26 marzo 2018

Legend of the demon cat (Chen Kaige, 2017)

Legend of the Demon Cat (Yao mao zhuan, aka Kukai)
di Chen Kaige – Cina/Giappone 2017
con Shota Sometani, Huang Xuan
*1/2

Visto all'Auditorium San Fedele, con Marisa, in originale con sottotitoli (FCAAAL).

All'epoca della dinastia Tang (ottavo secolo dopo Cristo), a Chang'an (l'odierna Xi'an, a quei tempi capitale della Cina), un monaco giapponese e un poeta cinese indagano sulla morte dell'imperatore, a opera di un gatto demoniaco, e scoprono che si tratta di una vendetta per un fatto avvenuto trent'anni prima... Sontuosa coproduzione fra Cina e Giappone, per un giallo/fantasy di ambientazione storica. Il regista di "Addio mia concubina", come il collega Zhang Yimou, ha ormai capito che darsi ai kolossal rende di più che continuare sulla strada del cinema d'autore. Ma pur se visivamente splendido (le scenografie sono talmente belle, e costose, che saranno trasformate in un parco aperto al pubblico), ricco di effetti speciali (che permettono di riprodurre le tante illusioni e le magie in cui affonda la storia), di costumi magnifici e di spunti fantastici su temi come l'amore, la poesia, l'illusione, la vita e la morte, lo spettacolo soffre dei difetti solitamente associati a questo tipo di film. Su tutti un ritmo che non fornisce mai allo spettatore una pausa per riflettere o per digerire quello che sta vedendo, e che continua a introdurre nuovi personaggi e nuovi scenari senza un attimo di tregua, con il risultato che di quello che accade sullo schermo, in fondo, non ce ne importa mai nulla. E i tanti personaggi, che siano significativi per la vicenda oppure – come è evidente in alcuni casi – introdotti solo per accrescere il numero delle star (cinesi o giapponesi) nella locandina, non lasciano alcuna traccia nella memoria. Fanno eccezione i due protagonisti, insoliti detective che richiamano la coppia Holmes/Watson, e la misteriosa Lady Yang (Sandrine Pinna), l'esotica moglie dell'imperatore il cui destino è all'origine dell'intera vicenda. Ma per il resto, la noia impera e la sensazione è quella di assistere a un vuoto esercizio di stile. Nel cast anche Qin Hao, Kitty Zhang e Hiroshi Abe.

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