12 giugno 2019

L'arbitro (Paolo Zucca, 2013)

L'arbitro
di Paolo Zucca – Italia 2013
con Stefano Accorsi, Jacopo Cullin
**

Visto in TV.

L'arbitro di calcio Cruciani (Stefano Accorsi) aspira a dirigere un'importante finale europea. Caduto in disgrazia, sarà invece inviato per punizione in Sardegna ad arbitrare lo scontro diretto fra due formazioni di Terza Categoria, il Montecrastu e l'Atletico Pabarile. La prima è guidata dall'arrogante proprietario terriero Brai (Alessio Di Clemente), la seconda – da sempre umiliata dai rivali – ha ritrovato entusiasmo ed orgoglio grazie all'oriundo argentino Matzutzi (Jacopo Cullin), innamorato della bella Miranda (Geppi Cucciari), figlia dell'allenatore cieco Prospero (Benito Urgu). All'esordio nel lungometraggio, Zucca amplia e adatta un suo precedente corto (che aveva vinto nel 2009 il David di Donatello come miglior cortometraggio), e si vede: nonostante gli spunti interessanti non manchino (e le scene ambientate nel desolato entroterra sardo – che si alternano in modo un po' scollato con quelle legate al dietro le quinte del gotha del calcio – hanno il loro perché nel raccontare il mondo del pallone "minore", fatto di passione, entusiasmo e accese rivalità campanilistiche), la pellicola ha il respiro corto e presenta molti "riempitivi" (come tutta la superflua sottotrama sulla faida fra i pastori-cugini). L'aspetto più interessante è quello estetico-visivo: girato in bianco e nero, con una certa velleità autoriale, il film ondeggia fra numerosi registri, forse troppi (il neorealismo, la farsa, la citazione (l'ultima cena), il cinema muto, l'apologo morale, persino il western), ma mantiene essenzialmente il tono di una commedia che sconfina nella parodia o nella satira, con parecchi riferimenti – non certo velati – a fatti o personaggi reali: vedi l'arbitro corrotto Mureno (Francesco Pannofino) o il designatore maneggione Candido (Marco Messeri), che fanno il verso rispettivamente a Byron Moreno e Innocenzo Mazzini. Eppure proprio queste figure-macchiette sono i personaggi migliori della pellicola, che invece fatica a uscire dai luoghi comuni nella sua esile trama principale, scivolando nella confusione sul finale. Della parabola personale del meticoloso, ambizioso e religioso protagonista, invece, finisce per importarcene poco.

0 commenti: