4 giugno 2010

In the mood for love (Wong Kar-Wai, 2000)

In the mood for love (Fa yeung nin wa)
di Wong Kar-Wai – Hong Kong 2000
con Tony Leung Chiu-Wai, Maggie Cheung
****

Rivisto in DVD, con Giovanni e Rachele.

Hong Kong, 1962. Alloggiati in due stanze affittate in appartamenti adiacenti, il signor Chow (giornalista con la passione per i romanzi wuxia) e la signora Chan (segretaria in un'agenzia di trasporti) cominciano a frequentarsi quando scoprono che i rispettivi coniugi, spesso assenti per lavoro, sono amanti. Dapprima cercano semplicemente di comprendere come sia nata la relazione altrui; ma poi l'intensità del rapporto, sotto il peso delle loro vite solitarie, crescerà sempre di più, fino alla sofferta decisione di separarsi: lui si trasferirà a Singapore, lei si rifarà una vita con un figlio. Il capolavoro di Wong Kar-Wai, con il quale il regista volta stilisticamente pagina rispetto ai lavori precedenti per dedicarsi a una ricerca estetica estrema e quasi calligrafica, è un film talmente perfetto da lasciare estasiati. La struggente (anche se quasi banale) storia d'amore è raccontata contemporaneamente con grande distacco (non vedremo nemmeno un bacio fra i due protagonisti, benché ci siano pochi dubbi che il figlioletto che accompagna la signora Chan nell'epilogo sia stato concepito con Chow) e con enorme empatia, trasportando lo spettatore in un mondo chiuso e autoreferenziale, distante nel tempo e nello spazio ma vicino per emozioni e sentimenti. "Proprio perché non facciamo nulla di male, dobbiamo evitare i pettegolezzi", si dicono i due protagonisti, preoccupati di cosa penseranno i vicini di casa nel vederli insieme, imprigionati in ruoli sociali che la collocazione della vicenda negli anni sessanta, in una Hong Kong scossa da tensioni socio-politiche, rende ancora più soffocanti. La narrazione procede lenta, cadenzata da piccoli segnali che indicano la sempre maggior vicinanza dei protagonisti l'uno all'altro. La separazione finale, per quanto dolorosa, è quasi inevitabile. E a Chow non resta che confidare il suo segreto, l'amore per la donna, a un foro scavato nella parete delle rovine di Angkor Wat, in Cambogia, in una sequenza preceduta da filmati di repertorio sulla visita di Charles De Gaulle che contestualizzano l'ambientazione storica ("De Gaulle è parte della storia coloniale che sta per dissolversi", ha spiegato il regista).

Ma anche a livello di stile, tutto è straordinario in questo film: la regia curatissima, con ralenti che fermano il tempo e prolungano gli attimi di rassegnazione e di compartecipazione; una sceneggiatura che gioca con le ellissi, i dettagli, le frasi non dette, le menzogne degli amanti; un casting che si concentra sui due protagonisti e su poche altre figure marginali (il collega di Chow, la padrona di casa), scegliendo invece di non mostrare mai direttamente – se non attraverso l'inquadratura di una nuca o una voce fuori campo – i rispettivi coniugi che sono poi i motori della vicenda; la recitazione dei due interpreti, con un superbo Tony Leung, vincitore del premio per il miglior attore a Cannes, e una splendida Maggie Cheung, capace di farsi finalmente notare anche da quegli spettatori distratti che ancora non conoscevano la sua bravura; la fotografia di Christopher Doyle (sostituito nel finale da Mark Lee Ping-Bin, collaboratore abituale di Hou Hsiao-Hsien), dai colori forti, accesi, almodovariani, in grado di dare spessore palpabile a luci, ombre (sui muri), fumo di sigaretta e gocce di pioggia estiva; la colonna sonora, con lo splendido "Yumeji's theme" di Shigeru Umebayashi (tratto da un film di Seijun Suzuki) e brani di Michael Galasso affiancati da oldies di Nat King Cole ricchi di sensuale fascino latino, come le canzoni "Aquellos ojos verdes" e "Quizas, quizas, quizas" (il brano che dà il titolo al film, invece, si sente solo nei trailer); gli abiti, con Maggie Cheung in particolare che ne cambia a decine, indossando un cheongsam diverso in ogni scena ma sempre con estrema eleganza, i tessuti che le fasciano il corpo come un guanto (indimenticabili le sequenze in cui scende le scale per andare a comprarsi i ravioli al vapore quando il marito non c'è, incontrando immancabilmente Chow che si reca a fare lo stesso); e le scenografie, curatissime sin dalla scelta degli oggetti d'arredamento, le tende, le carte da parati, i muri scrostati per le strade. Quattro anni dopo Wong girerà un seguito, "2046", sempre con Tony Leung ma senza Maggie Cheung (a parte un breve cameo).

6 commenti:

missile ha detto...

Uno dei più bei film degli ultimi 10 anni , overall e non solo asiatici. Wong crea probabilmente il suo capolavoro, considerato nel suo insieme, la summa della sua poetica in cui nostalgia e rimpianto si inseguono tra gli spendidi vicoli umidi di Hong Kong e in cui una coppia di attori straordinari impongono la propria bravura: Tony Leung, struggente nel finale al tempio e Maggie Cheung incommensurabile nei suoi abitini fiorati a tubo e nelle sue lacrime silenziose.
Non mi piace abusare di questo termine, ma credo vada considerato un capolavoro assoluto.

Missile

Lakehurst ha detto...

assolutamente d'accordo, l'ho guardato senza particolari aspettative, pensando ad un buon film di kar wai e mi sono trovato un capolavoro assoluto. spelndido anche l'uso di filtrare le immagini con tessuti o incrniciare le scne con finestre o porte per umentare il distacco.

Marisa ha detto...

E' veramente un film "magistrale",nel duplice senso di grande Maestro del cinema e di vita perchè per quanto belle ed intense siano le relazioni, alla fine bisogna sempre fare i conti con la propria solitudine e i propri ricordi...

candida ha detto...

Grazie davvero per il promemoria. E' un film che devo assolutamente rivedere. Dopo anni non ho dimenticato non solo i vestiti di Maggie Cheung ma le sue deliziose ciabattine che dicono tante cose. Un film sulla misura, sui sentimenti trattenuti che esplodono dentro senza quasi farsi notare fuori. E fare un film di tutto questo è davvero straordinario.

Anonimo ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con la recensione e con i commenti che lo incensano, giustamente, come capolavoro assoluto. Rientra di diritto tra i miei 10 film preferiti in assoluto. L'ho visto solo tre volte, ma ce l'ho veramente marchiato a fuoco nella testa e non solo.

Ale55andra

Christian ha detto...

Grazie per i vostri commenti su questo magnifico film, che sembra mettere proprio tutti d'accordo! ^^