Una donna sposata (Jean-Luc Godard, 1964)
Una donna sposata (Une femme mariée)
di Jean-Luc Godard – Francia 1964
con Macha Méril, Philippe Leroy, Bernard Noël
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Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.
Ventiquattr'ore nella vita di una donna contemporanea, sposata (per l'appunto), ma con un amante. Charlotte (Macha Méril), infatti, si divide fra il marito Pierre (Philippe Leroy), pilota d'aereo spesso assente da casa per lavoro, e Robert (Bernard Noël), attore di teatro con cui ha una tresca da tre mesi. La macchina da presa di Godard la riprende da vicino durante gli incontri con quest'ultimo, indugiando su vari particolari del suo corpo, e poi nel tempo libero, fra divagazioni e frivolezze, come suggerito dalle numerose immagini di pubblicità di biancheria intima e servizi sulla bellezza riprese dalle riviste femminili che legge, accompagnate dai suoi pensieri e da affermazioni sussurrate, come se stesse confidando i propri segreti e ricordi a qualcuno (allo spettatore?). Girato in uno splendido bianco e nero (anzi, "in nero e bianco", come recitano i titoli di testa), il film è frammentato e caratterizzato da un montaggio vivace, libero e sbarazzino, che dona all'insieme una natura artistica e sperimentale, come molti lavori di Godard in quegli anni (il modello più simile è "Questa è la mia vita"): di fatto è un saggio/esplorazione sul tema della donna-oggetto, del legame del suo ruolo con quello maschile, del modo in cui è vista dalla società e in cui vede sé stessa. Charlotte non è superficiale, tutt'altro: sia quando si contempla, sia quando si pone in relazione con gli altri, sfiora nelle conversazioni temi complessi e filosofici. Per tutto il film sono disseminati frammenti di discorsi, ciascuno introdotto da un titoletto numerato (come capitoli di un romanzo) e associato a un differente personaggio: "La memoria" (il marito Pierre), "Il presente" (Charlotte stessa), "L'intelligenza" (Roger Leenhardt, critico e documentarista, nonché uno dei "padri" spirituali e teorici della Nouvelle Vague, che interpreta sé stesso), "L'infanzia" (il piccolo Nicolas, figlio dei due coniugi), "La giava" (un ballo popolare francese, considerato "scandaloso", associato qui alle esperienze amorose della domestica di casa), "Il piacere e la scienza" (con un ginecologo che illustra a Charlotte i metodi contracettivi), "Il teatro e l'amore" (l'amante Robert). Da queste e da altre discussioni fuoriescono vari concetti che definiscono la donna, in sé, nella sua sessualità, nel rapporto con i sentimenti e con gli uomini, con cui Charlotte ha relazioni di volta in volta consapevoli e svagate, di contrasto e di complicità, di sincerità e di tradimento. La stessa Charlotte appare a volte confusa, indecisa (quale dei due uomini scegliere?), insicura se farsi guidare dai consigli che gli altri (o le riviste di moda) le elargiscono in continuazione. Girato in brevissimo tempo, il film è puntuale nel suo tentativo di riprodurre non la realtà, ma una possibile rappresentazione di essa. E non mancano citazioni letterarie e, ovviamente, cinematografiche: la donna di servizio si chiama Madame Céline e il suo monologo cita appunto "Morte a credito" di Céline; Robert sta recitando in "Bérenice" di Racine (su cui Godard, al tempo, progettava di lavorare); Charlotte e l'amante si incontrano in un cinema che proietta "Notte e nebbia" di Resnais. La censura ebbe da ridire su alcune scene, ma si intestardì in particolare su un dettaglio solo apparentemente insignificante: fece cambiare l'articolo del titolo, da determinativo (avrebbe dovuto essere "La donna sposata") a indeterminativo, per evitare che il comportamento disinvolto e adulterino della protagonista fosse da ascrivere a tutte le donne, anziché a una sola in particolare.
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