comincia il rifiuto dell'ipocrisia di non mostrare sullo schermo quelli che sono in effetti - come dici anche tu - momenti essenziali per il loro significato simbolico. Detto questo, ti confesso che per un attimo ho distolto lo sguardo nella scena in cui la Gainsbourg si automutila...

Martin ha detto...

E quindi? Devo andare a vederlo o no?

Christian ha detto...

Per me è sicuramente da vedere, ma conoscendoti credo che non ti piacerà... ^^;

Martin ha detto...

Non ero sicuro ti fosse piaciuto.
In questo caso me ne tengo lontano come la peste ;)

Christian ha detto...

Facciamo che ti presterò il dvd! ^^

Anonimo ha detto...

Sarà contento Zack Snyder, ahah!
Comunque sono troppo attratta da questo film e in un certo senso ne ho anche paura, paura che mi deluda intendo ovviamente. Staremo a vedere...
Ale55andra

Christian ha detto...

Non credo che ti deluderà... Può piacere o meno, ma non è un film che lascia indifferenti.
Forse ho sbagliato a scriverne così presto, è un film da far decantare per qualche giorno...

AlDirektor ha detto...

Film molto interessante di Von Trier. Decisamente non per tutti (e non si parla solo di censura), ma per chi vuol vedere qualcosa di provocatorio, originale, fuori dagli schemi. Per questo tipo di persone bè, è un film certamente da vedere.

Christian ha detto...

Condivido tutto, AlDirektor. ^^

Martin ha detto...

Aggiungo solo che, personalmente, non ritengo la provocazione o l'originalità un valore in sè.
E' molto più importante ciò che sta dietro, ciò che si ha da dire, e da questo punto di vista il danese a volte esprime una visione troppo meschina per riuscire minimamente a interessarmi, mentre a volte da l'impressione di non avere proprio nulla da esprimere.

Christian ha detto...

Sull'originalità fine a sé stessa sono d'accordo, Martin, ma nel caso di questo film ti assicuro che ci sono anche i contenuti, persino troppi: certo, però, riflettono le ossessioni personali di LVT che so che a te, di solito, non convincono o non interessano. Con autori "particolari" come lui (come anche Greenaway, Lynch, Tsai Ming-Liang, ecc.) è tutta questione di essere o meno in sintonia. Ciao!

Luciano ha detto...

Lars Von Trier è un altro dei pochissimi registi che adoro/odio (nella lista vi sono anche quei tre che hai citato nel tuo commento sopra). Purtroppo non ho ancora visto il film e me ne rammarico, ma sono soddisfatto nell'aver letto molte recensioni positive compresa la tua. Non mi resta che scoprire quale effetto avrà su di me.

Christian ha detto...

Sono sicuro che ti darà moltissimi spunti su cui scrivere, Luciano! ^^

Marisa ha detto...

Finalmente ho trovato la serata in cui mi è venuto come d'impulso il desiderio di vedere questo film, sempre rinviato a causa dei commenti che insistono quasi sempre sulla provocazione e sull'horror. Ne ne pento e mi rendo conto come anch'io qualche volta mi faccio influenzare. E' invece un film assolutamente essenziale e diretto, per niente provocatorio, in quanto si tratta di una visione (che ovviamente può non essere condivisa) e di una dolorosa penetrazione nel lato oscuro della Natura, sia fuori che denro di noi. Certo è molto più rassicurante continuare a pensare alla Natura come Madre buona e protettiva e alla donna come Angelo del focolare, ma le cose non stanno così. Recuperare e costrigere a vedere (questa non è provocazione, ma lucidità) l'altro lato, il male dentro di noi è un atto assolutamente necessario e non gratuito. Ci sarebbe molto da dire sul perchè qui è la donna al centro del problema, ma non posso dilungarmi troppo. Basti solo accennare che proprio l'isolamento nella casa nel bosco, da lei tanto amato, l'accudimento al figlioletto lasciato completamente in sua balia mentre sta affrontando un lavoro che la porta a rivisitare le assurde crudeltà perpetrate nei confronti della donna da secoli dalla "cultura patriarcale", prepara il crollo delle difese dell'Io, scatenato poi dalla tragica morte del bambino. E' molto inquietante, dietro l'apparente bontà e desiderio d'aiuto del marito terapeuta, la sua superficialità ( ormai Freud non serve più) e la totale incapacità di cogliere gli elementi oscuri e preparatori del crollo. Non si era nemmeno accorto delle scarpe messe sempre all'incontrario con conseguente tortura ai piedini del bimbo!
Insomma , un film sconvolgente, ma grandissimo!

Christian ha detto...

A distanza di oltre un anno, il film continua a rimanermi molto impresso: non solo non è scemato come ricordo, ma è cresciuto nei significati e nello spessore dei contenuti. Prima o poi cercherò di rivederlo!