15 agosto 2021

Khraniteli (Natalya Serebryakova, 1991)

I custodi (Khraniteli)
di Natalya Serebryakova – URSS 1991
con Valery Dyachenko, Victor Kostetskiy
*1/2

Visto su YouTube, in originale con sottotitoli inglesi.

Su consiglio del mago Gandalf, l'hobbit Frodo Baggins lascia la Contea con alcuni amici fidati per andare a distruggere l'Unico Anello nel fuoco del Monte Fato. Andato in onda – diviso in due puntate – soltanto una volta, nell'aprile del 1991, e poi dimenticato, questo film per la televisione russa tratto da "La compagnia dell'anello" (la prima parte de "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien) è stato riscoperto – e pubblicato su YouTube – solo da alcuni mesi. Dal punto di vista storico, è importante: precede infatti sia la serie finlandese "Hobitit" (1993) sia la trilogia cinematografica di Peter Jackson (2001-03) ed è dunque il primo adattamento in live action del capolavoro dello scrittore inglese (di cui i russi avevano già adattato per la tv, nel 1985, "Lo Hobbit"). I suoi meriti, però, finiscono qua: anche considerando la mancanza di budget (erano anni duri per un'Unione Sovietica al collasso!) e il fatto che sia rivolto a un pubblico di bambini, la qualità è ancora più amatoriale del citato "Hobbit", imbarazzante ai limiti del ridicolo, e solo a tratti si eleva sfiorando il campo del surrealismo fiabesco. La recitazione "teatrale", la regia, la fotografia, il ritmo narrativo, i costumi, le scenografie (strade e campi russi innevati: l'idea insistita è che i "pericoli" siano rappresentati dall'inverno) e gli "effetti speciali" (personaggi scontornati davanti al green screen) sono tutti di livello così dilettantesco da diventare persino buffi, per non parlare delle terribili canzoni o dei momenti psichedelici (l'arrivo nel bosco d'oro di Lothlórien). Un altro merito, a dire il vero, c'è: la fedeltà al testo originale, soprattutto nella prima parte, è apprezzabile, tanto da includere episodi che negli altri adattamenti (Jackson, ma anche Bakshi) sono assenti – come l'attraversamento della Vecchia Foresta, l'incontro con Tom Bombadil e Baccador, gli Spettri dei Tumuli – o da restituire un minimo di spessore a personaggi spesso sacrificati (Lobelia, Cactaceo). Mancano invece Arwen e il Balrog (Gandalf sparisce "fuori quadro"). Difficile comunque riconoscere personaggi la cui iconografia è lontana anni luce da quella tradizionale (vedi per esempio Legolas – interpretato da una donna, figlia della regista! – e Gimli, che peraltro non hanno nemmeno una linea di dialogo). Male anche i nemici: i nove Cavalieri Neri sono solo tre (ripetuti tre volte), gli Orchi sono dei tizi che si dimenano, e il Sauron visto nello specchio di Galadriel è senza dubbio il più ridicolo di sempre. Come ne "Lo Hobbit" del 1985 è presente un narratore (deve essere una caratteristica tipica dei telefilm russi), un tizio barbuto e dai grandi occhiali (Andrei "Dyusha" Romanov, membro della band Aquarium, che firma anche la colonna sonora). Girato in meno di una settimana, comprende pochi attori noti (Victor Kostetskiy è Gandalf, Elena Solovey è Galadriel). Chissà se erano in programma i seguiti ("Le due torri" e "Il ritorno del re"): immagino che la confusione seguita alla dissoluzione dell'URSS abbia reso difficile proseguire il progetto.

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