17 ottobre 2010

Resident Evil: Afterlife (Paul W.S. Anderson, 2010)

Resident Evil: Afterlife (id.)
di Paul W.S. Anderson – GB/USA/Germania 2010
con Milla Jovovich, Ali Larter
**

Visto al cinema Uci Bicocca (in 3D).

Ebbene sì, sono andato al cinema per guardarlo in 3D, pur avendo espresso più volte le mie perplessità verso questo tipo di tecnologia. Ma l'opportunità di ammirare per una volta Milla in tre dimensioni ha avuto la meglio su ogni altra considerazione! Il quarto episodio della serie, che segna il ritorno di Paul W. S. Anderson alla regia, comincia con una bella scena ambientata a Tokyo – per la precisione al celebre incrocio di Shibuya – in cui Alice e i suoi cloni irrompono nel quartier generale giapponese della malvagia Umbrella Corporation, al termine della quale la nostra protagonista perde i suoi poteri e torna a essere una donna normale: e questo restituisce alla serie un po' di quel fascino da zombie movie classico che si era perduto dopo il primo film. Successivamente, partita in cerca di Arcadia (il misterioso luogo dove si sarebbero rifiugiati gli ultimi sopravvissuti rimasti sulla faccia della terra), Alice si ritrova bloccata in una prigione di Los Angeles insieme a una smemorata Claire Redfield, circondata dalle solite orde di non-morti. Con l'aiuto di un gruppo di pochi compagni (fra cui il fratello di Claire, Chris), riuscirà a venirne fuori e scoprirà che Arcadia non è una città ma una nave che si mantiene al largo della costa; e soprattutto che al suo interno la attendono altre sorprese, non tutte piacevoli. Come i precedenti, il film termina all'improvviso con un cliffhanger che annuncia un ulteriore sequel: finirà mai questa serie? A livello di contenuti la ricetta non cambia, e la pellicola – che si rivolge evidentemente a un pubblico di soli fan – aggiunge ben poco al genere, seguendo con fedeltà le regole del totomorti e presentando personaggi minori caratterizzati appena quanto basta per distinguerli l'uno dall'altro, scene d'azione prese dal videogioco, effetti speciali alla "Matrix", citazioni da Carpenter e dialoghi di basso livello: ma è inutile lamentarsi, in fondo il film non prometteva più di quanto non mantenga, e poi Milla è sempre bellissima (in particolare nella scena iniziale con i cloni, dove appare anche in versione multipla) e i due scontri con il malvagio boss della Umbrella, Wesker (il cui interprete è cambiato dal terzo film), non sono da buttare via. Come già in parte negli episodi precedenti, la stessa Milla ha contribuito a disegnare i propri costumi. Il 3D, nel complesso, è poca cosa e si rivela sostanzialmente inutile.

4 commenti:

iosif ha detto...

peccato, m'era venuta un po' di curiosità verso questo 3d, che ho lette essere originario (non posticcio) e girato con le stesse videocamere di avatar. nella saga sono rimasto al secondo, che è davvero brutto. ho in cantina il terzo che a questo punto recupererò, e poi c'è anche un quarto in forma cartoon. una serie che senza milla avrebbe scarso motivo, ma anche con milla fa spesso meno del dovuto.

Christian ha detto...

A parte forse la scena iniziale, quella con i cloni, a me il 3D è parso sostanzialmente inutile. Ma penso lo stesso di quasi tutti i film in tre dimensioni visti finora, "Avatar" compreso.
D'accordo anche sulla serie: Milla è l'unico motivo per cui continuo a seguirla.

solo film ha detto...

Ebbene sì, immerso tra file di ragazzini, Milla ha attirato anche me. E non mi sembra il peggiore della serie.

Christian ha detto...

Milla merita questo e altro! ^^
Quando l'ho visto io, comunque, la sala era semideserta. Comunque sì, il film si lascia vedere. Il peggiore per me rimane il secondo, "Apocalypse".