16 luglio 2010

36a camera dello Shaolin (Liu Chia-Liang, 1978)

36a camera dello Shaolin (Shao Lin san shi liu fang)
di Lau Kar-Leung – Hong Kong 1978
con Gordon Liu, Lo Lieh
***

Visto in DVD.

Liu Yu De, giovane studente cinese che si ribella al governo Manchu (siamo all'inizio del diciottesimo secolo), è costretto a fuggire dal proprio villaggio e si rifugia nel leggendario tempio buddhista di Shaolin, il luogo dove sono nate le arti marziali, dove spera di apprendere il kung fu per proteggere il popolo dagli oppressori. Diventato monaco con il nome di San Te, nel giro di pochi anni supera le difficili prove delle trentacinque camere del tempio, ciascuna custodita da un diverso maestro e studiata per affinare una differente capacità. Fra le altre cose inventa un'arma particolare, il bastone a tre sezioni, che gli è necessario per vincere la sfida finale. Dopo essere tornato nel mondo esterno e aver chiuso i conti con i suoi nemici, fonderà la trentaseiesima camera, quella in cui si insegnano le arti marziali alla gente comune: prima di allora, infatti, la disciplina del kung fu era mantenuta segreta e non poteva essere diffusa al di fuori del tempio. Una delle più classiche pellicole prodotte dagli studi degli Shaw Brothers: ispirata a un personaggio realmente esistito, si tratta probabilmente del capolavoro di Lau Kar-Leung (che qui si firma con il suo nome in mandarino, Liu Chia-Liang) e mostra con sincerità e passione quali sono le basi, lo spirito e l'essenza delle arti marziali (quelle "vere", non quelle cinematografiche!). Gran parte del film, infatti, si concentra sul lungo addestramento del protagonista, raccontando il suo percorso attraverso differenti forme di pratica (non solo combattimenti a mani nude o con le armi, ma anche esercizi di vario genere, fisici e mentali) e prendendosi il giusto tempo nel mostrarne il lento progresso da giovane studente avventato e impulsivo (vorrebbe iniziare subito dalla prima camera, ovvero quella più difficile) a monaco saggio e in grado a sua volta di trasmettere la propria conoscenza a degli allievi. Campione d'incassi, il film ha influenzato profondamente il genere e ha contribuito a renderlo più realistico. Ottima la regia, con scene d'azione dinamiche e diversificate (lo stesso regista ha anche coreografato i combattimenti), e convincenti gli interpreti (fra gli avversari di San Te spiccano Wilson Tong e il "cattivo" Lo Lieh). Il protagonista Gordon Liu, che divenne subito una star (appare anche nel "Kill Bill" di Quentin Tarantino), è il fratello adottivo del regista.

5 commenti:

Giuliano ha detto...

Scusa se vado un po' fuori testo, ma tutte quelle scemenze su Shaolin soccer e i monaci Shaolin, hanno qualche fondamento reale?
So che di queste cose sei un intenditore, io ne so pochissimo.

Come commento al film, posso dire una sola cosa: che quest'inverno mi piacerebbe organizzare qualche scambio di dvd e vhs...
(adesso no, che fa un caldo boia!)
:-)

Christian ha detto...

Ovviamente "Shaolin soccer", essendo un film umoristico e demenziale, è pieno di esagerazioni, come d'altronde gran parte dei film di arti marziali. E cose come la levitazione, l'aura energetica e i raggi dalle mani sono pura fantascienza. Però è vero che le arti marziali non sono semplicemente un modo per “imparare a picchiare” (in questo senso il termine “arti marziali”, usato in occidente, è limitante e ingannevole), ma comprendono anche una pratica filosofica e spirituale, per sviluppare e curare insieme la mente e il corpo. Per esempio, a me è bastato praticare per un po' lo Shorinji Kempo (un'arte giapponese che deriva proprio dallo Shaolin) per sviluppare molto di più i sensi, l'attenzione e uno sguardo “a 360 gradi” utilissimo quando vado in bicicletta a Milano!

Il tempio Shaolin, naturalmente, esiste davvero e storicamente è sempre stato legato al kung fu, che i monaci praticavano sia come forma di autodisciplina sia per difendersi da eventuali attacchi.
Nella cultura popolare, comunque, il ruolo del tempio è stato forse ingigantito e reso ancora più leggendario proprio da film come questo (che peraltro è uno dei migliori e dei più realistici).

iosif ha detto...

sappi che il sottoscritto è felice di averti insignito di un qualcosa che si fa chiamare premio dardos. per approfondimenti, insulti o minacce puoi recarti a questo limpido indirizzo: http://slowfilm.splinder.com/post/23024859/premio-dardos

ad ogni modo, ti auguro una buona vita.

Christian ha detto...

Sei già il sesto che mi assegna questo discutibile premio...! ^^'
Ringrazio anche te per il pensiero, ma resto deciso a non proseguire quella che mi sembra solo una catena di Sant'Antonio. I blog che trovo meritevoli e che premierei (fra cui il tuo) ce li ho già nell'elenco dei link qui a lato.

iosif ha detto...

è perché sei troppo figo, o christian :)
non è altro che una dannatissima catena. era un po' che non scrivevo, così sono stato al gioco. però il saluto rimane, a presto.