17 giugno 2008

Don Giovanni (Carmelo Bene, 1970)

Don Giovanni
di Carmelo Bene – Italia 1970
con Carmelo Bene, Lydia Mancinelli
**

Visto allo spazio Oberdan (retrospettiva di Cannes).

Ispirandosi al celebre personaggio, qui rappresentato nel tentativo (riuscito?) di sedurre una bambina che prega in una chiesa, Carmelo Bene realizza una pellicola barocca e visionaria che unisce sequenze dai colori accessi ad altre in bianco e nero, suggestioni pittoriche e citazioni letterarie (da Borges, per esempio: "gli specchi sono abominevoli perché moltiplicano il numero di esseri umani"), rappresentazioni teatrali (anche di burattini) e segmenti musicali (molto Mozart, ovviamente, ma anche Tchaikovsky e Verdi, Bizet e Mussorgsky, Prokofiev e Donizetti). Il montaggio è frammentato, le scenografie sono ricolme di oggetti (qualcosa mi ha ricordato Jan Švankmajer) e la narrazione è accompagnata da voci fuori campo in più lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo), con un notevole risultato espressionistico che però alla lunga stanca un po'. Non mi è però piaciuta la scelta di ignorare l'aspetto gioioso e "libertario" del personaggio e di averlo chiuso in un'immagine claustrofobica e ossessiva. In ogni caso l'attenzione, più che al Don Giovanni interpretato dallo stesso Bene, è rivolta maggiormente alle due donne: la madre (Mancinelli) e la figlia (Gea Marotta).

4 commenti:

Francesco.Panizzo ha detto...

Don Giovanni di Bene diviene l’aggiustamento del mito quale narrato da Barbey d’Aurevilly nel suo "Il più bell’amore di Don Giovanni".
Non avrebbe potuto cogliere un aspetto gioioso e libertario, poichè nella fecondazione della bambina religiosa, egli vede il perpetrarsi della specie; il moltiplicarsi della razza. L'ossessione espressionistica è volutamente stancante. Bene deve rendere partecipi quei pochi che trovano nauseante quella risolutezza abbacinante, il vacuo dentro a specchi e a oggetti. Questi trovano un senso solo in quanto moltitudine. Bene, alla fine del suo Don Giovanni lo infrange lo spessore dello specchio, cercando un dialogo vero e qualitativo, in quel soggetto che resta come sempre, nella via "negativa" di Bene,la morte.

francesco ha detto...

Quello che tu definisci "Il difetto principale del film", è il difetto principale dell'esistere che appunto nella sua ripresa del "Il più bell'amore di Don Giovanni" di B. d'Aureville, è teremotato dall'unica via salvifica, magistralmente inscenata e provocante di Bene,la fine dell'essere! Please answer you..

Christian ha detto...

Non ho molto da aggiungere: ho capito che questa è la visione del personaggio che ha Bene (o D'Aureville, che non conosco), ma a me non piace, per i motivi già descritti. Io amo il "Don Giovanni" di Da Ponte/Mozart, apprezzo la versione cinematografica di Losey, trovo interessanti le elucubrazioni di Kierkegaard e di Saramago. Il film di Bene, nonostante a livello espressionistico, visivo e scenografico abbia senza dubbio i suoii pregi, mi è parso stancante e indisponente. E soprattutto non trovo giusto che Don Giovanni debba avere, o cercare, una "via salvifica": per me il personaggio è completo e coerente così com'è, non cerca nulla al di fuori di sé, non ha bisogno di nessuna "salvezza": questa, infatti, non può che essere moralista (Don Anna e Don Ottavio), mortifera (il convitato di pietra), castrante (Donna Elvira) o liberticida. Don Giovanni non si salva, non si pente, viene condannato senza appello dalla società, dalla morale e dalla religione ma anche all'inferno continuerà a gridare "Viva la libertà". Se preferisci, al posto di "Il difetto principale del film" leggi pure "Il motivo principale per cui non mi è piaciuto": ma questa precisazione la dò per scontata in tutte le mie recensioni (non esiste il bello oggettivo!).

Francesco Panizzo ha detto...

Non potrà mai gridare "Viva la libertà!", poichè esso sarà la libertà: il "traguardo" scevro di condanne (come la tua recensione), di quelle pastoie che ci offre la vita, frantumate grazie alla morte. "Don Giovanni" di Bene-D'Aureville non può piacere o non piacere! Esso è salvo anche da te. Tutto qua!