10 luglio 2010

Toy story 2 (John Lasseter, 1999)

Toy story 2 - Woody & Buzz alla riscossa (Toy story 2)
di John Lasseter – USA 1999
animazione al computer
***1/2

Rivisto in DVD.

Messo in cantiere nel periodo in cui la Disney aveva iniziato a sfornare sequel direct-to-video dei suoi classici lungometraggi cinematografici, anche "Toy story 2" avrebbe dovuto essere distribuito soltanto nel circuito dell'home video. Ma sin dai primi screen test, la manifesta qualità del film realizzato da Lasseter e soci (come co-registi figurano Ash Brannon e Lee Unkrich) ha suggerito invece di farlo uscire al cinema. E giustamente: la pellicola è uno dei massimi capolavori della Pixar, migliore anche del prototipo nel riflettere in maniera tutt'altro che superficiale sul rapporto affettivo che si crea fra i bambini e i giocattoli della loro infanzia. Stavolta c'è anche una profonda vena di nostalgia e di malinconia: cosa succede quando i bimbi crescono e perdono ogni interesse per quelli che sono stati per anni i loro compagni di gioco? Si tratta quasi della fine di una storia d'amore, come sottolinea la sequenza cantata e strappalacrime che illustra la relazione fra la cowgirl Jessie e la sua precedente padroncina Emily, la quale passa nel giro di pochi mesi dal divertimento spensierato dell'infanzia ai nuovi interessi dell'adolescenza. In più c'è la sopraggiunta consapevolezza della propria caducità, per esempio quando Woody si ritrova con un braccio scucito: "I giocattoli non sono eterni", spiega la mamma di Andy al figlio. L'altro tema del film è il contrasto fra gioco e collezionismo: Woody scopre di non essere un semplice cowboy di pezza, ma di avere un background e di essere stato protagonista negli anni quaranta e cinquanta – insieme ad altri tre compagni (la cowgirl Jessie, il cavallo Bullseye e il vecchio minatore Stinky Pete) – di una serie televisiva e di numerose iniziative di merchandising: ora pare destinato a un museo in Giappone (e a un certo punto è persino tentato da questa prospettiva), sempre se i suoi amici non lo salveranno in tempo, in tutti i sensi.

Ma anche Buzz Lightyear ha i suoi problemi di identità, benché di tipo diverso, quando scopre sugli scaffali di un negozio centinaia di "cloni" identici a sé, uno dei quali – ancora privo della consapevolezza di essere un giocattolo – si unirà al gruppo nella missione di salvataggio. A proposito di Buzz, il film si apre in maniera suggestiva con sequenze che sembrano provenire in tutto e per tutto da una pellicola di fantascienza (anche in questo caso siamo invece di fronte a un gioco, anzi a un videogioco!): e altrettanto memorabile è l'incontro con la sua nemesi, il malvagio tiranno intergalattico Zurg, che come in "Guerre stellari" rivelerà al coraggioso space ranger di essere suo padre (prima di precipitare nella tromba di un ascensore!). Non mancano altre strizzatine d'occhio fantascientifiche (il tema di "Also sprach Zarathustra") o autocitazioni della Pixar (il restauratore di giocattoli è il vecchietto già protagonista del cortometraggio "Il gioco di Geri" – a proposito, la rappresentazione degli esseri umani ha fatto passi da gigante dal primo episodio: vedi anche Al, il trasandato venditore e collezionista di giocattoli). Da segnalare l'esilarante sequenza del party delle Barbie nel negozio di giochi, mentre il livello tecnico dell'animazione è elevatissimo per tutto il film. In ogni caso, il maggior pregio della pellicola (come capita spesso con i prodotti Pixar) è di essere godibile su più piani: quello della pura avventura e del divertimento (per i bambini, ma non solo) e quello che invece riflette sulla natura stessa dei suoi personaggi e sul loro rapporto con i bimbi (che credo che possa essere apprezzato solo dagli adulti, visto che osserva i bambini "dal di fuori" e parla della loro crescita: come avranno reagito i piccoli spettatori nel sentirsi dire che col tempo perderanno interesse per ciò che adesso li fa divertire?). Nei titoli di coda, ecco i falsi bloopers in stile Jackie Chan, dove si immagina che il film sia stato girato per davvero e che i personaggi siano autentici attori (c'è anche una buffa apparizione dei protagonisti di "A bug's life").

8 commenti:

Gegio ha detto...

Le recensioni che vorrei scrivere io...quindi Premio Dardos:
http://agegiofilm.altervista.org/?p=5764

Christian ha detto...

Grazie anche a te! Come ho già spiegato agli amici Cinemaniaci, però, non sono solito partecipare a queste catene, quindi perdonami se non darò seguito all'iniziativa...

Anonimo ha detto...

Ciao, se passi da me trovi un premio per te ^^

Ale55andra

Christian ha detto...

Anche tu? ^_^'
Grazie comunque!

Marisa ha detto...

Avevo una grande resistenza a vedere questi due cartoni, ma devo ricredermi!
Effettivamente il tema centrale sull'identità risulta sfaccettato e complesso e si potrebbe usarlo come modello per tante situazioni.
Soprattutto è mirabile il modo in cui viene condotta l'uscita dall'onnipotenza narcisistica, quando si prende coscienza di esistere "veramente" solo in un contesto relazionale, anche se niente è garantito per sempre.
Che ce lo debbano insegnare i giocattoli!!!

Christian ha detto...

In questi due film (il terzo lo devo ancora vedere! ^^) il tema dell'identità è davvero affrontato in maniera approfondita e su molti livelli: la propria natura ("Sei solo un giocattolo!" dice Woody a Buzz nel primo film, mentre in questo secondo capitolo è Buzz che lo deve ricordare a Woody), il senso di appartenenza a un bambino (l'orgoglio nell'esibire il nome di Andy scritto con il pennarello sotto ai piedi), la propria fragilità (il braccio scucito, la consapevolezza che prima o poi i bambini cresceranno e si stancheranno), l'unicità (quanti Buzz tutti uguali nel negozio di giocattoli!), il proprio ruolo (è meglio far divertire i bambini o essere esibiti in un museo, magari ancora chiusi in scatola?)...

Barbara ha detto...

Toy Story ha lanciato la Pixar, e questo seguito è stato uno dei pochissimi casi in cui mi sono trovata a dire: il 2 è meglio del primo.
Non è da tutti.
Sono curiosa di vedere cosa scriverai del 3, per confrontare le nostre opinioni.
Un saluto.

Christian ha detto...

Il terzo l'ho appena visto, ne scriverò in questi giorni. Mi è piaciuto molto (e non avevo dubbi), però a caldo non me la sentirei di dire che sia migliore del secondo...
Ciao e grazie per i commenti! ^^