11 febbraio 2019

Good time (Josh e Benny Safdie, 2017)

Good time (id.)
di Josh e Benny Safdie – USA 2017
con Robert Pattinson, Buddy Duress
**1/2

Visto in TV.

Constantine "Connie" Nikas (un sorprendente Pattinson), delinquente di mezza tacca, tenta di rapinare una banca insieme al fratello Nickolas (Ben Safdie), ritardato mentale, il quale durante la fuga viene catturato dalla polizia. Connie cerca allora di farlo evadere dall'ospedale dove è stato ricoverato, ma per errore libera l'uomo sbagliato, il malcapitato Ray (Buddy Duress). Dopo essersi rifugiati nella casa di un'ignara famiglia di colore (dove Connie, ormai ricercato, si tinge i capelli), i due decidono di collaborare per recuperare una sacca piena di denaro che un altro rapinatore ha nascosto in un vicino parco dei divertimenti... Un'odissea psicotica e notturna (la pellicola si svolge nell'arco di 24 ore, ma essenzialmente tutta in una notte) in un'America violenta, nevrotica e sospettosa, popolata da piccoli criminali o in generale da persone senza alcuna empatia verso il prossimo (c'è chi l'ha definita un "crime story nell'era di Trump"). Acclamata dalla critica, che ci ha rivisto l'energia di Scorsese e di Friedkin e ha apprezzato la metafora della città che marginalizza e imprigiona i suoi personaggi, ma forse un po' sopravvalutata. Il ritmo è serrato, la fotografia iperrealista e avvolgente, la regia elegante e non priva di idee: quello che manca è una vera sceneggiatura, visto che tutto gira a vuoto, il caso e le coincidenze abbondano (quasi come in "Detour" di Ulmer) e soprattutto il finale giunge random e inconcludente. Jennifer Jason Leigh è la compagna di Connie, Taliah Webster la ragazzina che ingenuamente lo aiuta, Peter Verby il terapista che ha in cura Nick. I due registi (uno anche attore), cineasti underground al quinto film (il primo con ambizioni mainstream, sia pure d'autore) sono fratelli.

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