6 marzo 2008

Il gabinetto del dottor Caligari (R. Wiene, 1920)

Il gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari)
di Robert Wiene – Germania 1920
con Werner Krauss, Conrad Veidt
***1/2

Rivisto in DVD, con Marisa, con cartelli in inglese.

Il manifesto dell'espressionismo tedesco, nonché precursore di molte pellicole con il twist ending (oggi un suo remake potrebbe benissimo essere girato da M. Night Shyamalan), è caratterizzato dalle scenografie sperimentali e pittoriche, deliranti e assurde, fasulle e contorte (case, strade e mobili sono distorti e obliqui come gli animi dei personaggi), da un senso di oppressione e paura che molti, col senno di poi, associarono al futuro avvento del nazismo, e da una storia piena di mistero e di suspence, anche se a uno spettatore di oggi – abituato a ben altro – potrebbe apparire poco intrigante. Il film si regge sulla possibile interpretazione di tutte le vicende (narrate in un lungo flashback) come del semplice frutto della fantasia e della paranoia di un malato di mente, rinchiuso in un manicomio, che sceglie come protagonisti del suo racconto i suoi compagni e il direttore dell'istituto (naturalmente nei panni del "cattivo"). La prima volta che l'avevo visto non mi aveva entusiasmato, ma già allora il finale quasi onirico aveva gettato una luce del tutto nuova sull'intero film: fra l'altro, proprio la follia del narratore permette di giustificare anche la deformità delle scenografie. Elementi come la magia, la fiera di paese, l'uomo ridotto ad automa e l'ambientazione senza tempo rimandano alla tradizione del racconto fantastico tedesco (alla E.T.A. Hoffmann), ma sottendono anche una critica di tipo politico e sociale. Fra le scene più memorabili ci sono quella in cui il sonnambulo Cesare penetra nella casa della fanciulla per rapirla e quella in cui il malvagio antagonista si aggira per le strade di notte, tormentato dalla sua ossessione di ripercorrere i passi del leggendario mistico Caligari (e attorno a lui compaiono le parole della frase "Du mußt Caligari werden!", "Tu devi diventare Caligari!", che fu voluta dal produttore Erich Pommer come slogan per il lancio dell'opera). Il regista, di origine polacca, realizzò il film (diviso in sei "atti") in sole tre settimane: in origine avrebbe dovuto girarlo il giovane Fritz Lang (Caligari come precursore di Mabuse, oltre che di Hitler?), che rifiutò per altri impegni di lavoro, anche se probabilmente i veri artefici del suo successo furono lo sceneggiatore Carl Mayer e gli scenografi Walter Röhrig, Herman Warm e Walter Reimann della rivista espressionista Der Sturm. La copia che ho visto era virata a colori.

10 commenti:

honeyboy ha detto...

uno dei miei film preferiti in assoluto, non troverò mai il coraggio di parlarne...

Martin ha detto...

Se non sbaglio la prima volta lo abbiamo visto insieme e nemmeno tanto tempo fa.
Ricordo che mi aveva colpito parecchio, anche perchè ero reduce da una bellissima giornata trascorsa al Museo del Cinema di Berlino in cui vi è un'ampia sezione dedicata a questo mirabile muto, uno dei capisaldi del Cinema tedesco e non.

monia ha detto...

quello che ancora mi colpisce di questo film e di questo cinema è, oltre la storia, la grande forza comunicativa che possiedono le immagini. film bellissimo, prima o poi gli dedicherò un post!

Christian ha detto...

Sì, è sicuramente un film molto interessante tanto per la forma quanto per i contenuti, e merita anche più di una visione!
In quegli anni il cinema tedesco era uno degli migliori del mondo: basti pensare anche a Murnau, Pabst, Lang... e Lubitsch!

Luciano ha detto...

Di questo posso dirlo: un'opera d'arte solo per le scenografie (per non parlare del resto). Un film di cui si finisce sempre per parlarne bene.

marco c. ha detto...

l'ho visto una volta ma parzialmente: mi sono addormentato. vale la pena davvero di rivederlo al di là del valore indiscusso che ha x la storia del cinema?

Christian ha detto...

Certo che vale la pena, è comunque meglio della maggior parte delle cose che escono oggi...

lev ha detto...

Ciao, scusate la domanda: "Wiene" si legge come si scrive?Grazie

Christian ha detto...

No, si legge "Vine" (con la i allungata).

lev ha detto...

Grazie mille:)