20 settembre 2013

Miss Violence (Alexandros Avranas, 2013)

Miss Violence (id.)
di Alexandros Avranas – Grecia 2013
con Themis Panou, Rena Pittaki
**1/2

Visto al cinema Arcobaleno, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

La piccola Angeliki, proprio mentre la famiglia sta festeggiando il suo undicesimo compleanno, si suicida gettandosi dal balcone. Le ragioni del suo gesto le scopriremo solo più avanti, verso la fine di un film che fa emergere lentamente il disagio all'interno di una famiglia che ha qualcosa da nascondere, dominata da un padre/nonno severo e aguzzino. Vincitore di due premi a Venezia (miglior regia e miglior attore), una pellicola dai toni freddi e anafettivi che si inserisce nel filone "nero" della cosiddetta nouvelle vague greca. Pur scoprendo lentamente (e in maniera in fondo prevedibile) le sue carte allo spettatore, riesce a trascinarlo in un vortice di orrori tanto più profondi perché nascono dall'apparente normalità della vita quotidiana. L'esistenza di questa famiglia in cui tutti cercano di dimenticare il più in fretta possibile "l'incidente" di Angeliki, in cui le donne tacciono rassegnate o subiscono la forza psicologica del capofamiglia, le ragazzine si tagliano con lamette e forbici, i bambini sono costretti a schiaffeggiarsi a vicenda o a subire severe punizioni senza reagire, si dipana in una serie di episodi che all'inizio lasciano soltanto intravedere qualcosa di strano, lanciando segnali che con il senno di poi andranno reinterpretati. La fotografia plumbea, la regia geometrica e controllata, e la recitazione misurata degli attori (Panou è stato premiato, ma il riconoscimento sarebbe dovuto andare a tutto il cast) fanno da gelido contraltare, sul piano formale, ai contenuti disturbanti.

2 commenti:

Marisa ha detto...

La freddezza apparente è carica di una tensione a volte intollerabile, che viene trattenuta solo formalmente. Mi ha fatto pensare a "Il nastro bianco" di Haneke, ma qui tutto si consuma all'infuori del sistema sociale e la porta che alla fine si richiude sancisce che anche la vendetta è solo privata.
Inutilmente gli assistenti sociali cercano una qualsiasi collaborazione o indizio. Il segreto indicibile può alimentare solo altrettanta violenza privata.
Un gran film comunque, anche se emotivamente difficile da reggere.

Christian ha detto...

Sì, stilisticamente qualcosa di Haneke c'è. In ogni caso, è un film (come quelli del regista austriaco) che rimane impresso a lungo dopo la visione.