15 novembre 2021

Viaggio verso Agartha (Makoto Shinkai, 2011)

Viaggio verso Agartha, aka I bambini che inseguono le stelle
(Hoshi wo ou kodomo)
di Makoto Shinkai – Giappone 2011
animazione tradizionale
**

Visto in TV (Netflix).

Dopo aver incontrato un misterioso giovane che proviene dal leggendario mondo sotterraneo di Agartha, la curiosa Asuna, ragazzina introversa che vive in un paese fra le montagne boscose, andrà alla sua esplorazione in compagnia del suo insegnante Morisaki, membro di un'organizzazione che da anni studia in segreto i misteri di Agartha e che intende riportare in vita la propria moglie defunta grazie alla magia che, si dice, è nascosta nel luogo più segreto e inaccessibile del sottosuolo... Il terzo lungometraggio animato di Makoto Shinkai è quello che più degli altri tradisce il suo debito verso Hayao Miyazaki e, più specificatamente, "Laputa" e "Nausicaä", film dai quali provengono numerosi elementi, sia narrativi che estetici. Per il resto, la vicenda di base – ispirata a svariati miti legati ai mondi sotterranei e alla possibilità di far tornare in vita le persone amate: si pensi a quello di Orfeo ed Euridice, o a quello giapponese, citato espressamente, di Izanagi e Izanami – si dipana come un racconto d'avventura che procede in maniera lineare, accatastando una situazione dopo l'altra in modo quasi improvvisato. A ogni svolta, infatti, saltano fuori nuovi personaggi e situazioni che poi escono di scena senza un motivo (Shun, il "gatto" Mimi, la bambina Mana), mentre il finale non completa l'arco narrativo della protagonista ma solo quello del professor Morisaki. E dunque, nonostante una parte iniziale (ambientata però nel mondo di superficie!) ricca di poesia e di fascino, che sembrava promettere molto di più, la pellicola – lunga ed estremamente densa – procede poi stancamente, a tratti persino annoiando, e delude in un finale fuffoso ed esoterico, dove le caratterizzazioni non convincono e temi importanti come la solitudine e l'accettazione della morte sono trattati in modo superficiale e raffazzonato. Persino l'interessante ambientazione, Agartha, rimane soltanto accennata (i suoi regni e villaggi, il declino, gli abitanti, le dinamiche interne) ma mai davvero sfruttata se non come sfondo e con aspetti incoerenti (qual è, per esempio, la fonte di luce?). Ottimi gli scenari, i paesaggi e i fondali, mentre il character design è un po' semplicistico (e molto, troppo, è di derivazione miyazakiana: vedi anche i mostri guardiani, le rovine, i cristalli magici). Esistono due versioni italiane, di cui la prima ha un pessimo doppiaggio: meglio la seconda, quella intitolata "I bambini che inseguono le stelle".

0 commenti: