8 settembre 2008

La fortezza nascosta (A. Kurosawa, 1958)

La fortezza nascosta (Kakushi toride no san akunin)
di Akira Kurosawa – Giappone 1958
con Toshiro Mifune, Misa Uehara
***1/2

Rivisto in DVD, con Marisa.

Nel Giappone feudale funestato dalle guerre civili, dopo la sconfitta del regno di Akizuki a opera delle truppe del clan Yamana, due poveri contadini e aspiranti soldati sfuggono alla prigionia e scoprono per caso l'ubicazione del tesoro reale: l'oro è stato nascosto dal samurai Rokurota Makabe, da loro ritenuto un semplice brigante, all'interno di fascine di legno custodite in una fortezza celata fra le montagne. Spinti dall'avidità, i due contadini (interpretati da Minoru Chiaki e Kamatari Fujiwara e veri protagonisti del film, sebbene restino personaggi alquanto passivi e costantemente all'oscuro di gran parte delle vicende) si uniscono a lui per aiutarlo a trasportare la legna fino al paese amico di Hayakawa, attraversando il territorio presidiato dai nemici: il viaggio ha però anche lo scopo di condurre in salvo la principessa Yuki, ultima superstite della famiglia reale di Akizuki, camuffata come una ragazza semplice e muta, visto che il suo modo di parlare ne tradirebbe le origini regali. Anche senza rinunciare al suo tocco umanista (l'intera vicenda è un lungo viaggio di iniziazione e di crescita per quasi tutti i personaggi: la principessa impara a conoscere il mondo; i contadini devono fare i conti con la loro avidità e litigiosità; Rokurota impara ad apprezzare l'aiuto dei compagni; il suo rivale Tadokoro sceglierà di fuggire con l'amico dopo essere stato umiliato dal suo padrone), con questo film Kurosawa realizza un'opera più divertente, semplice e accessibile rispetto ai suoi lavori precedenti, il che naturalmente non ne riduce il valore. Più racconto d'avventura che film di samurai, la pellicola è stata definita giustamente da più critici 'picaresca' e addirittura 'ariostesca' per la leggerezza e l'efficacia della narrazione e i personaggi variopinti e spesso sopra le righe (dai samurai come Rokurota e Tadokoro, il cui eroismo è a volte così esagerato da sembrare una parodia dei jidaigeki dell'epoca, ai due meschini popolani con i loro continui battibecchi; dalla principessa orgogliosa e nobile – indimenticabile nella sua apparizione 'mascolina' con frustino e pantaloni corti, sembianze che potrebbero aver ispirato quelle del personaggio di "Final Fantasy VII" Tifa Lockhart – all'umile e coraggiosa serva che viene acquistata lungo la strada). La ricostruzione storica, lungi dall'essere accurata, è quasi fiabesca: non a caso i nomi dei tre clan coinvolti – Akizuki, Yamana e Hayakawa – sono immaginari, o almeno così mi risulta. Toshiro Mifune ruba la scena a tutti e la sua figura imponente incute timore al solo guardarlo. Si dice che il film abbia ispirato George Lucas per il primo "Guerre stellari" (ma solo superficialmente: la principessa da portare in salvo, i posti di blocco da superare con tecniche "psicologiche", i due contadini che hanno la stessa funzione narrativa dei due androidi...), e la cosa è stata messa in risalto nel remake giapponese del 2008, dove il cattivo (un Tadokoro che lì non si pente) indossa addirittura un elmo nero in stile Darth Vader. Da notare che si tratta del primo film di Kurosawa girato in cinemascope, opportunità che il regista sfrutta benissimo e che gli permette di esibire tutte le sue notevoli doti scenografiche.

5 commenti:

Dan ha detto...

Capo d'opera, il Kurosawa più divertito, la visione dell'umanità di Kurosawa qui è fantastica, in entrambi i sensi. Una curiosità: il massimo è cinque stelle?

Christian ha detto...

No, il mio massimo è quattro stelle (come il Mereghetti... ^^) e per di più lo uso molto raramente...

marco c. ha detto...

Per nulla "superficialmente", Lucas ha copiato intere sequenze. Infatti gli altri 3 prequel erano inguardabili, avrebbe dovuto ispirarsi a qualche altro film di Kurosawa

http://www.youtube.com/watch?v=4g8r0LhpMzk

Christian ha detto...

Video davvero impressionante, quello che hai linkato! ^^
I due film hanno davvero in comune molto più cose di quanto non sembrasse a una prima visione. Insomma, fra Sturges ("I magnifici sette"), Leone ("Per un pugno di dollari") e Lucas ("Guerre stellari"), per non parlare delle influenze su Scorsese, Tarantino, ecc., va a finire che gran parte dell'immaginario cinematografico occidentale degli ultimi cinquant'anni è di diretta derivazione kurosawiana.

marco c. ha detto...

Visto che roba :D Lo ha spalmato su 3 film. Cmq Lucas lo ha fatto con amore. Hai visto la faccia del cattivone nella Fortezza Nascosta, è anche sfregiato nella medesima maniera 2:11! Impressive! Se non è amore questo :D Non mi è ancora capitato di vedere i prequel e non credo li vedrò. Mi hanno detto che sono ridicoli. L'influenza di K. è stata forte per tutti. Quando vedi un film come "Ran" rimani segnato. Cmq Tarantino lo detesto e Scorsese mi annoia, quindi li reputo solo dei copioni :P