12 settembre 2018

Effetto notte (François Truffaut, 1973)

Effetto notte (La nuit américaine)
di François Truffaut – Francia 1973
con Jacqueline Bisset, Jean-Pierre Léaud
***

Rivisto in divx.

Fra le più celebri lettere d'amore al mondo del cinema, ritratto come una grande famiglia che segue le proprie regole incurante di ogni altra cosa, il film segue dall'inizio alla fine la lavorazione (negli studi della Victorine a Nizza) di una pellicola immaginaria, il melodramma "Vi presento Pamela", raccontando la quotidianità, le peripezie, i bisticci e gli amori dell'intera troupe: dagli interpreti – l'immamorato e immaturo Alphonse (Jean-Pierre Léaud), l'attempato gay Alexandre (Jean-Pierre Aumont), la vecchia diva alcolizzata Séverine (Valentina Cortese), e la giovane star hollywoodiana Julie Baker (Jacqueline Bisset), da poco reduce da una depressione – al regista Ferrand (lo stesso Truffaut), costantemente alle prese con i problemi da risolvere e i tempi stretti, dai tecnici alle maestranze. Attraverso una narrazione episodica si succedono le piccole e grandi difficoltà giornaliere, la routine delle riprese, gli amori che nascono, evolvono e muoiono fra i vari membri della troupe. E le citazioni, i rimandi, gli omaggi a celebri lungometraggi e registi (tutti i preferiti da Truffaut) abbondano senza appesantire la pellicola, che anzi scorre sempre leggera e gradevole, incrociando abilmente le varie sottotrame con quella del film che si sta girando: si va da Orson Welles (Ferrand si sogna da bambino mentre ruba le locandine di "Quarto potere") a Jean Vigo (che dà il nome a una via), da Hitchcock a Renoir (citati indirettamente nei dialoghi), per non parlare di Dreyer, Bergman, Buñuel, Lubitsch, Rossellini, Godard, Bresson (Ferrand riceve un pacco di libri su di loro). La pellicola stessa è dedicata alle sorelle Gish, dive del muto. Anche il titolo (uno dei rari casi di una pellicola truffautiana in cui è stato tradotto adeguatamente) è significativo: la "nuit américaine" è la tecnica usata per girare una scena notturna in pieno giorno, e naturalmente intende sottolineare quanto il mondo del cinema sia menzognero e artificiale.

In questo mondo, infatti, tutto è finto: che si tratti di pioggia o di neve, di amore o di morte (Alexandre afferma di essere morto sullo schermo decine di volte ma mai in maniera naturale, e il destino finirà per confermarlo). E la realtà e la finzione spesso si confondono (basti pensare che tutti i personaggi della pellicola rispecchiano persone reali o collaboratori di Truffaut, a partire ovviamente dal regista che interpreta sé stesso). Memorabile lo sfogo della moglie (Zénaïde Rossi) del segretario di produzione: "Che cos’è questo mestiere in cui tutti vanno a letto con tutti? In cui tutti si danno del tu, in cui tutti mentono? Lo trovate normale?". Eppure Ferrand (convinto che "si può fare un film con qualsiasi cosa", come spiega leggendo i titoli di un quotidiano per prenderne spunto) si difende, affermando persino che "il cinema è più importante della vita privata" (lo conferma una delle sue collaboratrici: "Io per un film potrei piantare un uomo, ma per un uomo non pianterei mai un film"). La pellicola riscosse un grande successo (vincendo anche l'Oscar per il miglior film straniero) ma non piacque a Jean-Luc Godard, che ovviamente aveva tutta un'altra concezione del cinema, provocando un brusco scambio di opinioni fra lui e Truffaut che portò alla rottura della loro amicizia. Nel cast anche la cantante Dani (Liliane, la fidanzata con Alphonse, che lascerà per fuggire con uno stuntman), Nathalie Baye (Joëll, la script-girl), Nike Arrighi (la truccatrice), Bernard Menez (l'attrezzista), Jean-François Stévenin (l'assistente regista), Alexandra Stewart (Stacey, l'attrice incinta) e David Markham (il dottor Nelson, marito di Julie). Camei per Graham Greene (l'agente dell'assicurazione) e Claude Miller (l'ospite dell'albergo). La colonna sonora di Georges Delerue, in stile barocco, sembra anticipare quelle di Nyman per Greenaway.

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