27 ottobre 2009

Storia dell'ultimo crisantemo (K. Mizoguchi, 1939)

Storia dell'ultimo crisantemo (Zangiku monogatari)
di Kenji Mizoguchi – Giappone 1939
con Shotaro Hanayagi, Kakuko Mori
***

Rivisto in divx, in originale con sottotitoli in inglese.

Tokyo, fine diciannovesimo secolo: Kikunosuke, giovane attore del teatro kabuki e figlio adottivo del grande Kikugoro V, è destinato a prenderne il posto sulle scene come successore designato. Ma la sua recitazione è mediocre e la sua tecnica è carente, anche se nessuno fra i ruffiani e gli adulatori che lo circondano osa dirglielo in faccia. L'unica che ha il coraggio di parlargli con sincerità è la giovane domestica Otoku: e Kikunosuke le è grato al punto di innamorarsi di lei, nonostante l'ostilità della famiglia. Decide così di abbandonare la compagnia per fare esperienza da solo e affinare la propria arte in teatri minori e spettacoli di provincia. Negli anni successivi attraverserà stenti e difficoltà, anche come membro di una troupe intinerante, sempre sostenuto e incoraggiato da Otoku che lo segue fedelmente in ogni spostamento. I due sono costretti a vivere in povertà, ma la ragazza – ormai convinta che il giovane sia finalmente diventato degno del nome che porta – convince il padre a offrirgli una nuova possibilità e a riprenderlo con sé. Kikugoro accetta a due condizioni: Kikunosuke dovrà dimostrare di essere ormai un grande attore e Otoku dovrà abbandonarlo per sempre. Una recita trionfale testimonia che il ragazzo è ormai maturato: ma quando Kikunosuke si appresta a fare ritorno a casa in compagnia di Otoku, scopre che la donna – che nel frattempo si è gravemente ammalata – non partirà con lui. Nel tragico finale, Otoku morirà proprio mentre Kikunosuke viene portato in trionfo in una parata sulle barche a Osaka, poco dopo che i due si sono rincontrati per l'ultima volta.

Straordinario affresco sul mondo del teatro tradizionale nell'epoca Meiji, dominato dalle grandi dinastie di attori che si tramandano ruoli e nomi di padre in figlio. Costretto dalla censura e dal mutato clima politico in Giappone ad abbandonare la rappresentazione della realtà contemporanea per rivolgersi al passato, Mizoguchi sceglie di dedicarsi ai film sulle vite di artisti, un sottogenere particolarmente popolare in patria, ma resta comunque fedele ai temi che più gli stanno cari (Otoku è la tipica eroina mizoguchiana che si sacrifica per il successo dell'uomo che ama), pur introducendone altri (la dedizione all'arte, al cui confronto ogni altra cosa passa in secondo piano). Con "Zangiku monogatari" realizza forse il suo film più bello fra tutti quelli dell'anteguerra, compatto e corente in ogni sua parte, sia narrativamente sia stilisticamente, nonostante la lunghezza (quasi due ore e mezza). La messa in scena è dinamica e intensa, mentre i lunghi piani sequenza e il montaggio alternato di scene parallele sostengono magistralmente l'emotività di alcuni momenti (come nello splendido finale). Il "crisantemo" del titolo si riferisce allo stemma della famiglia cui appartiene il protagonista Kikunosuke, interpretato da Shotaro Hayanagi, un onnagata (cioè specializzato in ruoli femminili) che aveva già vestito i panni del personaggio in un popolare adattamento teatrale del romanzo dal quale è tratta anche la pellicola di Mizoguchi (e dal quale vennero realizzati, successivamente, altri due film: nel 1956 e nel 1963).

4 commenti:

marco c. ha detto...

un Mizoguchi sottotono. lontano dall'intendente sansho e dai racconti della luna..
cmq gradevole. un po' lungo. la cosa più interessante è che anche qui, come nell'intendente sansho, mentre la donna mantiene in tutto il film un atteggiamento lineare, l'uomo diventa via via più crudele come se fosse abbruttito dai dispiaceri e dai fallimenti della vita. le donne di Mizoguchi sono sempre delle donne angelicate che portano l'uomo alla catarsi, persino a costo di sacrificare la propria vita. ciò in maniera indipendente dal fatto che siano di nobili natali (come nell'intendente) o siano invece umili contadine o addirittura prostitute (come nelle donne della notte). Mizoguchi è davvero un grande maestro, a mio giudizio il pasolini d'oriente. anche se a differenza di p. non ha avuto alla fine della sua carriera un momento di buio intellettuale (salò).
hai notato che c'è un attore chiaramente gay! ha una piccola parte (è uno degli attori della compagnia, parla pochi minuti e mi pare che sia sposato con la donna con cui parla. forse è voluto?)

Christian ha detto...

Beh, certo, in confronto ai capolavori mizoguchiani degli anni '50 (come quelli che hai citato, due fra i suoi film più belli in assoluto), "L'ultimo crisantemo" sfigura un po'. Ma in sé non mi è affatto dispiaciuto.
Il ruolo delle donne nei suoi film è sempre quello, si sacrificano per gli uomini. Tutto nasce dal fatto che la famiglia di Mizoguchi stesso, quando lui era piccolo, fu costretta dalle difficoltà economiche a vendere la sua sorella maggiore, che diventò una geisha e che comunque per tutta la vita continuò ad aiutare e sostenere i fratelli.

P.S. "Salò" per me è un gran film, di Pasolini semmai non amo troppo la trilogia della vita ("Decameron", ecc.)

marco c. ha detto...

ah già è vero la storia della sorella venduta. mi ero dimenticato. riguardo salò: francamente non l'ho mai capito. ma perchè un film così? non ne capisco il fine. forse cerca di suscitare sentimenti di disgusto alla immoralità. non mi è chiaro.

Christian ha detto...

Su "Salò" il discorso è complesso, ne parleremo magari in un'altra occasione. Ma essenzialmente, più che l'immoralità (che è qualcosa di soggettivo), credo che Pasolini abbia voluto mostrare la corruzione, la perversione e in generale la deriva fascista del potere (che si tratti di politica, chiesa, aristocrazia, dittatura, ecc.).