31 gennaio 2011

Il discorso del re (Tom Hooper, 2010)

Il discorso del re (The King's Speech)
di Tom Hooper – Gran Bretagna 2010
con Colin Firth, Geoffrey Rush
**

Visto al cinema Arcobaleno, con Hiromi, in originale con sottotitoli.

Per superare la balbuzie che lo affligge sin da bambino e che gli rende difficile e imbarazzante tenere discorsi in pubblico (attività che i membri della famiglia reale, dopo l'invenzione della radio, sono tenuti a svolgere con sempre maggior frequenza), il principe Albert di Gran Bretagna (figlio di re Giorgio V e fratello minore dell'erede al trono Edward) si rivolge a un logopedista australiano, Lionel Logue, che con i suoi metodi poco ortodossi e ancor meno formali lo aiuterà a vincere le proprie incertezze. L'amicizia fra i due si rivelerà fondamentale nel 1939 quando, diventato re d'Inghilterra con il nome di Giorgio VI dopo che il fratello ha abdicato per sposare Wallis Simpson, Albert dovrà pronunciare l'importante discorso che comunica al popolo l'ingresso in guerra contro la Germania. Filtrando i grandi eventi della storia attraverso un "piccolo" dramma personale, il film riesce a comunicare tutta l'umanità di un personaggio costretto a mostrare in pubblico un volto fermo e solenne, in contrasto con il proprio carattere timido e introverso. Albert è un principe e poi un re riluttante che riesce – grazie alla forza di volontà e soprattutto all'amicizia con un "uomo comune" ed estraneo al contesto della famiglia reale come Logue (curiosa, fra l'altro, l'affinità del cognome del personaggio con la parola logos) – a superare i propri limiti. La sceneggiatura (di David Seidler, a sua volta un balbuziente) lascia intendere che i disturbi di dizione del protagonista avessero un'origine psicologica. Certo, lascia un po' perplessi che nella scena finale ci sia tanta enfasi e apprezzamento per il lato formale del discorso mentre nessuno sembra preoccuparsi per i contenuti (ossia l'inizio della guerra). Eccellente l'interpretazione di Colin Firth, da apprezzare guardando il film in lingua originale (trattandosi di una pellicola incentrata sul linguaggio, è quasi un delitto ascoltarla doppiata), ma anche quella dell'ironico Geoffrey Rush, sagace terapeuta e attore shakesperiano dilettante, a sua volta in grado di superare le proprie insicurezze e l'inadeguatezza sociale grazie al successo del suo paziente. La brava Helena Bonham Carter è la moglie di Albert, Guy Pearce è un Edward un po' schematico, Michael Gambon è Giorgio V, Timothy Spall è un caricaturale Winston Churchill, Derek Jacobi è l'arcivescovo di Canterbury. Nella colonna sonora si fa ampio uso di celebri brani di musica classica: in particolare, durante il fatidico discorso del re si ode in sottofondo l'Allegretto della settima sinfonia di Beethoven. C'è stata qualche polemica negli Stati Uniti e in altri paesi per il turpiloquio usato da Logue come metodo di cura "shock" (e pare, assurdo!, che verrà realizzata anche una versione rimontata senza le scene incriminate). Esagerate, comunque, dodici candidature agli Oscar per un film un po' ingessato e limitato dalla "monotematicità" che gli impedisce di spaziare al di fuori del suo tema centrale.

15 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

non mi ha entusiasmato per niente
un film realizzato in maniera impeccabile, ma che ho trovato anche freddo come un ghiacciolo

comunque l'ho visto anch'io in lingua originale, in italiano non oso immaginare come l'abbiano fatto diventare *_*

Christian ha detto...

A me è piaciuto soprattutto per l'ambientazione storica e per l'ottima prova degli attori. Concordo con te, comunque, sul fatto che sia un po' freddino e poco entusiasmante.

Marisa ha detto...

Sul momento si applaude, ma ripensandoci mi sembra sconcertante come si indulga -ed ora sempre di più - a valorizzare la forma a scapito del contenuto, fino ad arrivare all'attuale culto dell'immagine vuota, ma bella, pura apparenza e falsità. Come hai notato, si è tutti contenti che il re abbia pronunciato il discorso senza balbettamenti da passare sotto silenzio che invece si tratta di una grande disgrazia: l'inizio di una guerra che si sapeva già lunga e disastrosa.
Ma il re ha fatto bella figura!

Christian ha detto...

Ma infatti, lascia un po' interdetti vedere tutti (anche i tecnici della radio!) sorridenti e contenti perché il re non ha balbettato e nessuno triste o preoccupato perché ha appena annunciato l'inizio di una guerra!

Divertente, comunque, lo spezzone in cui si vede Hitler in uno dei suoi discorsi in pubblico, e viene naturale fare un paragone tra il suo impeto e l'incertezza invece di Albert/Giorgio. Anche in quel paragone, comunque, ci si limita alla forma del discorso e non alla sostanza. Almeno Chaplin, che ne "Il grande dittatore" si prendeva gioco allo stesso modo di Hitler, alla fine si esibiva in un discorso incentrato sui contenuti.

Anonimo ha detto...

..sono un po' stanco del cinema britannico e della sua manierata perfezione...

nickoftime

Christian ha detto...

A me il rigore e l'asciuttezza formale continuano a piacere (è il tipo di cinema che preferisco). Sono i contenuti, qui, purtroppo a latitare.

Anonimo ha detto...

..si pero' quelle parti mi sembra un asciuttezza algida, priva di vita...comunque se mancano pure i contenuti...

nickoftime

jeff ha detto...

Bah, per me alla fine sono tutti plaudenti perchè il loro Re ha pronunciato un discorso per difendere la propria nazione, non principalmente perchè non ha balbettato.
Perchè avrebbero dovuto dare altre informazioni sulla guerra? Altri film ne hanno dato importanza, ora non mi sembra un difetto se questa viene accennata (ma nemeno poi così tanto, visto che la vicenda viene contestualizzata il necessario).

Parlare della balbuzie è già un buon contenuto, è un altro modo per rappresentare un ruolo di potere, un uomo che vorrebbe rivestirlo ma che si trova impedito da un trauma che gli sembra senza risoluzione: il Re deve poter credere in sè perchè i sudditi credano in lui, una storia semplice, sicera, edificante. Qualcuno può averne fastidio, ma di per sè il film non ci pensa nemmeno.

Marisa ha detto...

Il problema è che sono tutti soddisfatti perché il re non ha balbettato e la preoccupazione per la guerra passa completamente in secondo piano. Non c'è una sola faccia non compiacente, ma preoccupata, compresa quella di Churchill, cosa altamente improbabile.
Sono ovviamente anch'io contenta se qualcuno (non solo il re) recupera l'autostima superando un sintomo. Ma sarebbe forse meglio se imparassimo ad accettare gli altri anche con i loro piccoli o grandi handicap, senza costringerli a volte a strane e discutibili terapie. L'autostima che ne deriverebbe, se si sentissero accettati comunque, forse sarebbe la base migliore per la scomparsa anche del sintomo. In fondo il lavoro dI Lionel Logue qui è proprio quello di accettare il re come in fondo è, anche con le parti scurrili mai espresse, e attraverso questo si può lavorare poi alla dizione. Quando riesce a far dimenticare al re il suo ruolo, già attraverso la prima registrazione coperta dalla musica, suggerisce proprio che solo dimenticandoci della "bella figura" possiamo essere sciolti e fluire più liberi.

Christian ha detto...

Jeff: non mi riferivo alla folla fuori dal palazzo, ma alle persone al suo interno: i tecnici della radio, la moglie e l'entourage del re, che sono evidentemente contenti e sollevati perché lui non ha balbettato. Come dice Marisa, sul loro volto si legge felicità e non preoccupazione: d'altronde il film doveva terminare con un "lieto fine", e non con una conclusione aperta e angosciante.
Il film resta interessante e gradevole, ma è senza dubbio un po' superficiale.

jeff ha detto...

Sono contenti, perfetto, hanno tutti lavorato perchè quel discorso arrivasse forte e chiaro ovunque, perchè non mostrare questo rallegrarsi?

La particolarità della storia è proprio l'essere legata intimamente ad un personaggio, non ha proprio intenzione di dare una rappresentazione di un tragico periodo della Storia, e se non lo fa nemmeno per un attimo non mi turba. Per altro penso che mostrare le facce preoccupate in questo film sarebbe stato falsissimo, come dover per forza inchinarsi all'importanza della guerra. È chiaro che la guerra crea disperazione, c'è anche bisogno di mostrarlo in un film come questo che punta ad altro?

Mi sa che avete visto un altro film.

Christian ha detto...

Quali fossero gli intenti del film è chiaro, persino troppo. Ma visto che la vicenda è contestualizzata in un preciso momento storico (vedi anche le immagini di Hitler, i discorsi di Churchill, ecc.), il fatto che la sceneggiatura non si soffermi almeno un pochino sulla reazione ai contenuti del discorso mi ha colpito sfavorevolmente. In fondo anche le scene precedenti sono sulla stessa falsariga: non importa quello che viene detto (si possono dire anche parolacce...) ma solo come lo si dice. Comunque era solo un esempio per mettere in luce l'eccessiva "semplicità" del film, che per l'appunto non spazia (e non intende farlo, concordo) al di fuori del suo unico argomento.

Anonimo ha detto...

12 nomination effettivamente sono troppe. Molto bravi i due protagonisti e carino il tema trattato, anche se secondo me nella seconda parte del film si scade più e più volte nel didascalico, nel convenzionale e nel retorico.

Ale55andra

Christian ha detto...

Sono d'accordo, Ale55andra. Anche l'uso della musica classica, nel finale, è assai retorico.

Christian ha detto...

Aggiornamento Oscar: "Il discorso del re" ha vinto quattro statuette, fra cui miglior film, miglior regista e miglior attore (Colin Firth). Che dire? Ennesimo caso di film premiato immeritatamente, che sarà dimenticato nel giro di pochi anni, se non mesi. A questo punto, era meglio "The social network".