31 marzo 2021

Captain Marvel (A. Boden, R. Fleck, 2019)

Captain Marvel (id.)
di Anna Boden, Ryan Fleck – USA 2019
con Brie Larson, Samuel L. Jackson
*1/2

Visto in divx.

Addestrata come guerriera dai Kree, razza di alieni avanzatissimi tecnologicamente, la bionda Carol Danvers (Brie Larson) è in realtà un'aviatrice terrestre che sei anni prima aveva perso la memoria dopo aver assorbito l'energia di un reattore sperimentale che le ha donato incredibili superpoteri. Inviata da Hala, capitale dell'impero Kree, in missione sulla Terra, Carol scoprirà la verità su sé stessa e che tutto ciò che il suo istruttore, Yon-Rogg (Jude Law), le ha sempre fatto credere è falso. Il primo film dell'Universo Cinematico Marvel con una protagonista femminile (ma non il primo film Marvel in assoluto con questa caratteristica, basti ricordare "Elektra") utilizza un personaggio minore della Casa delle Idee, per di più non l'unico con questo nome (il primo Capitan Marvel, Mar-Vell, appare nel film in versione femminile, mentre la seconda, Monica Rambeau, è introdotta da bambina: lo stesso nome Capitan Marvel, peraltro, era già stato usato dall'eroe Fawcett/DC oggi noto come Shazam, prima che la Marvel se ne impossessasse per ovvi motivi). In effetti nei fumetti Carol Danvers ha una storia molto lunga e travagliata alle spalle, essendo nata come semplice comprimaria nella serie del suddetto Mar-Vell, attraversando poi varie fasi e diverse incarnazioni come Miss Marvel, Binary, Warbird. Ambientato nel 1995 (cosa sottolineata allo sfinimento dalle tante citazioni pop e "culturali": Blockbuster, Altavista, i videogiochi arcade), il film si svolge prima di tutte le altre pellicole del MCU, consentendo dunque di raccontare le "origini" di Nick Fury (un Samuel L. Jackson ringiovanito digitalmente di 25 anni e qui comprimario di lusso) quando non era ancora a capo dello S.H.I.E.L.D. Introduce inoltre temi fantascientifici come la guerra fra i Kree e gli Skrull, razza aliena di mutaforma che, a sorpresa, si scoprono non essere cattivi come nei comics, in un twist a metà pellicola che gioca con le aspettative dello spettatore che conosce già i fumetti (in maniera non dissimile da quanto fatto col Mandarino in "Iron Man 3"). Peccato che la trama sia in gran parte piatta, le scene d'azione generiche e noiose, la gag autoreferenziali o forzate (vedi la ragione per la quale Fury ha perso l'occhio), gli aspetti tecnico-fantascientifici incoerenti (i poteri energetici di CM si basano sui fotoni?) e i temi triti e ritriti (l'ingiustizia della guerra, il contrasto fra l'affidarsi alle proprie emozioni – che ci rendono "umani" – e il seguire ciecamente gli ordini o l'addestramento, e naturalmente il velato messaggio femminista sulla donna che non si arrende di fronte alle difficoltà e si rialza sempre). Nel cast anche Ben Mendelsohn (lo Skrull Talos), Annette Bening (il dottor Lawson, scienziata che lavora al Progetto Pegasus), Lashana Lynch (Maria Rambeau, amica di Carol e madre della suddetta Monica) e Gemma Chan (Minn-Erva, membro della Starforce dei Kree). Clark Gregg (anche lui ringiovanito digitalmente), Lee Pace e Djimon Hounsou tornano rispettivamente nei ruoli dell'agente Phil Coulson, di Ronan l'Accusatore e di Korath (questi ultimi due si erano già visti in "Guardiani della galassia"). Cameo nella metropolitana di Stan Lee (morto prima dell'uscita del film, e al quale è dedicata la title card). Fra i meta-rimandi ad altri film del MCU c'è la spiegazione di come Fury è entrato in possesso del Tesseract (il cubo cosmico visto in "Thor" e "Avengers") e ovviamente la scena nei titoli di coda, che si colloca fra "Avengers: Infinity War" ed "Endgame" e mostra il ritorno di Carol sulla Terra. Come già accaduto per i film di Captain America, il titolo mantiene la grafia inglese anche nel nostro paese ("Captain" anziché "Capitan") per motivi di marketing. Mediocre il doppiaggio italiano.

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